Genitori Info Eltern 2001

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Periodico in rete: Direttore  Enrico Hell


Friedrich Schmidl
Vicepresidente delegato
del consiglio istitutivo della libera università degli studi di Bolzano


Libera Università , Accademia e bilinguismo

L'Accademia Europea negli ultimi tempi è sotto tiro: dapprima lo scandalo dei lavori in nero nella nuova sede dell'Istituto all' ex cinema Druso, da ultimo, la denuncia dei corsi non qualificati per manager della pubblica amministrazione. Il caso lo ha sollevato Alessandro Urzì, che ha svelato lo scontento di alcuni aspiranti funzionari provinciali, giovani laureati, costretti , a loro dire, a subire corsi tenuti da persone nemmeno alla loro altezza accademica, da ingegneri diplomati, come usa dire in Austria per indicare i periti tecnico-industriali.

Ma cosa è l'Accademia Europea?

Istituto privato sotto il pieno controllo  politico e finanziario della Giunta Provinciale di Bolzano, l'Accademia Europea contende alla Libera Università di Bolzano il ruolo di Ente di Ricerca. Invero i confini fra Università e Accademia Europea li ha stabiliti la Provincia: A Bolzano la ricerca spetta la Accademia, mentre l'Universitá si deve occupare di produrre laureati e diplomati.

Si comprende così perche' Friedrich Schmidl, ex caporipartizione della Giunta provinciale in pensione, oggi ai vertici della libera Università di Bolzano possa affermare: non serve una facoltà di lingue: costerebbe troppo e Bolzano non ha bisogno di  laureati in lingue. Sappiamo che, a prescindere dai laureati che sforna, una facoltá di lingue servirebbe, eccome, soprattutto per la ricerca: linguistica applicata in primo luogo, con ricadute evidenti sulla futura scuola ad immersione del Trentino Alto Adige.
A Bolzano servono modelli didattici, monitoraggi, studi comparativi, ma la libera Università non se ne fa carico. Naturalmente di queste esigenze non si fa carico nemmeno la concorrente Accademia Europea.

L'Accademia ha preferito assumere un ruolo politico e oggi funge da sponsor al modello sudtirolese di soluzione dei conflitti etnici. In quest'ottica ha attivato al suo interno una specifica area di ricerca.

La Bosnia, il Kosovo e Timor-Est sono i casi più recenti di conflitti etnici, dicono alla Accademia Europea e nella ricerca di modelli istituzionali che garantiscano la pace, l'Alto Adige puo' fornire un esempio di successo.

Due direttori di area, tredici ricercatori ed una segretaria, questo l'organico che l'Accademia Europea ha messo in campo per dimostrare che il modello Alto Adige è esportabile a tutte le attuali situazioni di conflitto.

Ma la valutazione del modello socio-politico dell'Alto Adige non può essere condotta, come l'Accademia Europea vorrebbe, secondo la prospettiva dell'utilitarismo. Quello dell'utilitarismo è il punto di vista di Durnwalder che puo' essere riassunto così: se sommiamo costi e benefici l'Alto Adige è il migliore dei mondi possibili. Invece, una valutazione seria del modello Alto Adige deve necessariamente partire da una verifica delle libertá garantite dal sistema stesso. In termini di libertá il modello Alto Adige è semplicemente disastroso:

Un esempio è sotto gli occhi di tutti: in Alto Adige è negata la libertà di utilizzare le diverse lingue del territorio (italiano e tedesco) nell'insegnamento scolastico. Il sistema scolastico dell'Alto Adige è rigorosamente monolingue e come conseguenza non garantisce il bilinguismo.
Questo sistema crea fasce di cittadini che non possono avere accesso al lavoro al proprio livello, per mancato bilinguismo. Questo risultato è disastroso perfino dal punto di vista dell'utilitarismo del pragmatico Durnwalder.

Dunque la prospettiva di esportabilità del modello Alto Adige, tanto cara alla politica della Accademia Europea di Bolzano, è effimera. Visto in termini di libertà, il modello Alto Adige non è un modello per nessuno.

Bisogna riconoscere allora che due grandi Istituzioni dell'Alto Adige,Università e Accademia Europea, sia per non configgere tra loro che per assecondare le direttive della politica locale, lavorano largamente a vuoto, entrambe sottraendosi al compito principale di cui dovrebbero farsi carico e cioè di promuovere, in concreto, una scuola della convivenza, una scuola necessariamente plurilingue.

Bolzano 24/4/2001