Mozione su scuola e bilinguismo in Consiglio provinciale a Bolzano

di enrico

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Elena Artioli, Consigliera provinciale a Bolzano

(da un comunicato dell’Ufficio stampa del Consiglio provinciale di Bolzano del 5/10/2011)

La mozione n. 230/10, presentata dalla consigliera Elena Artioli, vuole incentivare la realizzazione di sezione tedesche nelle scuole italiane. Una proposta, come ha spiegato la consigliera della Lega Nord, che nasce dalla constatazione che i figli delle coppie italiane e mistilingue che vengono inviati nelle scuole di madrelingua tedesca per imparare la lingua, si trovano isolati in un ambiente culturale diverso dal loro. Con la creazione di sezione di lingua tedesca all’interno delle scuole italiane e di sezioni italiane all’interno delle scuole di lunga tedesca, potrebbe risolvere il problema. Veronika Stirner Brantsch si è dichiarata favorevole alla parte della premessa, spiegando che è necessario fare un passo in avanti, anche concentrando l’insegnamento in modo che si possano esprimere all’esterno della scuola più che sugli autori del passato. Pur non condividendo il dispositivo, la consigliera Stirner ha quindi manifestato la necessità di intervenire nel settore. D’accordo con lei, Pius Leitner, che ha invece parlato della necessità di incrementare i fondi per la formazione degli insegnanti di seconda lingua. Hans Heiss ha quindi proposto di trovare nuove strade per incentivare la conoscenza delle lingue parlate nel territorio, anche attraverso sperimentazioni, mentre oggi molti giovani scelgono invece di studiare meglio altre lingue, come l’inglese o il francese, tralasciando ed imparando male invece il tedesco e l’italiano.

Per la consigliera Ulli Mair l’insegnamento il problema è anche come viene insegnata la lingua: molti giovani, secondo la consigliera Mair, anche di madrelingua tedesca, dovrebbero imparare meglio la propria lingua. Anche per Sven Knoll il problema è rappresentato in parte dall’insegnamento, ma c’è da considerare che spesso nelle periferie è più facile imparare l’inglese seguendo la moda. Molti giovani, secondo Knoll, hanno problemi a scrivere a mano anche nella propria lingua, troppo abituati a lavorare con il computer. Scoprire dov’è il problema è una priorità per Elmar Pichler Rolle, che ha ribadito soprattutto la necessità di cambiare il metodo di insegnamento della lingua ed ha invitato gli insegnanti ad insegnare come si parla tutti i giorni, poiché in media gli insegnanti hanno 1300 ore di insegnamento nel corso della carriera di un alunno.

Andreas Pöder ha dato in parte ragione a Rolle, sostenendo la necessità di riformare l’insegnamento, ed ha parlato di progetti sperimentali che funzionano.

Sigmanr Stocker ha invece ricordato che per imparare una lingua occorre anche la volontà di impararla ed è questo che mancherebbe negli studenti italiani. Stocker ha anche invitato il quotidiano Alto Adige a pubblicare anche gli aspetti positivi della Provincia di Bolzano, e non solo di evidenziare problemi che creano distanze.

Contrario al dispositivo anche il consigliere Riccardo Dello Sbarba, che ha spiegato come con questa soluzione vi sarebbero delle situazioni difficili all’interno delle scuole italiane. La soluzione per Dello Sbarba potrebbe essere quella di una scuola europea, che nasce e pensa plurilingue, dove l’educazione plurilinguistica diventa l’elemento fondamentale.

Per il consigliere Thomas Egger i figli degli italiani che entrano nelle scuole materne tedesche non dovrebbero parlare italiano per poter imparare davvero la lingua e realizzare un vero bilinguismo. Nella replica dell’assessore Christian Tommasini, c’è aria di cambiamento, perché oggi c’è una maggiore volontà da parte dei cittadini stessi a voler imparare l’altra lingua. Tommasini si è dichiarato anche d’accordo con Elmar Pichler Rolle ed altri, sul fatto che non solo è questione del numero delle ore, ma anche della qualità delle ore, ma ha sostenuto il miglioramento delle condizioni generali ed il successo delle diverse iniziative sperimentali che vengono condotte sul territorio. “La novità in aula”, ha quindi detto la Consigliera Artioli nella replica, è che l’assessore Tommasini ha bocciato un’idea del presidente Luis Durnwalder, visto che questa mozione nasce da una sua idea del 2005”.

La mozione è stata quindi bocciata. Rinviata dopo la lettura, la mozione n.231/10.

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1 Commento a “Mozione su scuola e bilinguismo in Consiglio provinciale a Bolzano”

  1. Pietro Friso scrive:

    La prima considerazione da fare, se si vuole continuamente a separare le scuole è dovuto alla mancanza di avere una vera CONVIVENZA. Quanto inizialmente affermato dalla consigliera Artioli, ne è la emblematica dimostrazione. La si predica sul palco, ma scesi dal palco si ritorna alla separazione assoluta. Incominciamo con avere i cortili in comune tra scuole, non separati come se gli uni fossero degi appestati. per gli altri. Così tutti i bambini nei momenti di libertà potrebbero incontrarsi e tra tanti strafalcioni tutti imparerebbero la lingua di chi gli sta davanti. Da una parte e dall’altra, ossia gli uni e gli altri potrebbero mettere in pratica quello imparato nelle ore di lezione. In Svezia e in Filandia, per fare dei semplici esempi, ci sono scuole, frequentate da ragazzi delle più diverse nazionalità. Questi arrivano anche a laurearsi. Personalmente ho potuto conoscere scuole con 21 ragazzi di 16 nazionalità diverse. E’ così impossibile prendere questo ad esempio. Fintanto che con la misera scusa di mantenere tutti separati per la salvaguardia della razza o dell’identità che dir si voglia, ogni forma d’insegnamento non serve. Studiare regole a non finire, per poi una volta usciti da scuola limitarsi ad un ripasso e basta, non serve a niente. Lo dimostra il fatto che in città sono gli italiani ad essere in difficoltà, mentre nelle valli tutto si inverte.


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