Obiettivo Bilinguismo 2020

di enrico - 9 Marzo 2013
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Nel 2009, l’assemblea del Dreier-Landtag (le assemblee legislative di Alto Adige, Trentino e Tirolo del Nord) decise di dare vita a un gruppo europeo di collaborazione transfrontaliera (GECT) per condividere e coordinare progetti di sviluppo comuni. Nella primavera del 2011 la medesima assemblea da’ atto che nella programmazione comune rientrano a pieno titolo anche le lingue. Cosi’ nasce il progetto Euregio Obiettivo Bilinguismo 2020“, spiega oggi a Trento Mattia Civico, consigliere provinciale, all’apertura dei lavori  dell’affollato Convegno “2020 Obiettivo bilinguismo: L’Euregio tra realtà e utopia”, organizzato da Agebi (Associazione GEnitori per un’educazione BIlingue).

Promuovere modelli di insegnamento della lingua straniera mediante l’utilizzo della lingua nella trasmisssione di saperi terzi (CLIL), incentivare scambi fra studenti, promuovere la mobilita’ interna per i lavoratori che intendono approfondire la conoscenza della lingua straniera, questi i settori in cui il Dreier-Landtag individua gli interventi dei singoli governi regionali. “Se l’obiettivo sarà raggiunto - conclude Matteo Civico - la scuola sara’ stata determinate, ma non da sola.  Avra’ contato l’impegno in prima persona di tutti i soggetti, dal mondo del lavoro fino al mondo della comunicazione”.
Ma già prima del GECT  fra i governi regionali di Trentino e Tirolo era stata stipulata una convenzione per l’avvio di sezioni  italo-tedesche a Cognola e a Innsbruck, con scambio di insegnanti e incontri fra alunni. Ne ha riferito Rosaria Dell’Eva per Cognola e Saverio Carpentieri per Innsbruck, individuando entrambi sia le criticità che i punti a favore, costituiti dagli ottimi risultati sia nelle lingue che nelle discipline. E cosi’ deve essere nel CLIL: l’attenzione non è solo per la lingua ma anche per i contenuti veicolati attraverso la lingua. Il Testo della prima convenzione risale al 2005.
Bolzano, intanto, in assenza di una tale protocollo sovranazionale, aveva individuato proprio nello stesso periodo un progetto di scuola plurilingue presso le scuole Manzoni e Longon. L’approccio CLIL in Alto Adige di conseguenza è cresciuto in modo esponenziale in tutte le scuole. Ne ha parlato la Sovrintendente Scolastica di Bolzano Nicoletta Minnei: quest’anno oltre la metà delle prime classi elementari ha adottato un approccio CLIL, prevalentemente compreso entro le dieci ore complessive di attività in tedesco-seconda lingua. Un quarto di queste attività, comunque, supera le dieci ore settimanali di attività in tedesco.

Con questo numeri si comprende l’impatto che il CLIL puo’ avere anche in Trentino, se solo l’amministrazione adotterà strumenti idonei all’assegnazione ai progetti di personale qualificato. Un impegno che non sfugge all’assessore Marta Dalmaso, impegnata nell’ elaborazione di un regolamento mirato allo scopo. In un clima tanto euroregionale per il Trentino nasce subito la proposta di non chiamare piu’ il tedesco, lingua straniera.
Anche se, avverte Paolo Magagnotti, Presidente dell’Associazione Italo-tedesca per l’Europa, tutto quello che il GECT propone di fare si puo’ fare anche senza GECT. Secondo Magagnotti, serve lavorare in termini concreti, senza esitare nell’attesa di grandi cornici in cui inquadrare il proprio progetto.

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Mozione su scuola e bilinguismo in Consiglio provinciale a Bolzano

di enrico - 6 Ottobre 2011
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Elena Artioli, Consigliera provinciale a Bolzano

(da un comunicato dell’Ufficio stampa del Consiglio provinciale di Bolzano del 5/10/2011)

La mozione n. 230/10, presentata dalla consigliera Elena Artioli, vuole incentivare la realizzazione di sezione tedesche nelle scuole italiane. Una proposta, come ha spiegato la consigliera della Lega Nord, che nasce dalla constatazione che i figli delle coppie italiane e mistilingue che vengono inviati nelle scuole di madrelingua tedesca per imparare la lingua, si trovano isolati in un ambiente culturale diverso dal loro. Con la creazione di sezione di lingua tedesca all’interno delle scuole italiane e di sezioni italiane all’interno delle scuole di lunga tedesca, potrebbe risolvere il problema. Veronika Stirner Brantsch si è dichiarata favorevole alla parte della premessa, spiegando che è necessario fare un passo in avanti, anche concentrando l’insegnamento in modo che si possano esprimere all’esterno della scuola più che sugli autori del passato. Pur non condividendo il dispositivo, la consigliera Stirner ha quindi manifestato la necessità di intervenire nel settore. D’accordo con lei, Pius Leitner, che ha invece parlato della necessità di incrementare i fondi per la formazione degli insegnanti di seconda lingua. Hans Heiss ha quindi proposto di trovare nuove strade per incentivare la conoscenza delle lingue parlate nel territorio, anche attraverso sperimentazioni, mentre oggi molti giovani scelgono invece di studiare meglio altre lingue, come l’inglese o il francese, tralasciando ed imparando male invece il tedesco e l’italiano.

Per la consigliera Ulli Mair l’insegnamento il problema è anche come viene insegnata la lingua: molti giovani, secondo la consigliera Mair, anche di madrelingua tedesca, dovrebbero imparare meglio la propria lingua. Anche per Sven Knoll il problema è rappresentato in parte dall’insegnamento, ma c’è da considerare che spesso nelle periferie è più facile imparare l’inglese seguendo la moda. Molti giovani, secondo Knoll, hanno problemi a scrivere a mano anche nella propria lingua, troppo abituati a lavorare con il computer. Scoprire dov’è il problema è una priorità per Elmar Pichler Rolle, che ha ribadito soprattutto la necessità di cambiare il metodo di insegnamento della lingua ed ha invitato gli insegnanti ad insegnare come si parla tutti i giorni, poiché in media gli insegnanti hanno 1300 ore di insegnamento nel corso della carriera di un alunno.

Andreas Pöder ha dato in parte ragione a Rolle, sostenendo la necessità di riformare l’insegnamento, ed ha parlato di progetti sperimentali che funzionano.

Sigmanr Stocker ha invece ricordato che per imparare una lingua occorre anche la volontà di impararla ed è questo che mancherebbe negli studenti italiani. Stocker ha anche invitato il quotidiano Alto Adige a pubblicare anche gli aspetti positivi della Provincia di Bolzano, e non solo di evidenziare problemi che creano distanze.

Contrario al dispositivo anche il consigliere Riccardo Dello Sbarba, che ha spiegato come con questa soluzione vi sarebbero delle situazioni difficili all’interno delle scuole italiane. La soluzione per Dello Sbarba potrebbe essere quella di una scuola europea, che nasce e pensa plurilingue, dove l’educazione plurilinguistica diventa l’elemento fondamentale.

Per il consigliere Thomas Egger i figli degli italiani che entrano nelle scuole materne tedesche non dovrebbero parlare italiano per poter imparare davvero la lingua e realizzare un vero bilinguismo. Nella replica dell’assessore Christian Tommasini, c’è aria di cambiamento, perché oggi c’è una maggiore volontà da parte dei cittadini stessi a voler imparare l’altra lingua. Tommasini si è dichiarato anche d’accordo con Elmar Pichler Rolle ed altri, sul fatto che non solo è questione del numero delle ore, ma anche della qualità delle ore, ma ha sostenuto il miglioramento delle condizioni generali ed il successo delle diverse iniziative sperimentali che vengono condotte sul territorio. “La novità in aula”, ha quindi detto la Consigliera Artioli nella replica, è che l’assessore Tommasini ha bocciato un’idea del presidente Luis Durnwalder, visto che questa mozione nasce da una sua idea del 2005”.

La mozione è stata quindi bocciata. Rinviata dopo la lettura, la mozione n.231/10.

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CLIL e Immersione Linguistica

di enrico - 8 Luglio 2011
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La Commisssione speciale del Consiglio provinciale di Bolzano sull'apprendimento della seconda lingua

I lavori della Commissione speciale del Consiglio provinciale di Bolzano sull’insegnamento della seconda lingua, sono stati generalmente valutati in termini positivi (breve report dell’evento su facebook).

Infatti metodologie fino ad ora rimaste lontane dalle istituzioni di Bolzano, anche se praticate quotidianamente nelle scuole, sono state presentate ufficialmente nelle sale istituzionali del Consiglio provinciale. In particolare ha avuto ingresso in Consiglio - da protagonista - l’insegnamento veicolare delle lingue, secondo quelli che sono i principi dell’immersione linguistica.

Oggi in Europa sono diversi i termini usati per indicare il modello che prevede di insegnare le lingue attraverso i contenuti e, dualmente, di veicolare i contenuti per mezzo della seconda lingua o delle lingue straniere.

Il termine “Immersione linguistica”, il primo ad essere usato a partire dagli anni ‘60, è una metafora che indica, attraverso l’immagine di un fluido linguistico, il fatto che a scuola il contesto in cui l’alunno viene immerso per apprendere le materie è quello di una lingua diversa dalla materna.
Il piu’ recente termine CLIL, invece, è un acronimo,  una sorta di sigla che unisce le lettere iniziali del programma didattico “Content and Language Integrated Learning”, insegnamento integrato di lingua e contenuto.
Risulta dunque chiaro che  “Immersione Linguistica”  e CLIL indicano la stessa cosa, la parola“Immersione”  lo fa attraverso una immagine, il termine CLIL mediante un acronimo meno emotivo.

Tuttavia la questione dell’insegnamento delle lingue attraverso i contenuti e dei contenuti per mezzo delle lingue non è se sia preferibile un termine emotivo piuttosto che uno oggettivo. Di fatto in Europa oggi vengono classificati come “Immersione” progetti CLIL molto intensi, con un insegnamento in seconda lingua di almeno il 50 per cento delle materie e secondo un programma pluriennale rigorosamente pianificato . Non si puo’ dunque ragionevolmente affermare che Immersione sia meno del CLIL o che il CLIL sia altro dall’”immersione”. Se il confronto è sul numero delle materie trattate in seconda lingua, allora il CLIL si rivela una immersione piu’ blanda; l’immersione, di contro,  mostra di essere un CLIL piu’ incisivo.

Tornando ai verbali della Commisssione speciale Consiliare sull’apprendimento della seconda lingua redatti dopo le audizioni degli esperti, leggiamo: “ Il CLIL è stato presentato come lo strumento a cui la scuola italiana ricorre in via preferenziale per l’apprendimento della seconda lingua ed è stato definito uno strumento valido da parte dei relatori e delle relatrici. Per CLIL si intende la capacità dei contenuti di veicolare le lingue e delle lingue di veicolare contenuti.”

Ma se il CLIL, vale a dire una delle forme dell’ immersione linguistica, è inclusa tra le attuali pratiche didattiche delle scuole della provincia di Bolzano, alle scuole stesse non puo’ essere negato un  sostegno e una considerazione particolare. Il CLIL, se non sperimentazione, è innovazione e all’innovazione serve supporto, vale a dire, come sempre piu’ richiesto sia da insegnanti che da famiglie, linee guida di riferimento, certezze sui finanziamenti e stabilità degli organici, formazione degli insegnanti, valutazione dei risultati tanto sulle competenze linguistiche che sui contenuti veicolati in seconda lingua.

A Bolzano servono anche interpretazioni condivise delle norme, in particolare dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia per l’Alto Adige, che non deve essere usato per bloccare ma piuttosto per sostenere le spinte al rinnovamento in vista di un bilinguismo diffuso.

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Lingue e contenuti

di enrico - 22 Giugno 2011
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Mirca Passarella

Christian Tommasini, assessore alla scuola della provincia di Bolzano, ha presentato in conferenza stampa i dati di alcuni tipi di progetto per il potenziamento della conoscenza delle lingue: si tratta del progetto: “Un anno in L2”, dei soggiorni-studio all’estero e dei gemellaggi fra scuole di lingua diversa, tutti progetti di punta del suo Assessorato alla scuola.
Tommasini ha anche  illustrato, con una certa enfasi, i dati sulle certificazioni linguistiche degli studenti delle scuole italiane, testate secondo i parametri del quadro comune di riferimento europeo, che mostrano un’adesione esponenzialmente crescente degli studenti ai test linguistici. L’entusiasmo di  Tommasini nasce proprio da questo trend. Se il Goethe Institut certifica che un crescente numero di ragazzi nelle varie classi finali di scuola elementare, media e superiore hanno competenze linguistiche rapportabili rispettivamente al patentino D, al patentino C e al patentino B, allora vuol dire, nel Tommasini pensiero, che la scuola ha fatto bene il proprio lavoro e tanto basta.

In realtà le cose non stanno così.

In Alto Adige si sono spesso qualificati con l’acronimo CLIL (Content and Language Integrated Learning) i progetti scolastici innovativi nel settore delle lingue. CLIL significa progetti di apprendimento integrato di lingue e contenuti. In parole semplici e a titolo di esempio, si fa CLIL quando nella scuola italiana si trattano una o piu’ materie, o anche parti di materie, in tedesco, con il chiaro obiettivo che gli studenti abbiano buone competenze sia nel  tedesco che nelle materie trattate in tedesco.  Si vede bene che il CLIL è duale: la lingua veicola la materia e la materia produce competenze linguistiche. Questo carattere duale mostra che per valutare un progetto scolastico CLIL non è sufficiente mostrare solo i risultati sul piano linguistico, ma bisogna valutare le competenze degli studenti anche nelle materie veicolate in seconda lingua. In parole ancora piu’ semplici: se, per pura ipotesi, si dimostrasse che gli studenti che superano i test internazionali di lingua poi fossero del tutto carenti  nelle materie svolte in quella lingua allora anzichè di CLIL dovremmo parlare di una sua degenerazione in “insegnamento tradizionale di lingue mascherato dai contenuti” . Si tratterebbe di un abbassamento di livello su cui gli esperti ci hanno messo in guardia ma che a Bolzano forse non è preso ancora in attenta considerazione.

L’esempio piu’ recente di poca attenzione alla valutazione dei contenuti a favore della semplice valutazione delle competenze linguistiche è dato dalla Scuola elementare “Manzoni “ di Bolzano, che ha presentato al pubblico il libro “Educare al Plurilinguismo”, a cura di Mirca Passarella e di Stefania Cavagnoli.

Stando alla pubblicazione, la scuola “Manzoni, decisamente in linea con l’impostazione di Tommasini, affida la valutazione delle competenze linguistiche degli alunni agli enti certificatori esterni, senza  però porsi troppo il problema di  di individuare analoghi valutatori esterni per le competenze disciplinari. La scuola Manzoni fa un vago riferimento alle prove INVALSI, con tutti i problemi che quei test hanno mostrato in questi giorni, ma è un esempio di una certa sottovalutazione dei contenuti rispetto alle lingue.

Ciò non significa che il lavoro svolto in quella scuola non sia piu’ che  buono, semplicemente mette in guardia dal rischio potenziale che i contenuti vengano costantemente sacrificati alle lingue. Questo rischio significherebbe formare ragazzi in qualche modo ignoranti in geografia o in storia o in  matematica ma con certificazione piena del Goethe Institut .

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La scuola plurilingue in Consiglio provinciale a Bolzano

di enrico - 22 Giugno 2011
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La Commisssione speciale del Consiglio provinciale per l’apprendimento della seconda lingua avvia a partire da venerdì 24 giugno 2011 le audizioni di esperti delle scuole e dell’amministrazione provinciale, degli istituti di ricerca, di scuole e di istituzioni all’estero sul tema dell’apprendimento della seconda lingua.

I lavori, aperti al pubblico, avranno inizio alle ore 9.00 del 24 giugno 2010 per terminare alle ore 18.00, con una sospensione dalle 13.00 alle 14.30. La seduta riprenderà sabato 25 giugno dalle 9.00 alle 13.00.

L’istituzione di una commissione consiliare su tema del plurilinguismo, proposta da Alessandro Urzì, di Futuro e Libertà,  consentirà di aprire un dibattito in sede istituzionale sul plurilinguismo in Alto Adige.

In Consiglio provinciale saranno sentiti prima esperti locali, che riferiranno sulle iniziative in atto, dall’introduzione del CLIL nelle scuole italiane, ai progetti specifici, scolastici ed extrascolastici.  Poi i consiglieri della Commisssione acquisiranno informazioni sulle esperienze internazionali di scuole plurilingui e ad immersione linguistica e sui risultati della ricerca.

Un confronto delle scelte di Bolzano con quelle di altri paesi è ad oggi ineludibile per l’Alto Adige, ancora stretto dal dilemma: lo statuto di autonomia permette o vieta l’insegnamento bilingue? Si tratta di una contrapposizione che spesso ha l’effetto di realizzare veti incrociati sulle proposte di bilinguismo scolastico e di bloccare le iniziative Questa posizione diventa sempre meno comprensibile di fronte alle pratiche di insegnamento plurilingue e veicolare di molti paesi d’Europa.  Serve guardare all’Europa, ponendo grande attenzione alla scuola.

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Humpty Dumpty

di enrico - 27 Febbraio 2011
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Chi è Humpty Dumpty? (in Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovo’)
Humpty Dumpty  ha una forma indefinibile, che ricorda un uovo, ma non è un uovo: sta seduto a cavalcioni su un muretto e imbastisce uno strano dialogo con Alice. L’argomento trattato riguarda il significato dei nomi.

- Il mio nome è Alice -
- Che nome stupido! - la interruppe Humpty Dumpty spazientito.
- Che cosa significa? -

- Un nome deve avere significato? - Chiese Alice dubbiosa.
- Certamente - rispose Humpty Dumpty con una risatina; - il mio nome significa la forma che ho - una gran bella forma, - tra l’altro. Con un nome come il tuo, potresti avere grosso modo qualsiasi forma -.

Una dichiarazione sorprendente: Humpty Dumpty stesso ha una forma bizzarra  ma sembra non accorgersene.
Tuttavia, a Bolzano in pieno dibattito sui nomi di sculture, dimonumenti e di luoghi, c’è da chiedersi se davvero i nomi  significano la forma che essi hanno. Intanto Humpty Dumpty e Alice continuano a litigare e a non comprendersi:

- Che bella cintura avete! - osservò improvvisamente Alice.
- O forse - si corresse, ripensandoci, - è una bella cravatta - ma no, è una cintura - oh, mi scusi, la prego! -Aggiunse, desolata, perché Humpty Dumpty aveva assunto un’aria terribilmente offesa, e lei cominciò a pentirsi di aver scelto quell’argomento.- Se soltanto sapessi - pensò fra sé e sé, - dove finisce il collo e dove comincia il petto! -
Humpty Dumpty era visibilmente furioso, anche se non disse una parola per un minuto o due. Quando finalmente riprese a parlare, gli uscì un cupo brontolio.
- E` una - provocazione - vera e propria - disse infine, - non saper distinguere una cravatta da una cintura! - So che è molto stupido da parte mia - disse Alice, con un tono così umile che Humpty Dumpty si raddolcì.
- E` una cravatta, cara, una bella cravatta, come hai detto tu.
E` un regalo, e della regina Bianchi. Ecco! -
- Davvero? - Fece Alice, assai contenta.

La confusione è totale quando si pretende di aver visto giusto ognuno dal proprio punto di vista. A Bolzano quando si parla di toponomastica si rischia di prendere cravatte per cinture. Ma allora qual è il vero significato degi oggetti che ci stanno o non ci stanno a cuore? Quale nuovo significato puo’ avere un nuovo nome? Una cosa è certa: cosi’ ci siamo avviati verso una un vero e proprio scontro armato tra le parole e nomi. Perché anche nel mondo dei segni linguistici ci sono parole piu’ deboli e parole piu’ forti e le cose anche li’si regolano a suon di battaglie.

Humpty Dumpty, da parte sua e’ molto esplicito su questo:

Humpty Dumpty sorrise con aria di superiorità.. - Quando io uso una parola, - disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante, - essa significa esattamente ciò che io voglio che significhi…né più né meno.
- Qui sta il problema, - disse Alice - se voi potete fare si che le parole significhino cose differenti.
- Il problema è, - disse Humpty Dumpty, - chi deve essere il padrone…ecco tutto.

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L’immersione è il metodo giusto

di enrico - 27 Febbraio 2011
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Il presidente della provincia di Bolzano Durwalder

Nel forum tenutosi nella redazione del quotidiano Alto Adige, il presidente della provincia di Bolzano Durnwalder è ritornato sul concetto che l’immersione linguistica non sarebbe il metodo giusto per imparare la seconda lingua, perché, a suo avviso, formerebbe studenti che non conoscono né l’una né l’altra lingua. A riprova Durnwalder cita, a sorpresa, la situazione linguistica delle valli ladine, che invece, in genere, viene richiamata per dimostrare l’esatto opposto: è straordinario, infatti, sentire sia in Gardena che in Badia ragazzi che non sono né di madrelingua tedesca, né di lingua italiana, parlare fluentemente sia l’italiano che il tedesco, supportati da una scuola bilingue, il cui unico aspetto debole, se proprio lo si volesse trovare, è di insegnare troppo poco la madrelingua ladina.

Il punto è che se si vuole innovare davvero l’insegnamento delle lingue occorre cominciare a insegnare le materie in un’altra lingua: è cosi’ che si comincia a fare in tutta Europa e o si fa cosi’ o non si innova. In Italia è la riforma delle scuole superiori a prevedere l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica in un gran numero di situazioni. In Trentino, in stretto contatto con il Tirolo del Nord, il cavallo di battaglia è il CLIL, che rappresenta un insegnamento ad immersione pianificato su un numero ridotto di materie.

Dunque l’insegnamento in piu’ lingue sembra essere considerato dai piu’ il metodo giusto, mentre l’idea che si possa perdere qualcosa della propria lingua madre e della propria cultura di origine a causa dell’insegnamento bilingue, non sfiora quasi nessuno né in Europa né in Italia, né altrove.

La scuola ad immersione, inoltre, è particolarmente adatta a situazioni in cui si fa oggettivamente uno scarso uso della seconda lingua sul territorio. In quelle situazioni una scuola in cui vi siano materie trattate in diverse lingue può essere  uno straordinario contesto d’uso della seconda lingua. I contatti e gli scambi fra scuole inoltre, vengono del tutto agevolati da una scuola ad immersione.

L’idea di una appartenenza culturale univoca, che trova un limite piuttosto che un arricchimento nel rapporto con le altre culture, sta probabilmente alla base delle prese di posizione dei detrattori della scuola ad immersione. Anche in questo caso l’idea che si sta affermando in Europa e in Italia sembra essere quella opposta, perché viene sempre più sottolineato il valore della contaminazione nella costruzione dell’identità, in contrapposizione all’idea di una identità statica e rigidamente predeterminata.

Infine, osserviamo che il potenziamento dell’insegnamento in lingua non materna impone un profondo rinnovamento metodologico e organizzativo non ai soli insegnanti di seconda lingua ma a tutto il sistema scuola. Trattare discipline non linguistiche in seconda lingua, infatti,  mette in discussione il metodo degli insegnanti di tutte le materie e il ruolo stesso delle famiglie sul piano del supporto e della motivazione. In definitiva l’immersione linguistica   produce un rinnovamento globale dell’intera scuola, che ne guadagna efficacia su tutti i versanti.

Una politica scolastica che punti al miglioramento della scuola nel suo complesso non dovrebbe quindi trascurare questo beneficio complessivo che l’insegnamento plurilingue comporta e che ricade direttamente sulla qualità del sistema.

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Immersione linguistica e la forza delle parole

di enrico - 21 Novembre 2010
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Non mi è mai capitato di trovare né in Alto Adige, né altrove, obiezioni all’idea che conoscere piu’ lingue è un valore, una risorsa e un’occasione formativa centrale per i giovani. E nemmeno ho incontrato qualcuno che negasse che le occasioni di incontro fra ragazzi di lingua diversa sono un  modo privilegiato per l’apprendimento delle lingue.

A Bolzano  comunque i “distinguo” emergono quando si comincia a passare dalle dichiarazioni di principio alle proposte operative e scolastiche. A quel punto ci si divide subito fra chi  chi ritiene che debba essere  la  scuola ad avere il ruolo principale nell’educazione bilingue e chi , invece, credendo poco alla scuola, ritiene determinate solo l’impegno individuale dei ragazzi, l’esempio delle famiglie e soprattutto, sul piano sociale, la rimozione degli ostacoli ai contatti fra ragazzi di lingua diversa.

Se poi, tornando alla scuola, consideriamo l’idea, peraltro largamente affermata in Europa, che l’apprendimento delle lingue non puo’ piu’ realizzarsi continuando ad insegnare le lingue alla vecchia maniera come materie a se stanti, ma che è necessario cominciare ad insegnare le lingue attraverso le discipline non linguistiche, allora in il clima si guasta e questo a Bolzano succede ogni volta che qualcuno usa la parola “immersione”: l’avversione a Bolzano è principalmente verso quella parola.

Come succede ad altre parole “immersione linguistica” ha però un significato tecnico ben preciso e vuol dire veicolare lingua attraverso le materie (la matematica, la geografia, l’informatica, la fisica, …), un modo per apprendere le lingue senza aumentare il peso superfluo delle ore di insegnamento di lingua, semplicemente sciogliendo insieme lingue e materie e avendo in mente un preciso progetto che porti lingua a chi studia contenuti. Il clima non si guasta di certo per questo preciso significato, sono piuttosto cattive  interferenze della politica, di una politica che non vuole aprire gli occhi preferendo restare ancorata al vecchio, ad avvelenare il clima.

Per esempio,  vediamo la posizione della SVP da vent’anni a questa parte sul tema dell’immersione linguistica: questo partito ha costantemente giocato sulla confusione fra la didattica ad immersione e la scuola unica, che la SVP chiama, con dispregio, scuola mista. I progetti di immersione linguistica, però, non sono certo la proposta di una scuola alternativa a quelle previste dallo Statuto di Autonomia ma piuttosto coesistono con l’attuale ordinamento scolastico dell’Alto Adige, quindi con una chiara distinzione tra scuole italiane, scuole tedesche e con le scuole paritetiche nelle valli ladine: si garantisce in ogni caso a tutti  la scelta individuale di una scuola nella propria lingua. Solo che molti cittadini vorrebbero poter avere dentro la scuola italiana o dentro la scuola tedesca anche delle sezioni ad immersione, sezioni classificabili come bilingui ma che non sono una scuola unica obbligatoria per tutti.

Se la SVP gioca con la paura dell’assimilazione attraverso lo spettro della scuola unica, idea a cui l’immersione linguistica è comunque estranea, i partiti italiani a tutt’oggi suoi alleati non hanno esitato a fornire alla stessa SVP argomenti a supporto. Per esempio nel  luglio del 2009 Tommasini, presentando una propria iniziativa di potenziamento linguistico ha dichiarato alla stampa: “l’immersione è un concetto superato”. E a sinistra anche i Verdi, non alleati ma oppositori della SVP, hanno scritto: “L’immersione linguistica propone un bilinguismo solo strumentale” e quindi, dal loro punto di vista, deteriore e da non sostenere.

Il fatto che le principali resistenze ad una scuola ad immersione linguistica vengano dalla sinistra, sia essa alleata o in opposizione alla SVP, sembra mostrare una certa distanza della sinistra dell’Alto Adige dalle  famiglie su questo tema. I cittadini, nonostante  i molti intellettualismi delle argomentazioni della sinistra, continuano a pronunciare la parola “immersione” e a riconoscersi in una sua certa forza liberatoria: immersione vuol dire piena cittadinanza, pieno accesso al  lavoro, piena parità, costruzione dell’identità. Non è cosa da sacrificare ai bizantinismi, ma rivendicazione sociale e personale.

Se il futuro a Bolzano è il bilinguismo; libertà è anche poter scegliere un modello scolastico adeguato al futuro. La mia idea è che tutta la politica deve cominciare a farsi carico di questa esigenza, dovrebbe dichiarare che il bilinguismo è un valore e che la scuola lo deve perseguire con priorità. La politica deve farsi carico dei progetti, deve garantirne la continuità e assicurare le risorse; altrimenti non è politica ma amministrazione piatta dell’esistente.

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Crescere con le lingue, un convegno a Trento

di enrico - 20 Ottobre 2010
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Sabato 23 ottobre 2010 a Trento si tiene un interessantissimo convegno organizzato da AGEBI (Associazione Genitori per un’Educazione Bilingue:

“Crescere con le lingue per essere cittadini del mondo” - “Esperienze di insegnamento veicolare nelle scuole di primo e secondo grado”

Il tema sotteso è il CLIL.

Ecco il programma:
Martin Dodman (Università di Bolzano)
I vantaggi dell’insegnamento plurilingue e della metodologia CLIL;
Rosaria Dell’Eva (Liceo linguistico Rosmini – Trento)
Insegnamento di una disciplina in lingua straniera: quali gli ingredienti del successo?
Mario Turri (Dipartimento Istruzione Provincia Autonoma di Trento)
Situazione dell’insegnamento in modalità CLIL in Trentino - analisi quantitativa
Arduino Salatin (IPRASE)
L’esperienza di monitoraggio di classi bilingui: il caso dell’ I.C. Comenius di Cognola;
Carmel Mary Coonan (Università di Venezia)
La metodologia CLIL e la nuova certificazione per gli insegnanti veicolaristi.
Josef Hieden (Accademia di Klagenfurt)
Esperienze pedagogiche dell’Accademia di Klagenfurt - Austria;
Ernesto Liesch (Università di Udine)
Esperienze di insegnamento trilingue in Friuli Venezia Giulia;
Marta Dalmaso (Assessore all’Istruzione Provincia Autonoma di Trento)
Linee di sviluppo provinciali per l’insegnamento/apprendimento delle lingue
Ecco il pieghevole del convegno: Programma

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CLIL in tutta Italia

di enrico - 11 Settembre 2010
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Mariastella gelmini, Ministro dell'Istruzione in Italia

Il processo di riforma della Scuola secondaria di secondo grado prevede che dal terzo anno del Liceo linguistico e nel quinto anno di studi degli altri indirizzi venga impartito in lingua straniera l’insegnamento di una disciplina non linguistica.

Per questo il MInistero dell’Istruzione, guidato da Mariastella Gelmini,  ha lanciato una rilevazione  sulle esperienze in materia di C.L.I.L. (Content and Language Integrated Learning) nelle scuole secondarie di secondo grado statali.

Ecco la circolare con cui tale indagine, rivolta alle Istituzioni scolastiche di secondo grado statali, viene presentata dal Ministero.

L’auspicio è che anche la provincia di Bolzano non si sottragga a dare un proprio contributo alla rilevazione delle esperienze CLIL realizzate sul territorio.

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