Archivio della Categoria 'Le notizie'

Lingue e contenuti

di enrico - 22 Giugno 2011
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Mirca Passarella

Christian Tommasini, assessore alla scuola della provincia di Bolzano, ha presentato in conferenza stampa i dati di alcuni tipi di progetto per il potenziamento della conoscenza delle lingue: si tratta del progetto: “Un anno in L2”, dei soggiorni-studio all’estero e dei gemellaggi fra scuole di lingua diversa, tutti progetti di punta del suo Assessorato alla scuola.
Tommasini ha anche  illustrato, con una certa enfasi, i dati sulle certificazioni linguistiche degli studenti delle scuole italiane, testate secondo i parametri del quadro comune di riferimento europeo, che mostrano un’adesione esponenzialmente crescente degli studenti ai test linguistici. L’entusiasmo di  Tommasini nasce proprio da questo trend. Se il Goethe Institut certifica che un crescente numero di ragazzi nelle varie classi finali di scuola elementare, media e superiore hanno competenze linguistiche rapportabili rispettivamente al patentino D, al patentino C e al patentino B, allora vuol dire, nel Tommasini pensiero, che la scuola ha fatto bene il proprio lavoro e tanto basta.

In realtà le cose non stanno così.

In Alto Adige si sono spesso qualificati con l’acronimo CLIL (Content and Language Integrated Learning) i progetti scolastici innovativi nel settore delle lingue. CLIL significa progetti di apprendimento integrato di lingue e contenuti. In parole semplici e a titolo di esempio, si fa CLIL quando nella scuola italiana si trattano una o piu’ materie, o anche parti di materie, in tedesco, con il chiaro obiettivo che gli studenti abbiano buone competenze sia nel  tedesco che nelle materie trattate in tedesco.  Si vede bene che il CLIL è duale: la lingua veicola la materia e la materia produce competenze linguistiche. Questo carattere duale mostra che per valutare un progetto scolastico CLIL non è sufficiente mostrare solo i risultati sul piano linguistico, ma bisogna valutare le competenze degli studenti anche nelle materie veicolate in seconda lingua. In parole ancora piu’ semplici: se, per pura ipotesi, si dimostrasse che gli studenti che superano i test internazionali di lingua poi fossero del tutto carenti  nelle materie svolte in quella lingua allora anzichè di CLIL dovremmo parlare di una sua degenerazione in “insegnamento tradizionale di lingue mascherato dai contenuti” . Si tratterebbe di un abbassamento di livello su cui gli esperti ci hanno messo in guardia ma che a Bolzano forse non è preso ancora in attenta considerazione.

L’esempio piu’ recente di poca attenzione alla valutazione dei contenuti a favore della semplice valutazione delle competenze linguistiche è dato dalla Scuola elementare “Manzoni “ di Bolzano, che ha presentato al pubblico il libro “Educare al Plurilinguismo”, a cura di Mirca Passarella e di Stefania Cavagnoli.

Stando alla pubblicazione, la scuola “Manzoni, decisamente in linea con l’impostazione di Tommasini, affida la valutazione delle competenze linguistiche degli alunni agli enti certificatori esterni, senza  però porsi troppo il problema di  di individuare analoghi valutatori esterni per le competenze disciplinari. La scuola Manzoni fa un vago riferimento alle prove INVALSI, con tutti i problemi che quei test hanno mostrato in questi giorni, ma è un esempio di una certa sottovalutazione dei contenuti rispetto alle lingue.

Ciò non significa che il lavoro svolto in quella scuola non sia piu’ che  buono, semplicemente mette in guardia dal rischio potenziale che i contenuti vengano costantemente sacrificati alle lingue. Questo rischio significherebbe formare ragazzi in qualche modo ignoranti in geografia o in storia o in  matematica ma con certificazione piena del Goethe Institut .

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La scuola plurilingue in Consiglio provinciale a Bolzano

di enrico - 22 Giugno 2011
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La Commisssione speciale del Consiglio provinciale per l’apprendimento della seconda lingua avvia a partire da venerdì 24 giugno 2011 le audizioni di esperti delle scuole e dell’amministrazione provinciale, degli istituti di ricerca, di scuole e di istituzioni all’estero sul tema dell’apprendimento della seconda lingua.

I lavori, aperti al pubblico, avranno inizio alle ore 9.00 del 24 giugno 2010 per terminare alle ore 18.00, con una sospensione dalle 13.00 alle 14.30. La seduta riprenderà sabato 25 giugno dalle 9.00 alle 13.00.

L’istituzione di una commissione consiliare su tema del plurilinguismo, proposta da Alessandro Urzì, di Futuro e Libertà,  consentirà di aprire un dibattito in sede istituzionale sul plurilinguismo in Alto Adige.

In Consiglio provinciale saranno sentiti prima esperti locali, che riferiranno sulle iniziative in atto, dall’introduzione del CLIL nelle scuole italiane, ai progetti specifici, scolastici ed extrascolastici.  Poi i consiglieri della Commisssione acquisiranno informazioni sulle esperienze internazionali di scuole plurilingui e ad immersione linguistica e sui risultati della ricerca.

Un confronto delle scelte di Bolzano con quelle di altri paesi è ad oggi ineludibile per l’Alto Adige, ancora stretto dal dilemma: lo statuto di autonomia permette o vieta l’insegnamento bilingue? Si tratta di una contrapposizione che spesso ha l’effetto di realizzare veti incrociati sulle proposte di bilinguismo scolastico e di bloccare le iniziative Questa posizione diventa sempre meno comprensibile di fronte alle pratiche di insegnamento plurilingue e veicolare di molti paesi d’Europa.  Serve guardare all’Europa, ponendo grande attenzione alla scuola.

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Humpty Dumpty

di enrico - 27 Febbraio 2011
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Chi è Humpty Dumpty? (in Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovo’)
Humpty Dumpty  ha una forma indefinibile, che ricorda un uovo, ma non è un uovo: sta seduto a cavalcioni su un muretto e imbastisce uno strano dialogo con Alice. L’argomento trattato riguarda il significato dei nomi.

- Il mio nome è Alice -
- Che nome stupido! - la interruppe Humpty Dumpty spazientito.
- Che cosa significa? -

- Un nome deve avere significato? - Chiese Alice dubbiosa.
- Certamente - rispose Humpty Dumpty con una risatina; - il mio nome significa la forma che ho - una gran bella forma, - tra l’altro. Con un nome come il tuo, potresti avere grosso modo qualsiasi forma -.

Una dichiarazione sorprendente: Humpty Dumpty stesso ha una forma bizzarra  ma sembra non accorgersene.
Tuttavia, a Bolzano in pieno dibattito sui nomi di sculture, dimonumenti e di luoghi, c’è da chiedersi se davvero i nomi  significano la forma che essi hanno. Intanto Humpty Dumpty e Alice continuano a litigare e a non comprendersi:

- Che bella cintura avete! - osservò improvvisamente Alice.
- O forse - si corresse, ripensandoci, - è una bella cravatta - ma no, è una cintura - oh, mi scusi, la prego! -Aggiunse, desolata, perché Humpty Dumpty aveva assunto un’aria terribilmente offesa, e lei cominciò a pentirsi di aver scelto quell’argomento.- Se soltanto sapessi - pensò fra sé e sé, - dove finisce il collo e dove comincia il petto! -
Humpty Dumpty era visibilmente furioso, anche se non disse una parola per un minuto o due. Quando finalmente riprese a parlare, gli uscì un cupo brontolio.
- E` una - provocazione - vera e propria - disse infine, - non saper distinguere una cravatta da una cintura! - So che è molto stupido da parte mia - disse Alice, con un tono così umile che Humpty Dumpty si raddolcì.
- E` una cravatta, cara, una bella cravatta, come hai detto tu.
E` un regalo, e della regina Bianchi. Ecco! -
- Davvero? - Fece Alice, assai contenta.

La confusione è totale quando si pretende di aver visto giusto ognuno dal proprio punto di vista. A Bolzano quando si parla di toponomastica si rischia di prendere cravatte per cinture. Ma allora qual è il vero significato degi oggetti che ci stanno o non ci stanno a cuore? Quale nuovo significato puo’ avere un nuovo nome? Una cosa è certa: cosi’ ci siamo avviati verso una un vero e proprio scontro armato tra le parole e nomi. Perché anche nel mondo dei segni linguistici ci sono parole piu’ deboli e parole piu’ forti e le cose anche li’si regolano a suon di battaglie.

Humpty Dumpty, da parte sua e’ molto esplicito su questo:

Humpty Dumpty sorrise con aria di superiorità.. - Quando io uso una parola, - disse Humpty Dumpty in tono alquanto sprezzante, - essa significa esattamente ciò che io voglio che significhi…né più né meno.
- Qui sta il problema, - disse Alice - se voi potete fare si che le parole significhino cose differenti.
- Il problema è, - disse Humpty Dumpty, - chi deve essere il padrone…ecco tutto.

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L’immersione è il metodo giusto

di enrico - 27 Febbraio 2011
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Il presidente della provincia di Bolzano Durwalder

Nel forum tenutosi nella redazione del quotidiano Alto Adige, il presidente della provincia di Bolzano Durnwalder è ritornato sul concetto che l’immersione linguistica non sarebbe il metodo giusto per imparare la seconda lingua, perché, a suo avviso, formerebbe studenti che non conoscono né l’una né l’altra lingua. A riprova Durnwalder cita, a sorpresa, la situazione linguistica delle valli ladine, che invece, in genere, viene richiamata per dimostrare l’esatto opposto: è straordinario, infatti, sentire sia in Gardena che in Badia ragazzi che non sono né di madrelingua tedesca, né di lingua italiana, parlare fluentemente sia l’italiano che il tedesco, supportati da una scuola bilingue, il cui unico aspetto debole, se proprio lo si volesse trovare, è di insegnare troppo poco la madrelingua ladina.

Il punto è che se si vuole innovare davvero l’insegnamento delle lingue occorre cominciare a insegnare le materie in un’altra lingua: è cosi’ che si comincia a fare in tutta Europa e o si fa cosi’ o non si innova. In Italia è la riforma delle scuole superiori a prevedere l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica in un gran numero di situazioni. In Trentino, in stretto contatto con il Tirolo del Nord, il cavallo di battaglia è il CLIL, che rappresenta un insegnamento ad immersione pianificato su un numero ridotto di materie.

Dunque l’insegnamento in piu’ lingue sembra essere considerato dai piu’ il metodo giusto, mentre l’idea che si possa perdere qualcosa della propria lingua madre e della propria cultura di origine a causa dell’insegnamento bilingue, non sfiora quasi nessuno né in Europa né in Italia, né altrove.

La scuola ad immersione, inoltre, è particolarmente adatta a situazioni in cui si fa oggettivamente uno scarso uso della seconda lingua sul territorio. In quelle situazioni una scuola in cui vi siano materie trattate in diverse lingue può essere  uno straordinario contesto d’uso della seconda lingua. I contatti e gli scambi fra scuole inoltre, vengono del tutto agevolati da una scuola ad immersione.

L’idea di una appartenenza culturale univoca, che trova un limite piuttosto che un arricchimento nel rapporto con le altre culture, sta probabilmente alla base delle prese di posizione dei detrattori della scuola ad immersione. Anche in questo caso l’idea che si sta affermando in Europa e in Italia sembra essere quella opposta, perché viene sempre più sottolineato il valore della contaminazione nella costruzione dell’identità, in contrapposizione all’idea di una identità statica e rigidamente predeterminata.

Infine, osserviamo che il potenziamento dell’insegnamento in lingua non materna impone un profondo rinnovamento metodologico e organizzativo non ai soli insegnanti di seconda lingua ma a tutto il sistema scuola. Trattare discipline non linguistiche in seconda lingua, infatti,  mette in discussione il metodo degli insegnanti di tutte le materie e il ruolo stesso delle famiglie sul piano del supporto e della motivazione. In definitiva l’immersione linguistica   produce un rinnovamento globale dell’intera scuola, che ne guadagna efficacia su tutti i versanti.

Una politica scolastica che punti al miglioramento della scuola nel suo complesso non dovrebbe quindi trascurare questo beneficio complessivo che l’insegnamento plurilingue comporta e che ricade direttamente sulla qualità del sistema.

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Crescere con le lingue, un convegno a Trento

di enrico - 20 Ottobre 2010
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Sabato 23 ottobre 2010 a Trento si tiene un interessantissimo convegno organizzato da AGEBI (Associazione Genitori per un’Educazione Bilingue:

“Crescere con le lingue per essere cittadini del mondo” - “Esperienze di insegnamento veicolare nelle scuole di primo e secondo grado”

Il tema sotteso è il CLIL.

Ecco il programma:
Martin Dodman (Università di Bolzano)
I vantaggi dell’insegnamento plurilingue e della metodologia CLIL;
Rosaria Dell’Eva (Liceo linguistico Rosmini – Trento)
Insegnamento di una disciplina in lingua straniera: quali gli ingredienti del successo?
Mario Turri (Dipartimento Istruzione Provincia Autonoma di Trento)
Situazione dell’insegnamento in modalità CLIL in Trentino - analisi quantitativa
Arduino Salatin (IPRASE)
L’esperienza di monitoraggio di classi bilingui: il caso dell’ I.C. Comenius di Cognola;
Carmel Mary Coonan (Università di Venezia)
La metodologia CLIL e la nuova certificazione per gli insegnanti veicolaristi.
Josef Hieden (Accademia di Klagenfurt)
Esperienze pedagogiche dell’Accademia di Klagenfurt - Austria;
Ernesto Liesch (Università di Udine)
Esperienze di insegnamento trilingue in Friuli Venezia Giulia;
Marta Dalmaso (Assessore all’Istruzione Provincia Autonoma di Trento)
Linee di sviluppo provinciali per l’insegnamento/apprendimento delle lingue
Ecco il pieghevole del convegno: Programma

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CLIL in tutta Italia

di enrico - 11 Settembre 2010
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Mariastella gelmini, Ministro dell'Istruzione in Italia

Il processo di riforma della Scuola secondaria di secondo grado prevede che dal terzo anno del Liceo linguistico e nel quinto anno di studi degli altri indirizzi venga impartito in lingua straniera l’insegnamento di una disciplina non linguistica.

Per questo il MInistero dell’Istruzione, guidato da Mariastella Gelmini,  ha lanciato una rilevazione  sulle esperienze in materia di C.L.I.L. (Content and Language Integrated Learning) nelle scuole secondarie di secondo grado statali.

Ecco la circolare con cui tale indagine, rivolta alle Istituzioni scolastiche di secondo grado statali, viene presentata dal Ministero.

L’auspicio è che anche la provincia di Bolzano non si sottragga a dare un proprio contributo alla rilevazione delle esperienze CLIL realizzate sul territorio.

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Respinta mozione su scuola plurilingue

di enrico - 30 Giugno 2010
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Proposta da Elena Artioli (Lega Nord), è stata respinta a Bolzano in Consiglio provinciale dall’ass. Tommasini, il quale ha sostenuto che la Giunta si è già avviata sulla strada proposta nella mozione stessa.

Elena Artioli, consigliera provinciale a Bolzano

Segnalando le difficoltà di apprendimento delle lingue nella scuola italiana, problema annoso che induce molte famiglie di lingua italiana ad iscrivere i propri figli nella scuola tedesca, e il fatto che esistono delle sezioni sperimentali bilingui ed il modello ladino che funziona molto bene, Elena Artioli (Lega Nord) ha chiesto con una mozione di impegnare la Giunta a sostenere le scuole in lingua italiana che adottano iniziative di potenziamento dell’insegnamento delle lingue nel quadro delle norme sull’autonomia scolastica, promuovendo l’insegnamento congiunto di lingua e contenuti, il potenziamento dell’insegnamento delle lingue dalla materna alla conclusione del ciclo di istruzione, garantendo l’organico nella scuola che adotta l’insegnamento veicolare, che vanno accompagnate da apposito monitoraggio, sostenendo le scuole che diventano sede di certificazione linguistica europea. La consigliera ha chiesto di non continuare a vivere nella paura che il plurilinguismo tolga l’identità, dato che così non è per molte culture, e di adoperarsi perché ci sia un migliore insegnamento delle lingue, invece che lamentarsi della presenza eccessiva di bambini di lingua italiana nella scuola tedesca, perché questo è l’unico modo che hanno, ora, i genitori italiani che vogliono far imparare il tedesco ai loro bambini. Ha aggiunto che la sua proposta riguarda solo la scuola italiana, e che quindi la controparte tedesca non si deve spaventare.

Eva Klotz (Süd-Tiroler Freiheit) ha replicato che gli studenti di lingua tedesca non hanno difficoltà con le lingue, come sostenuto da Artioli, e che le persone di madrelingua tedesca non sono responsabili del fatto che gli italiani non sanno il tedesco: la responsabilità è degli insegnanti, “quindi Artioli dovrebbe parlare con il suo Ministro per fare in modo che qui non si debba più avere a che fare con Roma”. Ha aggiunto che la scuola trilingue non può funzionare, perché fa perdere l’identità, e che non tutti i genitori sono in grado di trasmettere competenze linguistiche nella madrelingua, pertanto il compito è della scuola. Pius Leitner (Die Freiheitlichen) ha ricordato l’articolo 19 dello Statuto, che parla chiaro, e contestato l’accusa di impedire al gruppo italiano di imparare la seconda lingua: “Ormai da 20 anni sappiamo che nelle scuole italiane gli insegnanti di tedesco non sono tedeschi! Bisognerebbe quindi controllare dichiarazioni mendaci”. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sottolineato come l’ass. Tommasini avrebbe dovuto sostenere la mozione, in quanto, a parte alcuni eccessi, questa sosteneva quanto egli stesso, a voce, promuove. Ha aggiunto che alcune delle cose richieste nella mozione, come l’immersione solo nella scuola italiana prevista nel patto di coalizione, danno risultati inferiori alle aspettative, e si scontrano con problemi di risorse, e annunciato poi voto favorevole, chiedendo di realizzare una “scuola bilingue o trilingue realizzata insieme dalle tre Intendenze, che unisce insegnanti e bambini: questo non sarebbe in contrasto con lo Statuto”. Alessandro Urzì (PdL) si è detto “convintamene favorevole” alla mozione, ricordando di aver proposto il riconoscimento automatico del patentino con la maturità: “La risposta fu che con la maturità si esce senza un’adeguata conoscenza della seconda lingua: se questo è vero, allora dobbiamo avviare una riforma strutturale della scuola per garantire l’ottenimento della padronanza della seconda lingua”. Egli ha quindi chiesto all’aula “un atto di coraggio”, permettendo, nell’autonomia delle scuole, l’approfondimento dello studio veicolare della seconda lingua. Per Sven Knoll (SüdTiroler Freiheit), “si capovolgono i fatti, dicendo che gli italiani non possono imparare il tedesco nella loro scuola. Basta pensare che gli studenti trentini parlano il tedesco meglio dei bolzanini, che non considerano importante il tedesco”. Gli italiani avrebbero, quindi, la possibilità di imparare, e la soluzione non è certo l’immersione. Knoll ha aggiunto che la stessa Artioli preferisce parlare italiano piuttosto che tedesco, e che “bisogna far capire agli studenti che l’altra lingua non è qualcosa di negativo”. Donato Seppi (Unitalia) ha sostenuto, a proposito dei trentini che saprebbero meglio il tedesco, che l’imposizione coercitiva di una lingua porta al rifiuto: “Essere costretti ad imparare una lingua perché se no non si trova lavoro o non ci si inserisce porta al rifiuto, e allora la soluzione proposta da Artioli centra la questione: se manca l’interesse per la lingua, ci può essere però quello per la matematica, insegnata in tedesco”. Il consigliere si è detto però contrario al fatto che storia, geografia o letteratura siano insegnante nella seconda lingua, ma favorevole all’insegnamento veicolare delle materie scientifiche, e ha criticato chi non sa ancora la lingua dello Stato italiano. Per Elmar Pichler Rolle (SVP), la discussione sul tema è sempre controversa, tuttavia lo Statuto garantisce l’insegnamento nella madrelingua: “Poi ci sono la seconda lingua e le lingue straniere, e la situazione deve restare com’è, perché ogni gruppo linguistico ha il diritto a mantenere la propria identità”. Egli ha aggiunto che bisogna risvegliare la curiosità per le lingue, e stimolare in questo senso gli studenti, rivoluzionando il materiale didattico, e anche stimolare l’interesse per la madrelingua, e negato che la questione debba interessare solo il gruppo italiano. Ha invitato quindi gli assessori a fare qualcosa per promuovere l’apprendimento della seconda lingua. Secondo Hans Heiss (Gruppo Verde), per apprendere la seconda lingua è importante la didattica, che va migliorata, ma anche la situazione politica, e il rapporto tra gruppi linguistici non facilita l’apprendimento della rispettiva seconda lingua: “In molti paesi della provincia si rifiuta l’apprendimento dell’italiano”. C’è poi il pilastro della scuola, ed il fatto che la lingua si deve imparare non per se stessa, ma per usarla: ha quindi invitato ad appoggiare la mozione di Artioli, implementandola secondo le possibilità giuridiche esistenti. Per Veronika Stirner Brantsch (SVP), è vero che bisogna migliorare la conoscenza della seconda lingua in entrambi i gruppi, “però non sono a favore della scuola mista, in quanto esistono alti metodi per favorire l’apprendimento della seconda lingua”. Ha aggiunto che l’insegnamento dell’italiano era migliore ai suoi tempi che nella scuola frequentata dai suoi figli, e criticato l’assenza di contatti tra gruppi linguistici. Bisogna quindi trovare un modo per migliorare la situazione senza compromettere, però, l’identità linguistica.

Per la Giunta  provinciale, l’ass. Christian Tommasini ha sostenuto che “il plurilinguismo è fondamentale, e noi vogliamo che le giovani generazione conoscano non solo madrelingua e seconda lingua, ma anche le lingue straniere”. Il bilinguismo è un valore, anche di rispetto tra gruppi linguistici, “e questo è l’obiettivo che sostengo in questa legislatura”. L’assessore ha aggiunto che non si può affermare che l’altro gruppo linguistico impedisca l’apprendimento della seconda lingua, e che la scelta di iscrivere il proprio figlio nell’una o nell’altra scuola deve essere libera, ma che la mozione indica una serie di cose da attuare “come se la scuola non avesse già intrapreso questa strada, e non solo da questa legislatura”. Ha chiesto quindi di riconoscere che questo processo è già iniziato, chiedendo, nella parte impegnativa, di “continuare” a fare quanto già fa. L’attuale livello di plurilinguismo, non è soddisfacente, “ma stiamo facendo molto”, ha aggiunto l’assessore, aggiungendo che con la l.p. 5/2008, relativa alla riforma del primo ciclo, i progetti plurilingui, “ben più di 3”, sono passati da sperimentali a “curricurali”, e su di essi le scuole decidono in autonomia. Quest’anno partiranno altri progetti a Salorno, Laives, Ora, sempre con il supporto dell’Istituto pedagogico e dell’Assessorato: “Il nostro obiettivo è che questi progetti siano offerti democraticamente a tutti i bambini e quindi in tutte le scuole, in particolare del primo ciclo, dato che nella scuola dell’infanzia abbiamo già introdotto la seconda lingua”. Tommasini ha aggiunto che anche le certificazioni europee, come quella ottenuta da una delle prime classi sperimentali, aiutano in questo processo, e che si stanno potenziando gli scambi, anche di docenti nell’ambito dell’Euregio, sostenendo poi che “non si può pensare che tutto il lavoro sia delle scuole, perché finché i nostri ragazzi non si incontreranno al di fuori del mondo scolastico non raggiungeremo l’obiettivo”. Artioli ha replicato che è vero che le sperimentazioni ci sono già, ma sono limitate a poche scuole perché mancano i finanziamenti e che l’assessore voterà contro qualcosa che sta già facendo, e che se il gruppo italiano vietasse a quello tedesco di insegnare inglese nel scuole ci sarebbe la rivoluzione.

Messa in votazione con appello nominale, la mozione è stata respinta con 7 sì, 23 no e 2 astenuti.

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Certificazioni linguistiche a Bolzano: percorsi di studio

di enrico - 29 Giugno 2010
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Sul sito della provincia autonoma di Bolzano sono comparse oggi alcune pagine dettagliate di spiegazione di come funzionerà la nuova norma di attuazione sulle certificazioni linguistiche in Alto Adige.

Una delle novità è la possibilità di ottenere un attestato di bilinguismo di livello A (il massimo) senza ulteriori esami di accertamento linguistico:

Spiega il Servizio per gli esami di bi- e trilinguismo della provincia:

“Un’alternativa all’esame tradizionale per il cosiddetto “patentino A” è data dalla combinazione tra il diploma di maturità conseguito in una lingua e la laurea conseguita nell’altra. A chi ad esempio è in possesso del diploma di scuola superiore in lingua italiana e ha completato gli studi universitari in lingua tedesca può essere rilasciato l’attestato di bilinguismo della carriera A. La condizione necessaria è che lo studio universitario sia stato svolto prevalentemente in lingua tedesca. Questo significa tra l’altro che il titolo conseguito dopo lo studio trilingue alla Libera Università di Bolzano o lo studio bilingue alla Scuola superiore di sanità “Claudiana” non viene riconosciuto equipollente all’attestato di bilinguismo in quanto manca il requisito di prevalenza di una delle due lingue, italiana o tedesca.”

Certificazione semplificata per chi ha frequentato le scuole fino alla maturità in italiano e l’univeristà in tedesco e vice versa, male però per chì ha frequentato l’università di Bolzano o Istituti universitari plurilingui, perchè quei percorsi accademici non vengono per nulla presi in considerazione ai fini dell’ esonero dell’ accertamento linguistico.

Peggio ancora per i diplomi di maturità conseguiti nelle scuole delle località ladine della provincia di Bolzano. Si tratta di scuole in cui l’insegnamento è impartito su base paritetica di orario sia in italiano che in tedesco, ma la nuova norma non le prende in considerazione.
La nuova norma, insomma, aborrisce qualsiasi forma di istruzione plurilingue, sia essa universitaria che preuniversitaria. L’università trilingue di Bolzano e la scuola paritetica delle località ladine sono, a detta di tutti, i fiori all’occhiello del sistema di istruzione di Bolzano, ma i certificatori delle competenze linguistiche dovranno comportarsi come se queste istituzioni non esistessero.

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Le certificazioni linguistiche in Consiglio dei Ministri

di enrico - 23 Aprile 2010
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Il Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi    Il Ministro per i rapporti con le Regioni Fitto    Luisanna Fiorini, l'insegnante che si è rivolta alla Commissione Europea

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con un proprio comunicato stampa, ha informato che il Consiglio dei Ministri nella seduta n. 90 del 23/4/2010 ha “esaminato a approvato la norma di attuazione dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige, predisposta dall’apposita Commissione paritetica, finalizzata a prevedere, per l’accesso al pubblico impiego, l’equipollenza dei certificati che attestano la conoscenza delle lingue italiana e tedesca al cosiddetto “patentino” rilasciato nella Provincia autonoma di Bolzano. Ha partecipato alla discussione il Presidente della stessa Provincia dottor Luis Durnwalder, appositamente invitato.”

Ne prende atto con soddisfazione, in un apposito comunicato, anche il Ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, che ripercorre brevemente le tappe della vicenda:

“L’intervento normativo si è reso necessario anche a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha giudicato contrario all’art. 39 del Trattato CE l’obbligo attualmente previsto, per i candidati che partecipano ad un concorso pubblico in Provincia di Bolzano, di comprovare la loro conoscenza delle lingue italiana e tedesca esclusivamente mediante l’attestato rilasciato da una Commissione istituita in una sola provincia di uno Stato membro.
Sulla questione, pende, inoltre, una procedura di infrazione promossa dalla Commissione Europea per il mancato allineamento dell’ordinamento provinciale all’ordinamento comunitario che ha individuato, nel Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, i livelli di conoscenza delle lingue e gli enti e i certificati che le attestano.
Il provvedimento è il frutto del lavoro della Commissione paritetica per l’emanazione delle norme di attuazione per il Trentino-Alto Adige, formata da rappresentanti del Governo, della Regione e della Provincia autonoma, con il contributo delle Amministrazioni statali interessate, nell’ambito del particolare procedimento che caratterizza l’emanazione delle norme di attuazione degli Statuti speciali.”

La procedura di infrazione era stata promossa dalla Commissione Europea a partire dalla segnalazione di Luisanna Fiorini, che, al termine di un lungo soggiorno in Germania, aveva conseguito la certificazione linguistica C1 per la conoscenza del tedesco, senza che tale certificazione fosse presa in considerazione in Alto Adige.

Il testo della norma di attuazione non è disponibile sul sito del governo. Probabilmente sarà possibile esaminarlo integralmente solo dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Un approfondimento è disponibile su questo stesso blog al post n. 76

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Link:

Cumunicato Ufficio stampa della Provincia di Bolzano

Comunicato Vicepresidente della Provincia di Bolzano

Quotidiano Alto Adige

Francesco Palermo

La norma in Commisssione dei 6 (dicembre 2009)

Francesco Palermo nel report su Sentierinterrotti

Comunicato ASCA

ADNkronos

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Il bilinguismo sulla stampa

di Chiara Vettori - 27 Novembre 2009
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Leggi l’articolo completo del quotidiano Alto Adige

Ho tra la mia documentazione l’articolo pubblicato mercoledì 25 dal quotidiano Alto Adige sui risultati del progetto Kolipsi a cui ho lavorato in questi ultimi tre anni insieme alle colleghe dell’Eurac e dell’università di Trento. “Risultati drammatici” e “studio shock” sono le espressioni con cui viene etichettato il nostro studio che viene impropriamente ridotto a una simulazione dell’esame di bilinguismo. In realtà, come abbiamo avuto modo di spiegare a chi ci ha voluto ascoltare, Kolipsi è stato ben altro. Nella ricerca, infatti, non ci siamo limitati solamente a sottoporre agli studenti italiani e tedeschi iscritti in quarta superiore una delle due prove scritte dell’esame di bilinguismo di livello A/B ma abbiamo raccolto un tema in classe e somministrato un test creato ad hoc e che ci ha permesso di descrivere, attraverso il livelli del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, in quale misura gli studenti sono in grado di partecipare attivamente alla quotidianità locale nella loro rispettiva seconda lingua. Accanto all’indagine linguistica poi, per la prima volta nella nostra provincia, abbiamo indagato tutti quegli aspetti di tipo psicosociale che influenzano l’apprendimento e l’uso stesso della seconda lingua in Alto Adige, interrogando studenti, genitori e insegnanti attraverso dei questionari. Di tutto questo e dei numerosi spunti che abbiamo suggerito per un nuovo approccio alla seconda lingua non vedo che una pallida traccia. Nelle nostre intenzioni, Kolipsi non è stato concepito solamente come un progetto scientifico ma anche e soprattutto come un’occasione per verificare e mettere nero su bianco intuizioni che molti di noi hanno già avuto e per muovere, da lì, proposte concrete per valorizzare ciò che di buono già esiste e per migliorare ciò che va migliorato. Intendiamoci, non c’è buonismo né indulgenza nelle mie parole: è vero che molti ragazzi di lingua italiana mostrano, dopo dodici anni di insegnamento del tedesco, molte difficoltà nell’esprimersi nella seconda lingua ed è altrettanto vero che occorre colmare questa lacuna e il divario che esiste fra licei e istituti tecnici, anche nella scuola tedesca. Tuttavia, il nostro studio ha chiaramente evidenziato come l’insistenza circa l’”obiettivo patentino” – che rientra in quella che si definisce motivazione strumentale ovvero “studio la seconda lingua per superare l’esame di bilinguismo/per avere più occasioni di lavoro in provincia di Bolzano” - non produca quel miglioramento delle competenze linguistiche che tutti auspicano. Al contrario, abbiamo chiarito che è la motivazione integrativa (“studio la seconda lingua per avere più amici dell’altro gruppo”) a smuovere coscienze e lingua dei ragazzi che, attraverso il contatto con l’altro di lingua tedesca, si sentono più motivati ad apprendere la seconda lingua. Mentalità dura a morire quella di cui i media, anche in questa occasione, si fanno portavoce nonostante il messaggio finale della nostra presentazione fosse rivolto proprio a loro. Se è vero, infatti, che proporre esempi di contatto positivo fra gruppi diversi attraverso televisione, radio e carta stampata può incidere positivamente sugli atteggiamenti di chi ne fruisce, è altrettanto vero che essi possono contribuire a trasmettere messaggi che mettano in moto meccanismi diversi e più positivi. Può anche darsi che i nostri risultati fossero “già noti” come qualcuno, telegiornali inclusi, ha fatto notare: evidentemente se ci troviamo ancora una volta a parlare negli stessi termini di sempre delle stesse tematiche dopo anni, se non decenni di polemiche, significa che nessuna iniziativa è stata sufficientemente incisiva da cambiare le cose. Voglio credere che questa sia la volta buona.

Chiara Vettori

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