Archivio di November 2007

Imparare le lingue: una priorita’ per l’Europa

di enrico - 29 November 2007
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Leonard Orban, Commissario Europeo per il multilinguismo
Leonard Orban

Il forum aperto dal Commissario europeo per il multilinguismo Leonard Orban con un post dal titolo L’importanza di apprendere le lingue si arricchisce di giorno in giorno di interventi, che ad oggi sono arrivati a quota 385. Nei commenti e’ ammesso rigorosamente l’uso di tutte le lingue europee: vi si trovano le lingue minoritarie come il catalano e qualcuno scrive anche in esperanto.

Ecco il tema posto in discussione da Orban nel forum:

A mio avviso, il multilinguismo è al centro del progetto europeo: le lingue riflettono le nostre diverse culture e identità e, al tempo stesso, ci consentono di comprenderci a vicenda. I cittadini europei che parlano diverse lingue possono integrarsi più facilmente in un altro paese, se vi soggiornano per motivi di studio o lavoro, e possono accedere più facilmente ad altre culture.

La conoscenza delle lingue straniere è particolarmente ricercata nel mondo del lavoro. Buone conoscenze linguistiche migliorano le prospettive professionali. Inoltre, le lingue costituiscono il principale strumento di comunicazione in una società che a tutti i livelli diventa sempre più multilingue: negli ospedali, nei tribunali, nelle questure, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, anche perché tutti noi abbiamo sempre più contatti con il resto d’Europa e del mondo.

La Commissione europea ha un importante ruolo da svolgere nella promozione del multilinguismo. Desideriamo pertanto conoscere le vostre opinioni e le vostre aspettative. In questa rubrica potete esprimere i vostri punti di vista e discutere di lingue con altri utenti. Ad esempio, perché pensate sia importante imparare le lingue straniere?“.

Per Leonard Orban le opinioni dei cittadini sono molto importanti. Pertanto ho messo un link ai dieci interventi più recenti del suo forum che si visualizzano nella barra laterale di destra di questo blog, in modo che si possa seguire in tempo reale il dibattito.

Buona lettura multilingue a tutti!

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Sezioni tedesche nelle scuole italiane

di enrico - 25 November 2007
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«Sono stanco che si dia la colpa all’Svp della mancata conoscenza delle lingue. Rilancio la mia vecchia proposta, respinta: sezione tedesca per i bambini italiani nelle scuole italiane». Con queste due scarne righe apparse sul quotidiano Alto Adige il 22 novembre 2007 il Presidente della Provincia Luis Durnwalder ripropone con forza come nel 1996 di istituire sezioni tedesche all’interno delle scuole italiane .

La proposta del 1996 non era definita sul piano didattico ma formulata solo sul piano ordinamentale. Si trattava di realizzare nelle scuole italiane corsi di studio specifici in cui la totalità delle materie doveva essere svolta in tedesco, ad eccezione dell’italiano, naturalmente.
Allora non erano ancora state approvate dalla Giunta Provinciale di Bolzano le linee guida/Richtlinien che ancora oggi rappresentano uno schema di riferimento per le scuole che intendono potenziare l’insegnamento della seconda lingua e si era quasi allo scontro sulla questione dell’immersione linguistica. Così la proposta di Durwalder sembrava rappresentare un’ottima mediazione, anche sul piano della fattibilità.

Il Presidente della Provincia Luis Durwalder
Luis Durwalder - foto tratta dall’archivio SVP

Con grande sorpresa, probabilmente anche dello stesso Durnwalder, la proposta fu criticata in modo feroce quasi da tutti: la si accusava di introdurre nuovi ghetti linguistici, di essere funzionale solo al trasferimento alla scuola italiana dei bambini italiani che frequentavano la scuola tedesca, di essere insomma una proposta che rafforzava il sistema delle scuole separate, invece che superarlo. Altri, come Franco Frattini, allora a Bolzano con Forza Italia, avevano estremizzato chiedendo che il modello fosse esteso subito alle scuole tedesche.
Nel mondo tedesco, l’opposizione fu capeggiata dall’allora assessore alla scuola e cultura Bruno Hosp, che, temeva che l’insegnamento per sezioni di lingua diversa si estendesse rapidamente alla scuola tedesca. Proprio in polemica con Frattini, egli ebbe a dichiarare: “Se Frattini radicalizza subito la proposta di compromesso del Landeshauptmann Durnwalder di istituire delle sezioni tedesche nelle scuole italiane, e pretende che tutte le materie nelle scuole elementari siano insegnate al 100% in lingua tedesca, allora diventa subito chiaro dove sta il vero punto d’attacco delle sue fatiche: la graduale infiltrazione delle scuole tedesche” (Traggo questa citazione da Dossier: Art.19 Plurilingui o Mistilingui?).

Ricordo bene queste vicende perche’ al tempo ero tra i pochissimi sostenitori della proposta di Durnwalder, assieme a Rosetta, Fronza, storica dirigente della Scuola media Archimede di Bolzano, Luigi Cigolla, allora assessore alla scuola italiana e per qualche tempo Bruna Rauzi, ancora oggi Sovrintendente scolastica di Bolzano. Addirittura si inizio’ informalmente a studiarla per vedere la fattibilità del modello sul piano didattico e dal punto di vista del potenziamento nelle sezioni tedesche anche delle attività in madrelingua italiana.

Travolta da pregiudiziali ideologiche o di principio, l’idea delle sezioni tedesche nelle scuole italiane resto’ nel cassetto, dove pare si sia conservata intatta, tanto da essere oggi riproposta.

Io credo che la proposta Durwalder di istituire sezioni tedesche nelle scuole italiane possa ancora oggi costituire un valido strumento organizzativo per insegnare in lingua veicolare in maniera consistente e idonea a raggiungere l’obiettivo dell’apprendimento di due e piu’ lingue.
L’istituzione di sezioni in lingua diversa però non deve sminuire l’importanza, sempre centrale, di un lavoro comune fra scuole italiane e tedesche e la necessità dell’incontro e del dialogo interculturale. Cosi’ come le iniziative di contatto fuori dalla scuola, che dovrebbero essere costantemente valorizzate, sostenute e rilanciate.

Enrico Hell

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Lingue a colori

di enrico - 23 November 2007
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L’insegnamento in più lingue a scuola è uno dei temi forti di Futurum 2007, la fiera della formazione dell’Alto Adige, quest’anno al suo esordio. Decisamente interessante l’approccio “a colori” delle scuole dell’infanzia ladine di Gardena e Badia.
Tutte le attivita’ in queste scuole sono marcate attraverso contrassegni colorati che indicano la lingua in cui il lavoro viene svolto.

lingue a colori

Se l’attività viene svolta in italiano il colore prescelto e’ il giallo, se la stessa (o un’altra) attivita’ è svolta in tedesco il colore di riferimento e’ il rosso, se la lingua è il ladino, il colore e’ il verde.

Questi colori accompagnano i bambini lungo tutto l’arco della scuola dell’infanzia, consentendo di usare piu’ lingue e avendo sempre ben chiaro quale lingua si stia parlando in un preciso momento.
Anche i pupazzi nelle drammatizzazioni indossano un abito linguistico (rosso, giallo o verde).

Lingue a colori

Nelle scuole dell’infanzia ladine e’ generalmente una stessa insegnante ad usare di volta in volta le diverse lingue.
I colori associati agli oggetti e ai luoghi sono la marcatura semantica, il “tag” usato nelle attivià’ di tutti i giorni.
Probabilmente e’ proprio questo approccio a consentire alle scuole ladine di prescindere dal principio “una persona una lingua“, di solito considerato attentamente nell’insegnamento precoce delle lingue. Nelle scuole ladine la marcatura della lingua continua ad essere molto forte, ma si sposta dalla persona dell’insegnante alla costruzione degli oggetti.

(post pubblicato anche sul blog di Scuola3d)

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We have a Dream

di enrico - 18 November 2007
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I have a dream - Modell einer mehrsprachigen Schule , questo il titolo dell’ incontro in cui i Verdi dell’Alto Adige hanno presentato ieri, 17 novembre 2007 a Bolzano, le linee del modello di scuola plurlingue elaborato da Verena Debiasi e Christine Tonsern.

Si tratta di un’offerta aggiuntiva, quindi non di un sistema di istruzione alternativo al sistema attuale del Sudtirolo, basato su scuole rigorosamente divise per lingua di insegnamento. La distinzione fra scuole in lingua italiana e scuole in lingua tedesca, non dovrebbe cadere, ha spiegato Verena Debiasi, ma all’interno delle varie scuole dovrebbero svilupparsi progetti e classi plurilingui, con forti interrelazioni fra le scuole di diversa lingua di insegnamento.

Nelle classi plurilingue lavorerebbero alla pari isegnanti di madrelinga italiana e tedesca, coordinando e organizzando l’insegnamento delle materie ognuna nella propria lingua. Su questo versante risulta poi fondamentale una formazione specifica delli insegnanti che si troverebbero ad operare in tale contesto plurilingue.

Ogni circoscrizione del territorio provinciale dovrebbe avere una scuola primaria e una scuola media organizzata in questo modo. Le norme esistenti non prevedono l’iscrizione degli alunni alla scuola corrispondente alla lingua parlata in famiglia e in questo modo le famiglie stesse potrebbero sceglere una scuola plurilingue in base all’offerta sul territorio.

Punto fondamentale del modello di Verena Debiasi e Christine Tonsern è la centralità dell’incontro e dell’apprendimento interculturale, che si associa saldamente a una proposta di insegnamento veicolare delle lingue.
Questo mi sembra l’elemento di vera novità della proposta dei Verdi dell’Alto Adige.

Tento di schematizzare il mio pensiero:

La maggior parte delle proposte degli ultimi quindici anni in direzione di una una di scuola plurilingue in Alto Adige può essere classificata secondo due macrocategorie:

1) incontro —> lingua (proposte interculturali: enfasi sui gemellaggi, sugli scambi linguistici, sull’extrascuola)

2) lingua —> incontro (scuola ad immersione linguistica: enfasi sull’uso veicolare della lingua)

La nuova proposta elaborata da Verena Debiasi e Christine Tonsern salda i due approcci nel modo seguente:

3) incontro <---> lingua (intercultulturaltà + insegnamento veicolare delle lingue).

Alla presentazione ha partecipato una cinquantina di persone, ognuna delle quali poi nella discussione ai tavolini del WordCafe, ha potuto dire la sua, contribuendo cosi’ al processo di elaborazione del modello.

La presentazione dei lavori del WordCafe

Una proposta che nasce all’insegna della condivisione e del confronto, anche questo un elemento caratterizzante in positivo.
Non per niente all’inizio dei lavori era partita dalla sala la proposta, subito accolta, di sostituire nel titolo della presentazione: I have a dream con We have a dream.

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Un modello di scuola plurilingue

di enrico - 14 November 2007
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Verena Debiasi e Christine Tonsern

Verena Debiasi e Christine Tonsern hanno elaborato un modello di scuola plurilingue che definiscono “realizzabile” dentro l’Autonomia provinciale di Bolzano.
Ne da’ notizia in un suo comunicato il portavoce provinciale dei Verdi dell’Alto Adige.

La presentazione del modello e la successiva discussione in vista delle definizione di un modello definitivo, avra luogo sabato 17 novembre 2007 a Bolzano, presso la casa Altmann, sala B, in piazza Gries, 18.

Ecco il comunicato, con le prime indicazioni sulla proposta di Verena Debiasi e Christine Tonsern:

“I tempi sembrano maturi. Negli ultimi mesi la scuola è stata al centro del dibattito pubblico. Mai come in questo periodo l’apprendimento lingui­stico è stato discusso così apertamente ed in maniera tanto controversa. La ormai troppo stretta corazza protettiva dell’articolo19 inizia a creparsi sotto la spinta dei nuovi bisogni che si sviluppano nella nostra società.

Verena Debiasi e Christine Tonsern, due competenti insegnanti di lingua e di seconda lingua, con il loro modello di scuola plurilingue vogliono dare una risposta alla domanda emergente delle nuove generazioni alto­atesine.
La loro è una proposta di scuola aggiuntiva, che vuole unire ciò che va unito. Il loro modello prevede una parte di lezioni in tedesco ed un’altra in italiano. Nessuno mette in discussione il diritto all’insegnamento nella madrelingua, ma bisogna saper guardare oltre. Per far ciò non serve ri­scoprire l’acqua calda, in Europa e nel mondo esistono già modelli col­laudati. E anche l’Alto Adige ha già diverse esperienze da mettere in mo­stra, anche se sono state sviluppate e attuate quasi sempre al di là della politica ufficiale.
Le autrici presenteranno il loro modello di scuola plurilingue. Seguirà poi un World Cafè, durante il quale le persone partecipanti discuteranno con chi vorranno degli aspetti che sembreranno loro importanti. Gli e le invitate, genitori, alunne ed alunni, insegnanti, esperte ed interessati potranno così far confluire le loro idee nel modello definitivo.”

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Patentino

di enrico - 11 November 2007
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A Roma, in queste settimane la Commissione dei Sei sta lavorando ad una norma di attuazione dello Statuto speciale di autonomia per il Trentino Alto Adige con la quale individuare le certificazioni linguistiche equivalenti al patentino di bilinguismo, previsto a Bolzano per l’accesso al pubblico impiego ai vari livelli. Questo perché le regole comunitarie sulla libera circolazione impongono che le certificazioni linguistiche internazionali vengano prese in considerazione in ogni parte d’Europa in modo da non discriminare i cittadini, limitando l’accesso al lavoro.

La mia impressione pero’ e’ che in tutta la vicenda riaffiorino vecchi sospetti e riserve mentali sul bilinguismo.

Nella pratica politica dell’Alto Adige, da quando lo Statuto di autonomia esiste, il bilinguismo non è quasi mai stato considerato un valore, piuttosto è stato inteso, in negativo, come tributo del cittadino all’assetto autonomistico, una sorta di impropria tassa individuale (e anticipata) sul lavoro a carico del singolo.
Dico questo, perché la Provincia di Bolzano non ha mai messo in atto politiche convincenti a favore del bilinguismo, anzi ha costantemente frenato e ostacolato le iniziative piu’ avanzate in questo campo.

Vediamo alcuni esempi:

Nelle scuole dell’Alto Adige la seconda lingua viene ancora insegnata come materia a se stante e non attraverso le materie, come sarebbe normale, con risultati deludenti e di crescente disaffezione degli studenti.

Le sperimentazioni di scuola bilingue a Bolzano vengono bollate come incompatibili con lo Statuto di autonomia, precisamente con l’articolo 19, articolo invecchiato, scritto ai tempi in cui di Europa neanche si parlava.

L’Università di Bolzano offre corsi di laurea trilingue in tutti i campi, con la significativa eccezione della facoltà di Scienze della formazione, quella che forma i nostri insegnanti, rigorosamente divisa per lingua. In tale facoltà, oltre alla insufficiente attenzione per la didattica della seconda lingua, non c’è alcun corso di didattica delle materie in altra lingua.

L’ultimo contratto provinciale ha tolto agli insegnanti l’indennità di bilinguismo per la carriera inferiore, che consentiva di incentivare un percorso graduale verso il bilinguismo e nessun altro incentivo o rimborso spese per corsi di lingua viene concesso.

L’idea del bilinguismo come “tassa sul cittadino” e non come risorsa da incentivare è anche alla base del rifiuto della Provincia di equiparare l’esame di maturità, che comprende la seconda lingua come materia di esame, al patentino di bilinguismo. La cosa potrebbe essere anche comprensibile, considerando lo stato disastroso dei risultati in termini di conoscenza della seconda lingua al termine delle scuole superiori, ma qualche istituto scolastico ha già in mente di attivarsi, offrendo in autonomia agli studenti la possibilità aggiuntiva di conseguire una certificazione linguistica internazionale nell’altra lingua, proprio quel tipo di certificazione che in questi giorni la Commissione dei Sei intende equiparare al patentino.

Dunque è del tutto evidente l’importanza di una equiparazione corretta, perché una norma di attuazione con standard impossibili non consentirebbe alle scuole di fare nulla per i nostri ragazzi. Forse accontenterebbe Bruxelles sul piano formale, ma a Bolzano lascerebbe le cose esattamente some sono.

Del problema dell’equivalenza delle certificazioni internazionali si è occupata un paio di anni fa l’Accademia Europea di Bolzano, con uno studio che sembra rimasto chiuso nei cassetti del committente, la stessa Provincia Autonoma di Bolzano.
Probabilmente questo dipende dal fatto che secondo gli esperti dell’Accademia il patentino più alto previsto a Bolzano (patentino A) (scritto e orale) non corrisponde affatto al più alto certificato di livello europeo (denominato C2) ma equivale a stento a un certificato di due livelli inferiore (certificato B2). Vuol dire, al di là dei tecnicismi, che ha Bolzano la Provincia non si è mai post al’obiettivo di un bilinguismo perfetto, nonostante la estrema selettività dell’esame di patentino.
In altri termini, il tasso di non superamento dell’esame di bilinguismo a Bolzano e’ molto alto, ma, nonostante la fatica di questo esame il suo livello resta basso.

Naturalmente se la Commissione dei Sei vorrà lavorare consapevolmente, non potrà prescindere dagli studi specialistici.
Il patentino accerta simultaneamente un certo livello di conoscenza di due lingue passando dall’una all’altra nel corso dell’esame stesso e un tale tipo di test cross-linguistico non è previsto da alcuna certificazione internazionale. Non esistono quindi tabelle di equivalenza oggettive a cui riferirsi: è necessaria una comparazione puntuale delle caratteristiche dei vari tipi di esame, esattamente il lavoro che l’Accademia Europea ha già svolto.

Se i politici decideranno di continuare ad intendere il bilinguismo come “tassa sul cittadino”, evidentemente cercheranno di farla pagare alta, ma se intenderanno il bilinguismo come “risorsa”, allora dovranno dare il giusto peso agli studi scientifici. In questo senso anche una norma di attuazione (apparentemente) tecnica come quella in discussione in questa settimane può segnare una svolta nella direzione di un bilinguismo realizzabile.

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