Archivio della Categoria 'Convegni e tavole rotonde'

Deschooling Society

di enrico - 30 Gennaio 2010
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Researches - Vaasan yliopisto
Christer Laurén nel gruppo dei ricercatori del Centre for Immersion and Multilingualism dell’università di Vaasa.

The situation reminds me of Ivan Illich (1926-2002) and his book Deschooling Society (1970).
Illich maintained that schooling was a model of the centralized consumer society. Schools teach the students to confuse process and substance. Once these become blurred, a new logic is assumed: the more treatment there is, the better are the results, or, escalation leads to success. The pupil is thereby ”schooled” to confuse teaching with learning, grade advancement with education, a diploma with competence, and fluency with the ability to say something new. In brief, institutions tend to end up working in ways that reverse their original purpose.

This description seems to apply fairly well to many European classrooms. We may only think of many European students who learn about language without acquiring language. Or think of boys who may behave as if languages were for girls only. The relation between grammar classes and language usage is not clear. This realism, if we may call it that, of many boys means that they have learned how little they master a foreign language for practical usage. It is indeed difficult to actualize rules of grammar when participating in a discussion.”

(Christer Laurén)

tratto da:
Keynote Paper
: Professor (emer.) Christer Laurén University of Vaasa, Finland: Assessing the impact of immersion programmes,
presentato in:
The Sixth Annual Conference of EALTA, Turku, Finland 4th - 7th of June, 2009

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Il bilinguismo sulla stampa

di Chiara Vettori - 27 Novembre 2009
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Leggi l’articolo completo del quotidiano Alto Adige

Ho tra la mia documentazione l’articolo pubblicato mercoledì 25 dal quotidiano Alto Adige sui risultati del progetto Kolipsi a cui ho lavorato in questi ultimi tre anni insieme alle colleghe dell’Eurac e dell’università di Trento. “Risultati drammatici” e “studio shock” sono le espressioni con cui viene etichettato il nostro studio che viene impropriamente ridotto a una simulazione dell’esame di bilinguismo. In realtà, come abbiamo avuto modo di spiegare a chi ci ha voluto ascoltare, Kolipsi è stato ben altro. Nella ricerca, infatti, non ci siamo limitati solamente a sottoporre agli studenti italiani e tedeschi iscritti in quarta superiore una delle due prove scritte dell’esame di bilinguismo di livello A/B ma abbiamo raccolto un tema in classe e somministrato un test creato ad hoc e che ci ha permesso di descrivere, attraverso il livelli del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, in quale misura gli studenti sono in grado di partecipare attivamente alla quotidianità locale nella loro rispettiva seconda lingua. Accanto all’indagine linguistica poi, per la prima volta nella nostra provincia, abbiamo indagato tutti quegli aspetti di tipo psicosociale che influenzano l’apprendimento e l’uso stesso della seconda lingua in Alto Adige, interrogando studenti, genitori e insegnanti attraverso dei questionari. Di tutto questo e dei numerosi spunti che abbiamo suggerito per un nuovo approccio alla seconda lingua non vedo che una pallida traccia. Nelle nostre intenzioni, Kolipsi non è stato concepito solamente come un progetto scientifico ma anche e soprattutto come un’occasione per verificare e mettere nero su bianco intuizioni che molti di noi hanno già avuto e per muovere, da lì, proposte concrete per valorizzare ciò che di buono già esiste e per migliorare ciò che va migliorato. Intendiamoci, non c’è buonismo né indulgenza nelle mie parole: è vero che molti ragazzi di lingua italiana mostrano, dopo dodici anni di insegnamento del tedesco, molte difficoltà nell’esprimersi nella seconda lingua ed è altrettanto vero che occorre colmare questa lacuna e il divario che esiste fra licei e istituti tecnici, anche nella scuola tedesca. Tuttavia, il nostro studio ha chiaramente evidenziato come l’insistenza circa l’”obiettivo patentino” – che rientra in quella che si definisce motivazione strumentale ovvero “studio la seconda lingua per superare l’esame di bilinguismo/per avere più occasioni di lavoro in provincia di Bolzano” - non produca quel miglioramento delle competenze linguistiche che tutti auspicano. Al contrario, abbiamo chiarito che è la motivazione integrativa (“studio la seconda lingua per avere più amici dell’altro gruppo”) a smuovere coscienze e lingua dei ragazzi che, attraverso il contatto con l’altro di lingua tedesca, si sentono più motivati ad apprendere la seconda lingua. Mentalità dura a morire quella di cui i media, anche in questa occasione, si fanno portavoce nonostante il messaggio finale della nostra presentazione fosse rivolto proprio a loro. Se è vero, infatti, che proporre esempi di contatto positivo fra gruppi diversi attraverso televisione, radio e carta stampata può incidere positivamente sugli atteggiamenti di chi ne fruisce, è altrettanto vero che essi possono contribuire a trasmettere messaggi che mettano in moto meccanismi diversi e più positivi. Può anche darsi che i nostri risultati fossero “già noti” come qualcuno, telegiornali inclusi, ha fatto notare: evidentemente se ci troviamo ancora una volta a parlare negli stessi termini di sempre delle stesse tematiche dopo anni, se non decenni di polemiche, significa che nessuna iniziativa è stata sufficientemente incisiva da cambiare le cose. Voglio credere che questa sia la volta buona.

Chiara Vettori

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Kolipsi

di enrico - 26 Novembre 2009
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Kolipsi

Queste due grandi tabelle grafiche, che sembrano assomigliarsi  (ma in realtà sono abissalmente distanti l’una dall’altra) sono state illustrate all’EURAC  in occasione della presentazione dei risultati della ricerca KOLIPSI, Gli studenti altoatesini e la seconda lingua: indagine linguistica e psicosociale“.
Si tratta di una indagine di tutto rilievo che, come sottolineato dal presidente EURAC  Werner Stuflesser, ” fornisce alla Provincia informazioni utili per una politica delle lingue innovativa e orientata al futuro ”. Condotta su un campione di 1200 studenti del quarto anno di scuola superiore equamente distribuiti tra scuole italiane e tedesche, la ricerca, nella sua parte condotta con una analisi di tipo linguistico, ha classificato le competenze nella seconda lingua secondo i criteri del quadro comune di riferimento europeo per le lingue (ecco qui la descrizione della scala delle competenze comuni).

I grafici si riferiscono appunto ai risultati delle prove scritte somministrate ai 1200 studenti e ci danno una informazione neutrale rispetto alle forme di accertmento linguistico che risentono del contesto locale (quali i certificati di patentino di bilinguismo).

La grande differenza, evidenziata dai grafici, fra gli studenti delle scuole italiane e gli studenti delle scuole tedesche nella conoscenza della rispettiva seconda lingua tedesca e italiana sta nel fatto che il livello di bilinguismo degli studenti tedeschi è B1/B2, mentre per gli studenti italiani il livello è nettamente piu’ arretrato a A2/B1.

La seconda parte, quella di tipo sociolinguistico della ricerca, ci fornisce poi un altro dato importante che documenta l’uso prevalente delle lingue nei gruppi e nell’ intragruppo:

  • nei gruppi misti italiani e tedeschi si usa prevalentemente la lingua italiana;
  • nei grupi omogenei italiani si usa prevalentamente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei tedeschi si usa prevalentemente il dialetto sudtirolese.

Quello che sembra mancare quindi è un contesto d’uso del tedesco standard, rispetto al quale comunque gli studenti italiani hanno competenze linguistiche non adeguate. “I risultati sottolineano come per molti studenti, soprattutto di lingua italiana (28%), la partecipazione attiva alla quotidianità altoatesina nella seconda lingua sia resa difficoltosa da una competenza linguistica ancora di livello elementare“, ha chiarito la ricercatrice Andrea Abel.
In realtà il livello di competenza comune capace di attivare di una buona comunicazione nella vita di tutti i giorni tra ragazzi italiani e tedeschi è il B2, e questo livello è molto basso proprio fra gli studenti italiani.

Le politiche che puntano sull’apprendimento linguistico  fuori dalla scuola sono dunque avvisate: senza un certo livello comune di competenza i ragazzi probabilmente non riusciranno a parlarsi proprio fuori dalla scuola. Questo livello di competenza di base (B1/B2), che gli studenti tedeschi già possiedono, la scuola dovrebbe darlo anche agli studenti italiani che oggi sono attestati al piu’ basso livello A2/B1. Pensare che la scuola non possa fare piu’ di quello che già fa per gli studenti italiani sembra un po’ giocare al ribasso.

La ricerca Kolipsi nel suo complesso ha evidenziato con una certa chiarezza che una delle questioni  centrali è il contesto d’uso delle lingue. Possiamo ipotizzare che  per gli studenti italiani la scuola potrebbe essere un grande contesto d’uso del tedesco, se si pianificasse una didattica ad immersione linguistica in cui una grande parte delle materie fosse trattate direttamente nella seconda lingua (che è difficile usare fuori) e se questo fosse fatto fin dai primi anni di scuola. Una scuola del genere potrebbe portare studenti italiani e tedeschi a pari livello.

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Obiettivo Bilinguismo

di enrico - 18 Luglio 2009
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L’immersione linguistica in Catalogna, in un documento filmato del 1996.

Catalogna

Obiettivo bilinguismo

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Leonard Orban a Bolzano

di enrico - 15 Giugno 2009
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In una lezione magistrale, tenuta oggi all’università di Bolzano, Leonard Orban, commissario europeo per il multilinguismo, non ha esitato a collocare il multilinguismo direttamente al centro del progetto europeo: “le lingue riflettono le nostre diverse culture e identità e, al tempo stesso, consentono di comprenderci a vicenda” – ha affermato Orban – sottolineando che i cittadini europei che parlano più lingue possono integrarsi più facilmente nei diversi paesi, se vi soggiornano per motivi di studio o per lavoro. Una prospettiva quella di Orban che lega strettamente il multilinguismo al pieno ed effettivo godimento dei diritti della cittadinanza europea. Detto da un’aula della libera Università, tutto questo non può che stimolare Bolzano ad intraprendere azioni positive nel campo dell’educazione linguistica. La prospettiva anche in Alto Adige è proprio quella delineata da Orban e cioè che il plurilinguismo consente di rendere effettivio e completo il godimento dei diritti di cittadinanza di ogni sudtirolese oltre che in Europa anche nella nella propria  provincia di origine.

Un punto di partenza basilare per una azione efficace sull’apprendimento delle lingue consiste nel definire un modello di scuola che sia realmente capace, a differenza di quanto succede oggi, di fornire a ogni studente una conoscenza adeguata di tutte le lingue parlate sul territorio. Da questo punto di vista è del tutto opportuno e positivo l’invito di questi giorni di Florian Mussner, Assessore alla scuola ladina, a studiare il modello scolastico plurilingue ladino, in modo che tutte le scuole della provincia ne possano trarre elementi di miglioramento sul piano della didattica delle lingue.  Florian Mussner parla la stessa lingua di Orban e punta molto a un approccio che privilegi in primo luogo l’incontro e la conoscenze delle diverse culture.

Mussner tuttavia non mette in secondo piano il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola, spezza una lancia a favore della scuola ladina e lancia un invito che dovrebbe essere raccolto da tutti con una certa urgenza. Come conciliare dunque il modello ladino di scuola plurilingue con il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola? Probabilmente la risposta sta all’interno delle diverse strutture scolastiche, italiane e tedesche, che dovrebbero attivare una serie di scambi e contatti che porti ogni alunno a frequentare i diversi ambienti linguistici e a conoscere in prima persona le scuole vicine. Anche una azione di conoscenza personale maggiore degli insegnanti delle scuole di lingua diversa potrebbe essere utile e positiva.  Essenziale è però in primo luogo pianificare lezioni da svolgere direttamente in seconda lingua o in lingua straniera, cosi’ come fa la libera Università nei suoi corsi di laurea a Bolzano, secondo il principio dell’uso veicolare delle lingue. Si tratta in definitiva di progettare insegnamenti in una lingua diversa da quella della scuola in modo che siano i contenuti delle materie a veicolare la lingua. Serve sempre meno studiare le lingue come materie a se stanti e sempre piu’ studiare le lingue attraverso le materie non linguistiche.

Questo punto di vista si sta diffondendo progressivamente in tutta Europa e trova riscontro positivo anche in Italia. Proprio nelle scorse settimane – e questa è una novità importante - uno schema di decreto del Ministro dell’istruzione Gelmini sulla formazione iniziale degli insegnanti ha incluso in uno specifico articolo la figura professionale dell’ insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.

Questo significa che a Roma si sta già pensando per tutta Italia alla formazione di insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola. Bolzano dovrebbe fare lo stesso, e potrebbe farlo in tempi rapidi proprio guardando all’ esperienza della scuola multilingue ladina. Quando lo schema di decreto del ministro Gelmini sarà approvato in via definitiva, Bolzano dovrebbe essere pronta a recepirlo senza indugio, almeno per la parte che prevede insegnamenti di discipline non linguistiche in lingua straniera, vale a dire, facendo propria la prospettiva europea di questo decreto.

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CLIL in un seminario all’Universita’ della Calabria

di enrico - 29 Febbraio 2008
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Clil in Europa
Vedi l’immagine grande

Sui portali scolastici in rete ho trovato oggi l’annuncio di un interessantissimo seminario, organizzato dall’AND (Associazione nazionale Docenti) sul CLIL (Content and Language Integrated Learning), vale a dire su un aspetto compiutamente definito di cio’ che a Bolzano viene solitamente chiamato insegnamento veicolare delle lingue.
Il seminario si svolgera’ presso l’Università della Calabria il 12 marzo 2008, per tutta la giornata.
Il programma dell’incontro prevede anche dei workshops che illustreranno esperienze prevalentemente realizzate nelle scuole della Calabria o presso la stessa Università della Calabria. Cito, ad esempio il workshop: “CLIL e competenze digitali” di Salvatore Napoli, supervisore di scienze della formazione e il workshop “CLIL: scientific concepts and comunicative competence” di Y.L. Teresa Ting della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università della Calabria.
Tra le esperienze scolastich, Volcanoes – via concept rather than facts”, illustrata da Teresa America Oliva della Scuola Media di San Lucido e Maria Rosaria Sorrentino della Scuola Media Statale di Montalto Scalo.L’iniziativa mi ha fatto riflettere sul fatto che cose del genere a Bolzano non vengono realizzate: non ricordo sia stato mai organizzato un incontro specificamente centrato sul CLIL. Non è nemmeno mai stato indagato il rapporto fra Università e scuola in tema di apprendimento veicolare delle lingue e questo nonostante in provincia di Bolzano il CLIL stia alla base di molte esperienze nella didattica della seconda lingua.
Dulcis in fundo, ho scoperto anche che il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria della Libera Università di Bolzano, non prevede a tutt’oggi nemmeno un corso o un laboratorio sulla didattica della seconda lingua (italiano o tedesco che sia).
In rete ho trovato il piano degli esami previsto nel quadriennio nella sezione in lingua italiana del corso di laurea in scienze della formazione: ci sono esami di didattica delle lingue straniere (qual è l’inglese per esempio, anche se meglio sarebbe chiamarlo “lingua comunitaria”), il programma di esame del relativo laboratorio, perfino un esame di didattica della lingua madre, ma neanche l’ombra almeno di un laboratorio sulla didattica di L2, cioè della seconda lingua di un territorio in cui due lingue sono di uso corrente e non una straniera all’altra.Gli insegnanti che si laureano in Scienze della formazione a Bolzano/Bressanone sono pienamente abilitati ad insegnare sia in prima che in seconda lingua, ma nella loro formazione iniziale la didattica della seconda lingua non viene considerata, non vale neanche un credito.

Tutta un’altra cosa all’Universita’ della Calabria, dove l’insegnamento di contenuti in lingua veicolare interessa direttamente le diverse facoltà scientifiche.

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Lingue a colori

di enrico - 23 Novembre 2007
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L’insegnamento in più lingue a scuola è uno dei temi forti di Futurum 2007, la fiera della formazione dell’Alto Adige, quest’anno al suo esordio. Decisamente interessante l’approccio “a colori” delle scuole dell’infanzia ladine di Gardena e Badia.
Tutte le attivita’ in queste scuole sono marcate attraverso contrassegni colorati che indicano la lingua in cui il lavoro viene svolto.

lingue a colori

Se l’attività viene svolta in italiano il colore prescelto e’ il giallo, se la stessa (o un’altra) attivita’ è svolta in tedesco il colore di riferimento e’ il rosso, se la lingua è il ladino, il colore e’ il verde.

Questi colori accompagnano i bambini lungo tutto l’arco della scuola dell’infanzia, consentendo di usare piu’ lingue e avendo sempre ben chiaro quale lingua si stia parlando in un preciso momento.
Anche i pupazzi nelle drammatizzazioni indossano un abito linguistico (rosso, giallo o verde).

Lingue a colori

Nelle scuole dell’infanzia ladine e’ generalmente una stessa insegnante ad usare di volta in volta le diverse lingue.
I colori associati agli oggetti e ai luoghi sono la marcatura semantica, il “tag” usato nelle attivià’ di tutti i giorni.
Probabilmente e’ proprio questo approccio a consentire alle scuole ladine di prescindere dal principio “una persona una lingua“, di solito considerato attentamente nell’insegnamento precoce delle lingue. Nelle scuole ladine la marcatura della lingua continua ad essere molto forte, ma si sposta dalla persona dell’insegnante alla costruzione degli oggetti.

(post pubblicato anche sul blog di Scuola3d)

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We have a Dream

di enrico - 18 Novembre 2007
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I have a dream - Modell einer mehrsprachigen Schule , questo il titolo dell’ incontro in cui i Verdi dell’Alto Adige hanno presentato ieri, 17 novembre 2007 a Bolzano, le linee del modello di scuola plurlingue elaborato da Verena Debiasi e Christine Tonsern.

Si tratta di un’offerta aggiuntiva, quindi non di un sistema di istruzione alternativo al sistema attuale del Sudtirolo, basato su scuole rigorosamente divise per lingua di insegnamento. La distinzione fra scuole in lingua italiana e scuole in lingua tedesca, non dovrebbe cadere, ha spiegato Verena Debiasi, ma all’interno delle varie scuole dovrebbero svilupparsi progetti e classi plurilingui, con forti interrelazioni fra le scuole di diversa lingua di insegnamento.

Nelle classi plurilingue lavorerebbero alla pari isegnanti di madrelinga italiana e tedesca, coordinando e organizzando l’insegnamento delle materie ognuna nella propria lingua. Su questo versante risulta poi fondamentale una formazione specifica delli insegnanti che si troverebbero ad operare in tale contesto plurilingue.

Ogni circoscrizione del territorio provinciale dovrebbe avere una scuola primaria e una scuola media organizzata in questo modo. Le norme esistenti non prevedono l’iscrizione degli alunni alla scuola corrispondente alla lingua parlata in famiglia e in questo modo le famiglie stesse potrebbero sceglere una scuola plurilingue in base all’offerta sul territorio.

Punto fondamentale del modello di Verena Debiasi e Christine Tonsern è la centralità dell’incontro e dell’apprendimento interculturale, che si associa saldamente a una proposta di insegnamento veicolare delle lingue.
Questo mi sembra l’elemento di vera novità della proposta dei Verdi dell’Alto Adige.

Tento di schematizzare il mio pensiero:

La maggior parte delle proposte degli ultimi quindici anni in direzione di una una di scuola plurilingue in Alto Adige può essere classificata secondo due macrocategorie:

1) incontro —> lingua (proposte interculturali: enfasi sui gemellaggi, sugli scambi linguistici, sull’extrascuola)

2) lingua —> incontro (scuola ad immersione linguistica: enfasi sull’uso veicolare della lingua)

La nuova proposta elaborata da Verena Debiasi e Christine Tonsern salda i due approcci nel modo seguente:

3) incontro <---> lingua (intercultulturaltà + insegnamento veicolare delle lingue).

Alla presentazione ha partecipato una cinquantina di persone, ognuna delle quali poi nella discussione ai tavolini del WordCafe, ha potuto dire la sua, contribuendo cosi’ al processo di elaborazione del modello.

La presentazione dei lavori del WordCafe

Una proposta che nasce all’insegna della condivisione e del confronto, anche questo un elemento caratterizzante in positivo.
Non per niente all’inizio dei lavori era partita dalla sala la proposta, subito accolta, di sostituire nel titolo della presentazione: I have a dream con We have a dream.

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Un modello di scuola plurilingue

di enrico - 14 Novembre 2007
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Verena Debiasi e Christine Tonsern

Verena Debiasi e Christine Tonsern hanno elaborato un modello di scuola plurilingue che definiscono “realizzabile” dentro l’Autonomia provinciale di Bolzano.
Ne da’ notizia in un suo comunicato il portavoce provinciale dei Verdi dell’Alto Adige.

La presentazione del modello e la successiva discussione in vista delle definizione di un modello definitivo, avra luogo sabato 17 novembre 2007 a Bolzano, presso la casa Altmann, sala B, in piazza Gries, 18.

Ecco il comunicato, con le prime indicazioni sulla proposta di Verena Debiasi e Christine Tonsern:

“I tempi sembrano maturi. Negli ultimi mesi la scuola è stata al centro del dibattito pubblico. Mai come in questo periodo l’apprendimento lingui­stico è stato discusso così apertamente ed in maniera tanto controversa. La ormai troppo stretta corazza protettiva dell’articolo19 inizia a creparsi sotto la spinta dei nuovi bisogni che si sviluppano nella nostra società.

Verena Debiasi e Christine Tonsern, due competenti insegnanti di lingua e di seconda lingua, con il loro modello di scuola plurilingue vogliono dare una risposta alla domanda emergente delle nuove generazioni alto­atesine.
La loro è una proposta di scuola aggiuntiva, che vuole unire ciò che va unito. Il loro modello prevede una parte di lezioni in tedesco ed un’altra in italiano. Nessuno mette in discussione il diritto all’insegnamento nella madrelingua, ma bisogna saper guardare oltre. Per far ciò non serve ri­scoprire l’acqua calda, in Europa e nel mondo esistono già modelli col­laudati. E anche l’Alto Adige ha già diverse esperienze da mettere in mo­stra, anche se sono state sviluppate e attuate quasi sempre al di là della politica ufficiale.
Le autrici presenteranno il loro modello di scuola plurilingue. Seguirà poi un World Cafè, durante il quale le persone partecipanti discuteranno con chi vorranno degli aspetti che sembreranno loro importanti. Gli e le invitate, genitori, alunne ed alunni, insegnanti, esperte ed interessati potranno così far confluire le loro idee nel modello definitivo.”

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Classi italo-austriache in prima elementare

di enrico - 5 Aprile 2006
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Stefania Cavagnoli, docente al dipartimento ricerca linguistica, letteraria e filologica dell’Università di Macerata, ha illustrato sabato 1 aprile 2006 al convegno Ricerche e pratiche plurilaterali e interculturali nella didattica delle lingue straniere, organizzato a Merano dall’Accademia di Studi italo-tedeschi una particolare sperimentazione linguistica in una prima elementare. Si tratta di una scuola sperimentale bilingue italo-austriaca, attivata da pochi mesi, ma con prospettive di estensione a tutto il ciclo delle elementari e anche alla scuola media. La sperimentazione è stata fortemente voluta da un comitato di genitori, spiega Stefania Cavagnoli, e ha come cornice un accordo internazionale italo –austriaco. Si svolge parallellamente a Trento e a Innsbruck. Le discipine vengono insegnate in parte in italiano e in parte in tedesco; le metodologie e le forme organizzative sono le stesse sia in Trentino che nel Tirolo del nord. La sperimentazione propone un modello di immersione parziale, guidato da un team di docenti di madrelingua diversa. Il modello didattico e linguistico è concordato fra i docenti italiani e austriaci.
Il progetto è seguito dal punto di vista scientifico per l’impostazione e la scelta del modello linguistico; la consulenza si estende al monitoraggio e alla valutazione della sperimentazione.
Il monitoraggio avviene sotto forma di osservazioni nella classe, discussioni con le insegnanti, analisi dei diari di bordo delle insegnanti. Questi dati, ha chiarito Stefania Cavagnoli, verranno presto incrociati con i risultati dell’analisi di appositi questionari somministrati ai genitori.

La sede dell'Accademia di Studi Italo-tedeschi di Merano
La sede dell’Accademia di Studi italo-tedeschi di Merano

Documento:

  • il protocollo di Intesa fra la Provincia autonoma di Trento e il Land Tirolo per la creazione sperimentale di sezioni di scuola bilingui con programmi integrati a Innsbruck e a Trento.

AGGIORNAMENTO:

si è costitutita una associazione dei genitori delle sezioni plurilingue, intanto estese ad altre scuole del Trentino. Vedi la rassegna stampa. L’associazione ha assunto il nome di AGEBI - Associazione Genitori per un’educazione plurilingue.

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