Archivio di June 2008

Progetti innovativi di insegnamento delle lingue

di enrico - 14 June 2008
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Il Consiglio provinciale di Bolzano ha approvato ieri, in sede di esame del disegno di legge provinciale n 147, Obiettivi formativi generali ed ordinamento della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione un articolo (l’articolo 14) centrale dal punto di vista dell’innovazione didattica nel campo dell’insegnamento delle lingue:

Il quinto comma dell’articolo approvato, infatti , recita:

5. Data la particolare situazione linguistica in provincia di Bolzano, il primo ciclo di istruzione assicura lo studio della madrelingua tedesca o italiana, della seconda lingua nonché l’apprendimento di nozioni fondamentali della lingua inglese. Al fine di migliorare le conoscenze plurilingui delle alunne e degli alunni, le scuole possono avviare progetti innovativi di insegnamento delle lingue nel rispetto dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia e con le indicazioni della Giunta provinciale. Nelle scuole delle località ladine vengono rafforzate e approfondite, nel quadro delle disposizioni dell’ordinamento paritetico, le competenze nelle lingue ladino, tedesco, italiano e le nozioni fondamentali nella lingua inglese.

Un report sulla discussione in aula di questo articolo si trova nelle news del Consiglio provinciale.

La discussione del disegno di legge in realtà è cominciata già mercoledi’ 11 giugno, con l’esame preliminare di alcuni ordini del giorno. Significativo, per il dibattito che ha innescato, l’ODG proposto dal gruppo Verde in Consiglio provinciale (VEDI) che intendeva impegnare la Giunta provinciale :

1. a riconoscere ampia autonomia di sperimentazione linguistica a tutte le scuole della provincia, consentendo e sostenendo i metodi di apprendimento linguistico liberamente scelti da istituti e genitori, compreso l’uso veicolare delle lingue e l’apprendimento precoce in forma ludica della seconda lingua;
2. a rendersi disponibile all’istituzione di sezioni plurilingue sul modello ladino anche al di fuori delle valli ladine ove ne sia fatta libera richiesta da parte dei genitori;
3. a creare tutti i presupposti operativi, in stretta collaborazione con le tre intendenze scolastiche e con l’università, affinché le sperimentazioni di cui ai punti 1 e 2 siano coronate da successo e vengano accompagnate da un costante sostegno operativo e scientifico.

Respinto a maggioranza, l’ordine del giorno ha visto i Verdi da soli solo sul punto 2, quello che prevedeva la possibilità di istituzione di sezioni plurilingue orientate al modello ladino in tutte le scuole della provincia. Un resoconto del dibattito e delle diverse posizione sull’odg puo’ essere visto qua.

Letto assieme al comma 5 dell’articolo 14 del DLP 147 (sopra riportato e approvato a maggioranza), quanto avvenuto probabilmente significa che le innovazioni, per le quali è previsto l’intervento della Giunta provinciale, non assomiglieranno a un sorta di estensione del modello ladino, con sezioni plurilingue per ragazzi indistintamente anche di diversa madrelingua. L’idea condivisa da tutti (con la solitaria eccezione dei Verdi) è che l’innovazione sarà un forte potenziamento dell’insegnamento delle lingue, comunque svolto all’interno delle diverse scuole monolingui.

Diverrà centrale dunque a Bolzano lo sviluppo di una fitta rete di relazioni tra le diverse scuole. La progettazione di un modello di scuola plurilingue per l’Alto Adige dovrà probabilmente evitare il ricorso a termini, come “interetnico” o “interetnicità”, ridefinendone piuttosto il significato attraverso una progettazione capace di prefigurare forti interconnessioni fra le scuole esistenti.

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Integrazione, bilinguismo, economia

di enrico - 10 June 2008
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Riporto brevemente alcune dichiarazioni del presidente uscente, Walter Amort, all’assemblea annuale del Wirtschaftsring, tenutasi a Bolzano il 9 giugno 2008:

«L’importanza dell’integrazione degli stranieri in questi anni è stata sottovalutata. Si poteva fare di più, anche perché la nostra economia ha bisogno degli stranieri, senza di loro non resta in piedi. La nostra società è destinata a diventare sempre più multiculturale e dobbiamo accettarlo. Non possiamo pensare di chiuderci a quello che viene da fuori, mantenere la propria lingua e le proprie tradizioni non significa dire no a tutto quello che viene dall’esterno».

E poi:

«Viviamo in una terra bilingue, ma ci sono troppo pochi altoatesini che parlano bene l’italiano e il tedesco. Su questo bisogna assolutamente migliorare, serve l’impegno di scuola e famiglie».

Le dichiarazioni sono riprese dal quotidiano Alto Adige .

Aggiornamento alle ore 19.00 del 10 giugno 2008

In Consiglio provinciale a Bolzano è stata discussa oggi una mozione di Pius Leitner, la 514/07-XIII, le cui conclusioni sono esattamente l’opposto di quelle di Walter Amort. Riprendo qui dalle News del Consiglio provinciale i punti salienti delle argomentazioni di Pius Leitner:

“Il principio della madrelingua va tutelato, opponendosi a progetti di immersione: ne è convinto il consigliere Pius Leitner (Die Freiheitlichen) che ha presentato sul tema una mozione segnalando come per aumentare le ore di italiano nelle scuole tedesche si debba diminuire le ore di tedesco o aumentare il monte ore complessivo, soluzioni entrambe impraticabili senza danneggiare i bambini. Inoltre, secondo Leitner si ignora il problema della sempre maggior presenza di bambini stranieri, il che rende fondamentale un corretto insegnamento del tedesco. L’immersione comporterebbe poi una perdita di identità. Per questo, egli ha chiesto di impegnare la Giunta provinciale a prendere le distanze da qualsiasi forma di immersione nelle scuole dell’Alto Adige, tutelare il principio della madrelingua ed adottare misure contro l’impoverimento della lingua tedesca. “Per una minoranza”, ha detto Leitner, “è fondamentale mantenere la propria identità. Non dobbiamo dimenticare che i meccanismi di tutela sono necessari proprio perché non siamo italiani, bensì tedeschi e ladini: i nostri giovani devono poter studiare bene il tedesco. Le lingue straniere sono importanti, tuttavia il principio della madrelingua non deve cadere”. Secondo il consigliere, la reclamata scuola unitaria interetnica rientrerebbe nel progetto di chi vuole l’assimilazione, ed è quindi da contrastare.” (Consiglio - 10.06.2008 12:02 (MC))

Secondo aggiornamento alle ore 20.30 dell’ 11 giugno 2008

Devo necessariamente aggiungere questa ulteriore esternazione di Pius Leitner, in Consiglio provinciale oggi, che potremmo titolare: “Il principio del bilinguismo è superato” o, in alternativa: “Sezioni pluriingue? No grazie, troppo costose”. La fonte è sempre in una news del Consiglio:

“ha preso parola anche Pius Leitner (Die Freiheitlichen), dubitando che siano sempre di più le famiglie che considerano importante il bilinguismo: “Il principio del bilinguismo è superato. Agli altoatesini di lingua tedesca, la conoscenza dell’inglese sarà più utile di quella dell’italiano: non significa che non dobbiamo imparare l’italiano, ma è evidente che nelle valli sono pochi i sudtirolesi che usano l’italiano. Io sono contrario alle sperimentazioni ed all’immersione, che ritengo un cavallo di Troia, ma non all’apprendimento delle lingue: soltanto, non bisogna dimenticare le esigenze di tutela della minoranza”. Leitner ha inoltre invitato a riflettere sui costi che comporterebbe l’istituzione di sezioni plurilingui, e per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, ha sollecitato a non farne scuole di lingue. (MC)

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Lingua, cultura e identita’

di enrico - 10 June 2008
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Di una mozione presentata da Pius Leitner e discussa oggi in Consiglio provinciale a Bolzano (mozione Nr. 514/07 dal titolo: “No all’immersione – il principio della madrelingua va tutelato”), ricopio i seguenti passaggi, che in qualche modo mostrano quelli che, secondo Leitner e i Freiheitlichen, sono i rapporti fra tre termini: lingua cultura e identità.

Si legge nella mozione (respinta dal Consiglio, avendo registrato solo 4 voti a favore):

“L’identità si acquisisce attraverso la lingua, che è il tratto culturale essenziale ai fini della formazione del legame di
appartenenza a un’area culturale! Tale legame è sia il mezzo sia l’oggetto della costruzione dell’identità.
Una persona si identifica con qualcosa, in altre parole ha delle caratteristiche che ne sanciscono l’appartenenza a un determinato gruppo etnico e a una determinata cultura.
La lingua da un punto di vista culturale genera l’identità.
La formazione dell’identità è considerata una delle più importanti funzioni nel processo di sviluppo della persona, funzione collegata alla madrelingua.
L’identità è la matrice della vita di una persona.”

La mia prima impressione di fronte a tali argomenti è di una sorta di serio cortocircuito intellettuale da parte di Leitner.

In ogni caso ho controbilanciato rileggendo il Prologo all’Intervista sull’identità di Zygmunt Bauman, che ripropongo di seguito.

Scrive Bauman:

“Secondo l’antica usanza dell’Università Carlo di Praga, durante la cerimonia di conferimento delle lauree honoris causa viene suonato l’inno nazionale del paese di appartenenza del «neolaureato». Quando toccò a me ricevere quest’onore, mi chiesero di scegliere tra l’inno britannico e l’inno polacco… Beh, non trovai facile dare una risposta. La Gran Bretagna era il paese che avevo scelto e che mi aveva scelto offrendomi una cattedra quando la permanenza in Polonia, il mio paese di nascita, era diventata impossibile perché mi era stato tolto il diritto di insegnare. Laggiù, però, in Gran Bretagna, io ero un immigrato, un nuovo venuto, fino a non molto tempo fa un profugo da un paese straniero, un alieno. Poi sono diventato un cittadino britannico naturalizzato, ma quando sei un nuovo venuto puoi mai smettere di esserlo? Non avevo intenzione di passare per un inglese e né i miei studenti né i miei colleghi hanno mai avuto il minimo dubbio che fossi uno straniero, un polacco per essere esatti. Questo tacito gentlemen’s agreement ha impedito ai nostri rapporti di guastarsi: al contrario, li ha resi onesti, tranquilli e nel complesso sereni ed amichevoli.
Avrei dovuto quindi far suonare l’inno polacco? Ma anche questa scelta non aveva molto fondamento: trent’anni e passa prima della cerimonia di Praga ero stato privato della cittadinanza polacca… La mia esclusione era stata ufficiale, avviata e confermata da quel potere che aveva la facoltà di distinguere il «dentro» dal «fuori», chi apparteneva da chi no: pertanto il diritto all’inno nazionale polacco non mi competeva più…
Janina, la compagna della mia vita , ha trovato la soluzione: perché non far suonare l’inno europeo? Effettivamente , perché no? Europeo lo ero, senza dubbio, non avevo mai smesso di esserlo: ero nato in Europa, vivevo in Europa, lavoravo in Europa, pensavo europeo, mi sentivo europeo; e soprattutto, a tutt’oggi non esiste un ufficio passaporti europeo con l’autorità di emettere o rifiutare un «passaporto europeo» e perciò di conferire o negare il nostro diritto a chiamarci europei.
La nostra decisione di chiedere che venisse suonato l’inno europeo era al tempo stesso «inclusiva» ed «esclusiva»… Alludeva a un’entità che includeva i due punti di riferimento alternativi della mia identità, ma contemporaneamente annullava, come meno rilevanti o irrilevanti, le differenze tra di essi e perciò anche una possibile «scissione di identità». Rimuoveva la questione di un’identità definitiva in termini di nazionalità, quel tipo di identità che mi era stata resa inaccessibile. Anche gli struggenti versi dell’inno europeo contribuivano allo scopo: alle Menschen werden Brüder, tutti gli uomini saranno fratelli … L’immagine di «fratellanza» è la sintesi della quadratura del cerchio: differenti eppure uguali, separati ma inseparabili, indipendenti ma uniti.”

Le dichiarazioni in aula di Pius Leitner, invece, le ho riportate in questo post sul blog Mehrsprachigkeit.

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Scienze della formazione

di enrico - 7 June 2008
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Franz Comploi, professore ordinario della Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano, sara’ il nuovo preside di facolta’ a Bressanone a partire dal mese di ottobre 2008. Ladino della Val Badia, vene indicato come persona particolarmente vocata a stimolare il dialogo interno fra la sezione italiana e la sezione tedesca.

Unica fra le facolta’ dell’Ateneo di Bolzano a proporre insegnamenti rigorosamente separati per lingua nel corso di laurea in scienze della formazione, fino ad oggi del tutto disattenta alla didattica della seconda lingua (si veda qua ) molto potrebbe cambiare, a giudicare da una prima intervista dello stesso Comploi al quotidiano Alto Adige in edicola oggi.

“Presterò attenzione alla cura dei rapporti nella facoltà, in particolare tra la sezione italiana e quella tedesca. Il nostro profilo multilingue è prezioso e va curato” ha dichiarato Comploi al quotidiano; in agenda, prosegue, comparirà sicuramente “lo sviluppo della ricerca, con i programmi per i master”. Ricerca anche linguistica.

L’ordinamento della scuola rispecchia il modello di società sotteso. Allo stesso modo l’organizzazione di una facoltà per la formazione degli insegnanti rispecchia un’idea di “scuola” sottesa. Scienze della formazione è stata organizzata cosi’ come la vediamo oggi perchè doveva sottolineare e rispecchiare l’idea di scuole rigorosamente ditinte per lingua di insegnamento, senza mescolanze.
Tuttavia l’idea di mantenere ad ogni costo la scuola monolingue come scuola separata sembra ormai stare nella testa solo di un gruppo ristretto di politici e intellettuali. Almeno stando a quanto è venuto fuori da un sondaggio pubblicato dal settimanale FF (di cui ho parlato sul blog Mehrsprachigkeit in questo post qua ) dove la maggioranza dei cittadini intervistati ritiene ormai giunto il momento di superare il tabu della scuola bilingue.

Sono convinto che la via verso la scuola plurilingue passera’ necessariamente attraverso una stretta collaborazione fra le scuole monolingue esistenti. Fondamentale è quindi che questa sia anche la direzione dell’Universita’, direzione che il nuovo Preside sembra aver individuato pienamente, mettendo subito in agenda la valorizzazione dei rapporti fra le sezioni italiane e tedesche della facolta’ di scienze della formazione.

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