Archivio della Categoria 'La ricerca'

Obiettivo Bilinguismo 2020

di enrico - 9 March 2013
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Nel 2009, l’assemblea del Dreier-Landtag (le assemblee legislative di Alto Adige, Trentino e Tirolo del Nord) decise di dare vita a un gruppo europeo di collaborazione transfrontaliera (GECT) per condividere e coordinare progetti di sviluppo comuni. Nella primavera del 2011 la medesima assemblea da’ atto che nella programmazione comune rientrano a pieno titolo anche le lingue. Cosi’ nasce il progetto Euregio Obiettivo Bilinguismo 2020“, spiega oggi a Trento Mattia Civico, consigliere provinciale, all’apertura dei lavori  dell’affollato Convegno “2020 Obiettivo bilinguismo: L’Euregio tra realtà e utopia”, organizzato da Agebi (Associazione GEnitori per un’educazione BIlingue).

Promuovere modelli di insegnamento della lingua straniera mediante l’utilizzo della lingua nella trasmisssione di saperi terzi (CLIL), incentivare scambi fra studenti, promuovere la mobilita’ interna per i lavoratori che intendono approfondire la conoscenza della lingua straniera, questi i settori in cui il Dreier-Landtag individua gli interventi dei singoli governi regionali. “Se l’obiettivo sarà raggiunto - conclude Matteo Civico - la scuola sara’ stata determinate, ma non da sola.  Avra’ contato l’impegno in prima persona di tutti i soggetti, dal mondo del lavoro fino al mondo della comunicazione”.
Ma già prima del GECT  fra i governi regionali di Trentino e Tirolo era stata stipulata una convenzione per l’avvio di sezioni  italo-tedesche a Cognola e a Innsbruck, con scambio di insegnanti e incontri fra alunni. Ne ha riferito Rosaria Dell’Eva per Cognola e Saverio Carpentieri per Innsbruck, individuando entrambi sia le criticità che i punti a favore, costituiti dagli ottimi risultati sia nelle lingue che nelle discipline. E cosi’ deve essere nel CLIL: l’attenzione non è solo per la lingua ma anche per i contenuti veicolati attraverso la lingua. Il Testo della prima convenzione risale al 2005.
Bolzano, intanto, in assenza di una tale protocollo sovranazionale, aveva individuato proprio nello stesso periodo un progetto di scuola plurilingue presso le scuole Manzoni e Longon. L’approccio CLIL in Alto Adige di conseguenza è cresciuto in modo esponenziale in tutte le scuole. Ne ha parlato la Sovrintendente Scolastica di Bolzano Nicoletta Minnei: quest’anno oltre la metà delle prime classi elementari ha adottato un approccio CLIL, prevalentemente compreso entro le dieci ore complessive di attività in tedesco-seconda lingua. Un quarto di queste attività, comunque, supera le dieci ore settimanali di attività in tedesco.

Con questo numeri si comprende l’impatto che il CLIL puo’ avere anche in Trentino, se solo l’amministrazione adotterà strumenti idonei all’assegnazione ai progetti di personale qualificato. Un impegno che non sfugge all’assessore Marta Dalmaso, impegnata nell’ elaborazione di un regolamento mirato allo scopo. In un clima tanto euroregionale per il Trentino nasce subito la proposta di non chiamare piu’ il tedesco, lingua straniera.
Anche se, avverte Paolo Magagnotti, Presidente dell’Associazione Italo-tedesca per l’Europa, tutto quello che il GECT propone di fare si puo’ fare anche senza GECT. Secondo Magagnotti, serve lavorare in termini concreti, senza esitare nell’attesa di grandi cornici in cui inquadrare il proprio progetto.

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La scuola plurilingue in Consiglio provinciale a Bolzano

di enrico - 22 June 2011
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La Commisssione speciale del Consiglio provinciale per l’apprendimento della seconda lingua avvia a partire da venerdì 24 giugno 2011 le audizioni di esperti delle scuole e dell’amministrazione provinciale, degli istituti di ricerca, di scuole e di istituzioni all’estero sul tema dell’apprendimento della seconda lingua.

I lavori, aperti al pubblico, avranno inizio alle ore 9.00 del 24 giugno 2010 per terminare alle ore 18.00, con una sospensione dalle 13.00 alle 14.30. La seduta riprenderà sabato 25 giugno dalle 9.00 alle 13.00.

L’istituzione di una commissione consiliare su tema del plurilinguismo, proposta da Alessandro Urzì, di Futuro e Libertà,  consentirà di aprire un dibattito in sede istituzionale sul plurilinguismo in Alto Adige.

In Consiglio provinciale saranno sentiti prima esperti locali, che riferiranno sulle iniziative in atto, dall’introduzione del CLIL nelle scuole italiane, ai progetti specifici, scolastici ed extrascolastici.  Poi i consiglieri della Commisssione acquisiranno informazioni sulle esperienze internazionali di scuole plurilingui e ad immersione linguistica e sui risultati della ricerca.

Un confronto delle scelte di Bolzano con quelle di altri paesi è ad oggi ineludibile per l’Alto Adige, ancora stretto dal dilemma: lo statuto di autonomia permette o vieta l’insegnamento bilingue? Si tratta di una contrapposizione che spesso ha l’effetto di realizzare veti incrociati sulle proposte di bilinguismo scolastico e di bloccare le iniziative Questa posizione diventa sempre meno comprensibile di fronte alle pratiche di insegnamento plurilingue e veicolare di molti paesi d’Europa.  Serve guardare all’Europa, ponendo grande attenzione alla scuola.

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Crescere con le lingue, un convegno a Trento

di enrico - 20 October 2010
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Sabato 23 ottobre 2010 a Trento si tiene un interessantissimo convegno organizzato da AGEBI (Associazione Genitori per un’Educazione Bilingue:

“Crescere con le lingue per essere cittadini del mondo” - “Esperienze di insegnamento veicolare nelle scuole di primo e secondo grado”

Il tema sotteso è il CLIL.

Ecco il programma:
Martin Dodman (Università di Bolzano)
I vantaggi dell’insegnamento plurilingue e della metodologia CLIL;
Rosaria Dell’Eva (Liceo linguistico Rosmini – Trento)
Insegnamento di una disciplina in lingua straniera: quali gli ingredienti del successo?
Mario Turri (Dipartimento Istruzione Provincia Autonoma di Trento)
Situazione dell’insegnamento in modalità CLIL in Trentino - analisi quantitativa
Arduino Salatin (IPRASE)
L’esperienza di monitoraggio di classi bilingui: il caso dell’ I.C. Comenius di Cognola;
Carmel Mary Coonan (Università di Venezia)
La metodologia CLIL e la nuova certificazione per gli insegnanti veicolaristi.
Josef Hieden (Accademia di Klagenfurt)
Esperienze pedagogiche dell’Accademia di Klagenfurt - Austria;
Ernesto Liesch (Università di Udine)
Esperienze di insegnamento trilingue in Friuli Venezia Giulia;
Marta Dalmaso (Assessore all’Istruzione Provincia Autonoma di Trento)
Linee di sviluppo provinciali per l’insegnamento/apprendimento delle lingue
Ecco il pieghevole del convegno: Programma

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Deschooling Society

di enrico - 30 January 2010
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Researches - Vaasan yliopisto
Christer Laurén nel gruppo dei ricercatori del Centre for Immersion and Multilingualism dell’università di Vaasa.

The situation reminds me of Ivan Illich (1926-2002) and his book Deschooling Society (1970).
Illich maintained that schooling was a model of the centralized consumer society. Schools teach the students to confuse process and substance. Once these become blurred, a new logic is assumed: the more treatment there is, the better are the results, or, escalation leads to success. The pupil is thereby ”schooled” to confuse teaching with learning, grade advancement with education, a diploma with competence, and fluency with the ability to say something new. In brief, institutions tend to end up working in ways that reverse their original purpose.

This description seems to apply fairly well to many European classrooms. We may only think of many European students who learn about language without acquiring language. Or think of boys who may behave as if languages were for girls only. The relation between grammar classes and language usage is not clear. This realism, if we may call it that, of many boys means that they have learned how little they master a foreign language for practical usage. It is indeed difficult to actualize rules of grammar when participating in a discussion.”

(Christer Laurén)

tratto da:
Keynote Paper
: Professor (emer.) Christer Laurén University of Vaasa, Finland: Assessing the impact of immersion programmes,
presentato in:
The Sixth Annual Conference of EALTA, Turku, Finland 4th - 7th of June, 2009

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ViolAzioni

di enrico - 29 November 2009
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Un ottimo commento quello di Romano Viola nella sua rubrica ViolAzioni sul quotidiano Alto Adige di oggi. Il titolo del commento è: La catastrofe del tedesco e nessun si muove.

Viola parte dalle prese di posizione dei politici di Bolzano sui risultati della ricerca Kolipsi dell’Eurac. Nonostante l’evidenza dello scarso livello di conoscenza della seconda lingua fra gli studenti del quarto anno delle scuole superiori i politici a suo avviso hanno reagito con dichiarazioni generiche ed estemporanee, cosi’ come farebbe un osservatore esterno, non toccato direttamente dal problema..

“Eppure, afferma Viola, i politici avrebbero avuto molti elementi su cui riflettere” e propone due esempi: “Da destra e da sinistra si è proposto per anni di riconoscere automaticamente il patentino di tipo B a tutti gli studenti che superano gli esami di maturità. La ricerca dell’Eurac -continua l’ex Assessore provinciale - dimostra ora tutta la superficialità e la demagogia della richiesta: non più del trenta per cento degli studenti (di lingua italiana e tedesca) riesce a superare un test che riproduce la prova scritta del patentino B” e “nessun politico si è sentito in dovere di riconoscere di aver fatto per anni una proposta indecente“.

“La ricerca dell’Eurac - continua Viola - ha rivelato inoltre che solo il cinque per cento degli studenti italiani (contro il 67 per cento dei tedeschi) usa la seconda lingua negli incontri con i coetanei dell’altro gruppo. Anche se non imprevedibile, questo dato è davvero impressionante. Mostra che per quasi tutti gli studenti italiani la lingua tedesca è poco più che una lingua morta. Serve a scuola per rispondere alle domande dell’insegnante di tedesco. Serve per superare l’odiato patentino. Ma non serve nella vita: nemmeno per parlare con i ragazzi tedeschi della stessa età!”

“Di fronte a tale catastrofe - conclude Viola - non si dovrebbero suonare le campane a martello?”

Cosi’ Viola lancia la sua proposta: “Non dovrebbe la Giunta provinciale chiudersi in clausura (coi telefonini spenti) per un mese intero, assieme ai migliori specialisti del mondo, per trovare rimedi? E non dovrebbe mobilitarsi anche tutta la società civile: scuola, sindacati, imprenditori, parrocchie, associazionismo culturale e sportivo? Schützen, Bauernbund, pompieri volontari e gruppi femministi compresi?”

Una richiesta di corresponsabilità a tutti i livelli quella di Romano Viola, che nessuno dovrebbe sottovalutare. Romano Viola, per sua storia personale e per il suo impegno costante su questo tema è sicuramente un osservatore privilegiato, una persona da ascoltare con grande attenzione, dunque, nel campo del plurilinguismo.

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Kolipsi

di enrico - 26 November 2009
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Kolipsi

Queste due grandi tabelle grafiche, che sembrano assomigliarsi  (ma in realtà sono abissalmente distanti l’una dall’altra) sono state illustrate all’EURAC  in occasione della presentazione dei risultati della ricerca KOLIPSI, Gli studenti altoatesini e la seconda lingua: indagine linguistica e psicosociale“.
Si tratta di una indagine di tutto rilievo che, come sottolineato dal presidente EURAC  Werner Stuflesser, ” fornisce alla Provincia informazioni utili per una politica delle lingue innovativa e orientata al futuro ”. Condotta su un campione di 1200 studenti del quarto anno di scuola superiore equamente distribuiti tra scuole italiane e tedesche, la ricerca, nella sua parte condotta con una analisi di tipo linguistico, ha classificato le competenze nella seconda lingua secondo i criteri del quadro comune di riferimento europeo per le lingue (ecco qui la descrizione della scala delle competenze comuni).

I grafici si riferiscono appunto ai risultati delle prove scritte somministrate ai 1200 studenti e ci danno una informazione neutrale rispetto alle forme di accertmento linguistico che risentono del contesto locale (quali i certificati di patentino di bilinguismo).

La grande differenza, evidenziata dai grafici, fra gli studenti delle scuole italiane e gli studenti delle scuole tedesche nella conoscenza della rispettiva seconda lingua tedesca e italiana sta nel fatto che il livello di bilinguismo degli studenti tedeschi è B1/B2, mentre per gli studenti italiani il livello è nettamente piu’ arretrato a A2/B1.

La seconda parte, quella di tipo sociolinguistico della ricerca, ci fornisce poi un altro dato importante che documenta l’uso prevalente delle lingue nei gruppi e nell’ intragruppo:

  • nei gruppi misti italiani e tedeschi si usa prevalentemente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei italiani si usa prevalentamente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei tedeschi si usa prevalentemente il dialetto sudtirolese.

Quello che sembra mancare quindi è un contesto d’uso del tedesco standard, rispetto al quale comunque gli studenti italiani hanno competenze linguistiche non adeguate. “I risultati sottolineano come per molti studenti, soprattutto di lingua italiana (28%), la partecipazione attiva alla quotidianità altoatesina nella seconda lingua sia resa difficoltosa da una competenza linguistica ancora di livello elementare“, ha chiarito la ricercatrice Andrea Abel.
In realtà il livello di competenza comune capace di attivare di una buona comunicazione nella vita di tutti i giorni tra ragazzi italiani e tedeschi è il B2, e questo livello è molto basso proprio fra gli studenti italiani.

Le politiche che puntano sull’apprendimento linguistico  fuori dalla scuola sono dunque avvisate: senza un certo livello comune di competenza i ragazzi probabilmente non riusciranno a parlarsi proprio fuori dalla scuola. Questo livello di competenza di base (B1/B2), che gli studenti tedeschi già possiedono, la scuola dovrebbe darlo anche agli studenti italiani che oggi sono attestati al piu’ basso livello A2/B1. Pensare che la scuola non possa fare piu’ di quello che già fa per gli studenti italiani sembra un po’ giocare al ribasso.

La ricerca Kolipsi nel suo complesso ha evidenziato con una certa chiarezza che una delle questioni  centrali è il contesto d’uso delle lingue. Possiamo ipotizzare che  per gli studenti italiani la scuola potrebbe essere un grande contesto d’uso del tedesco, se si pianificasse una didattica ad immersione linguistica in cui una grande parte delle materie fosse trattate direttamente nella seconda lingua (che è difficile usare fuori) e se questo fosse fatto fin dai primi anni di scuola. Una scuola del genere potrebbe portare studenti italiani e tedeschi a pari livello.

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Break The Circle

di enrico - 21 November 2009
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Gabriele Di Luca
Gabriele di Luca, ha scritto un bell’editoriale per il Corriere dell’Alto Adige del 20 novembre 2009 dal titolo “Va spezzato il cerchio dell’impotenza“.

Ecco il testo:

A novembre le scuole celebrano il rito del ricevimento dei genitori. A questo proposito, vorrei mettere a fuoco un particolare che riguarda in modo specifico la materia da me insegnata (italiano, in una scuola superiore in lingua tedesca della Valle Isarco). Sono comunque sicuro che il caso in questione potrebbe risultare analogo, sebbene in forme e proporzioni diverse, anche per la materia corrispettiva, cioè per il tedesco insegnato nelle scuole in lingua italiana di Bolzano.

Quando faccio presente ai genitori che le carenze linguistiche dei figli dovrebbero essere affrontate non solo con un maggiore impegno e slancio nello studio, bensì anche mediante la ricerca di un contatto più esteso e soprattutto continuo con l’altra lingua, questi (sette volte su dieci) mi rispondono: “È vero, ma sa, dove viviamo noi, nel nostro ambiente, nel nostro cerchio di amicizie, praticamente non ci sono italiani”. Si tratta di una risposta che non lascia scampo, un po’ come se si allargassero le braccia e si volesse far capire che condizioni oggettivamente avverse vanificano anche le migliori intenzioni. È così, insomma. Bisogna capirlo. Bisogna accettarlo.

Qui, a mio avviso, si squarcia il velo di una grande ipocrisia. Essa consiste nell’attribuire alla lingua, alla seconda lingua da apprendere, uno status che non ha mai raggiunto (per lo meno a livello diffuso). Noi diciamo “seconda lingua”, ma dovremmo dire piuttosto “lingua straniera”. Quando l’italiano e il tedesco vennero definite istituzionalmente “lingue seconde”, si volle probabilmente indicare una prospettiva di sviluppo, alimentare una speranza, piuttosto che fotografare la situazione reale. Per la maggior parte della popolazione altoatesina e sudtirolese, però, la condizione d’appartenenza a contesti nei quali è presente o comunque prevale una sola lingua (la cosiddetta lingua materna) sottrae tuttora spazio alla speranza di chi voleva (e ancora vorrebbe) vedere nel Sudtirolo un territorio progressivamente orientato al plurilinguismo. “Dove viviamo noi non ci sono italiani”, questa frase significa: non abbiamo l’opportunità di considerare l’italiano la nostra seconda lingua, per noi è un mondo distante, estraneo.

Ora, come si può riuscire a spezzare questo cerchio d’impotenza e rassegnazione? La sensazione è che da un modello di società composta da gruppi “accostati” stiamo slittando verso una società di gruppi sempre più indifferenti, più “stranieri” gli uni rispetto gli altri. Bisognerebbe fare qualcosa per fermare questa deriva, prima che sia troppo tardi.”

Ma è semplice.

Quando nella società non c’e’ un contesto d’uso della lingua seconda da apprendere (come testimoniano i genitori di novembre), allora è la scuola che puo’ diventare un grande contesto d’uso della lingua seconda o straniera, proponendo un buon numero di attività in altra lingua.
Un buon numero di discipline trattate direttamente in lingua straniera porta assieme contenuti e lingua. Questo avviene perchè proprio in questo modo si riesce ad usare una lingua che altrimenti fuori non si usa.

Riassumendo: non è difficile trovare un ambiente in cui usare la seconda lingua: questo ambiente è la scuola stessa.

Dire che la colpa di un mancato apprendimento della seconda lingua è nell’ambiente fuori dalla scuola probabilmente è una scusa a fronte di una carente progettazione scolastica.

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Leonard Orban a Bolzano

di enrico - 15 June 2009
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In una lezione magistrale, tenuta oggi all’università di Bolzano, Leonard Orban, commissario europeo per il multilinguismo, non ha esitato a collocare il multilinguismo direttamente al centro del progetto europeo: “le lingue riflettono le nostre diverse culture e identità e, al tempo stesso, consentono di comprenderci a vicenda” – ha affermato Orban – sottolineando che i cittadini europei che parlano più lingue possono integrarsi più facilmente nei diversi paesi, se vi soggiornano per motivi di studio o per lavoro. Una prospettiva quella di Orban che lega strettamente il multilinguismo al pieno ed effettivo godimento dei diritti della cittadinanza europea. Detto da un’aula della libera Università, tutto questo non può che stimolare Bolzano ad intraprendere azioni positive nel campo dell’educazione linguistica. La prospettiva anche in Alto Adige è proprio quella delineata da Orban e cioè che il plurilinguismo consente di rendere effettivio e completo il godimento dei diritti di cittadinanza di ogni sudtirolese oltre che in Europa anche nella nella propria  provincia di origine.

Un punto di partenza basilare per una azione efficace sull’apprendimento delle lingue consiste nel definire un modello di scuola che sia realmente capace, a differenza di quanto succede oggi, di fornire a ogni studente una conoscenza adeguata di tutte le lingue parlate sul territorio. Da questo punto di vista è del tutto opportuno e positivo l’invito di questi giorni di Florian Mussner, Assessore alla scuola ladina, a studiare il modello scolastico plurilingue ladino, in modo che tutte le scuole della provincia ne possano trarre elementi di miglioramento sul piano della didattica delle lingue.  Florian Mussner parla la stessa lingua di Orban e punta molto a un approccio che privilegi in primo luogo l’incontro e la conoscenze delle diverse culture.

Mussner tuttavia non mette in secondo piano il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola, spezza una lancia a favore della scuola ladina e lancia un invito che dovrebbe essere raccolto da tutti con una certa urgenza. Come conciliare dunque il modello ladino di scuola plurilingue con il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola? Probabilmente la risposta sta all’interno delle diverse strutture scolastiche, italiane e tedesche, che dovrebbero attivare una serie di scambi e contatti che porti ogni alunno a frequentare i diversi ambienti linguistici e a conoscere in prima persona le scuole vicine. Anche una azione di conoscenza personale maggiore degli insegnanti delle scuole di lingua diversa potrebbe essere utile e positiva.  Essenziale è però in primo luogo pianificare lezioni da svolgere direttamente in seconda lingua o in lingua straniera, cosi’ come fa la libera Università nei suoi corsi di laurea a Bolzano, secondo il principio dell’uso veicolare delle lingue. Si tratta in definitiva di progettare insegnamenti in una lingua diversa da quella della scuola in modo che siano i contenuti delle materie a veicolare la lingua. Serve sempre meno studiare le lingue come materie a se stanti e sempre piu’ studiare le lingue attraverso le materie non linguistiche.

Questo punto di vista si sta diffondendo progressivamente in tutta Europa e trova riscontro positivo anche in Italia. Proprio nelle scorse settimane – e questa è una novità importante - uno schema di decreto del Ministro dell’istruzione Gelmini sulla formazione iniziale degli insegnanti ha incluso in uno specifico articolo la figura professionale dell’ insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.

Questo significa che a Roma si sta già pensando per tutta Italia alla formazione di insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola. Bolzano dovrebbe fare lo stesso, e potrebbe farlo in tempi rapidi proprio guardando all’ esperienza della scuola multilingue ladina. Quando lo schema di decreto del ministro Gelmini sarà approvato in via definitiva, Bolzano dovrebbe essere pronta a recepirlo senza indugio, almeno per la parte che prevede insegnamenti di discipline non linguistiche in lingua straniera, vale a dire, facendo propria la prospettiva europea di questo decreto.

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Scienze della formazione

di enrico - 7 June 2008
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Franz Comploi, professore ordinario della Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano, sara’ il nuovo preside di facolta’ a Bressanone a partire dal mese di ottobre 2008. Ladino della Val Badia, vene indicato come persona particolarmente vocata a stimolare il dialogo interno fra la sezione italiana e la sezione tedesca.

Unica fra le facolta’ dell’Ateneo di Bolzano a proporre insegnamenti rigorosamente separati per lingua nel corso di laurea in scienze della formazione, fino ad oggi del tutto disattenta alla didattica della seconda lingua (si veda qua ) molto potrebbe cambiare, a giudicare da una prima intervista dello stesso Comploi al quotidiano Alto Adige in edicola oggi.

“Presterò attenzione alla cura dei rapporti nella facoltà, in particolare tra la sezione italiana e quella tedesca. Il nostro profilo multilingue è prezioso e va curato” ha dichiarato Comploi al quotidiano; in agenda, prosegue, comparirà sicuramente “lo sviluppo della ricerca, con i programmi per i master”. Ricerca anche linguistica.

L’ordinamento della scuola rispecchia il modello di società sotteso. Allo stesso modo l’organizzazione di una facoltà per la formazione degli insegnanti rispecchia un’idea di “scuola” sottesa. Scienze della formazione è stata organizzata cosi’ come la vediamo oggi perchè doveva sottolineare e rispecchiare l’idea di scuole rigorosamente ditinte per lingua di insegnamento, senza mescolanze.
Tuttavia l’idea di mantenere ad ogni costo la scuola monolingue come scuola separata sembra ormai stare nella testa solo di un gruppo ristretto di politici e intellettuali. Almeno stando a quanto è venuto fuori da un sondaggio pubblicato dal settimanale FF (di cui ho parlato sul blog Mehrsprachigkeit in questo post qua ) dove la maggioranza dei cittadini intervistati ritiene ormai giunto il momento di superare il tabu della scuola bilingue.

Sono convinto che la via verso la scuola plurilingue passera’ necessariamente attraverso una stretta collaborazione fra le scuole monolingue esistenti. Fondamentale è quindi che questa sia anche la direzione dell’Universita’, direzione che il nuovo Preside sembra aver individuato pienamente, mettendo subito in agenda la valorizzazione dei rapporti fra le sezioni italiane e tedesche della facolta’ di scienze della formazione.

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Il ruolo dei genitori

di enrico - 21 May 2008
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Ján Figel, Commissario europeo
Ján Figel Commissario Europeo (vedi foto nel contesto originale)

Dopo la chiusura del Presidente Durwalder rispetto alle proposte di Luisa Gnecchi di attivare nelle scuole materne italiane sezioni con due insegnanti, una di lingua tedesca e uan di lingua italiana, esce oggi sul quotidiano Alto Adige un’importante intervista a Ján Figel, commissario europeo all’istruzione, formazione, cultura e gioventù. Presente a Bolzano  lunedì 19 maggio 2008 come relatore principale al convegno internazionale Il ruolo delle università nell’Europa del domani, organizzato dalla Libera Università di Bolzano, Il Commissario ha sottolineato l’importanza di un apprendimento delle lingue fino dalla primissima età e il ruolo che la Commisssione europea assegna alle famiglie, che si devono attivare per l’apprendimento delle lingue dei propri figli. Secondo Figel, i genitori devono fare una riflessione seria, facendo anche pressione sulle istituzioni per ottenere quello che vogliono. La richiesta deve partire dal basso.

Ecco una parte dell’intervista condotta da Roberto Rinaldi:

In questi giorni c’è un aspro dibattito a livello politico per l’apprendimento delle lingue già dalla prima infanzia e sull’opportunità di creare negli asili sezioni miste tra italiani e tedeschi. Che giudizio ha in merito?
 «La competenza per quanto riguarda la scelta dei metodi e dei contenuti per l’apprendimento linguistico resta prerogativa nazionale o locale e non è materia della Commissione. A questo proposito, però, il nuovo trattato europeo fa riferimento al ruolo dei genitori che si devono attivare per l’apprendimento delle lingue dei propri figli. Io sono convinto che prima s’inizia a prendere contatto con l’altra lingua e meglio si apprende. La scuola materna non deve essere considerata solo come una realtà d’assistenza sociale, ma una forma di educazione dei bambini. La mia personale opinione è che è giusto far apprendere le lingue anche alle materne. Sarebbe un beneficio per tutti: italiani e tedeschi. I genitori devono fare una riflessione seria e fare pressione sulle istituzioni per ottenere quello che vogliono. La richiesta deve partire dal basso. E poi vorrei mandare un messaggio alla vostra provincia».
Dica pure…
«La gente ha paura legittime, e i politici spesso giocano con questi timori prospettando lo spettro dell’assimiliazione! Per noi, come Europa, è importante l’integrazione, la partecipazione. Serve molto impegno per creare dei talenti, anche in campo linguistico.
Integrazione non significa annullare le caratteristiche d’ogni comunità che, va da sé, devono restare specifiche. Esistono delle maggioranze e vanno rispettate le minoranze, ma queste devono cooperare insieme.
Per le comunità locali è importante educare e fornire istruzione, è un equilizzatore e integratore indispensabile della vita!».

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