Archivio della Categoria 'La società'

Respinta mozione su scuola plurilingue

di enrico - 30 Giugno 2010
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Proposta da Elena Artioli (Lega Nord), è stata respinta a Bolzano in Consiglio provinciale dall’ass. Tommasini, il quale ha sostenuto che la Giunta si è già avviata sulla strada proposta nella mozione stessa.

Elena Artioli, consigliera provinciale a Bolzano

Segnalando le difficoltà di apprendimento delle lingue nella scuola italiana, problema annoso che induce molte famiglie di lingua italiana ad iscrivere i propri figli nella scuola tedesca, e il fatto che esistono delle sezioni sperimentali bilingui ed il modello ladino che funziona molto bene, Elena Artioli (Lega Nord) ha chiesto con una mozione di impegnare la Giunta a sostenere le scuole in lingua italiana che adottano iniziative di potenziamento dell’insegnamento delle lingue nel quadro delle norme sull’autonomia scolastica, promuovendo l’insegnamento congiunto di lingua e contenuti, il potenziamento dell’insegnamento delle lingue dalla materna alla conclusione del ciclo di istruzione, garantendo l’organico nella scuola che adotta l’insegnamento veicolare, che vanno accompagnate da apposito monitoraggio, sostenendo le scuole che diventano sede di certificazione linguistica europea. La consigliera ha chiesto di non continuare a vivere nella paura che il plurilinguismo tolga l’identità, dato che così non è per molte culture, e di adoperarsi perché ci sia un migliore insegnamento delle lingue, invece che lamentarsi della presenza eccessiva di bambini di lingua italiana nella scuola tedesca, perché questo è l’unico modo che hanno, ora, i genitori italiani che vogliono far imparare il tedesco ai loro bambini. Ha aggiunto che la sua proposta riguarda solo la scuola italiana, e che quindi la controparte tedesca non si deve spaventare.

Eva Klotz (Süd-Tiroler Freiheit) ha replicato che gli studenti di lingua tedesca non hanno difficoltà con le lingue, come sostenuto da Artioli, e che le persone di madrelingua tedesca non sono responsabili del fatto che gli italiani non sanno il tedesco: la responsabilità è degli insegnanti, “quindi Artioli dovrebbe parlare con il suo Ministro per fare in modo che qui non si debba più avere a che fare con Roma”. Ha aggiunto che la scuola trilingue non può funzionare, perché fa perdere l’identità, e che non tutti i genitori sono in grado di trasmettere competenze linguistiche nella madrelingua, pertanto il compito è della scuola. Pius Leitner (Die Freiheitlichen) ha ricordato l’articolo 19 dello Statuto, che parla chiaro, e contestato l’accusa di impedire al gruppo italiano di imparare la seconda lingua: “Ormai da 20 anni sappiamo che nelle scuole italiane gli insegnanti di tedesco non sono tedeschi! Bisognerebbe quindi controllare dichiarazioni mendaci”. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sottolineato come l’ass. Tommasini avrebbe dovuto sostenere la mozione, in quanto, a parte alcuni eccessi, questa sosteneva quanto egli stesso, a voce, promuove. Ha aggiunto che alcune delle cose richieste nella mozione, come l’immersione solo nella scuola italiana prevista nel patto di coalizione, danno risultati inferiori alle aspettative, e si scontrano con problemi di risorse, e annunciato poi voto favorevole, chiedendo di realizzare una “scuola bilingue o trilingue realizzata insieme dalle tre Intendenze, che unisce insegnanti e bambini: questo non sarebbe in contrasto con lo Statuto”. Alessandro Urzì (PdL) si è detto “convintamene favorevole” alla mozione, ricordando di aver proposto il riconoscimento automatico del patentino con la maturità: “La risposta fu che con la maturità si esce senza un’adeguata conoscenza della seconda lingua: se questo è vero, allora dobbiamo avviare una riforma strutturale della scuola per garantire l’ottenimento della padronanza della seconda lingua”. Egli ha quindi chiesto all’aula “un atto di coraggio”, permettendo, nell’autonomia delle scuole, l’approfondimento dello studio veicolare della seconda lingua. Per Sven Knoll (SüdTiroler Freiheit), “si capovolgono i fatti, dicendo che gli italiani non possono imparare il tedesco nella loro scuola. Basta pensare che gli studenti trentini parlano il tedesco meglio dei bolzanini, che non considerano importante il tedesco”. Gli italiani avrebbero, quindi, la possibilità di imparare, e la soluzione non è certo l’immersione. Knoll ha aggiunto che la stessa Artioli preferisce parlare italiano piuttosto che tedesco, e che “bisogna far capire agli studenti che l’altra lingua non è qualcosa di negativo”. Donato Seppi (Unitalia) ha sostenuto, a proposito dei trentini che saprebbero meglio il tedesco, che l’imposizione coercitiva di una lingua porta al rifiuto: “Essere costretti ad imparare una lingua perché se no non si trova lavoro o non ci si inserisce porta al rifiuto, e allora la soluzione proposta da Artioli centra la questione: se manca l’interesse per la lingua, ci può essere però quello per la matematica, insegnata in tedesco”. Il consigliere si è detto però contrario al fatto che storia, geografia o letteratura siano insegnante nella seconda lingua, ma favorevole all’insegnamento veicolare delle materie scientifiche, e ha criticato chi non sa ancora la lingua dello Stato italiano. Per Elmar Pichler Rolle (SVP), la discussione sul tema è sempre controversa, tuttavia lo Statuto garantisce l’insegnamento nella madrelingua: “Poi ci sono la seconda lingua e le lingue straniere, e la situazione deve restare com’è, perché ogni gruppo linguistico ha il diritto a mantenere la propria identità”. Egli ha aggiunto che bisogna risvegliare la curiosità per le lingue, e stimolare in questo senso gli studenti, rivoluzionando il materiale didattico, e anche stimolare l’interesse per la madrelingua, e negato che la questione debba interessare solo il gruppo italiano. Ha invitato quindi gli assessori a fare qualcosa per promuovere l’apprendimento della seconda lingua. Secondo Hans Heiss (Gruppo Verde), per apprendere la seconda lingua è importante la didattica, che va migliorata, ma anche la situazione politica, e il rapporto tra gruppi linguistici non facilita l’apprendimento della rispettiva seconda lingua: “In molti paesi della provincia si rifiuta l’apprendimento dell’italiano”. C’è poi il pilastro della scuola, ed il fatto che la lingua si deve imparare non per se stessa, ma per usarla: ha quindi invitato ad appoggiare la mozione di Artioli, implementandola secondo le possibilità giuridiche esistenti. Per Veronika Stirner Brantsch (SVP), è vero che bisogna migliorare la conoscenza della seconda lingua in entrambi i gruppi, “però non sono a favore della scuola mista, in quanto esistono alti metodi per favorire l’apprendimento della seconda lingua”. Ha aggiunto che l’insegnamento dell’italiano era migliore ai suoi tempi che nella scuola frequentata dai suoi figli, e criticato l’assenza di contatti tra gruppi linguistici. Bisogna quindi trovare un modo per migliorare la situazione senza compromettere, però, l’identità linguistica.

Per la Giunta  provinciale, l’ass. Christian Tommasini ha sostenuto che “il plurilinguismo è fondamentale, e noi vogliamo che le giovani generazione conoscano non solo madrelingua e seconda lingua, ma anche le lingue straniere”. Il bilinguismo è un valore, anche di rispetto tra gruppi linguistici, “e questo è l’obiettivo che sostengo in questa legislatura”. L’assessore ha aggiunto che non si può affermare che l’altro gruppo linguistico impedisca l’apprendimento della seconda lingua, e che la scelta di iscrivere il proprio figlio nell’una o nell’altra scuola deve essere libera, ma che la mozione indica una serie di cose da attuare “come se la scuola non avesse già intrapreso questa strada, e non solo da questa legislatura”. Ha chiesto quindi di riconoscere che questo processo è già iniziato, chiedendo, nella parte impegnativa, di “continuare” a fare quanto già fa. L’attuale livello di plurilinguismo, non è soddisfacente, “ma stiamo facendo molto”, ha aggiunto l’assessore, aggiungendo che con la l.p. 5/2008, relativa alla riforma del primo ciclo, i progetti plurilingui, “ben più di 3”, sono passati da sperimentali a “curricurali”, e su di essi le scuole decidono in autonomia. Quest’anno partiranno altri progetti a Salorno, Laives, Ora, sempre con il supporto dell’Istituto pedagogico e dell’Assessorato: “Il nostro obiettivo è che questi progetti siano offerti democraticamente a tutti i bambini e quindi in tutte le scuole, in particolare del primo ciclo, dato che nella scuola dell’infanzia abbiamo già introdotto la seconda lingua”. Tommasini ha aggiunto che anche le certificazioni europee, come quella ottenuta da una delle prime classi sperimentali, aiutano in questo processo, e che si stanno potenziando gli scambi, anche di docenti nell’ambito dell’Euregio, sostenendo poi che “non si può pensare che tutto il lavoro sia delle scuole, perché finché i nostri ragazzi non si incontreranno al di fuori del mondo scolastico non raggiungeremo l’obiettivo”. Artioli ha replicato che è vero che le sperimentazioni ci sono già, ma sono limitate a poche scuole perché mancano i finanziamenti e che l’assessore voterà contro qualcosa che sta già facendo, e che se il gruppo italiano vietasse a quello tedesco di insegnare inglese nel scuole ci sarebbe la rivoluzione.

Messa in votazione con appello nominale, la mozione è stata respinta con 7 sì, 23 no e 2 astenuti.

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Deschooling Society

di enrico - 30 Gennaio 2010
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Researches - Vaasan yliopisto
Christer Laurén nel gruppo dei ricercatori del Centre for Immersion and Multilingualism dell’università di Vaasa.

The situation reminds me of Ivan Illich (1926-2002) and his book Deschooling Society (1970).
Illich maintained that schooling was a model of the centralized consumer society. Schools teach the students to confuse process and substance. Once these become blurred, a new logic is assumed: the more treatment there is, the better are the results, or, escalation leads to success. The pupil is thereby ”schooled” to confuse teaching with learning, grade advancement with education, a diploma with competence, and fluency with the ability to say something new. In brief, institutions tend to end up working in ways that reverse their original purpose.

This description seems to apply fairly well to many European classrooms. We may only think of many European students who learn about language without acquiring language. Or think of boys who may behave as if languages were for girls only. The relation between grammar classes and language usage is not clear. This realism, if we may call it that, of many boys means that they have learned how little they master a foreign language for practical usage. It is indeed difficult to actualize rules of grammar when participating in a discussion.”

(Christer Laurén)

tratto da:
Keynote Paper
: Professor (emer.) Christer Laurén University of Vaasa, Finland: Assessing the impact of immersion programmes,
presentato in:
The Sixth Annual Conference of EALTA, Turku, Finland 4th - 7th of June, 2009

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Alunni in calo?

di enrico - 16 Gennaio 2010
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Il quotidiano Alto adige di ieri ha pubblicato un articolo sulla presa di posizione del PDL sui dati ASTAT sulla scuola provinciale nell’anno 2008-2009. Il PDL evidenzia una divergenza fra la consistenza complessiva della popolazione italiana della provincia di Bolzano (26,47%) e la popolazione scolastica nelle scuole elementari italiane (circa il 21%, che si riduce al 19% se non si conteggiano gli alunni stranieri). Lamenta poi uno spopolamento scolastico delle scuole italiane della periferia ( i dati di riferimento non sono rintracciabili nell’articolo). La soluzione per riportare la quota degli studenti italiani dal 19/21% al 26% della consistenza del gruppo linguistico sarebbe sfruttare le potenzialità della scuola italiana per una didattica veicolare, ha dichiarato Urzì. Vale a dire sezioni ad immersione linguistica, di cui francamente si sente il bisogno, anche indiipendentemente dai numeri.

Ecco il link all’articolo del quotidiano Alto Adige del 15/1/2010

http://www.gebi.bz.it/infobz/files/blog/AA_2010_01_15.jpg

Questa la prima discussione che ho messo sul nuovo gruppo “Genitori per il Bilinguismo” di facebook.

Al di là dei nomi, probabilmente riattualizzare le battaglie passate dei genitori è il solo modo per sbloccare la questione dell’apprendimento delle lingue in provincia di Bolzano. Genitori a scuola, infatti, è sinonimo di “cittadini” e la battaglia per l’immersione linguistica è una battaglia di cittadinanza.

Il link sul gruppo di facebook è:

http://www.facebook.com/board.php?status=256&uid=425383160306#/group.php?gid=425383160306

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ViolAzioni

di enrico - 29 Novembre 2009
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Un ottimo commento quello di Romano Viola nella sua rubrica ViolAzioni sul quotidiano Alto Adige di oggi. Il titolo del commento è: La catastrofe del tedesco e nessun si muove.

Viola parte dalle prese di posizione dei politici di Bolzano sui risultati della ricerca Kolipsi dell’Eurac. Nonostante l’evidenza dello scarso livello di conoscenza della seconda lingua fra gli studenti del quarto anno delle scuole superiori i politici a suo avviso hanno reagito con dichiarazioni generiche ed estemporanee, cosi’ come farebbe un osservatore esterno, non toccato direttamente dal problema..

“Eppure, afferma Viola, i politici avrebbero avuto molti elementi su cui riflettere” e propone due esempi: “Da destra e da sinistra si è proposto per anni di riconoscere automaticamente il patentino di tipo B a tutti gli studenti che superano gli esami di maturità. La ricerca dell’Eurac -continua l’ex Assessore provinciale - dimostra ora tutta la superficialità e la demagogia della richiesta: non più del trenta per cento degli studenti (di lingua italiana e tedesca) riesce a superare un test che riproduce la prova scritta del patentino B” e “nessun politico si è sentito in dovere di riconoscere di aver fatto per anni una proposta indecente“.

“La ricerca dell’Eurac - continua Viola - ha rivelato inoltre che solo il cinque per cento degli studenti italiani (contro il 67 per cento dei tedeschi) usa la seconda lingua negli incontri con i coetanei dell’altro gruppo. Anche se non imprevedibile, questo dato è davvero impressionante. Mostra che per quasi tutti gli studenti italiani la lingua tedesca è poco più che una lingua morta. Serve a scuola per rispondere alle domande dell’insegnante di tedesco. Serve per superare l’odiato patentino. Ma non serve nella vita: nemmeno per parlare con i ragazzi tedeschi della stessa età!”

“Di fronte a tale catastrofe - conclude Viola - non si dovrebbero suonare le campane a martello?”

Cosi’ Viola lancia la sua proposta: “Non dovrebbe la Giunta provinciale chiudersi in clausura (coi telefonini spenti) per un mese intero, assieme ai migliori specialisti del mondo, per trovare rimedi? E non dovrebbe mobilitarsi anche tutta la società civile: scuola, sindacati, imprenditori, parrocchie, associazionismo culturale e sportivo? Schützen, Bauernbund, pompieri volontari e gruppi femministi compresi?”

Una richiesta di corresponsabilità a tutti i livelli quella di Romano Viola, che nessuno dovrebbe sottovalutare. Romano Viola, per sua storia personale e per il suo impegno costante su questo tema è sicuramente un osservatore privilegiato, una persona da ascoltare con grande attenzione, dunque, nel campo del plurilinguismo.

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Kolipsi

di enrico - 26 Novembre 2009
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Kolipsi

Queste due grandi tabelle grafiche, che sembrano assomigliarsi  (ma in realtà sono abissalmente distanti l’una dall’altra) sono state illustrate all’EURAC  in occasione della presentazione dei risultati della ricerca KOLIPSI, Gli studenti altoatesini e la seconda lingua: indagine linguistica e psicosociale“.
Si tratta di una indagine di tutto rilievo che, come sottolineato dal presidente EURAC  Werner Stuflesser, ” fornisce alla Provincia informazioni utili per una politica delle lingue innovativa e orientata al futuro ”. Condotta su un campione di 1200 studenti del quarto anno di scuola superiore equamente distribuiti tra scuole italiane e tedesche, la ricerca, nella sua parte condotta con una analisi di tipo linguistico, ha classificato le competenze nella seconda lingua secondo i criteri del quadro comune di riferimento europeo per le lingue (ecco qui la descrizione della scala delle competenze comuni).

I grafici si riferiscono appunto ai risultati delle prove scritte somministrate ai 1200 studenti e ci danno una informazione neutrale rispetto alle forme di accertmento linguistico che risentono del contesto locale (quali i certificati di patentino di bilinguismo).

La grande differenza, evidenziata dai grafici, fra gli studenti delle scuole italiane e gli studenti delle scuole tedesche nella conoscenza della rispettiva seconda lingua tedesca e italiana sta nel fatto che il livello di bilinguismo degli studenti tedeschi è B1/B2, mentre per gli studenti italiani il livello è nettamente piu’ arretrato a A2/B1.

La seconda parte, quella di tipo sociolinguistico della ricerca, ci fornisce poi un altro dato importante che documenta l’uso prevalente delle lingue nei gruppi e nell’ intragruppo:

  • nei gruppi misti italiani e tedeschi si usa prevalentemente la lingua italiana;
  • nei grupi omogenei italiani si usa prevalentamente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei tedeschi si usa prevalentemente il dialetto sudtirolese.

Quello che sembra mancare quindi è un contesto d’uso del tedesco standard, rispetto al quale comunque gli studenti italiani hanno competenze linguistiche non adeguate. “I risultati sottolineano come per molti studenti, soprattutto di lingua italiana (28%), la partecipazione attiva alla quotidianità altoatesina nella seconda lingua sia resa difficoltosa da una competenza linguistica ancora di livello elementare“, ha chiarito la ricercatrice Andrea Abel.
In realtà il livello di competenza comune capace di attivare di una buona comunicazione nella vita di tutti i giorni tra ragazzi italiani e tedeschi è il B2, e questo livello è molto basso proprio fra gli studenti italiani.

Le politiche che puntano sull’apprendimento linguistico  fuori dalla scuola sono dunque avvisate: senza un certo livello comune di competenza i ragazzi probabilmente non riusciranno a parlarsi proprio fuori dalla scuola. Questo livello di competenza di base (B1/B2), che gli studenti tedeschi già possiedono, la scuola dovrebbe darlo anche agli studenti italiani che oggi sono attestati al piu’ basso livello A2/B1. Pensare che la scuola non possa fare piu’ di quello che già fa per gli studenti italiani sembra un po’ giocare al ribasso.

La ricerca Kolipsi nel suo complesso ha evidenziato con una certa chiarezza che una delle questioni  centrali è il contesto d’uso delle lingue. Possiamo ipotizzare che  per gli studenti italiani la scuola potrebbe essere un grande contesto d’uso del tedesco, se si pianificasse una didattica ad immersione linguistica in cui una grande parte delle materie fosse trattate direttamente nella seconda lingua (che è difficile usare fuori) e se questo fosse fatto fin dai primi anni di scuola. Una scuola del genere potrebbe portare studenti italiani e tedeschi a pari livello.

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Break The Circle

di enrico - 21 Novembre 2009
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Gabriele Di Luca

Gabriele di Luca, ha scritto un bell’editoriale per il Corriere dell’Alto Adige del 20 novembre 2009 dal titolo “Va spezzato il cerchio dell’impotenza“.

Ecco il testo:

A novembre le scuole celebrano il rito del ricevimento dei genitori. A questo proposito, vorrei mettere a fuoco un particolare che riguarda in modo specifico la materia da me insegnata (italiano, in una scuola superiore in lingua tedesca della Valle Isarco). Sono comunque sicuro che il caso in questione potrebbe risultare analogo, sebbene in forme e proporzioni diverse, anche per la materia corrispettiva, cioè per il tedesco insegnato nelle scuole in lingua italiana di Bolzano.

Quando faccio presente ai genitori che le carenze linguistiche dei figli dovrebbero essere affrontate non solo con un maggiore impegno e slancio nello studio, bensì anche mediante la ricerca di un contatto più esteso e soprattutto continuo con l’altra lingua, questi (sette volte su dieci) mi rispondono: “È vero, ma sa, dove viviamo noi, nel nostro ambiente, nel nostro cerchio di amicizie, praticamente non ci sono italiani”. Si tratta di una risposta che non lascia scampo, un po’ come se si allargassero le braccia e si volesse far capire che condizioni oggettivamente avverse vanificano anche le migliori intenzioni. È così, insomma. Bisogna capirlo. Bisogna accettarlo.

Qui, a mio avviso, si squarcia il velo di una grande ipocrisia. Essa consiste nell’attribuire alla lingua, alla seconda lingua da apprendere, uno status che non ha mai raggiunto (per lo meno a livello diffuso). Noi diciamo “seconda lingua”, ma dovremmo dire piuttosto “lingua straniera”. Quando l’italiano e il tedesco vennero definite istituzionalmente “lingue seconde”, si volle probabilmente indicare una prospettiva di sviluppo, alimentare una speranza, piuttosto che fotografare la situazione reale. Per la maggior parte della popolazione altoatesina e sudtirolese, però, la condizione d’appartenenza a contesti nei quali è presente o comunque prevale una sola lingua (la cosiddetta lingua materna) sottrae tuttora spazio alla speranza di chi voleva (e ancora vorrebbe) vedere nel Sudtirolo un territorio progressivamente orientato al plurilinguismo. “Dove viviamo noi non ci sono italiani”, questa frase significa: non abbiamo l’opportunità di considerare l’italiano la nostra seconda lingua, per noi è un mondo distante, estraneo.

Ora, come si può riuscire a spezzare questo cerchio d’impotenza e rassegnazione? La sensazione è che da un modello di società composta da gruppi “accostati” stiamo slittando verso una società di gruppi sempre più indifferenti, più “stranieri” gli uni rispetto gli altri. Bisognerebbe fare qualcosa per fermare questa deriva, prima che sia troppo tardi.”

Ma è semplice.

Quando nella società non c’e’ un contesto d’uso della lingua seconda da apprendere (come testimoniano i genitori di novembre), allora è la scuola che puo’ diventare un grande contesto d’uso della lingua seconda o straniera, proponendo un buon numero di attività in altra lingua.
Un buon numero di discipline trattate direttamente in lingua straniera porta assieme contenuti e lingua. Questo avviene perchè proprio in questo modo si riesce ad usare una lingua che altrimenti fuori non si usa.

Riassumendo: non è difficile trovare un ambiente in cui usare la seconda lingua: questo ambiente è la scuola stessa.

Dire che la colpa di un mancato apprendimento della seconda lingua è nell’ambiente fuori dalla scuola probabilmente è una scusa a fronte di una carente progettazione scolastica.

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Obiettivo Bilinguismo

di enrico - 18 Luglio 2009
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L’immersione linguistica in Catalogna, in un documento filmato del 1996.

Catalogna

Obiettivo bilinguismo

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Il programma della Giunta uscente

di enrico - 7 Dicembre 2008
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Per qanto riguarda le lingue, il programma di coalazione per la XIII legislatura (presentato dalla Giunta provinciale al Consiglio provinciale dell’Alto Adige il 12.12.2003), prevedeva questo:

La Giunta provinciale di Bolzano - XIII legislatura

“Il bilinguismo ed il trilinguismo reale nella nostra provincia costituiscono un grande vantaggio. E’ chiaro a tutti che la conoscenza delle nostre lingue e naturalmente anche di altre lingue rappresenta una ricchezza ed una grande chance nella vita sociale e culturale. In particolare, nei servizi di interesse pubblico, tale principio deve essere considerato preminente. La provincia proseguirà nel favorire la migliore conoscenza delle lingue potenziando le offerte di attività extrascolastiche nelle due lingue e migliorando ulteriormente la qualità didattica nelle scuole. È volontà del governo provinciale che ogni ragazzo e ragazza rafforzi la propria madrelingua e al contempo la scelta di frequentare la scuola nell’altra lingua non deve essere vista come l’unica opportunità per diventare cittadino e cittadina bilingue. In particolare la scuola di lingua italiana continuerà ad impegnarsi per garantire ai propri studenti e studentesse un buon apprendimento della seconda lingua e verrà sostenuta dal governo provinciale in questo progetto.

Per favorire la convivenza e la piena uguaglianza tra cittadini e tra gruppi linguistici è importante conoscere le lingue. A tale proposito verranno intensificati gli sforzi negli anni futuri, in particolar modo per quanto riguarda la conoscenza della lingua tedesca e di quella italiana. Verranno accolte, nuove possibilità e metodologie per il miglioramento delle conoscenze linguistiche anche con percorsi didattici differenziati per le scuole dei singoli gruppi, sempre nel rispetto delle diverse identità. Bisogna però prendere atto che in una terra dove si parlano due lingue non si può demandare ad una sola istituzione il compito di formare cittadini e cittadine bilingui e trilingui, vanno assunte iniziative anche oltre la scuola, rendendone consapevoli le famiglie e le parti sociali, vanno trovate formule ancora più incisive.

Chiederemo inoltre che nei concorsi pubblici, qualora un candidato scelga di sostenere l’esame in lingua diversa da quella del gruppo a cui ha dichiarato di riferirsi, almeno una prova scritta venga sostenuta nella lingua del gruppo di riferimento, in tal modo rafforzando il diritto all’uso della madre lingua nel settore pubblico. Sarà nostra premura attuare la sentenza della Corte europea di giustizia riguardante le commissioni per gli esami di bi- e trilinguismo, adeguando, in tale ambito, ove necessario, i criteri di difficoltà.”

Un punto scritto molto bene e molto calibrato. La nuova coalizione di Giunta per la prossima legislatura potrebbe riproporlo identico, parola per parola, a questo punto. Che cosa ne dite?

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Disallineamenti

di enrico - 16 Agosto 2008
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Confronto fra dati del censimento 2001 e iscrizioni alle scuole elementari

Il grafico ad anelli confronta la composizione per gruppo linguistico della popolazione dell’Alto Adige (anello esterno) con i dati sulle iscrizioni alle scuole elementari dei diversi gruppi linguistici (anello interno). Come si vede la situazione non è allineata, nel senso che le iscrizioni alle scuole italiane sono molto meno di quanto ci si aspetterebbe fossero.

Fatti due conti in termini percentuali, la differenza fra 26 e 20 equivale all’incirca alla differenza fra 100 e 77. Cio’ significa che circa il 23 per cento degli studenti di famiglia italiana non frequenta le scuole elementari italiane dell’Alto Adige.

Il confronto naturalmente non puo’ essere rigoroso, perchè compara la suddivisione per gruppo linguistico di tutta la popolazione dell’Alto Adige del 2001 (prescindendo dai dati per fascia di età non disponibili) con gli iscritti alle elementari del 2006/2007. In ogni caso i link per prendere visione dei dati completi e non arrotondati sono questi:

http://www.provinz.bz.it/astat/download/JB07_K5-pdf.pdf
http://www.provincia.bz.it/astat/download/mit17_02.pdf

Il fatto che probabilmente il 23 per cento, quasi un quarto del target di riferimento, scelga un’ altra scuola è segno che qualcosa non funziona. Forse anche la scarsa efficacia sul piano del bilinguismo è una delle ragioni che inducono i genitori italiani a scegliere direttamente una scuola diversa.

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Cultura plurilingue

di enrico - 23 Maggio 2008
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All’appello alle famiglie del commissario Jan Figel ha risposto immediatamente un gruppo di genitori che oggi, al caffe Plural di Bolzano, ha presentato alla stampa la neocostituita Associazione Mix-ling Eltern für una cultura plurilingue.

“Wir sind eine Gruppe von Eltern, die eine mehrsprachige Bildung für ihre Kinder vorantreiben möchten, damit sie im Kontakt mit den verschiedenen Kulturen dieses Landes afwachsen. Um dieses Ziel zu verfolgen haben wir einen Verein gegründet: Mix -ling: Eltern für eine mehrsprachige Kultur”, così si sono presentati al pubblico.

Colpisce subito il rinvio Mix-ling/Mischling e il gioco diparole è immediato anche nell’alternanza delle lingue nel nome dell’ associazione: “Eltern für una cultura plurilingue”.
Anche il termine “cultura plurilingue” è inusuale: in Sudtirolo si parla di educazione plurilingue, contesto plurilingue, formazione plurilingue, mehrsprachige Bildung ma il termine cultura plurilingue, quella che nasce im Kontakt mit den verschiedenen Kulturen dieses Landes, è nuovo.

Alcuni dei presentatori dell'associazione Mix-ling

Genitori cosi’, che lavorano per ratio difficilis, hanno comunque prodotto proposte concrete e innovative proprio nel loro documento programmatico in cui sottolineano:

  • l’importanza della progettazione spaziale della scuola: la proposta sono Schulzentren con strutture di servizio comuni per alunni di diversa lingua, per esempio biblioteche, mense, palestre e cortili comuni da rivalutarsi soprattutto come punti di incontro;
  • la necessità di iniziative non piu’ divise fra scuole italiane e tedesche, come un comune festival studentesco;
  • l’importanza sul piano didattico di ritenere l’alunno mistilingue non banalmente già bravo nella seconda lingua, ma uno studente da apprezzare soprattutto per il valore aggiunto che puo’ dare alla scuola e ai compagni.

La proposta forte sul piano dell’ordinamento scolastico di Mix-ling è comunque riportata al primo punto del catalogo:

“Wir Eltern fordern, dass in Südtirol ein zwei-bzw. dreisprachige Schule errichtet wird, die von beiden Schulaemtern gemeinsam geführt und als Zugangsangebot zu den bereits bestehenden einsprachigen Schulen verstanden wird.”

L’iscrizione a un tale tipo di scuole deve essere naturalmente una scelta libera delle famiglie.

Il catalogo completo delle richieste dell’Associazione è consultabile qui.

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