Archivio della Categoria 'La società'

Scuola paritetica per tutti

di enrico - 20 February 2017
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Francesco Palermo a Bolzano alla conferenza stampa di presentazione del ddl costituzionale

Francesco Palermo ha presentato in Senato un disegno di legge costituzionale di modifica dello Statuto di Autonomia del Trentino Alto Adige, che prevede esplicitamente l’attivazione , a richiesta dei genitori, di classi con insegnamento paritetico in lingua italiana e in lingua tedesca in tutte le scuole della provincia di Bolzano.
Ecco il testo:

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.
(Modifica allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol)

1.  Dopo  il  comma  1  dell’articolo  19  del  testo  unico  delle  leggi  costituzionali  concernenti  lo Statuto  speciale  per  il  Trentino-Alto  Adige,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  31 agosto 1972, n. 670, è aggiunto il seguente:
1-bis.  «Presso tutte le istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione, di cui al primo comma del presente articolo, qualora vi sia la domanda di almeno 15 iscritti, sono attivate classi con insegnamento - su base paritetica di ore e di esito finale - in lingua tedesca e in lingua italiana. La Provincia, nel rispetto dell’autonomia delle Istituzioni scolastiche, con propria legge ne disciplina l’ordinamento. Spetta alle istituzioni scolastiche, nell’ambito della propria autonomia e nel  rispetto  del  principio  di  pariteticità,   stabilire  in  quale  lingua  impartire  le  diverse  discipline.
L’insegnamento  è  impartito  da  docenti  in  possesso  delle  prescritte  qualificazioni  accademiche  e professionali, per i quali la lingua di insegnamento - tedesca o italiana - è anche madrelingua. Le classi così attivate proseguono fino al completamento del rispettivo ciclo di istruzione.»

Testo completo con relazione accompagnatoria

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Convegno della Consulta genitori: “Plurilinguismo in Alto Adige”

di enrico - 10 February 2017
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logo del convegno

La Consulta provinciale dei genitori organizza sabato 18 febbraio, alle ore 9, nella sala conferenze dell’EURAC, in viale Druso,1 a Bolzano la propria conferenza invernale incentrata sul tema

“Plurilinguismo in Alto Adige. Quali possibilità?”.

Il convegno è rivolto a genitori, studenti, docenti interessati ed a chiunque lavori nell’ambito educativo e dell’istruzione. Nel corso del pomeriggio si svolgerà una discussione alla quale prenderà parte anche l’assessore provinciale alla scuola e cultura di lingua tedesca, Philipp Achammer.

Ecco il programma dettagliato della manifestazione

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Obiettivo Bilinguismo 2020

di enrico - 9 March 2013
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Nel 2009, l’assemblea del Dreier-Landtag (le assemblee legislative di Alto Adige, Trentino e Tirolo del Nord) decise di dare vita a un gruppo europeo di collaborazione transfrontaliera (GECT) per condividere e coordinare progetti di sviluppo comuni. Nella primavera del 2011 la medesima assemblea da’ atto che nella programmazione comune rientrano a pieno titolo anche le lingue. Cosi’ nasce il progetto Euregio Obiettivo Bilinguismo 2020“, spiega oggi a Trento Mattia Civico, consigliere provinciale, all’apertura dei lavori  dell’affollato Convegno “2020 Obiettivo bilinguismo: L’Euregio tra realtà e utopia”, organizzato da Agebi (Associazione GEnitori per un’educazione BIlingue).

Promuovere modelli di insegnamento della lingua straniera mediante l’utilizzo della lingua nella trasmisssione di saperi terzi (CLIL), incentivare scambi fra studenti, promuovere la mobilita’ interna per i lavoratori che intendono approfondire la conoscenza della lingua straniera, questi i settori in cui il Dreier-Landtag individua gli interventi dei singoli governi regionali. “Se l’obiettivo sarà raggiunto - conclude Matteo Civico - la scuola sara’ stata determinate, ma non da sola.  Avra’ contato l’impegno in prima persona di tutti i soggetti, dal mondo del lavoro fino al mondo della comunicazione”.
Ma già prima del GECT  fra i governi regionali di Trentino e Tirolo era stata stipulata una convenzione per l’avvio di sezioni  italo-tedesche a Cognola e a Innsbruck, con scambio di insegnanti e incontri fra alunni. Ne ha riferito Rosaria Dell’Eva per Cognola e Saverio Carpentieri per Innsbruck, individuando entrambi sia le criticità che i punti a favore, costituiti dagli ottimi risultati sia nelle lingue che nelle discipline. E cosi’ deve essere nel CLIL: l’attenzione non è solo per la lingua ma anche per i contenuti veicolati attraverso la lingua. Il Testo della prima convenzione risale al 2005.
Bolzano, intanto, in assenza di una tale protocollo sovranazionale, aveva individuato proprio nello stesso periodo un progetto di scuola plurilingue presso le scuole Manzoni e Longon. L’approccio CLIL in Alto Adige di conseguenza è cresciuto in modo esponenziale in tutte le scuole. Ne ha parlato la Sovrintendente Scolastica di Bolzano Nicoletta Minnei: quest’anno oltre la metà delle prime classi elementari ha adottato un approccio CLIL, prevalentemente compreso entro le dieci ore complessive di attività in tedesco-seconda lingua. Un quarto di queste attività, comunque, supera le dieci ore settimanali di attività in tedesco.

Con questo numeri si comprende l’impatto che il CLIL puo’ avere anche in Trentino, se solo l’amministrazione adotterà strumenti idonei all’assegnazione ai progetti di personale qualificato. Un impegno che non sfugge all’assessore Marta Dalmaso, impegnata nell’ elaborazione di un regolamento mirato allo scopo. In un clima tanto euroregionale per il Trentino nasce subito la proposta di non chiamare piu’ il tedesco, lingua straniera.
Anche se, avverte Paolo Magagnotti, Presidente dell’Associazione Italo-tedesca per l’Europa, tutto quello che il GECT propone di fare si puo’ fare anche senza GECT. Secondo Magagnotti, serve lavorare in termini concreti, senza esitare nell’attesa di grandi cornici in cui inquadrare il proprio progetto.

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CLIL e Immersione Linguistica

di enrico - 8 July 2011
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La Commisssione speciale del Consiglio provinciale di Bolzano sull'apprendimento della seconda lingua

I lavori della Commissione speciale del Consiglio provinciale di Bolzano sull’insegnamento della seconda lingua, sono stati generalmente valutati in termini positivi (breve report dell’evento su facebook).

Infatti metodologie fino ad ora rimaste lontane dalle istituzioni di Bolzano, anche se praticate quotidianamente nelle scuole, sono state presentate ufficialmente nelle sale istituzionali del Consiglio provinciale. In particolare ha avuto ingresso in Consiglio - da protagonista - l’insegnamento veicolare delle lingue, secondo quelli che sono i principi dell’immersione linguistica.

Oggi in Europa sono diversi i termini usati per indicare il modello che prevede di insegnare le lingue attraverso i contenuti e, dualmente, di veicolare i contenuti per mezzo della seconda lingua o delle lingue straniere.

Il termine “Immersione linguistica”, il primo ad essere usato a partire dagli anni ‘60, è una metafora che indica, attraverso l’immagine di un fluido linguistico, il fatto che a scuola il contesto in cui l’alunno viene immerso per apprendere le materie è quello di una lingua diversa dalla materna.
Il piu’ recente termine CLIL, invece, è un acronimo,  una sorta di sigla che unisce le lettere iniziali del programma didattico “Content and Language Integrated Learning”, insegnamento integrato di lingua e contenuto.
Risulta dunque chiaro che  “Immersione Linguistica”  e CLIL indicano la stessa cosa, la parola“Immersione”  lo fa attraverso una immagine, il termine CLIL mediante un acronimo meno emotivo.

Tuttavia la questione dell’insegnamento delle lingue attraverso i contenuti e dei contenuti per mezzo delle lingue non è se sia preferibile un termine emotivo piuttosto che uno oggettivo. Di fatto in Europa oggi vengono classificati come “Immersione” progetti CLIL molto intensi, con un insegnamento in seconda lingua di almeno il 50 per cento delle materie e secondo un programma pluriennale rigorosamente pianificato . Non si puo’ dunque ragionevolmente affermare che Immersione sia meno del CLIL o che il CLIL sia altro dall’”immersione”. Se il confronto è sul numero delle materie trattate in seconda lingua, allora il CLIL si rivela una immersione piu’ blanda; l’immersione, di contro,  mostra di essere un CLIL piu’ incisivo.

Tornando ai verbali della Commisssione speciale Consiliare sull’apprendimento della seconda lingua redatti dopo le audizioni degli esperti, leggiamo: “ Il CLIL è stato presentato come lo strumento a cui la scuola italiana ricorre in via preferenziale per l’apprendimento della seconda lingua ed è stato definito uno strumento valido da parte dei relatori e delle relatrici. Per CLIL si intende la capacità dei contenuti di veicolare le lingue e delle lingue di veicolare contenuti.”

Ma se il CLIL, vale a dire una delle forme dell’ immersione linguistica, è inclusa tra le attuali pratiche didattiche delle scuole della provincia di Bolzano, alle scuole stesse non puo’ essere negato un  sostegno e una considerazione particolare. Il CLIL, se non sperimentazione, è innovazione e all’innovazione serve supporto, vale a dire, come sempre piu’ richiesto sia da insegnanti che da famiglie, linee guida di riferimento, certezze sui finanziamenti e stabilità degli organici, formazione degli insegnanti, valutazione dei risultati tanto sulle competenze linguistiche che sui contenuti veicolati in seconda lingua.

A Bolzano servono anche interpretazioni condivise delle norme, in particolare dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia per l’Alto Adige, che non deve essere usato per bloccare ma piuttosto per sostenere le spinte al rinnovamento in vista di un bilinguismo diffuso.

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Crescere con le lingue, un convegno a Trento

di enrico - 20 October 2010
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Sabato 23 ottobre 2010 a Trento si tiene un interessantissimo convegno organizzato da AGEBI (Associazione Genitori per un’Educazione Bilingue:

“Crescere con le lingue per essere cittadini del mondo” - “Esperienze di insegnamento veicolare nelle scuole di primo e secondo grado”

Il tema sotteso è il CLIL.

Ecco il programma:
Martin Dodman (Università di Bolzano)
I vantaggi dell’insegnamento plurilingue e della metodologia CLIL;
Rosaria Dell’Eva (Liceo linguistico Rosmini – Trento)
Insegnamento di una disciplina in lingua straniera: quali gli ingredienti del successo?
Mario Turri (Dipartimento Istruzione Provincia Autonoma di Trento)
Situazione dell’insegnamento in modalità CLIL in Trentino - analisi quantitativa
Arduino Salatin (IPRASE)
L’esperienza di monitoraggio di classi bilingui: il caso dell’ I.C. Comenius di Cognola;
Carmel Mary Coonan (Università di Venezia)
La metodologia CLIL e la nuova certificazione per gli insegnanti veicolaristi.
Josef Hieden (Accademia di Klagenfurt)
Esperienze pedagogiche dell’Accademia di Klagenfurt - Austria;
Ernesto Liesch (Università di Udine)
Esperienze di insegnamento trilingue in Friuli Venezia Giulia;
Marta Dalmaso (Assessore all’Istruzione Provincia Autonoma di Trento)
Linee di sviluppo provinciali per l’insegnamento/apprendimento delle lingue
Ecco il pieghevole del convegno: Programma

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Respinta mozione su scuola plurilingue

di enrico - 30 June 2010
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Proposta da Elena Artioli (Lega Nord), è stata respinta a Bolzano in Consiglio provinciale dall’ass. Tommasini, il quale ha sostenuto che la Giunta si è già avviata sulla strada proposta nella mozione stessa.

Elena Artioli, consigliera provinciale a Bolzano

Segnalando le difficoltà di apprendimento delle lingue nella scuola italiana, problema annoso che induce molte famiglie di lingua italiana ad iscrivere i propri figli nella scuola tedesca, e il fatto che esistono delle sezioni sperimentali bilingui ed il modello ladino che funziona molto bene, Elena Artioli (Lega Nord) ha chiesto con una mozione di impegnare la Giunta a sostenere le scuole in lingua italiana che adottano iniziative di potenziamento dell’insegnamento delle lingue nel quadro delle norme sull’autonomia scolastica, promuovendo l’insegnamento congiunto di lingua e contenuti, il potenziamento dell’insegnamento delle lingue dalla materna alla conclusione del ciclo di istruzione, garantendo l’organico nella scuola che adotta l’insegnamento veicolare, che vanno accompagnate da apposito monitoraggio, sostenendo le scuole che diventano sede di certificazione linguistica europea. La consigliera ha chiesto di non continuare a vivere nella paura che il plurilinguismo tolga l’identità, dato che così non è per molte culture, e di adoperarsi perché ci sia un migliore insegnamento delle lingue, invece che lamentarsi della presenza eccessiva di bambini di lingua italiana nella scuola tedesca, perché questo è l’unico modo che hanno, ora, i genitori italiani che vogliono far imparare il tedesco ai loro bambini. Ha aggiunto che la sua proposta riguarda solo la scuola italiana, e che quindi la controparte tedesca non si deve spaventare.

Eva Klotz (Süd-Tiroler Freiheit) ha replicato che gli studenti di lingua tedesca non hanno difficoltà con le lingue, come sostenuto da Artioli, e che le persone di madrelingua tedesca non sono responsabili del fatto che gli italiani non sanno il tedesco: la responsabilità è degli insegnanti, “quindi Artioli dovrebbe parlare con il suo Ministro per fare in modo che qui non si debba più avere a che fare con Roma”. Ha aggiunto che la scuola trilingue non può funzionare, perché fa perdere l’identità, e che non tutti i genitori sono in grado di trasmettere competenze linguistiche nella madrelingua, pertanto il compito è della scuola. Pius Leitner (Die Freiheitlichen) ha ricordato l’articolo 19 dello Statuto, che parla chiaro, e contestato l’accusa di impedire al gruppo italiano di imparare la seconda lingua: “Ormai da 20 anni sappiamo che nelle scuole italiane gli insegnanti di tedesco non sono tedeschi! Bisognerebbe quindi controllare dichiarazioni mendaci”. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sottolineato come l’ass. Tommasini avrebbe dovuto sostenere la mozione, in quanto, a parte alcuni eccessi, questa sosteneva quanto egli stesso, a voce, promuove. Ha aggiunto che alcune delle cose richieste nella mozione, come l’immersione solo nella scuola italiana prevista nel patto di coalizione, danno risultati inferiori alle aspettative, e si scontrano con problemi di risorse, e annunciato poi voto favorevole, chiedendo di realizzare una “scuola bilingue o trilingue realizzata insieme dalle tre Intendenze, che unisce insegnanti e bambini: questo non sarebbe in contrasto con lo Statuto”. Alessandro Urzì (PdL) si è detto “convintamene favorevole” alla mozione, ricordando di aver proposto il riconoscimento automatico del patentino con la maturità: “La risposta fu che con la maturità si esce senza un’adeguata conoscenza della seconda lingua: se questo è vero, allora dobbiamo avviare una riforma strutturale della scuola per garantire l’ottenimento della padronanza della seconda lingua”. Egli ha quindi chiesto all’aula “un atto di coraggio”, permettendo, nell’autonomia delle scuole, l’approfondimento dello studio veicolare della seconda lingua. Per Sven Knoll (SüdTiroler Freiheit), “si capovolgono i fatti, dicendo che gli italiani non possono imparare il tedesco nella loro scuola. Basta pensare che gli studenti trentini parlano il tedesco meglio dei bolzanini, che non considerano importante il tedesco”. Gli italiani avrebbero, quindi, la possibilità di imparare, e la soluzione non è certo l’immersione. Knoll ha aggiunto che la stessa Artioli preferisce parlare italiano piuttosto che tedesco, e che “bisogna far capire agli studenti che l’altra lingua non è qualcosa di negativo”. Donato Seppi (Unitalia) ha sostenuto, a proposito dei trentini che saprebbero meglio il tedesco, che l’imposizione coercitiva di una lingua porta al rifiuto: “Essere costretti ad imparare una lingua perché se no non si trova lavoro o non ci si inserisce porta al rifiuto, e allora la soluzione proposta da Artioli centra la questione: se manca l’interesse per la lingua, ci può essere però quello per la matematica, insegnata in tedesco”. Il consigliere si è detto però contrario al fatto che storia, geografia o letteratura siano insegnante nella seconda lingua, ma favorevole all’insegnamento veicolare delle materie scientifiche, e ha criticato chi non sa ancora la lingua dello Stato italiano. Per Elmar Pichler Rolle (SVP), la discussione sul tema è sempre controversa, tuttavia lo Statuto garantisce l’insegnamento nella madrelingua: “Poi ci sono la seconda lingua e le lingue straniere, e la situazione deve restare com’è, perché ogni gruppo linguistico ha il diritto a mantenere la propria identità”. Egli ha aggiunto che bisogna risvegliare la curiosità per le lingue, e stimolare in questo senso gli studenti, rivoluzionando il materiale didattico, e anche stimolare l’interesse per la madrelingua, e negato che la questione debba interessare solo il gruppo italiano. Ha invitato quindi gli assessori a fare qualcosa per promuovere l’apprendimento della seconda lingua. Secondo Hans Heiss (Gruppo Verde), per apprendere la seconda lingua è importante la didattica, che va migliorata, ma anche la situazione politica, e il rapporto tra gruppi linguistici non facilita l’apprendimento della rispettiva seconda lingua: “In molti paesi della provincia si rifiuta l’apprendimento dell’italiano”. C’è poi il pilastro della scuola, ed il fatto che la lingua si deve imparare non per se stessa, ma per usarla: ha quindi invitato ad appoggiare la mozione di Artioli, implementandola secondo le possibilità giuridiche esistenti. Per Veronika Stirner Brantsch (SVP), è vero che bisogna migliorare la conoscenza della seconda lingua in entrambi i gruppi, “però non sono a favore della scuola mista, in quanto esistono alti metodi per favorire l’apprendimento della seconda lingua”. Ha aggiunto che l’insegnamento dell’italiano era migliore ai suoi tempi che nella scuola frequentata dai suoi figli, e criticato l’assenza di contatti tra gruppi linguistici. Bisogna quindi trovare un modo per migliorare la situazione senza compromettere, però, l’identità linguistica.

Per la Giunta  provinciale, l’ass. Christian Tommasini ha sostenuto che “il plurilinguismo è fondamentale, e noi vogliamo che le giovani generazione conoscano non solo madrelingua e seconda lingua, ma anche le lingue straniere”. Il bilinguismo è un valore, anche di rispetto tra gruppi linguistici, “e questo è l’obiettivo che sostengo in questa legislatura”. L’assessore ha aggiunto che non si può affermare che l’altro gruppo linguistico impedisca l’apprendimento della seconda lingua, e che la scelta di iscrivere il proprio figlio nell’una o nell’altra scuola deve essere libera, ma che la mozione indica una serie di cose da attuare “come se la scuola non avesse già intrapreso questa strada, e non solo da questa legislatura”. Ha chiesto quindi di riconoscere che questo processo è già iniziato, chiedendo, nella parte impegnativa, di “continuare” a fare quanto già fa. L’attuale livello di plurilinguismo, non è soddisfacente, “ma stiamo facendo molto”, ha aggiunto l’assessore, aggiungendo che con la l.p. 5/2008, relativa alla riforma del primo ciclo, i progetti plurilingui, “ben più di 3”, sono passati da sperimentali a “curricurali”, e su di essi le scuole decidono in autonomia. Quest’anno partiranno altri progetti a Salorno, Laives, Ora, sempre con il supporto dell’Istituto pedagogico e dell’Assessorato: “Il nostro obiettivo è che questi progetti siano offerti democraticamente a tutti i bambini e quindi in tutte le scuole, in particolare del primo ciclo, dato che nella scuola dell’infanzia abbiamo già introdotto la seconda lingua”. Tommasini ha aggiunto che anche le certificazioni europee, come quella ottenuta da una delle prime classi sperimentali, aiutano in questo processo, e che si stanno potenziando gli scambi, anche di docenti nell’ambito dell’Euregio, sostenendo poi che “non si può pensare che tutto il lavoro sia delle scuole, perché finché i nostri ragazzi non si incontreranno al di fuori del mondo scolastico non raggiungeremo l’obiettivo”. Artioli ha replicato che è vero che le sperimentazioni ci sono già, ma sono limitate a poche scuole perché mancano i finanziamenti e che l’assessore voterà contro qualcosa che sta già facendo, e che se il gruppo italiano vietasse a quello tedesco di insegnare inglese nel scuole ci sarebbe la rivoluzione.

Messa in votazione con appello nominale, la mozione è stata respinta con 7 sì, 23 no e 2 astenuti.

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Deschooling Society

di enrico - 30 January 2010
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Researches - Vaasan yliopisto
Christer Laurén nel gruppo dei ricercatori del Centre for Immersion and Multilingualism dell’università di Vaasa.

The situation reminds me of Ivan Illich (1926-2002) and his book Deschooling Society (1970).
Illich maintained that schooling was a model of the centralized consumer society. Schools teach the students to confuse process and substance. Once these become blurred, a new logic is assumed: the more treatment there is, the better are the results, or, escalation leads to success. The pupil is thereby ”schooled” to confuse teaching with learning, grade advancement with education, a diploma with competence, and fluency with the ability to say something new. In brief, institutions tend to end up working in ways that reverse their original purpose.

This description seems to apply fairly well to many European classrooms. We may only think of many European students who learn about language without acquiring language. Or think of boys who may behave as if languages were for girls only. The relation between grammar classes and language usage is not clear. This realism, if we may call it that, of many boys means that they have learned how little they master a foreign language for practical usage. It is indeed difficult to actualize rules of grammar when participating in a discussion.”

(Christer Laurén)

tratto da:
Keynote Paper
: Professor (emer.) Christer Laurén University of Vaasa, Finland: Assessing the impact of immersion programmes,
presentato in:
The Sixth Annual Conference of EALTA, Turku, Finland 4th - 7th of June, 2009

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Alunni in calo?

di enrico - 16 January 2010
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Il quotidiano Alto adige di ieri ha pubblicato un articolo sulla presa di posizione del PDL sui dati ASTAT sulla scuola provinciale nell’anno 2008-2009. Il PDL evidenzia una divergenza fra la consistenza complessiva della popolazione italiana della provincia di Bolzano (26,47%) e la popolazione scolastica nelle scuole elementari italiane (circa il 21%, che si riduce al 19% se non si conteggiano gli alunni stranieri). Lamenta poi uno spopolamento scolastico delle scuole italiane della periferia ( i dati di riferimento non sono rintracciabili nell’articolo). La soluzione per riportare la quota degli studenti italiani dal 19/21% al 26% della consistenza del gruppo linguistico sarebbe sfruttare le potenzialità della scuola italiana per una didattica veicolare, ha dichiarato Urzì. Vale a dire sezioni ad immersione linguistica, di cui francamente si sente il bisogno, anche indiipendentemente dai numeri.

Ecco il link all’articolo del quotidiano Alto Adige del 15/1/2010

http://www.gebi.bz.it/infobz/files/blog/AA_2010_01_15.jpg

Questa la prima discussione che ho messo sul nuovo gruppo “Genitori per il Bilinguismo” di facebook.

Al di là dei nomi, probabilmente riattualizzare le battaglie passate dei genitori è il solo modo per sbloccare la questione dell’apprendimento delle lingue in provincia di Bolzano. Genitori a scuola, infatti, è sinonimo di “cittadini” e la battaglia per l’immersione linguistica è una battaglia di cittadinanza.

Il link sul gruppo di facebook è:

http://www.facebook.com/board.php?status=256&uid=425383160306#/group.php?gid=425383160306

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ViolAzioni

di enrico - 29 November 2009
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Un ottimo commento quello di Romano Viola nella sua rubrica ViolAzioni sul quotidiano Alto Adige di oggi. Il titolo del commento è: La catastrofe del tedesco e nessun si muove.

Viola parte dalle prese di posizione dei politici di Bolzano sui risultati della ricerca Kolipsi dell’Eurac. Nonostante l’evidenza dello scarso livello di conoscenza della seconda lingua fra gli studenti del quarto anno delle scuole superiori i politici a suo avviso hanno reagito con dichiarazioni generiche ed estemporanee, cosi’ come farebbe un osservatore esterno, non toccato direttamente dal problema..

“Eppure, afferma Viola, i politici avrebbero avuto molti elementi su cui riflettere” e propone due esempi: “Da destra e da sinistra si è proposto per anni di riconoscere automaticamente il patentino di tipo B a tutti gli studenti che superano gli esami di maturità. La ricerca dell’Eurac -continua l’ex Assessore provinciale - dimostra ora tutta la superficialità e la demagogia della richiesta: non più del trenta per cento degli studenti (di lingua italiana e tedesca) riesce a superare un test che riproduce la prova scritta del patentino B” e “nessun politico si è sentito in dovere di riconoscere di aver fatto per anni una proposta indecente“.

“La ricerca dell’Eurac - continua Viola - ha rivelato inoltre che solo il cinque per cento degli studenti italiani (contro il 67 per cento dei tedeschi) usa la seconda lingua negli incontri con i coetanei dell’altro gruppo. Anche se non imprevedibile, questo dato è davvero impressionante. Mostra che per quasi tutti gli studenti italiani la lingua tedesca è poco più che una lingua morta. Serve a scuola per rispondere alle domande dell’insegnante di tedesco. Serve per superare l’odiato patentino. Ma non serve nella vita: nemmeno per parlare con i ragazzi tedeschi della stessa età!”

“Di fronte a tale catastrofe - conclude Viola - non si dovrebbero suonare le campane a martello?”

Cosi’ Viola lancia la sua proposta: “Non dovrebbe la Giunta provinciale chiudersi in clausura (coi telefonini spenti) per un mese intero, assieme ai migliori specialisti del mondo, per trovare rimedi? E non dovrebbe mobilitarsi anche tutta la società civile: scuola, sindacati, imprenditori, parrocchie, associazionismo culturale e sportivo? Schützen, Bauernbund, pompieri volontari e gruppi femministi compresi?”

Una richiesta di corresponsabilità a tutti i livelli quella di Romano Viola, che nessuno dovrebbe sottovalutare. Romano Viola, per sua storia personale e per il suo impegno costante su questo tema è sicuramente un osservatore privilegiato, una persona da ascoltare con grande attenzione, dunque, nel campo del plurilinguismo.

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Kolipsi

di enrico - 26 November 2009
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Kolipsi

Queste due grandi tabelle grafiche, che sembrano assomigliarsi  (ma in realtà sono abissalmente distanti l’una dall’altra) sono state illustrate all’EURAC  in occasione della presentazione dei risultati della ricerca KOLIPSI, Gli studenti altoatesini e la seconda lingua: indagine linguistica e psicosociale“.
Si tratta di una indagine di tutto rilievo che, come sottolineato dal presidente EURAC  Werner Stuflesser, ” fornisce alla Provincia informazioni utili per una politica delle lingue innovativa e orientata al futuro ”. Condotta su un campione di 1200 studenti del quarto anno di scuola superiore equamente distribuiti tra scuole italiane e tedesche, la ricerca, nella sua parte condotta con una analisi di tipo linguistico, ha classificato le competenze nella seconda lingua secondo i criteri del quadro comune di riferimento europeo per le lingue (ecco qui la descrizione della scala delle competenze comuni).

I grafici si riferiscono appunto ai risultati delle prove scritte somministrate ai 1200 studenti e ci danno una informazione neutrale rispetto alle forme di accertmento linguistico che risentono del contesto locale (quali i certificati di patentino di bilinguismo).

La grande differenza, evidenziata dai grafici, fra gli studenti delle scuole italiane e gli studenti delle scuole tedesche nella conoscenza della rispettiva seconda lingua tedesca e italiana sta nel fatto che il livello di bilinguismo degli studenti tedeschi è B1/B2, mentre per gli studenti italiani il livello è nettamente piu’ arretrato a A2/B1.

La seconda parte, quella di tipo sociolinguistico della ricerca, ci fornisce poi un altro dato importante che documenta l’uso prevalente delle lingue nei gruppi e nell’ intragruppo:

  • nei gruppi misti italiani e tedeschi si usa prevalentemente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei italiani si usa prevalentamente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei tedeschi si usa prevalentemente il dialetto sudtirolese.

Quello che sembra mancare quindi è un contesto d’uso del tedesco standard, rispetto al quale comunque gli studenti italiani hanno competenze linguistiche non adeguate. “I risultati sottolineano come per molti studenti, soprattutto di lingua italiana (28%), la partecipazione attiva alla quotidianità altoatesina nella seconda lingua sia resa difficoltosa da una competenza linguistica ancora di livello elementare“, ha chiarito la ricercatrice Andrea Abel.
In realtà il livello di competenza comune capace di attivare di una buona comunicazione nella vita di tutti i giorni tra ragazzi italiani e tedeschi è il B2, e questo livello è molto basso proprio fra gli studenti italiani.

Le politiche che puntano sull’apprendimento linguistico  fuori dalla scuola sono dunque avvisate: senza un certo livello comune di competenza i ragazzi probabilmente non riusciranno a parlarsi proprio fuori dalla scuola. Questo livello di competenza di base (B1/B2), che gli studenti tedeschi già possiedono, la scuola dovrebbe darlo anche agli studenti italiani che oggi sono attestati al piu’ basso livello A2/B1. Pensare che la scuola non possa fare piu’ di quello che già fa per gli studenti italiani sembra un po’ giocare al ribasso.

La ricerca Kolipsi nel suo complesso ha evidenziato con una certa chiarezza che una delle questioni  centrali è il contesto d’uso delle lingue. Possiamo ipotizzare che  per gli studenti italiani la scuola potrebbe essere un grande contesto d’uso del tedesco, se si pianificasse una didattica ad immersione linguistica in cui una grande parte delle materie fosse trattate direttamente nella seconda lingua (che è difficile usare fuori) e se questo fosse fatto fin dai primi anni di scuola. Una scuola del genere potrebbe portare studenti italiani e tedeschi a pari livello.

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