Archivio della Categoria 'Le proposte'

Scuola paritetica per tutti

di enrico - 20 February 2017
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Francesco Palermo a Bolzano alla conferenza stampa di presentazione del ddl costituzionale

Il senatore Francesco Palermo ha presentato in Senato un disegno di legge costituzionale di modifica dello Statuto di Autonomia del Trentino Alto Adige, che prevede esplicitamente l’attivazione , a richiesta dei genitori, di classi con insegnamento paritetico in lingua italiana e in lingua tedesca in tutte le scuole della provincia di Bolzano.
Ecco il testo:

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.
(Modifica allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol)

1.  Dopo  il  comma  1  dell’articolo  19  del  testo  unico  delle  leggi  costituzionali  concernenti  lo Statuto  speciale  per  il  Trentino-Alto  Adige,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  31 agosto 1972, n. 670, è aggiunto il seguente:
1-bis.  «Presso tutte le istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione, di cui al primo comma del presente articolo, qualora vi sia la domanda di almeno 15 iscritti, sono attivate classi con insegnamento - su base paritetica di ore e di esito finale - in lingua tedesca e in lingua italiana. La Provincia, nel rispetto dell’autonomia delle Istituzioni scolastiche, con propria legge ne disciplina l’ordinamento. Spetta alle istituzioni scolastiche, nell’ambito della propria autonomia e nel  rispetto  del  principio  di  pariteticità,   stabilire  in  quale  lingua  impartire  le  diverse  discipline.
L’insegnamento  è  impartito  da  docenti  in  possesso  delle  prescritte  qualificazioni  accademiche  e professionali, per i quali la lingua di insegnamento - tedesca o italiana - è anche madrelingua. Le classi così attivate proseguono fino al completamento del rispettivo ciclo di istruzione.»

Testo completo con relazione accompagnatoria

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Alunni in calo?

di enrico - 16 January 2010
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Il quotidiano Alto adige di ieri ha pubblicato un articolo sulla presa di posizione del PDL sui dati ASTAT sulla scuola provinciale nell’anno 2008-2009. Il PDL evidenzia una divergenza fra la consistenza complessiva della popolazione italiana della provincia di Bolzano (26,47%) e la popolazione scolastica nelle scuole elementari italiane (circa il 21%, che si riduce al 19% se non si conteggiano gli alunni stranieri). Lamenta poi uno spopolamento scolastico delle scuole italiane della periferia ( i dati di riferimento non sono rintracciabili nell’articolo). La soluzione per riportare la quota degli studenti italiani dal 19/21% al 26% della consistenza del gruppo linguistico sarebbe sfruttare le potenzialità della scuola italiana per una didattica veicolare, ha dichiarato Urzì. Vale a dire sezioni ad immersione linguistica, di cui francamente si sente il bisogno, anche indiipendentemente dai numeri.

Ecco il link all’articolo del quotidiano Alto Adige del 15/1/2010

http://www.gebi.bz.it/infobz/files/blog/AA_2010_01_15.jpg

Questa la prima discussione che ho messo sul nuovo gruppo “Genitori per il Bilinguismo” di facebook.

Al di là dei nomi, probabilmente riattualizzare le battaglie passate dei genitori è il solo modo per sbloccare la questione dell’apprendimento delle lingue in provincia di Bolzano. Genitori a scuola, infatti, è sinonimo di “cittadini” e la battaglia per l’immersione linguistica è una battaglia di cittadinanza.

Il link sul gruppo di facebook è:

http://www.facebook.com/board.php?status=256&uid=425383160306#/group.php?gid=425383160306

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ViolAzioni

di enrico - 29 November 2009
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Un ottimo commento quello di Romano Viola nella sua rubrica ViolAzioni sul quotidiano Alto Adige di oggi. Il titolo del commento è: La catastrofe del tedesco e nessun si muove.

Viola parte dalle prese di posizione dei politici di Bolzano sui risultati della ricerca Kolipsi dell’Eurac. Nonostante l’evidenza dello scarso livello di conoscenza della seconda lingua fra gli studenti del quarto anno delle scuole superiori i politici a suo avviso hanno reagito con dichiarazioni generiche ed estemporanee, cosi’ come farebbe un osservatore esterno, non toccato direttamente dal problema..

“Eppure, afferma Viola, i politici avrebbero avuto molti elementi su cui riflettere” e propone due esempi: “Da destra e da sinistra si è proposto per anni di riconoscere automaticamente il patentino di tipo B a tutti gli studenti che superano gli esami di maturità. La ricerca dell’Eurac -continua l’ex Assessore provinciale - dimostra ora tutta la superficialità e la demagogia della richiesta: non più del trenta per cento degli studenti (di lingua italiana e tedesca) riesce a superare un test che riproduce la prova scritta del patentino B” e “nessun politico si è sentito in dovere di riconoscere di aver fatto per anni una proposta indecente“.

“La ricerca dell’Eurac - continua Viola - ha rivelato inoltre che solo il cinque per cento degli studenti italiani (contro il 67 per cento dei tedeschi) usa la seconda lingua negli incontri con i coetanei dell’altro gruppo. Anche se non imprevedibile, questo dato è davvero impressionante. Mostra che per quasi tutti gli studenti italiani la lingua tedesca è poco più che una lingua morta. Serve a scuola per rispondere alle domande dell’insegnante di tedesco. Serve per superare l’odiato patentino. Ma non serve nella vita: nemmeno per parlare con i ragazzi tedeschi della stessa età!”

“Di fronte a tale catastrofe - conclude Viola - non si dovrebbero suonare le campane a martello?”

Cosi’ Viola lancia la sua proposta: “Non dovrebbe la Giunta provinciale chiudersi in clausura (coi telefonini spenti) per un mese intero, assieme ai migliori specialisti del mondo, per trovare rimedi? E non dovrebbe mobilitarsi anche tutta la società civile: scuola, sindacati, imprenditori, parrocchie, associazionismo culturale e sportivo? Schützen, Bauernbund, pompieri volontari e gruppi femministi compresi?”

Una richiesta di corresponsabilità a tutti i livelli quella di Romano Viola, che nessuno dovrebbe sottovalutare. Romano Viola, per sua storia personale e per il suo impegno costante su questo tema è sicuramente un osservatore privilegiato, una persona da ascoltare con grande attenzione, dunque, nel campo del plurilinguismo.

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Obiettivo Bilinguismo

di enrico - 18 July 2009
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L’immersione linguistica in Catalogna, in un documento filmato del 1996.

Catalogna

Obiettivo bilinguismo

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L’insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera

di enrico - 6 June 2009
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Giorgio Israel, coordinatore del gruppo di lavoro sulla formazione degli insegnanti

Lo schema di decreto del Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, sulla formazione iniziale del personale docente all’articolo 15 prevede una nuova specializzazione, quella di “Insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.
Ecco il testo dell’articolo:

ART. 15
(Percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera)
1. Fino all’introduzione di specifiche classi di abilitazione e dei relativi percorsi di laurea, la formazione dei docenti per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera è di esclusiva competenza delle università.
2. Le università, nei propri regolamenti didattici di ateneo, disciplinano corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Ai predetti corsi accedono gli insegnanti abilitati.
3. I percorsi formativi di cui al comma 2 sono articolati per la scuola secondaria di secondo grado e prevedono l’acquisizione di almeno 60 crediti formativi comprensivi di un tirocinio di almeno 300 ore pari a 12 crediti formativi
universitari.
4. Per garantire uniformità tra i predetti corsi, le università si adeguano ai criteri stabiliti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.
5. A conclusione del corso, al candidato che supera con esito favorevole l’esame finale è rilasciato il certificato attestante le acquisite competenze per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera.

Tutto questo significa che al Ministero stanno pensando ad insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola, mentre a Bolzano sono almeno quindici anni che Durnwalder e la sua Giunta provinciale si oppongono a una tale idea di insegnamento. Se lo schema di decreto diventerà definitivamente decreto, cosa metterà in campo la Provincia di Bolzano? Si opporrà? Farà resistenza ad oltranza perchè non sia così?

A Bolzano in questi mesi sembra che il solo problema della scuola italiana sia quello degli assetti ai vertici. Invece i problemi sono molti e la questione primaria è la progettazione di una scuola capace di fare apprendere le lingue attraverso insegnamenti non linguistici. Questo è quello che il Ministero si appresta a fare e da cui la provincia di Bolzano è ancora lontana.

Lo schema di decreto sulla formazione iniziale si basa sui documenti del gruppo di lavoro per la formazione degli insegnanti coordinato da Giorgio Israel.
Ecco il link al suo blog: http://gisrael.blogspot.com/

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Lo sconto sul patentino

di enrico - 31 August 2008
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Alex Janes

Alex Janes, dirigente di Alleanza nazionale di Bolzano, non ha certo fretta di vedere il patentino equiparato alle certificazioni europee. Si augura, al contrario,  che la proposta di norma di attuazione della Commissione dei Sei venga cancellata e ridisegnata interamente. Almeno cosi’ da alcune sue dichiarazioni al quotidiano Alto Adige di oggi.

Janes afferma che invece di superare il monopolio provinciale sul patentino, la norma di attuazione sull’equipollenza dei titoli secondo standard europei non farebbe altro che rafforzare l’esame «locale» per quanto riguarda la certificazione più alta, l’attuale A. Questo perché l’analogo C1 europeo è molto più difficile da ottenere. Trattandosi del livello di patentino che apre le porte dei ruoli dirigenziali, magistratura compresa, prosegue Janes, «non possiamo certo accettare una norma di attuazione che rischia di sbarrare le porte».

Janes nota che il patentino A richiede che il candidato sia in grado di sostenere una conversazione  argomentazioni e commenti in modo appropriato.
Il C1 a cui il patentino A verrebbe parificato,  invece, prevede che il candidato sappia utilizzare la lingua in modo flessibile ed efficace per scopi sociali, professionali ed accademici, riesca a produrre testi chiari, ben dettagliati su argomenti complessi.

Ora la mia domanda è questa: per accedere ai ruoli dirigenziali, magistratura compresa, è davvero troppo pensare che il candidato sappia utilizzare la seconda lingua in modo flessibile ed efficace per scopi professionali, riesca a produrre testi chiari, ben dettagliati su argomenti complessi (come nella descrizione sintetica del certificato C1)? Davvero possiamo accontentarci di un candidato in grado soltanto di sostenere una conversazione sapendo argomentare e commentare in modo appropriato (descrizione sintetica del patentino A)?  Ancora: i testi complessi il dirigente li deve o non li deve capire anche nelle sfumature? Il dirigente deve o non deve poter scrivere con una certa precisione terminologica il testo di una circolare o di una delibera?

Se la risposta è si’, allora l’equiparazione del patentino A alla certificazione C1 è ottimale e, in aggiunta, del tutto aderente alla realtà. Altrimenti il sospetto è che  Janes, cercando di frenare con le sue dichiarazioni la norma di equiparazione proposta,  intenda in realtà portare avanti una richiesta parallela, precisamente lo sconto sul patentino, prospettiva, a mio avviso, abbastanza poco condivisibile anche sul piano della dignità professionale.

 

**************
Aggiornamento (7 settembre 2008): una discussione sul tema dell’equiparazione delle certificazioni linguistiche standard europee al patentino si trova qui:
http://www.gebi.bz.it/bilinguismo/?p=76

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Cultura plurilingue

di enrico - 23 May 2008
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All’appello alle famiglie del commissario Jan Figel ha risposto immediatamente un gruppo di genitori che oggi, al caffe Plural di Bolzano, ha presentato alla stampa la neocostituita Associazione Mix-ling Eltern für una cultura plurilingue.

“Wir sind eine Gruppe von Eltern, die eine mehrsprachige Bildung für ihre Kinder vorantreiben möchten, damit sie im Kontakt mit den verschiedenen Kulturen dieses Landes afwachsen. Um dieses Ziel zu verfolgen haben wir einen Verein gegründet: Mix -ling: Eltern für eine mehrsprachige Kultur”, così si sono presentati al pubblico.

Colpisce subito il rinvio Mix-ling/Mischling e il gioco diparole è immediato anche nell’alternanza delle lingue nel nome dell’ associazione: “Eltern für una cultura plurilingue”.
Anche il termine “cultura plurilingue” è inusuale: in Sudtirolo si parla di educazione plurilingue, contesto plurilingue, formazione plurilingue, mehrsprachige Bildung ma il termine cultura plurilingue, quella che nasce im Kontakt mit den verschiedenen Kulturen dieses Landes, è nuovo.

Alcuni dei presentatori dell'associazione Mix-ling

Genitori cosi’, che lavorano per ratio difficilis, hanno comunque prodotto proposte concrete e innovative proprio nel loro documento programmatico in cui sottolineano:

  • l’importanza della progettazione spaziale della scuola: la proposta sono Schulzentren con strutture di servizio comuni per alunni di diversa lingua, per esempio biblioteche, mense, palestre e cortili comuni da rivalutarsi soprattutto come punti di incontro;
  • la necessità di iniziative non piu’ divise fra scuole italiane e tedesche, come un comune festival studentesco;
  • l’importanza sul piano didattico di ritenere l’alunno mistilingue non banalmente già bravo nella seconda lingua, ma uno studente da apprezzare soprattutto per il valore aggiunto che puo’ dare alla scuola e ai compagni.

La proposta forte sul piano dell’ordinamento scolastico di Mix-ling è comunque riportata al primo punto del catalogo:

“Wir Eltern fordern, dass in Südtirol ein zwei-bzw. dreisprachige Schule errichtet wird, die von beiden Schulaemtern gemeinsam geführt und als Zugangsangebot zu den bereits bestehenden einsprachigen Schulen verstanden wird.”

L’iscrizione a un tale tipo di scuole deve essere naturalmente una scelta libera delle famiglie.

Il catalogo completo delle richieste dell’Associazione è consultabile qui.

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Sezioni miste

di enrico - 18 May 2008
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La proposta che Luisa Gnecchi, vicepresidente della Provincia di Bolzano e assessore competente per la scuola italiana, portera’ in Giunta provinciale domani, lunedi’ 19 maggio 2008, è anticipata brevemente in un’intervista al quotidiano Alto Adige.

Si tratta di prevedere per un certo numero di sezioni di scuola materna che l’insegnamento sia impartito nelle due lingue da due insegnanti, una di lingua italiana e una di lingua tedesca.

Ho provato a trasformare in mappa i contenuti di questa intervista, utilizzando la stessa struttura usata per l’intervista a Rita Franceschini e ne è venuto fuori questo:

Clicca per ingrandire la mappa

Ripropongo di seguito la mappa disegnata in relazione alla intervista rilasciata allo stesso giornale da Rita Franceschini e riportata qui:

Clicca per ingrandire la mappa

Il confronto puramente visivo fra le due mappe rende evidente che ci sono punti vuoti nella progettazione politica. Anche se qui si tratta del confronto fra due interviste interviste giornalistiche condotte separatamente, non di una analisi puntuale e definitiva.

Ecco il testo dell’intervista dell’Alto Adige a Luisa Gnecchi:

«C’è un solo modo per superare l’ossessione delle famiglie italiane per il tedesco: bisogna creare delle sezioni di scuola materna con una maestra italiana e una tedesca. Così si evita che, come sostiene il capogruppo della Svp Oswald Ellecosta, ci sia la corsa dei genitori italiani ad iscrivere i figli negli asili tedeschi con tutti i problemi che ciò può comportare. Ai bambini, innanzitutto». Luisa Gnecchi, vicepresidente della Provincia, vuol cogliere al volo l’occasione offertale dalla polemica scatenata dalla Svp sui nomi dei bimbi italiani iscritti agli asili tedeschi.


«Lunedì - assicura Gnecchi - affronteremo la questione in giunta. È inutile far finta che il problema non esista».
La sua proposta esattamente in cosa consiste?
«È presto detto: si tratta di estendere la sperimentazione che attualmente abbiamo solo in due sezioni di scuola materna, a Bolzano e Merano».
Come funziona?
«Semplice: c’è una maestra italiana e una tedesca che stanno con i bambini tutto il giorno. È la situazione ideale che riproduce la famiglia mista. E proprio per questo dà i risultati migliori».
Perché se questa è la soluzione ideale, non l’avete già estesa senza bisogno di attendere che il problema esplodesse?
«Primo, perché non abbiamo un numero di maestre di lingua tedesca sufficiente: sono 38 su un corpo insegnanti di 400. Secondo: non posso licenziare le maestre italiane, che sono due per sezione, per mettere quelle di lingua tedesca. Ciò, finora, ci ha imposto di accontentarci di soluzioni di compromesso, per cui negli asili abbiamo maestre tedesche che ruotano tra una sezione e l’altra».
Stando così le cose, come pensa di superare questi due ostacoli?
«La Svp sostiene che un 25%, se non addirittura di più, di bambini iscritti alle scuole tedesche sono di lingua italiana e ciò creerebbe problemi. La mia proposta è questa: ci prendiamo i bambini italiani assieme alle maestre tedesche e creiamo delle sezioni con un’insegnante italiana e una tedesca. Il vantaggio di questa soluzione è che non si perdono posti di lavoro né da una parte né dall’altra».
Le sezioni miste dove verrebbero aperte: nella scuola tedesca o italiana?
«L’offerta noi la facciamo alle famiglie italiane che iscrivono i figli alle scuole materne tedesche: e siamo certi che opteranno per la nostra soluzione. L’ubicazione delle nuove sezioni è invece un non-problema: già oggi abbiamo nello stesso edificio sezioni italiane e sezioni tedesche assieme».
I tempi: ormai se ne parlerebbe per l’anno 2009-2010.
«Assolutamente no. Si può partire già in autunno».
A livello politico c’è già l’accordo?
«Il capogruppo della Svp si è già espresso pubblicamente a favore delle sezioni con un’ insegnante italiana e una tedesca. D’accordo anche l’assessore comunale Rottensteiner».
Commentando lo studio Pisa lei ha detto che gli studenti tedeschi hanno ottenuto risultati migliori, soprattutto nelle materie scientifiche, perché gli italiani hanno troppe ore di tedesco.
«È un dato di fatto che nelle scuole italiane, dalla prima elementare all’ultimo anno di medie, si fanno sei ore alla settimana di tedesco; nelle scuole tedesche: solo un’ora in prima elementare e poi quattro di italiano. Le due ore in più di differenza sono a scapito rispettivamente delle materie scientifiche (un’ora) e di una materia a scelta delle scuole (l’altra)».
La soluzione?
«L’ossessione che i figli non imparino il tedesco, che tormenta le famiglie italiane, si supera soltanto creando delle sezioni di scuola materna, in cui i bambini dai 3 ai 5 anni - ovvero in un periodo determinante per l’apprendimento linguistico - sentano parlare indifferentemente le due lingue. Del resto negli asili nido è già così: bambini italiani e tedeschi sono assieme a maestre italiane e tedesche».

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La proposta di Rita Franceschini

di enrico - 17 May 2008
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Sul quotidiano Alto Adige di oggi è apparsa una breve intervista a Rita Franceschini, rettrice della Libera Università di Bolzano, sul tema delle innovazioni sperimentali linguistiche nella scuola.

L’intervento è particolarmente interessante e opportuno, perchè, dopo i segnali di apertura sul piano politico, è tempo di cominciare a delineare progetti concreti.

Ho riassunto in questa mappa le proposte al giornale di Rita Francheschini, anche se sono sicuro che la mappa è destinata ad articolarsi a dismisura in futuro.

Clicca per ingrandire la mappa.

Qui sotto ricopio il testo dell’intervista come pubblicato sul fiornale:

Il termine scuola «mista» non le piace e lo chiarisce subito. «Diciamo europea». E su questo Rita Franceschini interviene volentieri, non come rettrice ma come linguista, che a fine mandato resterà alla Lub come professore ordinario: «A Scienze della formazione siamo pronti a fare la nostra parte». Fuori dalla politica, il parere di un tecnico su italiano, tedesco e come impararlo.
Un riassunto. Le famiglie hanno iniziato a iscrivere i figli nelle scuole dell’altro gruppo linguistico, per farli diventare bilingui o almeno provarci. «Troppi italiani nei nostri asili» dichiara l’Svp cittadina, che si procura gli elenchi e cerca di quantificare il fenomeno. Così la politica tenta di rispondere al problema e i genitori tremano per il metodo. C’è anche una risposta soft, sponsorizzata da Luis Durnwalder: sezioni bilingui nelle scuole italiane. Luisa Gnecchi: «Trasformare alcune sezioni da tedesche a italiane, con maestre sia italiane che tedesche. Sono convinta che anche le famiglie tedesche correrebbero a iscrivere i bambini».
Per uscire dalla politica, abbiamo chiesto un parere a Rita Franceschini, linguista.
Professoressa, c’è un problema di insegnamento del tedesco e dell’italiano, ma le soluzioni dalla scuola non stanno arrivando.
«Mi piacerebbe conoscere le reali dimensioni di questo fenomeno di iscrizioni “trasversali” nelle scuole, ma credo sia palese la richiesta di migliore apprendimento linguistico da parte delle famiglie, che per il momento si stanno arrangiando con una sorta di slalom. Anche lo slalom può essere una soluzione, però…».
Pero?
«Però forse si potrebbe organizzare una proposta scolastica più strutturata, più ordinata. Con alcune premesse».
La prima?
«L’organizzazione scolastica è legata a un sistema sociale. Quando la società cambia, anche la politica si mette in movimento. In questa fase mi sembra che le famiglie stiano giocando in Alto Adige un ruolo importante. D’altronde, sta a loro il diritto di scegliere il percorso educativo».
Altra premessa?
«In una terra di minoranza linguistica come l’Alto Adige, si deve trovare una soluzione che tenga conto dei timori del gruppo tedesco di non vedere più trasmessa la propria lingua. Sono sincera, mi sembra che nel gruppo italiano questa sensibilità non sia sempre presente».
Dalle famiglie (alcune) e da parte di una certa politica la richiesta è netta: scuola bilingue mista, accanto al modello tedesco e italiano.
«Lasciamo da parte il termine “misto”. Diciamo europeo, avendo la fortuna di avere in casa l’esempio della scuola ladina, studiata internazionalmente per i suoi risultati. E poi ci sono esperienze europee cui rifarsi, anche se il modello va sempre studiato localmente».
Quali le caratteristiche?
«Sezioni trilingui, italiano, tedesco e inglese. Una scuola europea, come la Lub è una università europea. Proprio per preparare i ragazzi alla nostra università, perché non pensare a una scuola superiore con sezioni trilingui?».
Lei parte dall’alto, ma le famiglie chiedono il bilinguismo precoce.
«Le due ipotesi non sono incompatibili. Ai genitori suggerisco di vivere l’obiettivo del bilinguismo con minore ansia: gli studi ci dicono che le possibilità di apprendimento restano buone anche in età avanzata. Si vorrà partire dal basso? Bene. La Lub è pronta a fare la propria parte».
Che ruolo potete avere?
«Si parla molto di immersione in Alto Adige, spesso non puntualmente. C’è una didattica da mettere a punto totalmente. I risultati delle prime sperimentazioni non sono eccellenti: i bambini non escono bilingui con materie insegnate per poche ore nella seconda lingua, ma ottengono una sensibilità per le lingue, per un punto di vista “altro” che è già preziosa».

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Ipocrisie linguistiche

di enrico - 15 May 2008
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Trascrivo, con autorizzazione dell’autore, un ottimo intervento di Romano Viola, apparso sul quotidiano Alto Adige di oggi.

Romano Viola, giovane professore di filosofia negli anni 70
Foto tratta dal sito Merano70

«Assurdo», «una follia», «pericoloso», «discriminatorio»: questi i giudizi espressi da molti politici italiani sulla proposta della Svp di Bolzano di verificare le conoscenze di tedesco dei bambini italiani che si iscrivono in massa nelle scuole materne tedesche. Sono giudizi che non condivido. La proposta della Svp può essere discutibile da un punto di vista pedagogico. Ma risponde ad un problema assolutamente reale. Sono anni che nelle scuole materne tedesche di Bolzano aumenta il numero dei bambini italiani. Oggi in alcune sezioni sono addirittura in maggioranza. E’ davvero così sorprendente che questo possa determinare delle difficoltà?
Non è la prima volta, del resto, che la Svp solleva il problema. Lo ha già fatto pubblicamente l’assessora provinciale Kasslatter Mur nel 2002. Riporto alcune delle sue affermazioni di allora. Secondo l’assessora, nelle 16 scuole materne in lingua tedesca di Bolzano i bambini di famiglia italiana o mistilingue sarebbero stati ormai intorno al 40% (in alcune sezioni addirittura all’80%!) del totale. Questo avrebbe creato, a suo avviso, dei seri inconvenienti. Per i bambini di lingua tedesca di Bolzano, che in casa parlano per lo più in dialetto e per strada sentono parlare per lo più in italiano, la scuola materna rappresenta una tappa fondamentale per apprendere il tedesco standard. Ma questo viene reso più difficile, affermava la Kasslatter Mur, se nelle sezioni ci sono troppi bambini di lingua italiana che non capiscono il tedesco, costringendo così le insegnanti a parlare spesso in italiano.
E’ semplice onestà intellettuale riconoscere che l’assessora ha posto un problema reale. Tanto più che oggi, rispetto al 2002, il fenomeno è aumentato e in futuro potrebbe aumentare ancora. Cosa accadrebbe se un domani la percentuale dei bambini italiani nelle scuole materne tedesche salisse, poniamo, al 60 per cento? Si potrebbe ancora parlare di scuola materna in lingua tedesca?
Minimizzare o ignorare questo problema, come stanno facendo tanti politici italiani, non mi sembra corretto. Così come non mi sembra corretto liquidare come «assurda» la richiesta della Svp di Bolzano di verificare - come previsto da un precisa norma di attuazione - se l’iscrizione di un numero elevato di bambini italiani nelle scuole materne tedesche ne possa (cito testualmente dalla norma) «compromettere l’efficienza».
Occorre invece ricercare una soluzione condivisa. Oggi le condizioni per trovarla sono molto migliori che in passato. Per cominciare, la stessa Svp di Bolzano ha dichiarato il 6 maggio scorso che «non ha niente da obiettare se nelle scuole materne italiane si rende necessario percorrere nuove strade, perché vi si possa apprendere meglio la lingua tedesca». E cinque giorni dopo, il Presidente Durnwalder ha lanciato, in un’intervista sulla «Tageszeitung», la proposta di istituire sezioni sperimentali con insegnamento tutto in lingua tedesca nelle scuole materne italiane che lo richiedono. Un’altra proposta, che riguarda le scuole materne tedesche (istituire sezioni sperimentali con insegnamento bilingue dove sono presenti molti bambini italiani), è stata avanzata dall’assessora Gnecchi. Non vanno poi dimenticate le numerose sperimentazioni già presenti nelle scuole materne italiane, che possono essere ulteriormente potenziate ed estese.
La situazione, come si vede, è in movimento. L’unica strada, va ripetuto, è quella di ricercare un accordo condiviso, che parta da un riconoscimento altrettanto condiviso dell’effettiva realtà dei fatti: senza ideologismi, ipocrisie e calcoli elettorali. Penso ad un accordo fra la Svp e il Pd, naturalmente. Ma anche ad un accordo fra il Pd e il Pdl. Dopo tutto, se c’è un tema tipicamente «bipartisan», questo è proprio quello della scuola. Non sarebbe allora il caso che i politici di questi due partiti cominciassero finalmente a discutere, prima fra di loro e poi con la Svp, su come costruire una soluzione concordata che tenga conto delle diverse, specifiche esigenze che sono tipiche della scuola materna in lingua tedesca e di quella in lingua italiana?

Romano Viola

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