Risposte al bisogno di bi e trilinguismo

di enrico

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Sulla presa di posizione di Rita Franceschini, mi giunge un comunicato dell’Ufficio stampa provinciale di Alleanza Nazionale, testo che ha il pregio di delineare con chiarezza i caratteri dell’insegnamento veicolare delle lingue.

Alessandro Urzi' al convegno

Alessandro Urzi’ con l’ospite Verena Debiasi il 2 marzo 2006 alla tavola rotonda Il bilinguismo reale fra Scuola e Società


“Plauso alla rettrice dell’Università di Bolzano Rita Franceschini e sostegno aperto ed incondizionato da parte di Alleanza nazionale all’avvio di una profonda rivoluzione del sistema scolastico provinciale con la possibilità di istituire, nell’ambito di una autonomia delle Istituzioni scolastiche che deve essere ancora riempita di contenuti e opportunità, sezioni trilingue (in italiano, tedesco e inglese) sul modello della stessa Università di Bolzano.

Lo sostiene il presidente provinciale di Alleanza nazionale Alessandro Urzì ricordando come il Centrodestra sostiene da anni la necessità di segnare un momento di rottura con lo schema rigido della formazione scolastica (includendo nel processo formativo anche il ciclo delle scuole materne) monolingue.

Il bilinguismo reale delle giovani generazioni deve essere considerato in provincia di Bolzano come lo strumento necessario e più importante per i ragazzi di oggi di affrontare le sfide nel mercato del lavoro, nella pubblica amministrazione, nell’economia, nelle relazioni sociali.

Un bilinguismo, sostiene Urzì, che può essere realizzato solo con strumenti che rendano naturale l’apprendimento della seconda lingua (non con lo strumento antico della didattica che considera la seconda lingua come una materia qualsiasi, con cui i ragazzi si confrontano solo per ottenere la sufficienza). Ciò può essere realizzato solo con quella che senza più alcun tabù può essere definita, aggiunge Urzì, una sorta di “immersione” (uso veicolare della seconda lingua) per cui materie come la geografia, la chimica, la storia o altre possano essere insegnate direttamente in lingua tedesca ed inglese (con gli opportuni ausili grammaticali), rendendole naturale strumento di comunicazione.

La società altoatesina non solo è matura, conclude il presidente provinciale di An Urzì, ma avverte come non più rinviabile il momento della creazione di questi percorsi scolastici (che nella prima fase potrebbero conoscere l’avvio in modo sistemico nell’ambito della struttura della scuola in lingua italiana, rispondendo ad una esigenza spiccatamente matura proprio in questa parte della popolazione).

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