Archivio della Categoria 'La scuola'

CLIL

di enrico - 23 January 2010
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ll CLIL  (Apprendimento integrato di lingua e contenuto) (Content and Language Integrated Learning) consiste nell’insegnamento di una materia curriculare attraverso una lingua veicolare, diversa da quella che normalmente si usa per comunicare. La materia può non avere a che fore con l’insegnamento della lingua, ad esempio lezioni di storia insegnate in inglese in Spagna.

Il CLIL si sta svolgendo e si è dimostrato efficace in tutti i settori dell’istruzione dalla scuola primaria fino all’istruzione degli adulti ed istruzione accademica. Il suo successo è aumentato negli ultimi 10 anni e continua anche nel presente.

Gli insegnanti che lavorano con il CLIL sono specialisti nella loro disciplina piuttosto che insegnanti di lingue.
Normalmente essi parlano fluentemente la lingue target, oppure sono bilingue o madrelingua. In molte istituzioni gli insegnanti di lingua lavorano in collaborazione con altri dipartimenti che offrono il CLIL in diverse materie.

Il fattore chiave è che lo studente acquisisce nuove conoscenze su una materia che non implica di per sé l’insegnamento della lingua, ma in realtà usa ed impara una lingua straniera. Le metodologie e le strategie usate sono spesso legate all’area della materia di riferimento.

Data la sua efficacia e l’abilità di motivare gli studenti, CLIL è indicato come un’area prioritaria nel Piano d’Azione per l’Apprendimento delle Lingue e la Diversità Linguistica (Sezione 1 1.2).

Ulteriori approfondimenti a questo link della Commissione Europea.

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Alunni in calo?

di enrico - 16 January 2010
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Il quotidiano Alto adige di ieri ha pubblicato un articolo sulla presa di posizione del PDL sui dati ASTAT sulla scuola provinciale nell’anno 2008-2009. Il PDL evidenzia una divergenza fra la consistenza complessiva della popolazione italiana della provincia di Bolzano (26,47%) e la popolazione scolastica nelle scuole elementari italiane (circa il 21%, che si riduce al 19% se non si conteggiano gli alunni stranieri). Lamenta poi uno spopolamento scolastico delle scuole italiane della periferia ( i dati di riferimento non sono rintracciabili nell’articolo). La soluzione per riportare la quota degli studenti italiani dal 19/21% al 26% della consistenza del gruppo linguistico sarebbe sfruttare le potenzialità della scuola italiana per una didattica veicolare, ha dichiarato Urzì. Vale a dire sezioni ad immersione linguistica, di cui francamente si sente il bisogno, anche indiipendentemente dai numeri.

Ecco il link all’articolo del quotidiano Alto Adige del 15/1/2010

http://www.gebi.bz.it/infobz/files/blog/AA_2010_01_15.jpg

Questa la prima discussione che ho messo sul nuovo gruppo “Genitori per il Bilinguismo” di facebook.

Al di là dei nomi, probabilmente riattualizzare le battaglie passate dei genitori è il solo modo per sbloccare la questione dell’apprendimento delle lingue in provincia di Bolzano. Genitori a scuola, infatti, è sinonimo di “cittadini” e la battaglia per l’immersione linguistica è una battaglia di cittadinanza.

Il link sul gruppo di facebook è:

http://www.facebook.com/board.php?status=256&uid=425383160306#/group.php?gid=425383160306

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ViolAzioni

di enrico - 29 November 2009
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Un ottimo commento quello di Romano Viola nella sua rubrica ViolAzioni sul quotidiano Alto Adige di oggi. Il titolo del commento è: La catastrofe del tedesco e nessun si muove.

Viola parte dalle prese di posizione dei politici di Bolzano sui risultati della ricerca Kolipsi dell’Eurac. Nonostante l’evidenza dello scarso livello di conoscenza della seconda lingua fra gli studenti del quarto anno delle scuole superiori i politici a suo avviso hanno reagito con dichiarazioni generiche ed estemporanee, cosi’ come farebbe un osservatore esterno, non toccato direttamente dal problema..

“Eppure, afferma Viola, i politici avrebbero avuto molti elementi su cui riflettere” e propone due esempi: “Da destra e da sinistra si è proposto per anni di riconoscere automaticamente il patentino di tipo B a tutti gli studenti che superano gli esami di maturità. La ricerca dell’Eurac -continua l’ex Assessore provinciale - dimostra ora tutta la superficialità e la demagogia della richiesta: non più del trenta per cento degli studenti (di lingua italiana e tedesca) riesce a superare un test che riproduce la prova scritta del patentino B” e “nessun politico si è sentito in dovere di riconoscere di aver fatto per anni una proposta indecente“.

“La ricerca dell’Eurac - continua Viola - ha rivelato inoltre che solo il cinque per cento degli studenti italiani (contro il 67 per cento dei tedeschi) usa la seconda lingua negli incontri con i coetanei dell’altro gruppo. Anche se non imprevedibile, questo dato è davvero impressionante. Mostra che per quasi tutti gli studenti italiani la lingua tedesca è poco più che una lingua morta. Serve a scuola per rispondere alle domande dell’insegnante di tedesco. Serve per superare l’odiato patentino. Ma non serve nella vita: nemmeno per parlare con i ragazzi tedeschi della stessa età!”

“Di fronte a tale catastrofe - conclude Viola - non si dovrebbero suonare le campane a martello?”

Cosi’ Viola lancia la sua proposta: “Non dovrebbe la Giunta provinciale chiudersi in clausura (coi telefonini spenti) per un mese intero, assieme ai migliori specialisti del mondo, per trovare rimedi? E non dovrebbe mobilitarsi anche tutta la società civile: scuola, sindacati, imprenditori, parrocchie, associazionismo culturale e sportivo? Schützen, Bauernbund, pompieri volontari e gruppi femministi compresi?”

Una richiesta di corresponsabilità a tutti i livelli quella di Romano Viola, che nessuno dovrebbe sottovalutare. Romano Viola, per sua storia personale e per il suo impegno costante su questo tema è sicuramente un osservatore privilegiato, una persona da ascoltare con grande attenzione, dunque, nel campo del plurilinguismo.

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Kolipsi

di enrico - 26 November 2009
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Kolipsi

Queste due grandi tabelle grafiche, che sembrano assomigliarsi  (ma in realtà sono abissalmente distanti l’una dall’altra) sono state illustrate all’EURAC  in occasione della presentazione dei risultati della ricerca KOLIPSI, Gli studenti altoatesini e la seconda lingua: indagine linguistica e psicosociale“.
Si tratta di una indagine di tutto rilievo che, come sottolineato dal presidente EURAC  Werner Stuflesser, ” fornisce alla Provincia informazioni utili per una politica delle lingue innovativa e orientata al futuro ”. Condotta su un campione di 1200 studenti del quarto anno di scuola superiore equamente distribuiti tra scuole italiane e tedesche, la ricerca, nella sua parte condotta con una analisi di tipo linguistico, ha classificato le competenze nella seconda lingua secondo i criteri del quadro comune di riferimento europeo per le lingue (ecco qui la descrizione della scala delle competenze comuni).

I grafici si riferiscono appunto ai risultati delle prove scritte somministrate ai 1200 studenti e ci danno una informazione neutrale rispetto alle forme di accertmento linguistico che risentono del contesto locale (quali i certificati di patentino di bilinguismo).

La grande differenza, evidenziata dai grafici, fra gli studenti delle scuole italiane e gli studenti delle scuole tedesche nella conoscenza della rispettiva seconda lingua tedesca e italiana sta nel fatto che il livello di bilinguismo degli studenti tedeschi è B1/B2, mentre per gli studenti italiani il livello è nettamente piu’ arretrato a A2/B1.

La seconda parte, quella di tipo sociolinguistico della ricerca, ci fornisce poi un altro dato importante che documenta l’uso prevalente delle lingue nei gruppi e nell’ intragruppo:

  • nei gruppi misti italiani e tedeschi si usa prevalentemente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei italiani si usa prevalentamente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei tedeschi si usa prevalentemente il dialetto sudtirolese.

Quello che sembra mancare quindi è un contesto d’uso del tedesco standard, rispetto al quale comunque gli studenti italiani hanno competenze linguistiche non adeguate. “I risultati sottolineano come per molti studenti, soprattutto di lingua italiana (28%), la partecipazione attiva alla quotidianità altoatesina nella seconda lingua sia resa difficoltosa da una competenza linguistica ancora di livello elementare“, ha chiarito la ricercatrice Andrea Abel.
In realtà il livello di competenza comune capace di attivare di una buona comunicazione nella vita di tutti i giorni tra ragazzi italiani e tedeschi è il B2, e questo livello è molto basso proprio fra gli studenti italiani.

Le politiche che puntano sull’apprendimento linguistico  fuori dalla scuola sono dunque avvisate: senza un certo livello comune di competenza i ragazzi probabilmente non riusciranno a parlarsi proprio fuori dalla scuola. Questo livello di competenza di base (B1/B2), che gli studenti tedeschi già possiedono, la scuola dovrebbe darlo anche agli studenti italiani che oggi sono attestati al piu’ basso livello A2/B1. Pensare che la scuola non possa fare piu’ di quello che già fa per gli studenti italiani sembra un po’ giocare al ribasso.

La ricerca Kolipsi nel suo complesso ha evidenziato con una certa chiarezza che una delle questioni  centrali è il contesto d’uso delle lingue. Possiamo ipotizzare che  per gli studenti italiani la scuola potrebbe essere un grande contesto d’uso del tedesco, se si pianificasse una didattica ad immersione linguistica in cui una grande parte delle materie fosse trattate direttamente nella seconda lingua (che è difficile usare fuori) e se questo fosse fatto fin dai primi anni di scuola. Una scuola del genere potrebbe portare studenti italiani e tedeschi a pari livello.

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Erasmus School Frankfurt

di enrico - 26 November 2009
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Erasmus School Frankfurt - School Uniform

The Erasmus School Frankfurt is a private, non-profit, multilingual day school for children from kindergarten through grade 4.

The school was launched in 2006 as part of a parent initiative and the Lehrerkooperative e.V., a 330-member-strong organization operating more than 40 international day care facilities and language training programs in the city.

The school’s intercultural curriculum incorporates Montessori pedagogy and immersion method teaching to achieve language acquisition.

The three languages currently taught at the school are English, German and Spanish.

The school currently has about 60 children in kindergarten and 175 in grades 1 to 4.
Classroom instruction takes place from 8:30 am to 2 pm and is followed by afternoon language learning activities from 2 to 4 pm.
Child-care services begin at 7:30 am and extend until 6 pm. School tuition is approximately 490 euros a month.

www.erasmus-schule.eu

The Concept of Erasmus Schule

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Break The Circle

di enrico - 21 November 2009
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Gabriele Di Luca
Gabriele di Luca, ha scritto un bell’editoriale per il Corriere dell’Alto Adige del 20 novembre 2009 dal titolo “Va spezzato il cerchio dell’impotenza“.

Ecco il testo:

A novembre le scuole celebrano il rito del ricevimento dei genitori. A questo proposito, vorrei mettere a fuoco un particolare che riguarda in modo specifico la materia da me insegnata (italiano, in una scuola superiore in lingua tedesca della Valle Isarco). Sono comunque sicuro che il caso in questione potrebbe risultare analogo, sebbene in forme e proporzioni diverse, anche per la materia corrispettiva, cioè per il tedesco insegnato nelle scuole in lingua italiana di Bolzano.

Quando faccio presente ai genitori che le carenze linguistiche dei figli dovrebbero essere affrontate non solo con un maggiore impegno e slancio nello studio, bensì anche mediante la ricerca di un contatto più esteso e soprattutto continuo con l’altra lingua, questi (sette volte su dieci) mi rispondono: “È vero, ma sa, dove viviamo noi, nel nostro ambiente, nel nostro cerchio di amicizie, praticamente non ci sono italiani”. Si tratta di una risposta che non lascia scampo, un po’ come se si allargassero le braccia e si volesse far capire che condizioni oggettivamente avverse vanificano anche le migliori intenzioni. È così, insomma. Bisogna capirlo. Bisogna accettarlo.

Qui, a mio avviso, si squarcia il velo di una grande ipocrisia. Essa consiste nell’attribuire alla lingua, alla seconda lingua da apprendere, uno status che non ha mai raggiunto (per lo meno a livello diffuso). Noi diciamo “seconda lingua”, ma dovremmo dire piuttosto “lingua straniera”. Quando l’italiano e il tedesco vennero definite istituzionalmente “lingue seconde”, si volle probabilmente indicare una prospettiva di sviluppo, alimentare una speranza, piuttosto che fotografare la situazione reale. Per la maggior parte della popolazione altoatesina e sudtirolese, però, la condizione d’appartenenza a contesti nei quali è presente o comunque prevale una sola lingua (la cosiddetta lingua materna) sottrae tuttora spazio alla speranza di chi voleva (e ancora vorrebbe) vedere nel Sudtirolo un territorio progressivamente orientato al plurilinguismo. “Dove viviamo noi non ci sono italiani”, questa frase significa: non abbiamo l’opportunità di considerare l’italiano la nostra seconda lingua, per noi è un mondo distante, estraneo.

Ora, come si può riuscire a spezzare questo cerchio d’impotenza e rassegnazione? La sensazione è che da un modello di società composta da gruppi “accostati” stiamo slittando verso una società di gruppi sempre più indifferenti, più “stranieri” gli uni rispetto gli altri. Bisognerebbe fare qualcosa per fermare questa deriva, prima che sia troppo tardi.”

Ma è semplice.

Quando nella società non c’e’ un contesto d’uso della lingua seconda da apprendere (come testimoniano i genitori di novembre), allora è la scuola che puo’ diventare un grande contesto d’uso della lingua seconda o straniera, proponendo un buon numero di attività in altra lingua.
Un buon numero di discipline trattate direttamente in lingua straniera porta assieme contenuti e lingua. Questo avviene perchè proprio in questo modo si riesce ad usare una lingua che altrimenti fuori non si usa.

Riassumendo: non è difficile trovare un ambiente in cui usare la seconda lingua: questo ambiente è la scuola stessa.

Dire che la colpa di un mancato apprendimento della seconda lingua è nell’ambiente fuori dalla scuola probabilmente è una scusa a fronte di una carente progettazione scolastica.

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Tommasini dice: “l’immersione è un concetto superato”

di enrico - 29 August 2009
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A sorpresa, sul quotidiano Alto Adige del  25 luglio 2009, compare una presa di posizione del Vicepresidente della provincia di Bolzano Christian Tommasini del tutto contraria all’immersione linguistica.

Si legge sul quotidiano: “Tommasini, che ieri è andato alle Collodi di Ora per presentare la nuova classe (13 iscritti) con il Sovrintendente sostituto Claudio Vidoni e la dirigente dell’Istituto comprensivo della Bassa Atesina Elisabetta Manzio ne approfitta per precisare «questa non è l’immersione, concetto superato»”

Perchè mai Tommasini consideri l’immersione linguistica un concetto superato non è spiegato nel contesto dell’articolo scaricabile qui o leggibile in formato testo di seguito:

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ALTO ADIGE (25 luglio 2009, pagina 13)
I genitori l’hanno voluta all’unanimità: a settembre partirà la sezione bilingue alla scuola elementare «Collodi» di Ora. L’unica prima classe della scuola italiana di Ora sarà dunque organizzata con l’insegnamento veicolare. A Laghetti le sezioni bilingui passeranno da una a due. Ma le novità si fermano qui: 20 sezioni bilingui in 40 scuole in tutto l’Alto Adige. Questo l’elenco: elementari Longon e Manzoni a Bolzano, San Giacomo, Egna, Laghetti, Brunico. Salta agli occhi il vuoto di Merano e Bressanone, mentre la Bassa Atesina si conferma un laboratorio sociale oltre che linguistico. Eppure è arrivata un anno fa la legge provinciale che supera la fase delle sperimentazioni e lascia mano libera alle scuole, che possono accogliere le richieste dei genitori.  «Speriamo che siano sempre di più le famiglie che spingeranno per avere sezioni bilingui», è l’augurio dell’assessore Christian Tommasini, che ieri è andato alle Collodi di Ora per presentare la nuova classe (13 iscritti) con il sovrintendente sostituto Claudio Vidoni e la dirigente dell’Istituto comprensivo della Bassa Atesina Elisabetta Manzio.  Tommasini ne approfitta per precisare «questa non è l’immersione, concetto superato» e per riassumere gli impegni dell’assessorato. Più risorse alle materne per il tempo prolungato con insegnanti di tedesco; sostegno ai progetti di sezioni bilingui alle elementari, spinta sull’insegnamento veicolare alle medie e sugli scambi scolastici alle superiori, in attesa della riforma Gelmini che introdurrà l’insegnamento veicolare in due lingue oltre l’italiano. Tornando alle elementari, Tommasini rivendica: «La politica ha fatto: la legge c’è e sosteniamo i progetti. Adesso la spinta deve arrivare dal basso». Perché sono le famiglie che da sempre, ricorda Vidoni, hanno «costretto» la politica a prendere atto della voglia di bilinguismo. Così a Ora, ribadisce Elisabetta Manzio, «questa nuova sezione è nata perché i genitori dei bambini che si sarebbero iscritti in prima elementare hanno chiesto l’insegnamento veicolare. C’è stata l’unanimità». Senza consenso delle famiglie infatti non può nascere nulla e le sezioni bilingui devono essere approvate dal collegio docenti e dal consiglio di istituto. Ci sono state in passato resistenze tra gli insegnanti italiani, che temono la perdita di posti di lavoro. Tommasini tranquillizza: «La scuola italiana è in crescita, i posti di lavoro sono in aumento, non in diminuzione». Dalle materne alle superiori, la scuola italiana nel prossimo anno scolastico conterà su 17.505 iscritti, 387 in più rispetto all’anno appena concluso.  La Sovrintendenza assicura all’istituto comprensivo della Bassa atesina un insegnante in più per le sezioni bilingui. Ma la Provincia sarebbe disposta a sostenere una scuola bilingue diffusa in tutto l’Alto Adige? Tommasini: «Il mio impegno per i prossimi due anni è una sezione bilingue in ogni Comune della Bassa Atesina. In prospettiva, in ogni scuola deve partire almeno una sezione bilingue». La sfida deve essere andare a verificare. «Non può fare tutto la scuola e nemmeno la politica. Servono la cultura, le associazioni, le famiglie»

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Ecco il link al comunicato del’Ufficio stampa della provincia di Bolzano su questo tema dove Tommasini ribadisce la sua distanza dalla metodologia dell’immersione linguistica.

Vidoni, Tommasini e Manzio in conferenza stampa contro l'immersione linguistica
Tommasini, Vidoni e Manzio in conferenza stampa.

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Obiettivo Bilinguismo

di enrico - 18 July 2009
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L’immersione linguistica in Catalogna, in un documento filmato del 1996.

Catalogna

Obiettivo bilinguismo

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Leonard Orban a Bolzano

di enrico - 15 June 2009
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In una lezione magistrale, tenuta oggi all’università di Bolzano, Leonard Orban, commissario europeo per il multilinguismo, non ha esitato a collocare il multilinguismo direttamente al centro del progetto europeo: “le lingue riflettono le nostre diverse culture e identità e, al tempo stesso, consentono di comprenderci a vicenda” – ha affermato Orban – sottolineando che i cittadini europei che parlano più lingue possono integrarsi più facilmente nei diversi paesi, se vi soggiornano per motivi di studio o per lavoro. Una prospettiva quella di Orban che lega strettamente il multilinguismo al pieno ed effettivo godimento dei diritti della cittadinanza europea. Detto da un’aula della libera Università, tutto questo non può che stimolare Bolzano ad intraprendere azioni positive nel campo dell’educazione linguistica. La prospettiva anche in Alto Adige è proprio quella delineata da Orban e cioè che il plurilinguismo consente di rendere effettivio e completo il godimento dei diritti di cittadinanza di ogni sudtirolese oltre che in Europa anche nella nella propria  provincia di origine.

Un punto di partenza basilare per una azione efficace sull’apprendimento delle lingue consiste nel definire un modello di scuola che sia realmente capace, a differenza di quanto succede oggi, di fornire a ogni studente una conoscenza adeguata di tutte le lingue parlate sul territorio. Da questo punto di vista è del tutto opportuno e positivo l’invito di questi giorni di Florian Mussner, Assessore alla scuola ladina, a studiare il modello scolastico plurilingue ladino, in modo che tutte le scuole della provincia ne possano trarre elementi di miglioramento sul piano della didattica delle lingue.  Florian Mussner parla la stessa lingua di Orban e punta molto a un approccio che privilegi in primo luogo l’incontro e la conoscenze delle diverse culture.

Mussner tuttavia non mette in secondo piano il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola, spezza una lancia a favore della scuola ladina e lancia un invito che dovrebbe essere raccolto da tutti con una certa urgenza. Come conciliare dunque il modello ladino di scuola plurilingue con il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola? Probabilmente la risposta sta all’interno delle diverse strutture scolastiche, italiane e tedesche, che dovrebbero attivare una serie di scambi e contatti che porti ogni alunno a frequentare i diversi ambienti linguistici e a conoscere in prima persona le scuole vicine. Anche una azione di conoscenza personale maggiore degli insegnanti delle scuole di lingua diversa potrebbe essere utile e positiva.  Essenziale è però in primo luogo pianificare lezioni da svolgere direttamente in seconda lingua o in lingua straniera, cosi’ come fa la libera Università nei suoi corsi di laurea a Bolzano, secondo il principio dell’uso veicolare delle lingue. Si tratta in definitiva di progettare insegnamenti in una lingua diversa da quella della scuola in modo che siano i contenuti delle materie a veicolare la lingua. Serve sempre meno studiare le lingue come materie a se stanti e sempre piu’ studiare le lingue attraverso le materie non linguistiche.

Questo punto di vista si sta diffondendo progressivamente in tutta Europa e trova riscontro positivo anche in Italia. Proprio nelle scorse settimane – e questa è una novità importante - uno schema di decreto del Ministro dell’istruzione Gelmini sulla formazione iniziale degli insegnanti ha incluso in uno specifico articolo la figura professionale dell’ insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.

Questo significa che a Roma si sta già pensando per tutta Italia alla formazione di insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola. Bolzano dovrebbe fare lo stesso, e potrebbe farlo in tempi rapidi proprio guardando all’ esperienza della scuola multilingue ladina. Quando lo schema di decreto del ministro Gelmini sarà approvato in via definitiva, Bolzano dovrebbe essere pronta a recepirlo senza indugio, almeno per la parte che prevede insegnamenti di discipline non linguistiche in lingua straniera, vale a dire, facendo propria la prospettiva europea di questo decreto.

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L’insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera

di enrico - 6 June 2009
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Giorgio Israel, coordinatore del gruppo di lavoro sulla formazione degli insegnanti

Lo schema di decreto del Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, sulla formazione iniziale del personale docente all’articolo 15 prevede una nuova specializzazione, quella di “Insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.
Ecco il testo dell’articolo:

ART. 15
(Percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera)
1. Fino all’introduzione di specifiche classi di abilitazione e dei relativi percorsi di laurea, la formazione dei docenti per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera è di esclusiva competenza delle università.
2. Le università, nei propri regolamenti didattici di ateneo, disciplinano corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Ai predetti corsi accedono gli insegnanti abilitati.
3. I percorsi formativi di cui al comma 2 sono articolati per la scuola secondaria di secondo grado e prevedono l’acquisizione di almeno 60 crediti formativi comprensivi di un tirocinio di almeno 300 ore pari a 12 crediti formativi
universitari.
4. Per garantire uniformità tra i predetti corsi, le università si adeguano ai criteri stabiliti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.
5. A conclusione del corso, al candidato che supera con esito favorevole l’esame finale è rilasciato il certificato attestante le acquisite competenze per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera.

Tutto questo significa che al Ministero stanno pensando ad insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola, mentre a Bolzano sono almeno quindici anni che Durnwalder e la sua Giunta provinciale si oppongono a una tale idea di insegnamento. Se lo schema di decreto diventerà definitivamente decreto, cosa metterà in campo la Provincia di Bolzano? Si opporrà? Farà resistenza ad oltranza perchè non sia così?

A Bolzano in questi mesi sembra che il solo problema della scuola italiana sia quello degli assetti ai vertici. Invece i problemi sono molti e la questione primaria è la progettazione di una scuola capace di fare apprendere le lingue attraverso insegnamenti non linguistici. Questo è quello che il Ministero si appresta a fare e da cui la provincia di Bolzano è ancora lontana.

Lo schema di decreto sulla formazione iniziale si basa sui documenti del gruppo di lavoro per la formazione degli insegnanti coordinato da Giorgio Israel.
Ecco il link al suo blog: http://gisrael.blogspot.com/

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