Break The Circle

di enrico - 21 November 2009
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Gabriele Di Luca
Gabriele di Luca, ha scritto un bell’editoriale per il Corriere dell’Alto Adige del 20 novembre 2009 dal titolo “Va spezzato il cerchio dell’impotenza“.

Ecco il testo:

A novembre le scuole celebrano il rito del ricevimento dei genitori. A questo proposito, vorrei mettere a fuoco un particolare che riguarda in modo specifico la materia da me insegnata (italiano, in una scuola superiore in lingua tedesca della Valle Isarco). Sono comunque sicuro che il caso in questione potrebbe risultare analogo, sebbene in forme e proporzioni diverse, anche per la materia corrispettiva, cioè per il tedesco insegnato nelle scuole in lingua italiana di Bolzano.

Quando faccio presente ai genitori che le carenze linguistiche dei figli dovrebbero essere affrontate non solo con un maggiore impegno e slancio nello studio, bensì anche mediante la ricerca di un contatto più esteso e soprattutto continuo con l’altra lingua, questi (sette volte su dieci) mi rispondono: “È vero, ma sa, dove viviamo noi, nel nostro ambiente, nel nostro cerchio di amicizie, praticamente non ci sono italiani”. Si tratta di una risposta che non lascia scampo, un po’ come se si allargassero le braccia e si volesse far capire che condizioni oggettivamente avverse vanificano anche le migliori intenzioni. È così, insomma. Bisogna capirlo. Bisogna accettarlo.

Qui, a mio avviso, si squarcia il velo di una grande ipocrisia. Essa consiste nell’attribuire alla lingua, alla seconda lingua da apprendere, uno status che non ha mai raggiunto (per lo meno a livello diffuso). Noi diciamo “seconda lingua”, ma dovremmo dire piuttosto “lingua straniera”. Quando l’italiano e il tedesco vennero definite istituzionalmente “lingue seconde”, si volle probabilmente indicare una prospettiva di sviluppo, alimentare una speranza, piuttosto che fotografare la situazione reale. Per la maggior parte della popolazione altoatesina e sudtirolese, però, la condizione d’appartenenza a contesti nei quali è presente o comunque prevale una sola lingua (la cosiddetta lingua materna) sottrae tuttora spazio alla speranza di chi voleva (e ancora vorrebbe) vedere nel Sudtirolo un territorio progressivamente orientato al plurilinguismo. “Dove viviamo noi non ci sono italiani”, questa frase significa: non abbiamo l’opportunità di considerare l’italiano la nostra seconda lingua, per noi è un mondo distante, estraneo.

Ora, come si può riuscire a spezzare questo cerchio d’impotenza e rassegnazione? La sensazione è che da un modello di società composta da gruppi “accostati” stiamo slittando verso una società di gruppi sempre più indifferenti, più “stranieri” gli uni rispetto gli altri. Bisognerebbe fare qualcosa per fermare questa deriva, prima che sia troppo tardi.”

Ma è semplice.

Quando nella società non c’e’ un contesto d’uso della lingua seconda da apprendere (come testimoniano i genitori di novembre), allora è la scuola che puo’ diventare un grande contesto d’uso della lingua seconda o straniera, proponendo un buon numero di attività in altra lingua.
Un buon numero di discipline trattate direttamente in lingua straniera porta assieme contenuti e lingua. Questo avviene perchè proprio in questo modo si riesce ad usare una lingua che altrimenti fuori non si usa.

Riassumendo: non è difficile trovare un ambiente in cui usare la seconda lingua: questo ambiente è la scuola stessa.

Dire che la colpa di un mancato apprendimento della seconda lingua è nell’ambiente fuori dalla scuola probabilmente è una scusa a fronte di una carente progettazione scolastica.

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Tommasini dice: “l’immersione è un concetto superato”

di enrico - 29 August 2009
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A sorpresa, sul quotidiano Alto Adige del  25 luglio 2009, compare una presa di posizione del Vicepresidente della provincia di Bolzano Christian Tommasini del tutto contraria all’immersione linguistica.

Si legge sul quotidiano: “Tommasini, che ieri è andato alle Collodi di Ora per presentare la nuova classe (13 iscritti) con il Sovrintendente sostituto Claudio Vidoni e la dirigente dell’Istituto comprensivo della Bassa Atesina Elisabetta Manzio ne approfitta per precisare «questa non è l’immersione, concetto superato»”

Perchè mai Tommasini consideri l’immersione linguistica un concetto superato non è spiegato nel contesto dell’articolo scaricabile qui o leggibile in formato testo di seguito:

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ALTO ADIGE (25 luglio 2009, pagina 13)
I genitori l’hanno voluta all’unanimità: a settembre partirà la sezione bilingue alla scuola elementare «Collodi» di Ora. L’unica prima classe della scuola italiana di Ora sarà dunque organizzata con l’insegnamento veicolare. A Laghetti le sezioni bilingui passeranno da una a due. Ma le novità si fermano qui: 20 sezioni bilingui in 40 scuole in tutto l’Alto Adige. Questo l’elenco: elementari Longon e Manzoni a Bolzano, San Giacomo, Egna, Laghetti, Brunico. Salta agli occhi il vuoto di Merano e Bressanone, mentre la Bassa Atesina si conferma un laboratorio sociale oltre che linguistico. Eppure è arrivata un anno fa la legge provinciale che supera la fase delle sperimentazioni e lascia mano libera alle scuole, che possono accogliere le richieste dei genitori.  «Speriamo che siano sempre di più le famiglie che spingeranno per avere sezioni bilingui», è l’augurio dell’assessore Christian Tommasini, che ieri è andato alle Collodi di Ora per presentare la nuova classe (13 iscritti) con il sovrintendente sostituto Claudio Vidoni e la dirigente dell’Istituto comprensivo della Bassa Atesina Elisabetta Manzio.  Tommasini ne approfitta per precisare «questa non è l’immersione, concetto superato» e per riassumere gli impegni dell’assessorato. Più risorse alle materne per il tempo prolungato con insegnanti di tedesco; sostegno ai progetti di sezioni bilingui alle elementari, spinta sull’insegnamento veicolare alle medie e sugli scambi scolastici alle superiori, in attesa della riforma Gelmini che introdurrà l’insegnamento veicolare in due lingue oltre l’italiano. Tornando alle elementari, Tommasini rivendica: «La politica ha fatto: la legge c’è e sosteniamo i progetti. Adesso la spinta deve arrivare dal basso». Perché sono le famiglie che da sempre, ricorda Vidoni, hanno «costretto» la politica a prendere atto della voglia di bilinguismo. Così a Ora, ribadisce Elisabetta Manzio, «questa nuova sezione è nata perché i genitori dei bambini che si sarebbero iscritti in prima elementare hanno chiesto l’insegnamento veicolare. C’è stata l’unanimità». Senza consenso delle famiglie infatti non può nascere nulla e le sezioni bilingui devono essere approvate dal collegio docenti e dal consiglio di istituto. Ci sono state in passato resistenze tra gli insegnanti italiani, che temono la perdita di posti di lavoro. Tommasini tranquillizza: «La scuola italiana è in crescita, i posti di lavoro sono in aumento, non in diminuzione». Dalle materne alle superiori, la scuola italiana nel prossimo anno scolastico conterà su 17.505 iscritti, 387 in più rispetto all’anno appena concluso.  La Sovrintendenza assicura all’istituto comprensivo della Bassa atesina un insegnante in più per le sezioni bilingui. Ma la Provincia sarebbe disposta a sostenere una scuola bilingue diffusa in tutto l’Alto Adige? Tommasini: «Il mio impegno per i prossimi due anni è una sezione bilingue in ogni Comune della Bassa Atesina. In prospettiva, in ogni scuola deve partire almeno una sezione bilingue». La sfida deve essere andare a verificare. «Non può fare tutto la scuola e nemmeno la politica. Servono la cultura, le associazioni, le famiglie»

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Ecco il link al comunicato del’Ufficio stampa della provincia di Bolzano su questo tema dove Tommasini ribadisce la sua distanza dalla metodologia dell’immersione linguistica.

Vidoni, Tommasini e Manzio in conferenza stampa contro l'immersione linguistica
Tommasini, Vidoni e Manzio in conferenza stampa.

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Obiettivo Bilinguismo

di enrico - 18 July 2009
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L’immersione linguistica in Catalogna, in un documento filmato del 1996.

Catalogna

Obiettivo bilinguismo

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L’insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera

di enrico - 6 June 2009
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Giorgio Israel, coordinatore del gruppo di lavoro sulla formazione degli insegnanti

Lo schema di decreto del Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, sulla formazione iniziale del personale docente all’articolo 15 prevede una nuova specializzazione, quella di “Insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.
Ecco il testo dell’articolo:

ART. 15
(Percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera)
1. Fino all’introduzione di specifiche classi di abilitazione e dei relativi percorsi di laurea, la formazione dei docenti per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera è di esclusiva competenza delle università.
2. Le università, nei propri regolamenti didattici di ateneo, disciplinano corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Ai predetti corsi accedono gli insegnanti abilitati.
3. I percorsi formativi di cui al comma 2 sono articolati per la scuola secondaria di secondo grado e prevedono l’acquisizione di almeno 60 crediti formativi comprensivi di un tirocinio di almeno 300 ore pari a 12 crediti formativi
universitari.
4. Per garantire uniformità tra i predetti corsi, le università si adeguano ai criteri stabiliti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.
5. A conclusione del corso, al candidato che supera con esito favorevole l’esame finale è rilasciato il certificato attestante le acquisite competenze per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera.

Tutto questo significa che al Ministero stanno pensando ad insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola, mentre a Bolzano sono almeno quindici anni che Durnwalder e la sua Giunta provinciale si oppongono a una tale idea di insegnamento. Se lo schema di decreto diventerà definitivamente decreto, cosa metterà in campo la Provincia di Bolzano? Si opporrà? Farà resistenza ad oltranza perchè non sia così?

A Bolzano in questi mesi sembra che il solo problema della scuola italiana sia quello degli assetti ai vertici. Invece i problemi sono molti e la questione primaria è la progettazione di una scuola capace di fare apprendere le lingue attraverso insegnamenti non linguistici. Questo è quello che il Ministero si appresta a fare e da cui la provincia di Bolzano è ancora lontana.

Lo schema di decreto sulla formazione iniziale si basa sui documenti del gruppo di lavoro per la formazione degli insegnanti coordinato da Giorgio Israel.
Ecco il link al suo blog: http://gisrael.blogspot.com/

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Il Rauzi-pensiero

di enrico - 7 January 2009
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Bruna Rauzi, ex Sovrintendente Scolastica di Bolzano, in pensione da oggi, non ha mancato di esternare il proprio pensiero in una intervista al quotidiano Alto Adige. Ecco i punti salienti del Rauzi-pensiero, per quanto riguarda la scuola bilingue:

“Sovrintendente Rauzi, com’è cambiata la scuola altoatesina in questi anni?
Ci sono stati almeno due momenti storici. Il primo è quello del 1996, con il passaggio delle competenze sulla scuola alla Provincia. Oltre a portare qui le competenze, abbiamo creato una scuola autonoma, precorrendo i tempi sul federalismo. Poi c’è stato il 2000, con la legge sull’autonomia della scuola e dei singoli istituti.
Un’autonomia che secondo alcuni permetterebbe alle singole scuole di partire con l’immersione…
L’apprendimento della seconda lingua è sempre stato il nostro grande problema. Abbiamo continuato a lavorarci. Nel 1994 abbiamo rivisto i programmi di insegnamento che risalivano ancora al 1978. Nel 1996 abbiamo approvato la norma di attuazione. Poi c’è stato l’intermezzo della scuola trilingue. Oggi sono convinta che le ore di seconda lingua nelle scuole elementari e nelle medie sono più che sufficienti. Quello su cui dobbiamo davvero puntare è il bilinguismo precoce. Lo studio sui dieci anni di sperimentazione del bilinguismo precoce negli asili italiani è stato pubblicato proprio in queste settimane e certifica che il metodo funziona. E allora perché non estenderlo a tutte le scuole dell’infanzia?
E l’immersione o, come si dice oggi, l’uso veicolare della seconda lingua?
Le lingue si imparano attraverso le emozioni e le esperienze di vita, non attraverso le materie. Per questo dico che è fondamentale puntare sul bilinguismo precoce, è l’infanzia il periodo chiave per l’apprendimento. Però la scuola non può fare tutto da sola: devono muoversi anche i genitori.”

Sconcertante, in questa intervista, l’idea - tutta di Bruna Rauzi - che sia inessenziale puntare sull’ insegnamento veicolare delle lingue attraverso le materie (CLIL), come oggi si accinge a fare tutta l’Europa, ma che la vera innovazione consista nel lavorare in maniera innovativa soltanto nelle sole scuole dell’infanzia. Se questo è stato il filo conduttore dell’azione di Bruna Rauzi nei sedici anni in cui è stata a capo della scuola italina della provincia di Bolzano, allora si comprende perchè a tutt’oggi non esista ancora a Bolzano una vera scuola bilingue. I divieti della politica sono probabilmente un alibi, in realtà è il mondo della scuola di Bolzano che non ha voluto l’innovazione linguistica.

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Risposte al bisogno di bi e trilinguismo

di enrico - 17 May 2008
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Sulla presa di posizione di Rita Franceschini, mi giunge un comunicato dell’Ufficio stampa provinciale di Alleanza Nazionale, testo che ha il pregio di delineare con chiarezza i caratteri dell’insegnamento veicolare delle lingue.

Alessandro Urzi' al convegno

Alessandro Urzi’ con l’ospite Verena Debiasi il 2 marzo 2006 alla tavola rotonda Il bilinguismo reale fra Scuola e Società


“Plauso alla rettrice dell’Università di Bolzano Rita Franceschini e sostegno aperto ed incondizionato da parte di Alleanza nazionale all’avvio di una profonda rivoluzione del sistema scolastico provinciale con la possibilità di istituire, nell’ambito di una autonomia delle Istituzioni scolastiche che deve essere ancora riempita di contenuti e opportunità, sezioni trilingue (in italiano, tedesco e inglese) sul modello della stessa Università di Bolzano.

Lo sostiene il presidente provinciale di Alleanza nazionale Alessandro Urzì ricordando come il Centrodestra sostiene da anni la necessità di segnare un momento di rottura con lo schema rigido della formazione scolastica (includendo nel processo formativo anche il ciclo delle scuole materne) monolingue.

Il bilinguismo reale delle giovani generazioni deve essere considerato in provincia di Bolzano come lo strumento necessario e più importante per i ragazzi di oggi di affrontare le sfide nel mercato del lavoro, nella pubblica amministrazione, nell’economia, nelle relazioni sociali.

Un bilinguismo, sostiene Urzì, che può essere realizzato solo con strumenti che rendano naturale l’apprendimento della seconda lingua (non con lo strumento antico della didattica che considera la seconda lingua come una materia qualsiasi, con cui i ragazzi si confrontano solo per ottenere la sufficienza). Ciò può essere realizzato solo con quella che senza più alcun tabù può essere definita, aggiunge Urzì, una sorta di “immersione” (uso veicolare della seconda lingua) per cui materie come la geografia, la chimica, la storia o altre possano essere insegnate direttamente in lingua tedesca ed inglese (con gli opportuni ausili grammaticali), rendendole naturale strumento di comunicazione.

La società altoatesina non solo è matura, conclude il presidente provinciale di An Urzì, ma avverte come non più rinviabile il momento della creazione di questi percorsi scolastici (che nella prima fase potrebbero conoscere l’avvio in modo sistemico nell’ambito della struttura della scuola in lingua italiana, rispondendo ad una esigenza spiccatamente matura proprio in questa parte della popolazione).

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Riccardo Dello Sbarba

di enrico - 11 April 2008
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Riccardo Dello Sbarba, Presidente del Consiglio provinciale di Bolzano

Della discusssione nel Consiglio della provincia autonoma di Bolzano sul disegno di legge 147/07/XII Obiettivi formativi generali ed ordinamento della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione ci sono ottimi resoconti nelle news del Consiglio provinciale.

Efficace l’intervento di Riccardo Dello Sbarba, del gruppo Verde e Presidente del Consiglio stesso.
Ecco alcuni passaggi tratti dalle news.

“La Giunta dovrebbe rispettare l’autonomia delle scuole, ed invece in questo dlp si rimanda a decisioni dell’esecutivo provinciale per ben 39 volte! Bisogna riconoscere che la sovranità è di cittadini e cittadine, e che le istituzioni servono a regolare solo ciò che questi, o gli enti a loro più vicini, non riescono a regolare”. Anche la possibilità di provare nuovi metodi di insegnamento della lingua potrebbe essere determinata nel dettaglio dalla Giunta. Dello Sbarba ha rilevato l’apertura di Brugger a classi con insegnamento plurilingue, e quella di Durnwalder verso sezioni in lingua tedesca nelle scuole italiane: “Questi due alti esponenti SVP devono riconoscere che bisogna fare un passo in direzione del pluriliguismo, già attuato da Università e Claudiana oltreché da scuole pubbliche e private con le sperimentazioni: bisogna poter offrire a chi vuole, lasciando intatta la scuola in madrelingua, un’alternativa bi- o trilingue, dove tutto l’ambiente sia tale: le sperimentazioni attuali sono infatti inserite in un contesto monolingue, e sappiamo che il contesto generale è particolarmente importante”. [Riccardo Dello Sbarba è anche estensore materiale della presa di posizione riportata qui].
“La strategia linguistica dei due tempi, ovvero prima imparo la mia lingua e poi quella degli altri”, ha detto Dello Sbarba, “non ha nulla di scientifico: più piccoli sono i bambini, meno fatica fanno”. Ha aggiunto che molti politici che difendono la scuola nella madrelingua mandano poi i figli nella scuola dell’altra lingua: “Allora il monolinguismo vale per il popolo, mentre pochi eletti fanno fare ai loro figli la scelta che li renderà vincenti”. Ci sono, è vero, momenti in cui i bambini hanno crisi linguistica: “I linguisti confermano però che nella fase di apprendimento di una nuova lingua, c’è un momento in cui si va nel panico, si ha un blocco, ma poi si riparte”. Ha chiesto dunque di non sprecare un’occasione preziosa per una questione ideologica, costringendo le famiglie ad arrangiarsi (…) Ha detto di non concordare con chi, parlando solo italiano in famiglia, manda il figlio nella scuola tedesca: ci vuole precauzione, ma in ogni caso non si può vietare. Per evitare queste sperimentazioni fai da te, l’unica soluzione “non è vietare questa cosa, ma valorizzare il bisogno di bilinguismo offrendo una scuola che faccia del confronto interculturale ed interlinguistico la propria missione fondamentale.

Ho indicato in grassetto alcuni dei punti importanti del discorso di Dello Sbarba:

  • il riconoscimento di aperture che già ci sono (Brugger, Durnwalder)
  • la condivisione dell’idea di una scuola che possa avere come mission la madrelingua (per la minoranza)
  • l’importanza del contesto generale
  • l’importanza delle lingue parlate in famiglia nella scelta della scuola
  • l’idea che la mission fondamentale per tutte le scuole sia quella del confronto interlinguistico e interculturale.

Per la metà dei temi in grassetto io stesso sono completamente d’accordo, per il resto dissento, talora vedo qualche contraddizione, ma la presa di posizione di Riccardo dello Sbarba è senz’altro fra quelle piu’ attente e consapevoli delle dinamiche attuali.

E, notizia degli ultimi giorni, Riccardo ha aperto un blog personale, da visitare assolutamente. Penna eccellente dentro il sistema dei media formali, con il suo blog Riccardo di certo non manca all’appuntamento con la redazione diffusa.

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Disegno di legge

di enrico - 8 April 2008
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Il Consiglio provinciale di Bolzano, nei giorni scorsi, ha esaminato il Disegno di legge n. 147/07-XIII di iniziativa della Giunta provinciale Obiettivi formativi generali ed ordinamento della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione“.

Per quanto riguarda il sostegno al bilinguismo, in questo disegno di legge (testo approvato dalla prima commissione legislativa il 29/2/2008) è rilevante il comma 5 dell’articolo 14:

5. Data la particolare situazione linguistica provincia di Bolzano, il primo ciclo di istruzione assicura lo studio della madrelingua tedesca o italiana, della seconda lingua nonché l’apprendimento di nozioni fondamentali della lingua inglese. Al fine di migliorare le conoscenze plurilingui delle alunne e degli alunni, le scuole possono avviare progetti innovativi di insegnamento delle lingue nel rispetto dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia e con le indicazioni della Giunta provinciale. Nelle scuole delle località ladine vengono rafforzate e approfondite, nel quadro delle disposizioni dell’ordinamento paritetico, le competenze nelle lingue ladino, tedesco, italiano e le nozioni fondamentali nella lingua inglese.

Un disegno di legge che, se approvato, prevede esplicitamente la possibilità per le scuole di attivare progetti innovativi finalizzati a migliorare le conoscenze plurilingui, specificando in ogni caso due condizioni:

Gli interventi in Consiglio provinciale sono stati puntuali, cosi’ come sono sinteticamente riportati nelle News del Consiglio del 2 e del 3 aprile 2008.

C’e’ chi sottolinea un eccesso di dirigismo della Provincia sulla scuola e anche chi vede come un pericolo la semplice enunciazione del concetto di educazione plurilingue. In ogni caso il dibattito è stato aggiornato al mese di maggio 2008. Gli emendamenti sono stati previsti fino a tutta la giornata odierna.

C’e’ dunque tempo per parlarne con calma.

Istantanea del Consiglio Provinciale di Bolzano

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Risoluzione del parlamento europeo: Efficaci programmi di immersione linguistica

di enrico - 30 March 2008
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Nella risoluzione del Parlamento Europeo A6-0074/2006 sulla promozione del multilinguismo e dell’apprendimento delle lingue nell’Unione europea, che si occupa in particolare dell’indicatore europeo di competenza linguistica, risoluzione approvata in Commissione per la cultura e l’istruzione il 21.3.2006 e in Parlamento il 27 aprile 2006, si legge:

Il Parlamento Europeo

(…)

7. invita gli Stati membri a partecipare attivamente al processo attuativo e di elaborazione dell’indicatore e a dare nuovo impulso all’insegnamento delle lingue, anche mediante efficaci programmi di immersione linguistica;

(…)

Relatore in Commisisone : Manolis Mavrommatis

Manolis Mavrommatis
Manolis Mavrommatis

Il riferimento ai programmi di immersione linguistica e’ netto e chiaro.
Il documento completo nella sua redazione definitiva puo’ essere scaricato qui: P6_TA(2006)0184.

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Si’ all’immersione nelle scuole italiane

di enrico - 28 March 2008
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Siegfried Brugger
Siegfried Brugger - foto tratta dall’archivio SVP

In un’intervista al quotidiano Alto Adige, consultabile integralmente qui, l’onorevole Siegfried Brugger della SVP ha affermato di considerare possibile per la scuola italiana della provincia di Bolzano una qualche forma di sperimentazione di scuola bilingue, di tipo immersivo.

I punti centrali del suo ragionamento sono i seguenti:

1) La scuola in lingua tedesca e’ una scuola per la minoranza linguistica che ha come compito principale l’insegnamento della madrelingua e non va modificata.

2) Troppi studenti di lingua madre diversa nelle scuole tedesche (per esempio un terzo di italiani e un terzo di stranieri) snaturerebbero la scuola tedesca stessa rispetto al suo compito di insegnare la madrelingua alla minoranza.

3) Quindi è auspicabile che il problema dell’apprendimento del tedesco venga risolto dalla scuola italiana consentendole libertà di azione sperimentale.

4) Politicamente questo toglierebbe l’alibi che il mancato apprendimento del tedesco da parte degli italiani di Bolzano sia causato da una chiusura dell’SVP.

5) Una buona scuola italiana, sperimentalmente plurilingue, sarebbe inoltre uno stimolo “di mercato” all’innalzamento della qualita’ della stessa scuola tedesca.

Cinque punti in sequenza, quelli di Brugger, che hanno alla base una semplice considerazione: il sistema delle scuole separate per gruppo linguistico sta implodendo perchè le iscrizioni degli italiani nelle scuole tedesche sono fuori controllo (l’allarme era gia’ stato lanciato da Ellecosta nelle scorse settimane).
Il solo modo per difendere il sistema delle scuole separate da un collasso interno è concedere l’immersione linguistica alle scuole italiane.
Non farlo oggi significa mettere in difficolta’ la scuola tedesca nella sua funzione di scuola di madrelingua per la minoranza sudtirolese.
Farlo significa stimolare la scuola tedesca a specializzarsi sempre di piu’ come scuola di madrelingua.

L’intervista a Brugger sul quotidiano Alto Adige integra alcune dichiarazioni rilasciate al quotidiano Dolomiten di ieri (27/3/2008) da Brugger stesso, e da altri esponeti SVP, fra i quali l’oppositore Zeller, che continua a proporre una interpretazione letterale dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia secondo la quale ogni forma di insegnamento veicolare delle lingue sarebbe espressamente vietato (per approfondire la posizione di Zeller, si veda una sua intervista del quotidiano Alto Adige del 22/9/2007).

Tra le prime reazioni politiche, quelle dei partiti del Centro destra, visibili qui.
Un commento al modo in cui l’informazione e’ stata data dal quotidiano Dolomiten si trova qui.

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