Respinta mozione su scuola plurilingue

di enrico - 30 Giugno 2010
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Proposta da Elena Artioli (Lega Nord), è stata respinta a Bolzano in Consiglio provinciale dall’ass. Tommasini, il quale ha sostenuto che la Giunta si è già avviata sulla strada proposta nella mozione stessa.

Elena Artioli, consigliera provinciale a Bolzano

Segnalando le difficoltà di apprendimento delle lingue nella scuola italiana, problema annoso che induce molte famiglie di lingua italiana ad iscrivere i propri figli nella scuola tedesca, e il fatto che esistono delle sezioni sperimentali bilingui ed il modello ladino che funziona molto bene, Elena Artioli (Lega Nord) ha chiesto con una mozione di impegnare la Giunta a sostenere le scuole in lingua italiana che adottano iniziative di potenziamento dell’insegnamento delle lingue nel quadro delle norme sull’autonomia scolastica, promuovendo l’insegnamento congiunto di lingua e contenuti, il potenziamento dell’insegnamento delle lingue dalla materna alla conclusione del ciclo di istruzione, garantendo l’organico nella scuola che adotta l’insegnamento veicolare, che vanno accompagnate da apposito monitoraggio, sostenendo le scuole che diventano sede di certificazione linguistica europea. La consigliera ha chiesto di non continuare a vivere nella paura che il plurilinguismo tolga l’identità, dato che così non è per molte culture, e di adoperarsi perché ci sia un migliore insegnamento delle lingue, invece che lamentarsi della presenza eccessiva di bambini di lingua italiana nella scuola tedesca, perché questo è l’unico modo che hanno, ora, i genitori italiani che vogliono far imparare il tedesco ai loro bambini. Ha aggiunto che la sua proposta riguarda solo la scuola italiana, e che quindi la controparte tedesca non si deve spaventare.

Eva Klotz (Süd-Tiroler Freiheit) ha replicato che gli studenti di lingua tedesca non hanno difficoltà con le lingue, come sostenuto da Artioli, e che le persone di madrelingua tedesca non sono responsabili del fatto che gli italiani non sanno il tedesco: la responsabilità è degli insegnanti, “quindi Artioli dovrebbe parlare con il suo Ministro per fare in modo che qui non si debba più avere a che fare con Roma”. Ha aggiunto che la scuola trilingue non può funzionare, perché fa perdere l’identità, e che non tutti i genitori sono in grado di trasmettere competenze linguistiche nella madrelingua, pertanto il compito è della scuola. Pius Leitner (Die Freiheitlichen) ha ricordato l’articolo 19 dello Statuto, che parla chiaro, e contestato l’accusa di impedire al gruppo italiano di imparare la seconda lingua: “Ormai da 20 anni sappiamo che nelle scuole italiane gli insegnanti di tedesco non sono tedeschi! Bisognerebbe quindi controllare dichiarazioni mendaci”. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sottolineato come l’ass. Tommasini avrebbe dovuto sostenere la mozione, in quanto, a parte alcuni eccessi, questa sosteneva quanto egli stesso, a voce, promuove. Ha aggiunto che alcune delle cose richieste nella mozione, come l’immersione solo nella scuola italiana prevista nel patto di coalizione, danno risultati inferiori alle aspettative, e si scontrano con problemi di risorse, e annunciato poi voto favorevole, chiedendo di realizzare una “scuola bilingue o trilingue realizzata insieme dalle tre Intendenze, che unisce insegnanti e bambini: questo non sarebbe in contrasto con lo Statuto”. Alessandro Urzì (PdL) si è detto “convintamene favorevole” alla mozione, ricordando di aver proposto il riconoscimento automatico del patentino con la maturità: “La risposta fu che con la maturità si esce senza un’adeguata conoscenza della seconda lingua: se questo è vero, allora dobbiamo avviare una riforma strutturale della scuola per garantire l’ottenimento della padronanza della seconda lingua”. Egli ha quindi chiesto all’aula “un atto di coraggio”, permettendo, nell’autonomia delle scuole, l’approfondimento dello studio veicolare della seconda lingua. Per Sven Knoll (SüdTiroler Freiheit), “si capovolgono i fatti, dicendo che gli italiani non possono imparare il tedesco nella loro scuola. Basta pensare che gli studenti trentini parlano il tedesco meglio dei bolzanini, che non considerano importante il tedesco”. Gli italiani avrebbero, quindi, la possibilità di imparare, e la soluzione non è certo l’immersione. Knoll ha aggiunto che la stessa Artioli preferisce parlare italiano piuttosto che tedesco, e che “bisogna far capire agli studenti che l’altra lingua non è qualcosa di negativo”. Donato Seppi (Unitalia) ha sostenuto, a proposito dei trentini che saprebbero meglio il tedesco, che l’imposizione coercitiva di una lingua porta al rifiuto: “Essere costretti ad imparare una lingua perché se no non si trova lavoro o non ci si inserisce porta al rifiuto, e allora la soluzione proposta da Artioli centra la questione: se manca l’interesse per la lingua, ci può essere però quello per la matematica, insegnata in tedesco”. Il consigliere si è detto però contrario al fatto che storia, geografia o letteratura siano insegnante nella seconda lingua, ma favorevole all’insegnamento veicolare delle materie scientifiche, e ha criticato chi non sa ancora la lingua dello Stato italiano. Per Elmar Pichler Rolle (SVP), la discussione sul tema è sempre controversa, tuttavia lo Statuto garantisce l’insegnamento nella madrelingua: “Poi ci sono la seconda lingua e le lingue straniere, e la situazione deve restare com’è, perché ogni gruppo linguistico ha il diritto a mantenere la propria identità”. Egli ha aggiunto che bisogna risvegliare la curiosità per le lingue, e stimolare in questo senso gli studenti, rivoluzionando il materiale didattico, e anche stimolare l’interesse per la madrelingua, e negato che la questione debba interessare solo il gruppo italiano. Ha invitato quindi gli assessori a fare qualcosa per promuovere l’apprendimento della seconda lingua. Secondo Hans Heiss (Gruppo Verde), per apprendere la seconda lingua è importante la didattica, che va migliorata, ma anche la situazione politica, e il rapporto tra gruppi linguistici non facilita l’apprendimento della rispettiva seconda lingua: “In molti paesi della provincia si rifiuta l’apprendimento dell’italiano”. C’è poi il pilastro della scuola, ed il fatto che la lingua si deve imparare non per se stessa, ma per usarla: ha quindi invitato ad appoggiare la mozione di Artioli, implementandola secondo le possibilità giuridiche esistenti. Per Veronika Stirner Brantsch (SVP), è vero che bisogna migliorare la conoscenza della seconda lingua in entrambi i gruppi, “però non sono a favore della scuola mista, in quanto esistono alti metodi per favorire l’apprendimento della seconda lingua”. Ha aggiunto che l’insegnamento dell’italiano era migliore ai suoi tempi che nella scuola frequentata dai suoi figli, e criticato l’assenza di contatti tra gruppi linguistici. Bisogna quindi trovare un modo per migliorare la situazione senza compromettere, però, l’identità linguistica.

Per la Giunta  provinciale, l’ass. Christian Tommasini ha sostenuto che “il plurilinguismo è fondamentale, e noi vogliamo che le giovani generazione conoscano non solo madrelingua e seconda lingua, ma anche le lingue straniere”. Il bilinguismo è un valore, anche di rispetto tra gruppi linguistici, “e questo è l’obiettivo che sostengo in questa legislatura”. L’assessore ha aggiunto che non si può affermare che l’altro gruppo linguistico impedisca l’apprendimento della seconda lingua, e che la scelta di iscrivere il proprio figlio nell’una o nell’altra scuola deve essere libera, ma che la mozione indica una serie di cose da attuare “come se la scuola non avesse già intrapreso questa strada, e non solo da questa legislatura”. Ha chiesto quindi di riconoscere che questo processo è già iniziato, chiedendo, nella parte impegnativa, di “continuare” a fare quanto già fa. L’attuale livello di plurilinguismo, non è soddisfacente, “ma stiamo facendo molto”, ha aggiunto l’assessore, aggiungendo che con la l.p. 5/2008, relativa alla riforma del primo ciclo, i progetti plurilingui, “ben più di 3”, sono passati da sperimentali a “curricurali”, e su di essi le scuole decidono in autonomia. Quest’anno partiranno altri progetti a Salorno, Laives, Ora, sempre con il supporto dell’Istituto pedagogico e dell’Assessorato: “Il nostro obiettivo è che questi progetti siano offerti democraticamente a tutti i bambini e quindi in tutte le scuole, in particolare del primo ciclo, dato che nella scuola dell’infanzia abbiamo già introdotto la seconda lingua”. Tommasini ha aggiunto che anche le certificazioni europee, come quella ottenuta da una delle prime classi sperimentali, aiutano in questo processo, e che si stanno potenziando gli scambi, anche di docenti nell’ambito dell’Euregio, sostenendo poi che “non si può pensare che tutto il lavoro sia delle scuole, perché finché i nostri ragazzi non si incontreranno al di fuori del mondo scolastico non raggiungeremo l’obiettivo”. Artioli ha replicato che è vero che le sperimentazioni ci sono già, ma sono limitate a poche scuole perché mancano i finanziamenti e che l’assessore voterà contro qualcosa che sta già facendo, e che se il gruppo italiano vietasse a quello tedesco di insegnare inglese nel scuole ci sarebbe la rivoluzione.

Messa in votazione con appello nominale, la mozione è stata respinta con 7 sì, 23 no e 2 astenuti.

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Wordle: Immagini dalle parole

di enrico - 11 Aprile 2010
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Wordle è un programma che crea immagini dalle parole.
Una volta individuato un testo, Wordle analizza la frequenza di uso delle parole in quel testo e restituisce un immagine in cui le parole di uso piu’ frequente sono rappresentate proporzionalmente piu’ grandi e quelle di uso meno frequente piu’ piccole.
Naturalmente articoli, preposizioni, congiunzioni non sono considerate.
L’idea è che da una analisi della frequenza delle parole in un testo possa emergere un background non esplicito.

Cosi’ ho scansionato con  Wordle il numero 40 di Rassegna, il periodico di approfondimento dell’Istituto Pedagogico di Bolzano; il numero è dedicato al Plurilinguismo scolastico in Alto Adige (pagine 5-88), e presenta alcuni progetti CLIL realizzati in provincia.

Trattandosi di CLIL (Content and Language Integrated Learning) ci si poteva attendere nei report un’attenzione bilanciata tra lingue e discipline, nel senso che il CLIL non si preoccupa solo di insegnare le lingue , ma ha pari attenzione per i contenuti delle discipline. Ma guardate il responso di Wordle:

I report su Rassegna sembrano essere del tutto centrati sulla lingua.

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CLIL

di enrico - 23 Gennaio 2010
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ll CLIL  (Apprendimento integrato di lingua e contenuto) (Content and Language Integrated Learning) consiste nell’insegnamento di una materia curriculare attraverso una lingua veicolare, diversa da quella che normalmente si usa per comunicare. La materia può non avere a che fore con l’insegnamento della lingua, ad esempio lezioni di storia insegnate in inglese in Spagna.

Il CLIL si sta svolgendo e si è dimostrato efficace in tutti i settori dell’istruzione dalla scuola primaria fino all’istruzione degli adulti ed istruzione accademica. Il suo successo è aumentato negli ultimi 10 anni e continua anche nel presente.

Gli insegnanti che lavorano con il CLIL sono specialisti nella loro disciplina piuttosto che insegnanti di lingue.
Normalmente essi parlano fluentemente la lingue target, oppure sono bilingue o madrelingua. In molte istituzioni gli insegnanti di lingua lavorano in collaborazione con altri dipartimenti che offrono il CLIL in diverse materie.

Il fattore chiave è che lo studente acquisisce nuove conoscenze su una materia che non implica di per sé l’insegnamento della lingua, ma in realtà usa ed impara una lingua straniera. Le metodologie e le strategie usate sono spesso legate all’area della materia di riferimento.

Data la sua efficacia e l’abilità di motivare gli studenti, CLIL è indicato come un’area prioritaria nel Piano d’Azione per l’Apprendimento delle Lingue e la Diversità Linguistica (Sezione 1 1.2).

Ulteriori approfondimenti a questo link della Commissione Europea.

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CLIL in un seminario all’Universita’ della Calabria

di enrico - 29 Febbraio 2008
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Clil in Europa
Vedi l’immagine grande

Sui portali scolastici in rete ho trovato oggi l’annuncio di un interessantissimo seminario, organizzato dall’AND (Associazione nazionale Docenti) sul CLIL (Content and Language Integrated Learning), vale a dire su un aspetto compiutamente definito di cio’ che a Bolzano viene solitamente chiamato insegnamento veicolare delle lingue.
Il seminario si svolgera’ presso l’Università della Calabria il 12 marzo 2008, per tutta la giornata.
Il programma dell’incontro prevede anche dei workshops che illustreranno esperienze prevalentemente realizzate nelle scuole della Calabria o presso la stessa Università della Calabria. Cito, ad esempio il workshop: “CLIL e competenze digitali” di Salvatore Napoli, supervisore di scienze della formazione e il workshop “CLIL: scientific concepts and comunicative competence” di Y.L. Teresa Ting della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università della Calabria.
Tra le esperienze scolastich, Volcanoes – via concept rather than facts”, illustrata da Teresa America Oliva della Scuola Media di San Lucido e Maria Rosaria Sorrentino della Scuola Media Statale di Montalto Scalo.L’iniziativa mi ha fatto riflettere sul fatto che cose del genere a Bolzano non vengono realizzate: non ricordo sia stato mai organizzato un incontro specificamente centrato sul CLIL. Non è nemmeno mai stato indagato il rapporto fra Università e scuola in tema di apprendimento veicolare delle lingue e questo nonostante in provincia di Bolzano il CLIL stia alla base di molte esperienze nella didattica della seconda lingua.
Dulcis in fundo, ho scoperto anche che il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria della Libera Università di Bolzano, non prevede a tutt’oggi nemmeno un corso o un laboratorio sulla didattica della seconda lingua (italiano o tedesco che sia).
In rete ho trovato il piano degli esami previsto nel quadriennio nella sezione in lingua italiana del corso di laurea in scienze della formazione: ci sono esami di didattica delle lingue straniere (qual è l’inglese per esempio, anche se meglio sarebbe chiamarlo “lingua comunitaria”), il programma di esame del relativo laboratorio, perfino un esame di didattica della lingua madre, ma neanche l’ombra almeno di un laboratorio sulla didattica di L2, cioè della seconda lingua di un territorio in cui due lingue sono di uso corrente e non una straniera all’altra.Gli insegnanti che si laureano in Scienze della formazione a Bolzano/Bressanone sono pienamente abilitati ad insegnare sia in prima che in seconda lingua, ma nella loro formazione iniziale la didattica della seconda lingua non viene considerata, non vale neanche un credito.

Tutta un’altra cosa all’Universita’ della Calabria, dove l’insegnamento di contenuti in lingua veicolare interessa direttamente le diverse facoltà scientifiche.

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