CLIL

di enrico - 23 Gennaio 2010
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ll CLIL  (Apprendimento integrato di lingua e contenuto) (Content and Language Integrated Learning) consiste nell’insegnamento di una materia curriculare attraverso una lingua veicolare, diversa da quella che normalmente si usa per comunicare. La materia può non avere a che fore con l’insegnamento della lingua, ad esempio lezioni di storia insegnate in inglese in Spagna.

Il CLIL si sta svolgendo e si è dimostrato efficace in tutti i settori dell’istruzione dalla scuola primaria fino all’istruzione degli adulti ed istruzione accademica. Il suo successo è aumentato negli ultimi 10 anni e continua anche nel presente.

Gli insegnanti che lavorano con il CLIL sono specialisti nella loro disciplina piuttosto che insegnanti di lingue.
Normalmente essi parlano fluentemente la lingue target, oppure sono bilingue o madrelingua. In molte istituzioni gli insegnanti di lingua lavorano in collaborazione con altri dipartimenti che offrono il CLIL in diverse materie.

Il fattore chiave è che lo studente acquisisce nuove conoscenze su una materia che non implica di per sé l’insegnamento della lingua, ma in realtà usa ed impara una lingua straniera. Le metodologie e le strategie usate sono spesso legate all’area della materia di riferimento.

Data la sua efficacia e l’abilità di motivare gli studenti, CLIL è indicato come un’area prioritaria nel Piano d’Azione per l’Apprendimento delle Lingue e la Diversità Linguistica (Sezione 1 1.2).

Ulteriori approfondimenti a questo link della Commissione Europea.

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Bambini italiani nelle scuole tedesche di Bolzano

di enrico - 14 Marzo 2008
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Sui quotidiani di ieri, 13 marzo 2008, è stato dato ampio spazio alla notizia che la SVP di Bolzano sta completando una indagine sulle conoscenze linguistiche dei bambini iscritti nelle scuole dell’infanzia tedesche. Stando a quanto dichiara il promotore dell’iniziativa, Oswald Ellecosta, è necessario verificare se i bambini italiani causino o meno disagi alla normale attività didattica delle scuole tedesche, come lamenterebbero molti genitori, e poi agire di conseguenza, limitando in qualche modo le iscrizioni..

Una iniziativa questa criticata un po’ da tutti in provincia di Bolzano e, dal mio punto di vista, addirittura immotivata. Infatti l’ipotesi di alunni che, non possedendo adeguata conoscenza della lingua di insegnamento della scuola, ne compromettano il funzionamento è già prevista e regolamentata, dal 1988, da una norma di attuazione dello Statuto di autonomia, il DPR 15 luglio 1988, n.301, che prevede in tale contesto una valutazione preliminare da parte del Comitato di scuola materna, su proposta dell’insegnante e sentiti i genitori. Per brutta e poco condivisibile che sia, questa è una norma che esiste e rimanda la decisione a un preciso organismo, prevedendo nel contempo anche la possibilità di ricorso giurisdizionale a garanzia dei genitori.

Ellecosta quindi non ha motivo di raccogliere lamentele di genitori nei confronti di bambini italiani: dovrebbe invitare invece tutti a rivolgersi ai rispettivi insegnanti, ai quali soltanto spetta di richiedere l’intervento del Comitato e questo nella sola ipotesi di compromessa efficienza della scuola.
Il punto centrale, infatti , è questo: le norme di attuazione riconoscono esplicitamente il diritto dei genitori di scegliere liberamente la scuola di iscrizione dei loro figli ma limitano tale diritto al caso (del tutto eccezionale e da verificare di volta in volta) che ciò impedisca alla scuola di funzionare. Il focus è sul funzionamento, non su altri caratteri. Per questo, ribaltando la prospettiva, mi sento di affermare che una scuola può funzionare in modo estremamente efficace anche indipendentemente dalla madrelingua degli alunni. La partita di come funziona una scuola, insomma, si gioca sul piano della didattica, laddove puo’ essere del tutto superfluo decidere se una scuola sia quella giusta per un bambino solo a partire dalle sue conoscenze linguistiche iniziali.

Io uso chiamare “scuola ad immersione” l’approccio didattico che accetta chi non parla a casa la lingua della scuola e gliela insegna proprio a scuola, attraverso la normale attivitá didattica. Una scuola ad immersione è la sola risposta condivisa che la politica può dare al cittadino che pone la questione di un futuro plurilingue.

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