CLIL e Immersione Linguistica

di enrico - 8 July 2011
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La Commisssione speciale del Consiglio provinciale di Bolzano sull'apprendimento della seconda lingua

I lavori della Commissione speciale del Consiglio provinciale di Bolzano sull’insegnamento della seconda lingua, sono stati generalmente valutati in termini positivi (breve report dell’evento su facebook).

Infatti metodologie fino ad ora rimaste lontane dalle istituzioni di Bolzano, anche se praticate quotidianamente nelle scuole, sono state presentate ufficialmente nelle sale istituzionali del Consiglio provinciale. In particolare ha avuto ingresso in Consiglio - da protagonista - l’insegnamento veicolare delle lingue, secondo quelli che sono i principi dell’immersione linguistica.

Oggi in Europa sono diversi i termini usati per indicare il modello che prevede di insegnare le lingue attraverso i contenuti e, dualmente, di veicolare i contenuti per mezzo della seconda lingua o delle lingue straniere.

Il termine “Immersione linguistica”, il primo ad essere usato a partire dagli anni ‘60, è una metafora che indica, attraverso l’immagine di un fluido linguistico, il fatto che a scuola il contesto in cui l’alunno viene immerso per apprendere le materie è quello di una lingua diversa dalla materna.
Il piu’ recente termine CLIL, invece, è un acronimo,  una sorta di sigla che unisce le lettere iniziali del programma didattico “Content and Language Integrated Learning”, insegnamento integrato di lingua e contenuto.
Risulta dunque chiaro che  “Immersione Linguistica”  e CLIL indicano la stessa cosa, la parola“Immersione”  lo fa attraverso una immagine, il termine CLIL mediante un acronimo meno emotivo.

Tuttavia la questione dell’insegnamento delle lingue attraverso i contenuti e dei contenuti per mezzo delle lingue non è se sia preferibile un termine emotivo piuttosto che uno oggettivo. Di fatto in Europa oggi vengono classificati come “Immersione” progetti CLIL molto intensi, con un insegnamento in seconda lingua di almeno il 50 per cento delle materie e secondo un programma pluriennale rigorosamente pianificato . Non si puo’ dunque ragionevolmente affermare che Immersione sia meno del CLIL o che il CLIL sia altro dall’”immersione”. Se il confronto è sul numero delle materie trattate in seconda lingua, allora il CLIL si rivela una immersione piu’ blanda; l’immersione, di contro,  mostra di essere un CLIL piu’ incisivo.

Tornando ai verbali della Commisssione speciale Consiliare sull’apprendimento della seconda lingua redatti dopo le audizioni degli esperti, leggiamo: “ Il CLIL è stato presentato come lo strumento a cui la scuola italiana ricorre in via preferenziale per l’apprendimento della seconda lingua ed è stato definito uno strumento valido da parte dei relatori e delle relatrici. Per CLIL si intende la capacità dei contenuti di veicolare le lingue e delle lingue di veicolare contenuti.”

Ma se il CLIL, vale a dire una delle forme dell’ immersione linguistica, è inclusa tra le attuali pratiche didattiche delle scuole della provincia di Bolzano, alle scuole stesse non puo’ essere negato un  sostegno e una considerazione particolare. Il CLIL, se non sperimentazione, è innovazione e all’innovazione serve supporto, vale a dire, come sempre piu’ richiesto sia da insegnanti che da famiglie, linee guida di riferimento, certezze sui finanziamenti e stabilità degli organici, formazione degli insegnanti, valutazione dei risultati tanto sulle competenze linguistiche che sui contenuti veicolati in seconda lingua.

A Bolzano servono anche interpretazioni condivise delle norme, in particolare dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia per l’Alto Adige, che non deve essere usato per bloccare ma piuttosto per sostenere le spinte al rinnovamento in vista di un bilinguismo diffuso.

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Immersione linguistica e la forza delle parole

di enrico - 21 November 2010
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Non mi è mai capitato di trovare né in Alto Adige, né altrove, obiezioni all’idea che conoscere piu’ lingue è un valore, una risorsa e un’occasione formativa centrale per i giovani. E nemmeno ho incontrato qualcuno che negasse che le occasioni di incontro fra ragazzi di lingua diversa sono un  modo privilegiato per l’apprendimento delle lingue.

A Bolzano  comunque i “distinguo” emergono quando si comincia a passare dalle dichiarazioni di principio alle proposte operative e scolastiche. A quel punto ci si divide subito fra chi  chi ritiene che debba essere  la  scuola ad avere il ruolo principale nell’educazione bilingue e chi , invece, credendo poco alla scuola, ritiene determinate solo l’impegno individuale dei ragazzi, l’esempio delle famiglie e soprattutto, sul piano sociale, la rimozione degli ostacoli ai contatti fra ragazzi di lingua diversa.

Se poi, tornando alla scuola, consideriamo l’idea, peraltro largamente affermata in Europa, che l’apprendimento delle lingue non puo’ piu’ realizzarsi continuando ad insegnare le lingue alla vecchia maniera come materie a se stanti, ma che è necessario cominciare ad insegnare le lingue attraverso le discipline non linguistiche, allora in il clima si guasta e questo a Bolzano succede ogni volta che qualcuno usa la parola “immersione”: l’avversione a Bolzano è principalmente verso quella parola.

Come succede ad altre parole “immersione linguistica” ha però un significato tecnico ben preciso e vuol dire veicolare lingua attraverso le materie (la matematica, la geografia, l’informatica, la fisica, …), un modo per apprendere le lingue senza aumentare il peso superfluo delle ore di insegnamento di lingua, semplicemente sciogliendo insieme lingue e materie e avendo in mente un preciso progetto che porti lingua a chi studia contenuti. Il clima non si guasta di certo per questo preciso significato, sono piuttosto cattive  interferenze della politica, di una politica che non vuole aprire gli occhi preferendo restare ancorata al vecchio, ad avvelenare il clima.

Per esempio,  vediamo la posizione della SVP da vent’anni a questa parte sul tema dell’immersione linguistica: questo partito ha costantemente giocato sulla confusione fra la didattica ad immersione e la scuola unica, che la SVP chiama, con dispregio, scuola mista. I progetti di immersione linguistica, però, non sono certo la proposta di una scuola alternativa a quelle previste dallo Statuto di Autonomia ma piuttosto coesistono con l’attuale ordinamento scolastico dell’Alto Adige, quindi con una chiara distinzione tra scuole italiane, scuole tedesche e con le scuole paritetiche nelle valli ladine: si garantisce in ogni caso a tutti  la scelta individuale di una scuola nella propria lingua. Solo che molti cittadini vorrebbero poter avere dentro la scuola italiana o dentro la scuola tedesca anche delle sezioni ad immersione, sezioni classificabili come bilingui ma che non sono una scuola unica obbligatoria per tutti.

Se la SVP gioca con la paura dell’assimilazione attraverso lo spettro della scuola unica, idea a cui l’immersione linguistica è comunque estranea, i partiti italiani a tutt’oggi suoi alleati non hanno esitato a fornire alla stessa SVP argomenti a supporto. Per esempio nel  luglio del 2009 Tommasini, presentando una propria iniziativa di potenziamento linguistico ha dichiarato alla stampa: “l’immersione è un concetto superato”. E a sinistra anche i Verdi, non alleati ma oppositori della SVP, hanno scritto: “L’immersione linguistica propone un bilinguismo solo strumentale” e quindi, dal loro punto di vista, deteriore e da non sostenere.

Il fatto che le principali resistenze ad una scuola ad immersione linguistica vengano dalla sinistra, sia essa alleata o in opposizione alla SVP, sembra mostrare una certa distanza della sinistra dell’Alto Adige dalle  famiglie su questo tema. I cittadini, nonostante  i molti intellettualismi delle argomentazioni della sinistra, continuano a pronunciare la parola “immersione” e a riconoscersi in una sua certa forza liberatoria: immersione vuol dire piena cittadinanza, pieno accesso al  lavoro, piena parità, costruzione dell’identità. Non è cosa da sacrificare ai bizantinismi, ma rivendicazione sociale e personale.

Se il futuro a Bolzano è il bilinguismo; libertà è anche poter scegliere un modello scolastico adeguato al futuro. La mia idea è che tutta la politica deve cominciare a farsi carico di questa esigenza, dovrebbe dichiarare che il bilinguismo è un valore e che la scuola lo deve perseguire con priorità. La politica deve farsi carico dei progetti, deve garantirne la continuità e assicurare le risorse; altrimenti non è politica ma amministrazione piatta dell’esistente.

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Respinta mozione su scuola plurilingue

di enrico - 30 June 2010
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Proposta da Elena Artioli (Lega Nord), è stata respinta a Bolzano in Consiglio provinciale dall’ass. Tommasini, il quale ha sostenuto che la Giunta si è già avviata sulla strada proposta nella mozione stessa.

Elena Artioli, consigliera provinciale a Bolzano

Segnalando le difficoltà di apprendimento delle lingue nella scuola italiana, problema annoso che induce molte famiglie di lingua italiana ad iscrivere i propri figli nella scuola tedesca, e il fatto che esistono delle sezioni sperimentali bilingui ed il modello ladino che funziona molto bene, Elena Artioli (Lega Nord) ha chiesto con una mozione di impegnare la Giunta a sostenere le scuole in lingua italiana che adottano iniziative di potenziamento dell’insegnamento delle lingue nel quadro delle norme sull’autonomia scolastica, promuovendo l’insegnamento congiunto di lingua e contenuti, il potenziamento dell’insegnamento delle lingue dalla materna alla conclusione del ciclo di istruzione, garantendo l’organico nella scuola che adotta l’insegnamento veicolare, che vanno accompagnate da apposito monitoraggio, sostenendo le scuole che diventano sede di certificazione linguistica europea. La consigliera ha chiesto di non continuare a vivere nella paura che il plurilinguismo tolga l’identità, dato che così non è per molte culture, e di adoperarsi perché ci sia un migliore insegnamento delle lingue, invece che lamentarsi della presenza eccessiva di bambini di lingua italiana nella scuola tedesca, perché questo è l’unico modo che hanno, ora, i genitori italiani che vogliono far imparare il tedesco ai loro bambini. Ha aggiunto che la sua proposta riguarda solo la scuola italiana, e che quindi la controparte tedesca non si deve spaventare.

Eva Klotz (Süd-Tiroler Freiheit) ha replicato che gli studenti di lingua tedesca non hanno difficoltà con le lingue, come sostenuto da Artioli, e che le persone di madrelingua tedesca non sono responsabili del fatto che gli italiani non sanno il tedesco: la responsabilità è degli insegnanti, “quindi Artioli dovrebbe parlare con il suo Ministro per fare in modo che qui non si debba più avere a che fare con Roma”. Ha aggiunto che la scuola trilingue non può funzionare, perché fa perdere l’identità, e che non tutti i genitori sono in grado di trasmettere competenze linguistiche nella madrelingua, pertanto il compito è della scuola. Pius Leitner (Die Freiheitlichen) ha ricordato l’articolo 19 dello Statuto, che parla chiaro, e contestato l’accusa di impedire al gruppo italiano di imparare la seconda lingua: “Ormai da 20 anni sappiamo che nelle scuole italiane gli insegnanti di tedesco non sono tedeschi! Bisognerebbe quindi controllare dichiarazioni mendaci”. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sottolineato come l’ass. Tommasini avrebbe dovuto sostenere la mozione, in quanto, a parte alcuni eccessi, questa sosteneva quanto egli stesso, a voce, promuove. Ha aggiunto che alcune delle cose richieste nella mozione, come l’immersione solo nella scuola italiana prevista nel patto di coalizione, danno risultati inferiori alle aspettative, e si scontrano con problemi di risorse, e annunciato poi voto favorevole, chiedendo di realizzare una “scuola bilingue o trilingue realizzata insieme dalle tre Intendenze, che unisce insegnanti e bambini: questo non sarebbe in contrasto con lo Statuto”. Alessandro Urzì (PdL) si è detto “convintamene favorevole” alla mozione, ricordando di aver proposto il riconoscimento automatico del patentino con la maturità: “La risposta fu che con la maturità si esce senza un’adeguata conoscenza della seconda lingua: se questo è vero, allora dobbiamo avviare una riforma strutturale della scuola per garantire l’ottenimento della padronanza della seconda lingua”. Egli ha quindi chiesto all’aula “un atto di coraggio”, permettendo, nell’autonomia delle scuole, l’approfondimento dello studio veicolare della seconda lingua. Per Sven Knoll (SüdTiroler Freiheit), “si capovolgono i fatti, dicendo che gli italiani non possono imparare il tedesco nella loro scuola. Basta pensare che gli studenti trentini parlano il tedesco meglio dei bolzanini, che non considerano importante il tedesco”. Gli italiani avrebbero, quindi, la possibilità di imparare, e la soluzione non è certo l’immersione. Knoll ha aggiunto che la stessa Artioli preferisce parlare italiano piuttosto che tedesco, e che “bisogna far capire agli studenti che l’altra lingua non è qualcosa di negativo”. Donato Seppi (Unitalia) ha sostenuto, a proposito dei trentini che saprebbero meglio il tedesco, che l’imposizione coercitiva di una lingua porta al rifiuto: “Essere costretti ad imparare una lingua perché se no non si trova lavoro o non ci si inserisce porta al rifiuto, e allora la soluzione proposta da Artioli centra la questione: se manca l’interesse per la lingua, ci può essere però quello per la matematica, insegnata in tedesco”. Il consigliere si è detto però contrario al fatto che storia, geografia o letteratura siano insegnante nella seconda lingua, ma favorevole all’insegnamento veicolare delle materie scientifiche, e ha criticato chi non sa ancora la lingua dello Stato italiano. Per Elmar Pichler Rolle (SVP), la discussione sul tema è sempre controversa, tuttavia lo Statuto garantisce l’insegnamento nella madrelingua: “Poi ci sono la seconda lingua e le lingue straniere, e la situazione deve restare com’è, perché ogni gruppo linguistico ha il diritto a mantenere la propria identità”. Egli ha aggiunto che bisogna risvegliare la curiosità per le lingue, e stimolare in questo senso gli studenti, rivoluzionando il materiale didattico, e anche stimolare l’interesse per la madrelingua, e negato che la questione debba interessare solo il gruppo italiano. Ha invitato quindi gli assessori a fare qualcosa per promuovere l’apprendimento della seconda lingua. Secondo Hans Heiss (Gruppo Verde), per apprendere la seconda lingua è importante la didattica, che va migliorata, ma anche la situazione politica, e il rapporto tra gruppi linguistici non facilita l’apprendimento della rispettiva seconda lingua: “In molti paesi della provincia si rifiuta l’apprendimento dell’italiano”. C’è poi il pilastro della scuola, ed il fatto che la lingua si deve imparare non per se stessa, ma per usarla: ha quindi invitato ad appoggiare la mozione di Artioli, implementandola secondo le possibilità giuridiche esistenti. Per Veronika Stirner Brantsch (SVP), è vero che bisogna migliorare la conoscenza della seconda lingua in entrambi i gruppi, “però non sono a favore della scuola mista, in quanto esistono alti metodi per favorire l’apprendimento della seconda lingua”. Ha aggiunto che l’insegnamento dell’italiano era migliore ai suoi tempi che nella scuola frequentata dai suoi figli, e criticato l’assenza di contatti tra gruppi linguistici. Bisogna quindi trovare un modo per migliorare la situazione senza compromettere, però, l’identità linguistica.

Per la Giunta  provinciale, l’ass. Christian Tommasini ha sostenuto che “il plurilinguismo è fondamentale, e noi vogliamo che le giovani generazione conoscano non solo madrelingua e seconda lingua, ma anche le lingue straniere”. Il bilinguismo è un valore, anche di rispetto tra gruppi linguistici, “e questo è l’obiettivo che sostengo in questa legislatura”. L’assessore ha aggiunto che non si può affermare che l’altro gruppo linguistico impedisca l’apprendimento della seconda lingua, e che la scelta di iscrivere il proprio figlio nell’una o nell’altra scuola deve essere libera, ma che la mozione indica una serie di cose da attuare “come se la scuola non avesse già intrapreso questa strada, e non solo da questa legislatura”. Ha chiesto quindi di riconoscere che questo processo è già iniziato, chiedendo, nella parte impegnativa, di “continuare” a fare quanto già fa. L’attuale livello di plurilinguismo, non è soddisfacente, “ma stiamo facendo molto”, ha aggiunto l’assessore, aggiungendo che con la l.p. 5/2008, relativa alla riforma del primo ciclo, i progetti plurilingui, “ben più di 3”, sono passati da sperimentali a “curricurali”, e su di essi le scuole decidono in autonomia. Quest’anno partiranno altri progetti a Salorno, Laives, Ora, sempre con il supporto dell’Istituto pedagogico e dell’Assessorato: “Il nostro obiettivo è che questi progetti siano offerti democraticamente a tutti i bambini e quindi in tutte le scuole, in particolare del primo ciclo, dato che nella scuola dell’infanzia abbiamo già introdotto la seconda lingua”. Tommasini ha aggiunto che anche le certificazioni europee, come quella ottenuta da una delle prime classi sperimentali, aiutano in questo processo, e che si stanno potenziando gli scambi, anche di docenti nell’ambito dell’Euregio, sostenendo poi che “non si può pensare che tutto il lavoro sia delle scuole, perché finché i nostri ragazzi non si incontreranno al di fuori del mondo scolastico non raggiungeremo l’obiettivo”. Artioli ha replicato che è vero che le sperimentazioni ci sono già, ma sono limitate a poche scuole perché mancano i finanziamenti e che l’assessore voterà contro qualcosa che sta già facendo, e che se il gruppo italiano vietasse a quello tedesco di insegnare inglese nel scuole ci sarebbe la rivoluzione.

Messa in votazione con appello nominale, la mozione è stata respinta con 7 sì, 23 no e 2 astenuti.

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ViolAzioni

di enrico - 29 November 2009
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Un ottimo commento quello di Romano Viola nella sua rubrica ViolAzioni sul quotidiano Alto Adige di oggi. Il titolo del commento è: La catastrofe del tedesco e nessun si muove.

Viola parte dalle prese di posizione dei politici di Bolzano sui risultati della ricerca Kolipsi dell’Eurac. Nonostante l’evidenza dello scarso livello di conoscenza della seconda lingua fra gli studenti del quarto anno delle scuole superiori i politici a suo avviso hanno reagito con dichiarazioni generiche ed estemporanee, cosi’ come farebbe un osservatore esterno, non toccato direttamente dal problema..

“Eppure, afferma Viola, i politici avrebbero avuto molti elementi su cui riflettere” e propone due esempi: “Da destra e da sinistra si è proposto per anni di riconoscere automaticamente il patentino di tipo B a tutti gli studenti che superano gli esami di maturità. La ricerca dell’Eurac -continua l’ex Assessore provinciale - dimostra ora tutta la superficialità e la demagogia della richiesta: non più del trenta per cento degli studenti (di lingua italiana e tedesca) riesce a superare un test che riproduce la prova scritta del patentino B” e “nessun politico si è sentito in dovere di riconoscere di aver fatto per anni una proposta indecente“.

“La ricerca dell’Eurac - continua Viola - ha rivelato inoltre che solo il cinque per cento degli studenti italiani (contro il 67 per cento dei tedeschi) usa la seconda lingua negli incontri con i coetanei dell’altro gruppo. Anche se non imprevedibile, questo dato è davvero impressionante. Mostra che per quasi tutti gli studenti italiani la lingua tedesca è poco più che una lingua morta. Serve a scuola per rispondere alle domande dell’insegnante di tedesco. Serve per superare l’odiato patentino. Ma non serve nella vita: nemmeno per parlare con i ragazzi tedeschi della stessa età!”

“Di fronte a tale catastrofe - conclude Viola - non si dovrebbero suonare le campane a martello?”

Cosi’ Viola lancia la sua proposta: “Non dovrebbe la Giunta provinciale chiudersi in clausura (coi telefonini spenti) per un mese intero, assieme ai migliori specialisti del mondo, per trovare rimedi? E non dovrebbe mobilitarsi anche tutta la società civile: scuola, sindacati, imprenditori, parrocchie, associazionismo culturale e sportivo? Schützen, Bauernbund, pompieri volontari e gruppi femministi compresi?”

Una richiesta di corresponsabilità a tutti i livelli quella di Romano Viola, che nessuno dovrebbe sottovalutare. Romano Viola, per sua storia personale e per il suo impegno costante su questo tema è sicuramente un osservatore privilegiato, una persona da ascoltare con grande attenzione, dunque, nel campo del plurilinguismo.

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Kolipsi

di enrico - 26 November 2009
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Kolipsi

Queste due grandi tabelle grafiche, che sembrano assomigliarsi  (ma in realtà sono abissalmente distanti l’una dall’altra) sono state illustrate all’EURAC  in occasione della presentazione dei risultati della ricerca KOLIPSI, Gli studenti altoatesini e la seconda lingua: indagine linguistica e psicosociale“.
Si tratta di una indagine di tutto rilievo che, come sottolineato dal presidente EURAC  Werner Stuflesser, ” fornisce alla Provincia informazioni utili per una politica delle lingue innovativa e orientata al futuro ”. Condotta su un campione di 1200 studenti del quarto anno di scuola superiore equamente distribuiti tra scuole italiane e tedesche, la ricerca, nella sua parte condotta con una analisi di tipo linguistico, ha classificato le competenze nella seconda lingua secondo i criteri del quadro comune di riferimento europeo per le lingue (ecco qui la descrizione della scala delle competenze comuni).

I grafici si riferiscono appunto ai risultati delle prove scritte somministrate ai 1200 studenti e ci danno una informazione neutrale rispetto alle forme di accertmento linguistico che risentono del contesto locale (quali i certificati di patentino di bilinguismo).

La grande differenza, evidenziata dai grafici, fra gli studenti delle scuole italiane e gli studenti delle scuole tedesche nella conoscenza della rispettiva seconda lingua tedesca e italiana sta nel fatto che il livello di bilinguismo degli studenti tedeschi è B1/B2, mentre per gli studenti italiani il livello è nettamente piu’ arretrato a A2/B1.

La seconda parte, quella di tipo sociolinguistico della ricerca, ci fornisce poi un altro dato importante che documenta l’uso prevalente delle lingue nei gruppi e nell’ intragruppo:

  • nei gruppi misti italiani e tedeschi si usa prevalentemente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei italiani si usa prevalentamente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei tedeschi si usa prevalentemente il dialetto sudtirolese.

Quello che sembra mancare quindi è un contesto d’uso del tedesco standard, rispetto al quale comunque gli studenti italiani hanno competenze linguistiche non adeguate. “I risultati sottolineano come per molti studenti, soprattutto di lingua italiana (28%), la partecipazione attiva alla quotidianità altoatesina nella seconda lingua sia resa difficoltosa da una competenza linguistica ancora di livello elementare“, ha chiarito la ricercatrice Andrea Abel.
In realtà il livello di competenza comune capace di attivare di una buona comunicazione nella vita di tutti i giorni tra ragazzi italiani e tedeschi è il B2, e questo livello è molto basso proprio fra gli studenti italiani.

Le politiche che puntano sull’apprendimento linguistico  fuori dalla scuola sono dunque avvisate: senza un certo livello comune di competenza i ragazzi probabilmente non riusciranno a parlarsi proprio fuori dalla scuola. Questo livello di competenza di base (B1/B2), che gli studenti tedeschi già possiedono, la scuola dovrebbe darlo anche agli studenti italiani che oggi sono attestati al piu’ basso livello A2/B1. Pensare che la scuola non possa fare piu’ di quello che già fa per gli studenti italiani sembra un po’ giocare al ribasso.

La ricerca Kolipsi nel suo complesso ha evidenziato con una certa chiarezza che una delle questioni  centrali è il contesto d’uso delle lingue. Possiamo ipotizzare che  per gli studenti italiani la scuola potrebbe essere un grande contesto d’uso del tedesco, se si pianificasse una didattica ad immersione linguistica in cui una grande parte delle materie fosse trattate direttamente nella seconda lingua (che è difficile usare fuori) e se questo fosse fatto fin dai primi anni di scuola. Una scuola del genere potrebbe portare studenti italiani e tedeschi a pari livello.

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Obiettivo Bilinguismo

di enrico - 18 July 2009
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L’immersione linguistica in Catalogna, in un documento filmato del 1996.

Catalogna

Obiettivo bilinguismo

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Leonard Orban a Bolzano

di enrico - 15 June 2009
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In una lezione magistrale, tenuta oggi all’università di Bolzano, Leonard Orban, commissario europeo per il multilinguismo, non ha esitato a collocare il multilinguismo direttamente al centro del progetto europeo: “le lingue riflettono le nostre diverse culture e identità e, al tempo stesso, consentono di comprenderci a vicenda” – ha affermato Orban – sottolineando che i cittadini europei che parlano più lingue possono integrarsi più facilmente nei diversi paesi, se vi soggiornano per motivi di studio o per lavoro. Una prospettiva quella di Orban che lega strettamente il multilinguismo al pieno ed effettivo godimento dei diritti della cittadinanza europea. Detto da un’aula della libera Università, tutto questo non può che stimolare Bolzano ad intraprendere azioni positive nel campo dell’educazione linguistica. La prospettiva anche in Alto Adige è proprio quella delineata da Orban e cioè che il plurilinguismo consente di rendere effettivio e completo il godimento dei diritti di cittadinanza di ogni sudtirolese oltre che in Europa anche nella nella propria  provincia di origine.

Un punto di partenza basilare per una azione efficace sull’apprendimento delle lingue consiste nel definire un modello di scuola che sia realmente capace, a differenza di quanto succede oggi, di fornire a ogni studente una conoscenza adeguata di tutte le lingue parlate sul territorio. Da questo punto di vista è del tutto opportuno e positivo l’invito di questi giorni di Florian Mussner, Assessore alla scuola ladina, a studiare il modello scolastico plurilingue ladino, in modo che tutte le scuole della provincia ne possano trarre elementi di miglioramento sul piano della didattica delle lingue.  Florian Mussner parla la stessa lingua di Orban e punta molto a un approccio che privilegi in primo luogo l’incontro e la conoscenze delle diverse culture.

Mussner tuttavia non mette in secondo piano il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola, spezza una lancia a favore della scuola ladina e lancia un invito che dovrebbe essere raccolto da tutti con una certa urgenza. Come conciliare dunque il modello ladino di scuola plurilingue con il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola? Probabilmente la risposta sta all’interno delle diverse strutture scolastiche, italiane e tedesche, che dovrebbero attivare una serie di scambi e contatti che porti ogni alunno a frequentare i diversi ambienti linguistici e a conoscere in prima persona le scuole vicine. Anche una azione di conoscenza personale maggiore degli insegnanti delle scuole di lingua diversa potrebbe essere utile e positiva.  Essenziale è però in primo luogo pianificare lezioni da svolgere direttamente in seconda lingua o in lingua straniera, cosi’ come fa la libera Università nei suoi corsi di laurea a Bolzano, secondo il principio dell’uso veicolare delle lingue. Si tratta in definitiva di progettare insegnamenti in una lingua diversa da quella della scuola in modo che siano i contenuti delle materie a veicolare la lingua. Serve sempre meno studiare le lingue come materie a se stanti e sempre piu’ studiare le lingue attraverso le materie non linguistiche.

Questo punto di vista si sta diffondendo progressivamente in tutta Europa e trova riscontro positivo anche in Italia. Proprio nelle scorse settimane – e questa è una novità importante - uno schema di decreto del Ministro dell’istruzione Gelmini sulla formazione iniziale degli insegnanti ha incluso in uno specifico articolo la figura professionale dell’ insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.

Questo significa che a Roma si sta già pensando per tutta Italia alla formazione di insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola. Bolzano dovrebbe fare lo stesso, e potrebbe farlo in tempi rapidi proprio guardando all’ esperienza della scuola multilingue ladina. Quando lo schema di decreto del ministro Gelmini sarà approvato in via definitiva, Bolzano dovrebbe essere pronta a recepirlo senza indugio, almeno per la parte che prevede insegnamenti di discipline non linguistiche in lingua straniera, vale a dire, facendo propria la prospettiva europea di questo decreto.

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L’insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera

di enrico - 6 June 2009
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Giorgio Israel, coordinatore del gruppo di lavoro sulla formazione degli insegnanti

Lo schema di decreto del Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, sulla formazione iniziale del personale docente all’articolo 15 prevede una nuova specializzazione, quella di “Insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.
Ecco il testo dell’articolo:

ART. 15
(Percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera)
1. Fino all’introduzione di specifiche classi di abilitazione e dei relativi percorsi di laurea, la formazione dei docenti per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera è di esclusiva competenza delle università.
2. Le università, nei propri regolamenti didattici di ateneo, disciplinano corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Ai predetti corsi accedono gli insegnanti abilitati.
3. I percorsi formativi di cui al comma 2 sono articolati per la scuola secondaria di secondo grado e prevedono l’acquisizione di almeno 60 crediti formativi comprensivi di un tirocinio di almeno 300 ore pari a 12 crediti formativi
universitari.
4. Per garantire uniformità tra i predetti corsi, le università si adeguano ai criteri stabiliti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.
5. A conclusione del corso, al candidato che supera con esito favorevole l’esame finale è rilasciato il certificato attestante le acquisite competenze per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera.

Tutto questo significa che al Ministero stanno pensando ad insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola, mentre a Bolzano sono almeno quindici anni che Durnwalder e la sua Giunta provinciale si oppongono a una tale idea di insegnamento. Se lo schema di decreto diventerà definitivamente decreto, cosa metterà in campo la Provincia di Bolzano? Si opporrà? Farà resistenza ad oltranza perchè non sia così?

A Bolzano in questi mesi sembra che il solo problema della scuola italiana sia quello degli assetti ai vertici. Invece i problemi sono molti e la questione primaria è la progettazione di una scuola capace di fare apprendere le lingue attraverso insegnamenti non linguistici. Questo è quello che il Ministero si appresta a fare e da cui la provincia di Bolzano è ancora lontana.

Lo schema di decreto sulla formazione iniziale si basa sui documenti del gruppo di lavoro per la formazione degli insegnanti coordinato da Giorgio Israel.
Ecco il link al suo blog: http://gisrael.blogspot.com/

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Scuole bilingui nel Trentino

di enrico - 27 March 2009
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Il consigliere provinciale di Trento Mattia Civico

Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento ha approvato all’unanimità una mozione proposta dla consigliere Mattia Civico, sul tema delle scuole plurilingui in Trentino.

Ecco la notizia data dall’Ufficio stampa della provincia di Trento:

“Per la promozione del plurilinguismo nelle scuole primarie e secondarie del Trentino, il Consiglio provinciale ha approvato oggi all’unanimità la proposta di ordine del giorno di Mattia Civico del Pd, in merito al disegno di legge 12 relativo alle norme di semplificazione e anticongiunturali di accompagnamento alla manovra finanziaria provinciale di assestamento per l’anno 2009.

La proposta, firmata anche dai colleghi di gruppo Zeni, Cogo, Dorigatti, Ferrari e Nardelli, parte dalla considerazione che “è sempre più evidente che la conoscenza delle lingue è uno strumento indispensabile per l’accesso alla conoscenza: la maggiore possibilità di viaggiare, di spostarsi, di effettuare esperienze di studio o lavorative all’estero, la maggiore facilità nel reperire o scambiare informazioni mediante l’utilizzo di strumenti multimediali apre ed avvicina spazi importanti alla conoscenza. La chiave di accesso a questo sapere è però in molti casi la padronanza delle lingue straniere.

È noto a tutti che l’Italia è fra gli ultimi Paesi europei in quanto ad apprendimento delle lingue straniere: sarà per una innata capacità a farsi capire in tutte le lingue del mondo con il gestuale e la mimica facciale, sarà perché i maggiori successi li registriamo in altri campi, ma è un dato di fatto che non può registrare un atteggiamento arrendevole. Al contrario deve vederci sempre più impegnati nel colmare questa lacuna.

È una responsabilità che dobbiamo cogliere proprio in quanto territorio di confine e quindi maggiormente chiamato alla conoscenza di ciò che c’è oltre.
Nell’anno scolastico 2005/06 hanno preso avvio due esperienze di “inglese/tedesco diffuso” presso la scuola primaria Sanzio (Istituto Comprensivo Trento 5) e la scuola primaria Comenius di Cognola (Istituto Comprensivo Trento 2). Si introduce la veicolarità (apprendimento di una materia e della lingua straniera attraverso un processo integrato) su alcune discipline del curricolo (geografia / scienze / arte / motoria / musica, oppure in sostituzione, civiltà inglese o tedesca, informatica nelle classi prime per circa un terzo dello stesso); ci si avvale della presenza attiva di un docente di madrelingua in compresenza con l’insegnante titolare della materia (la scuola di Cognola ha effettuato un scambio di docenti con il Land Tirol).

I risultati positivi delle prime due esperienze hanno fatto propendere per l’espansione del progetto, coinvolgendo ad oggi complessivamente 12 Istituti Comprensivi.

Nel maggio 2008 il Dipartimento Istruzione della P.A.T., in collaborazione con l’IPRASE, ha avviato un azione di monitoraggio su tutte le classi seconde delle scuole primarie coinvolte nel progetto.

Dall’analisi dei dati è emerso che all’età di 7 anni i bambini che fanno un uso veicolare della seconda lingua raggiungono livelli di competenza quasi sempre superiori a quelli di bambini di 8, 9 e 10 anni che fanno uno studio tradizionale della lingua.

Si ritiene necessario valorizzare questa esperienza che sta crescendo, che coinvolge insegnanti, bambini con le loro famiglie, per verificare e valorizzare le “buone prassi”, per sostenere e diffondere tali esperienze in maniera omogenea sul territorio provinciale, per elaborare ipotesi progettuali condivise circa il proseguo di tali modalità anche oltre le scuole primarie.

La legge di accompagnamento alla manovra finanziaria provinciale di assestamento per l’anno 2009, contiene una serie di modifiche e integrazioni alla legge provinciale n. 5 del 2006 (legge provinciale sulla scuola), finalizzate a semplificarne e ad agevolarne l’applicazione, sotto vari profili.

Si offre quindi l’occasione per dare alcuni indirizzi alla Giunta provinciale perché, in occasione dell’elaborazione dei programmi e dei progetti formativi vengano adottati idonei interventi per valorizzare la diffusione del bilinguismo, anche sotto il profilo sperimentale.

Per queste ragioni con l’ordine del giorno il Consiglio ha impegnato la Giunta provinciale a

1. a sostenere la diffusione del bilinguismo in tutti gli Istituti Comprensivi della Provincia;

2. a favorire coinvolgimento e sinergie tra i diversi Assessorati al fine di promuovere il multilinguismo sul territorio;

3. a favorire il proseguo della sperimentazione sull’insegnamento della lingua “veicolare” anche oltre la scuola primaria;

4. a proseguire nelle azioni di monitoraggio già attivate, raccogliendo le migliori prassi e favorendo il confronto fra i diversi Istituti attualmente attivi, coinvolgendo opportunamente le famiglie;

5. a supportare azioni destinate al reperimento ed alla formazione in servizio di figure idonee ad una didattica di tipo veicolare;

6. a promuovere un momento pubblico di riflessione e restituzione sulle esperienze in corso;

7. a coinvolgere in ogni fase (progettuale, di verifica in itinere e di restituzione) anche le famiglie;

8. a favorire, nell’ambito delle sperimentazioni sul bilinguismo, esperienze di scambio e gemellaggio fra scuole e famiglie di diverse nazionalità.”

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Dichiarazioni programmatiche a confronto

di enrico - 10 January 2009
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E’ comparso finalmente in rete il programma di coalizione per la XIV legislatura della nuova Giunta provinciale di Bolzano.

Tento subito un primo sommario confronto con il precedente programma per quanto riguarda le politiche linguistiche, evidenziando in rosso i copia/incolla e in verde i concetti simili espressi in forma leggermente diversa.

Il documento di raffronto si trova in questo file pdf.

In estrema sintesi il mio primo giudizio è questo: uso prevalente del copia incolla (=continuiamo con l’andazzo di prima); molti omissis; alcune precisazioni restrittive; due elementi nuovi: le politiche degli spazi scolastici e il riferimento a modelli innovativi.
Con l’occasione ho aperto  su Facebook  il gruppo Discutiamo le politiche linguistiche della provincia di Bolzano

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