Scienze della formazione

di enrico - 7 June 2008
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Franz Comploi, professore ordinario della Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano, sara’ il nuovo preside di facolta’ a Bressanone a partire dal mese di ottobre 2008. Ladino della Val Badia, vene indicato come persona particolarmente vocata a stimolare il dialogo interno fra la sezione italiana e la sezione tedesca.

Unica fra le facolta’ dell’Ateneo di Bolzano a proporre insegnamenti rigorosamente separati per lingua nel corso di laurea in scienze della formazione, fino ad oggi del tutto disattenta alla didattica della seconda lingua (si veda qua ) molto potrebbe cambiare, a giudicare da una prima intervista dello stesso Comploi al quotidiano Alto Adige in edicola oggi.

“Presterò attenzione alla cura dei rapporti nella facoltà, in particolare tra la sezione italiana e quella tedesca. Il nostro profilo multilingue è prezioso e va curato” ha dichiarato Comploi al quotidiano; in agenda, prosegue, comparirà sicuramente “lo sviluppo della ricerca, con i programmi per i master”. Ricerca anche linguistica.

L’ordinamento della scuola rispecchia il modello di società sotteso. Allo stesso modo l’organizzazione di una facoltà per la formazione degli insegnanti rispecchia un’idea di “scuola” sottesa. Scienze della formazione è stata organizzata cosi’ come la vediamo oggi perchè doveva sottolineare e rispecchiare l’idea di scuole rigorosamente ditinte per lingua di insegnamento, senza mescolanze.
Tuttavia l’idea di mantenere ad ogni costo la scuola monolingue come scuola separata sembra ormai stare nella testa solo di un gruppo ristretto di politici e intellettuali. Almeno stando a quanto è venuto fuori da un sondaggio pubblicato dal settimanale FF (di cui ho parlato sul blog Mehrsprachigkeit in questo post qua ) dove la maggioranza dei cittadini intervistati ritiene ormai giunto il momento di superare il tabu della scuola bilingue.

Sono convinto che la via verso la scuola plurilingue passera’ necessariamente attraverso una stretta collaborazione fra le scuole monolingue esistenti. Fondamentale è quindi che questa sia anche la direzione dell’Universita’, direzione che il nuovo Preside sembra aver individuato pienamente, mettendo subito in agenda la valorizzazione dei rapporti fra le sezioni italiane e tedesche della facolta’ di scienze della formazione.

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Il ruolo dei genitori

di enrico - 21 May 2008
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Ján Figel, Commissario europeo
Ján Figel Commissario Europeo (vedi foto nel contesto originale)

Dopo la chiusura del Presidente Durwalder rispetto alle proposte di Luisa Gnecchi di attivare nelle scuole materne italiane sezioni con due insegnanti, una di lingua tedesca e uan di lingua italiana, esce oggi sul quotidiano Alto Adige un’importante intervista a Ján Figel, commissario europeo all’istruzione, formazione, cultura e gioventù. Presente a Bolzano  lunedì 19 maggio 2008 come relatore principale al convegno internazionale Il ruolo delle università nell’Europa del domani, organizzato dalla Libera Università di Bolzano, Il Commissario ha sottolineato l’importanza di un apprendimento delle lingue fino dalla primissima età e il ruolo che la Commisssione europea assegna alle famiglie, che si devono attivare per l’apprendimento delle lingue dei propri figli. Secondo Figel, i genitori devono fare una riflessione seria, facendo anche pressione sulle istituzioni per ottenere quello che vogliono. La richiesta deve partire dal basso.

Ecco una parte dell’intervista condotta da Roberto Rinaldi:

In questi giorni c’è un aspro dibattito a livello politico per l’apprendimento delle lingue già dalla prima infanzia e sull’opportunità di creare negli asili sezioni miste tra italiani e tedeschi. Che giudizio ha in merito?
 «La competenza per quanto riguarda la scelta dei metodi e dei contenuti per l’apprendimento linguistico resta prerogativa nazionale o locale e non è materia della Commissione. A questo proposito, però, il nuovo trattato europeo fa riferimento al ruolo dei genitori che si devono attivare per l’apprendimento delle lingue dei propri figli. Io sono convinto che prima s’inizia a prendere contatto con l’altra lingua e meglio si apprende. La scuola materna non deve essere considerata solo come una realtà d’assistenza sociale, ma una forma di educazione dei bambini. La mia personale opinione è che è giusto far apprendere le lingue anche alle materne. Sarebbe un beneficio per tutti: italiani e tedeschi. I genitori devono fare una riflessione seria e fare pressione sulle istituzioni per ottenere quello che vogliono. La richiesta deve partire dal basso. E poi vorrei mandare un messaggio alla vostra provincia».
Dica pure…
«La gente ha paura legittime, e i politici spesso giocano con questi timori prospettando lo spettro dell’assimiliazione! Per noi, come Europa, è importante l’integrazione, la partecipazione. Serve molto impegno per creare dei talenti, anche in campo linguistico.
Integrazione non significa annullare le caratteristiche d’ogni comunità che, va da sé, devono restare specifiche. Esistono delle maggioranze e vanno rispettate le minoranze, ma queste devono cooperare insieme.
Per le comunità locali è importante educare e fornire istruzione, è un equilizzatore e integratore indispensabile della vita!».

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Risposte al bisogno di bi e trilinguismo

di enrico - 17 May 2008
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Sulla presa di posizione di Rita Franceschini, mi giunge un comunicato dell’Ufficio stampa provinciale di Alleanza Nazionale, testo che ha il pregio di delineare con chiarezza i caratteri dell’insegnamento veicolare delle lingue.

Alessandro Urzi' al convegno

Alessandro Urzi’ con l’ospite Verena Debiasi il 2 marzo 2006 alla tavola rotonda Il bilinguismo reale fra Scuola e Società


“Plauso alla rettrice dell’Università di Bolzano Rita Franceschini e sostegno aperto ed incondizionato da parte di Alleanza nazionale all’avvio di una profonda rivoluzione del sistema scolastico provinciale con la possibilità di istituire, nell’ambito di una autonomia delle Istituzioni scolastiche che deve essere ancora riempita di contenuti e opportunità, sezioni trilingue (in italiano, tedesco e inglese) sul modello della stessa Università di Bolzano.

Lo sostiene il presidente provinciale di Alleanza nazionale Alessandro Urzì ricordando come il Centrodestra sostiene da anni la necessità di segnare un momento di rottura con lo schema rigido della formazione scolastica (includendo nel processo formativo anche il ciclo delle scuole materne) monolingue.

Il bilinguismo reale delle giovani generazioni deve essere considerato in provincia di Bolzano come lo strumento necessario e più importante per i ragazzi di oggi di affrontare le sfide nel mercato del lavoro, nella pubblica amministrazione, nell’economia, nelle relazioni sociali.

Un bilinguismo, sostiene Urzì, che può essere realizzato solo con strumenti che rendano naturale l’apprendimento della seconda lingua (non con lo strumento antico della didattica che considera la seconda lingua come una materia qualsiasi, con cui i ragazzi si confrontano solo per ottenere la sufficienza). Ciò può essere realizzato solo con quella che senza più alcun tabù può essere definita, aggiunge Urzì, una sorta di “immersione” (uso veicolare della seconda lingua) per cui materie come la geografia, la chimica, la storia o altre possano essere insegnate direttamente in lingua tedesca ed inglese (con gli opportuni ausili grammaticali), rendendole naturale strumento di comunicazione.

La società altoatesina non solo è matura, conclude il presidente provinciale di An Urzì, ma avverte come non più rinviabile il momento della creazione di questi percorsi scolastici (che nella prima fase potrebbero conoscere l’avvio in modo sistemico nell’ambito della struttura della scuola in lingua italiana, rispondendo ad una esigenza spiccatamente matura proprio in questa parte della popolazione).

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La proposta di Rita Franceschini

di enrico - 17 May 2008
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Sul quotidiano Alto Adige di oggi è apparsa una breve intervista a Rita Franceschini, rettrice della Libera Università di Bolzano, sul tema delle innovazioni sperimentali linguistiche nella scuola.

L’intervento è particolarmente interessante e opportuno, perchè, dopo i segnali di apertura sul piano politico, è tempo di cominciare a delineare progetti concreti.

Ho riassunto in questa mappa le proposte al giornale di Rita Francheschini, anche se sono sicuro che la mappa è destinata ad articolarsi a dismisura in futuro.

Clicca per ingrandire la mappa.

Qui sotto ricopio il testo dell’intervista come pubblicato sul fiornale:

Il termine scuola «mista» non le piace e lo chiarisce subito. «Diciamo europea». E su questo Rita Franceschini interviene volentieri, non come rettrice ma come linguista, che a fine mandato resterà alla Lub come professore ordinario: «A Scienze della formazione siamo pronti a fare la nostra parte». Fuori dalla politica, il parere di un tecnico su italiano, tedesco e come impararlo.
Un riassunto. Le famiglie hanno iniziato a iscrivere i figli nelle scuole dell’altro gruppo linguistico, per farli diventare bilingui o almeno provarci. «Troppi italiani nei nostri asili» dichiara l’Svp cittadina, che si procura gli elenchi e cerca di quantificare il fenomeno. Così la politica tenta di rispondere al problema e i genitori tremano per il metodo. C’è anche una risposta soft, sponsorizzata da Luis Durnwalder: sezioni bilingui nelle scuole italiane. Luisa Gnecchi: «Trasformare alcune sezioni da tedesche a italiane, con maestre sia italiane che tedesche. Sono convinta che anche le famiglie tedesche correrebbero a iscrivere i bambini».
Per uscire dalla politica, abbiamo chiesto un parere a Rita Franceschini, linguista.
Professoressa, c’è un problema di insegnamento del tedesco e dell’italiano, ma le soluzioni dalla scuola non stanno arrivando.
«Mi piacerebbe conoscere le reali dimensioni di questo fenomeno di iscrizioni “trasversali” nelle scuole, ma credo sia palese la richiesta di migliore apprendimento linguistico da parte delle famiglie, che per il momento si stanno arrangiando con una sorta di slalom. Anche lo slalom può essere una soluzione, però…».
Pero?
«Però forse si potrebbe organizzare una proposta scolastica più strutturata, più ordinata. Con alcune premesse».
La prima?
«L’organizzazione scolastica è legata a un sistema sociale. Quando la società cambia, anche la politica si mette in movimento. In questa fase mi sembra che le famiglie stiano giocando in Alto Adige un ruolo importante. D’altronde, sta a loro il diritto di scegliere il percorso educativo».
Altra premessa?
«In una terra di minoranza linguistica come l’Alto Adige, si deve trovare una soluzione che tenga conto dei timori del gruppo tedesco di non vedere più trasmessa la propria lingua. Sono sincera, mi sembra che nel gruppo italiano questa sensibilità non sia sempre presente».
Dalle famiglie (alcune) e da parte di una certa politica la richiesta è netta: scuola bilingue mista, accanto al modello tedesco e italiano.
«Lasciamo da parte il termine “misto”. Diciamo europeo, avendo la fortuna di avere in casa l’esempio della scuola ladina, studiata internazionalmente per i suoi risultati. E poi ci sono esperienze europee cui rifarsi, anche se il modello va sempre studiato localmente».
Quali le caratteristiche?
«Sezioni trilingui, italiano, tedesco e inglese. Una scuola europea, come la Lub è una università europea. Proprio per preparare i ragazzi alla nostra università, perché non pensare a una scuola superiore con sezioni trilingui?».
Lei parte dall’alto, ma le famiglie chiedono il bilinguismo precoce.
«Le due ipotesi non sono incompatibili. Ai genitori suggerisco di vivere l’obiettivo del bilinguismo con minore ansia: gli studi ci dicono che le possibilità di apprendimento restano buone anche in età avanzata. Si vorrà partire dal basso? Bene. La Lub è pronta a fare la propria parte».
Che ruolo potete avere?
«Si parla molto di immersione in Alto Adige, spesso non puntualmente. C’è una didattica da mettere a punto totalmente. I risultati delle prime sperimentazioni non sono eccellenti: i bambini non escono bilingui con materie insegnate per poche ore nella seconda lingua, ma ottengono una sensibilità per le lingue, per un punto di vista “altro” che è già preziosa».

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L’Universita’ di Bolzano cambia Rettore

di enrico - 25 March 2008
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Rita Franceschini

Rita Franceschini, attuale Rettore della Libera Universita’ di Bolzano non e’ stata riconfermata nell’incarico. Cosi’ a settembre 2008, dopo una selezione internazionale, a Bolzano si insediera’ un nuovo rettore.

Il quotidiano Alto Adige, che in passato aveva usato toni anche aspri nei suoi confronti, nel dare la notizia commenta in questo modo:
“Svizzera, linguista, perfetta conoscitrice dell’italiano e del tedesco. Rita Franceschini sembrava la persona ideale per affrontare il tema del bilinguismo in Alto Adige. Le è stata affidata anche la direzione del Centro lingue dell’ateneo. Ma alla fine troppo spesso si è sottratta al dibattito pubblico: per molti un’occasione persa.”

Ma davvero Rita Franceschini si è tanto sottratta al dibattito pubblico sul tema del plurilinguismo?

A ma non sembra, almeno stando a una intervista a tutto tondo da lei concessa allo stesso quotidiano Alto Adige il 2 ottobre 2007.
Eccone alcuni punti salienti:

Il veto Svp a percorsi differenziati nell’apprendimento della seconda lingua per la scuola italiana e per quella tedesca, nasce da valutazioni tecniche, non politiche. La prima: se si rende troppo appetibile la scuola italiana c’è il rischio di mettere fuorigioco quella tedesca. La seconda: apprendimento precoce della seconda lingua, immersione, uso veicolare della seconda lingua, minano le competenze linguistiche nella propria madrelingua e, di riflesso, l’identità dei gruppi etnici. Vero o falso? Partiamo dall’ultimo.
Rita Franceschini«La risposta è semplice. Non è vero. Non lo è dal punto di vista tecnico-linguistico e non lo è, più in generale dal punto di vista identitario. Non c’è alcuna compromissione dell’acquisizione di competenze nella propria madrelingua. Goethe diceva che più si sa di un’altra lingua, più si sa della propria. Il plurilinguismo è un’opportunità straordinaria, come ha capito già da tempo il mondo dell’economia».

E per quanto riguarda l’adozione di un unico modello per le scuole italiane e tedesche, in modo da evitare il rischio di maggiore o minore attrattività dell’offerta della scuola di un gruppo rispetto all’altro?
Rita Franceschini«Ritengo sia sbagliato. Sono favorevole alla diversificazione dei modelli. La tendenza, anche in campo europeo, è quella ad ampliare le proposte formative, a moltiplicare l’offerta. E non ci vedo nulla di scandaloso. Posto che non esiste un modello valido per tutti, e che per questo i modelli devono essere dunque diversi e diversificati, l’unica cosa certa è che l’omologazione non è più possibile. Questo è quello che posso dire io dal punto di vista tecnico-conoscitivo, chiaro poi che sta ad altri attori individuare e proporre i modelli».

Il nuovo disegno di legge prevede anche lo stop all’uso veicolare della seconda lingua. Se si fanno lezioni di storia in tedesco, il voto deve essere di tedesco e non di storia. Cosa ne pensa?
Rita Franceschini«Il modello di insegnamento diversificato adottato dalla nostra università credo abbia dimostrato di funzionare. E anche bene. Se ha dato buoni risultati con i nostri studenti, perchè mai dovrebbe nuocere nelle classi precedenti? Se fosse anticipato anche solo di un anno noi come Lub saremmo contenti, ci troveremmo infatti a lavorare con studenti più preparati. (…) Una società come quella altoatesina, cioè un contesto plurilinguistico, ha ovviamente un potenziale enorme, questo è fuori discussione. Per esprimerlo bisogna adottare però scelte coerenti che vadano verso un miglior radicamento plurilinguistico. Valorizzarlo significa questo».

Oggi la situazione è che ci sono quartieri di Bolzano dove si può passare una vita intera senza parlare una parola di tedesco, mentre nei piccolo centri della valli accade il contrario.
Rita Franceschini«Quella altoatesina è una società che ha solo frange di multilinguismo, di questo bisogna prendere atto. Ma non sarà l’onorevole Zeller a determinare cosa accadrà nei prossimi anni e l’eventuale modifica dello status quo. Saranno i genitori l’elemento trainante, la forza che, se mai, spingerà verso una maggiore apertura e verso il cambiamento».

L’anomalia è che la politica non riesce a rispondere ad una richiesta nuova, e che parte dal basso, di maggiore multilinguismo. Del resto, lo Statuto è stato concepito per costruire due società parallele con pochi punti di contatto.
Rita Franceschini«Io non ho la pillola contro la paura».

Bastano queste poche righe per mostrare che Rita Franceschini alla fine di cose ne ha dette e in maniera tanto chiara che il dibattito sl bilinguismo Alto Adige non potrà in futuro non tenerne conto.
Argomenti di ben diversa consistenza rispetto a quelli usati dalla stessa Rita Franceschini nel 2003, alla sua prima intervista a Bolzano al quotidiano Alto Adige, che allora le aveva chiesto un parere sull’insegnamento precoce dell’italiano nelle scuole tedesche: «Si fa in tutta Europa ma non si sa quanto sia efficace». E poi, di seguito: «Non è vero che tanto prima, tanto meglio: anche da adulti si possono imparare bene le lingue straniere». «Il sistema scolastico è delicato come una piantina, per questo nei prossimi due o tre anni ascolterò con attenzione ma non dirò nulla sull’argomento».
Dal 2003 di anni ne sono passati cinque, Rita Franceschini ha rotto il silenzio e questo solo pochi mesi prima di lasciare il suo incarico.

Il testo completo dell’intervista di Rita Franceschini al quotidiano Alto Adige del 2 ottobre 2007 e’ ricopiato a questo link.
Il testo completo dell’intervista di Rita Franceschini al quotidiano Alto Adige del 3 dicembre 2003 e’ ricopiato a quest’altro link.

Rita Franceschini e’ membro del Gruppo di alto livello per il multilinguismo della Commissione europea, che nel 2007 ha prodotto questo importante rapporto finale.

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CLIL in un seminario all’Universita’ della Calabria

di enrico - 29 February 2008
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Clil in Europa
Vedi l’immagine grande

Sui portali scolastici in rete ho trovato oggi l’annuncio di un interessantissimo seminario, organizzato dall’AND (Associazione nazionale Docenti) sul CLIL (Content and Language Integrated Learning), vale a dire su un aspetto compiutamente definito di cio’ che a Bolzano viene solitamente chiamato insegnamento veicolare delle lingue.
Il seminario si svolgera’ presso l’Università della Calabria il 12 marzo 2008, per tutta la giornata.
Il programma dell’incontro prevede anche dei workshops che illustreranno esperienze prevalentemente realizzate nelle scuole della Calabria o presso la stessa Università della Calabria. Cito, ad esempio il workshop: “CLIL e competenze digitali” di Salvatore Napoli, supervisore di scienze della formazione e il workshop “CLIL: scientific concepts and comunicative competence” di Y.L. Teresa Ting della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università della Calabria.
Tra le esperienze scolastich, Volcanoes – via concept rather than facts”, illustrata da Teresa America Oliva della Scuola Media di San Lucido e Maria Rosaria Sorrentino della Scuola Media Statale di Montalto Scalo.L’iniziativa mi ha fatto riflettere sul fatto che cose del genere a Bolzano non vengono realizzate: non ricordo sia stato mai organizzato un incontro specificamente centrato sul CLIL. Non è nemmeno mai stato indagato il rapporto fra Università e scuola in tema di apprendimento veicolare delle lingue e questo nonostante in provincia di Bolzano il CLIL stia alla base di molte esperienze nella didattica della seconda lingua.
Dulcis in fundo, ho scoperto anche che il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria della Libera Università di Bolzano, non prevede a tutt’oggi nemmeno un corso o un laboratorio sulla didattica della seconda lingua (italiano o tedesco che sia).
In rete ho trovato il piano degli esami previsto nel quadriennio nella sezione in lingua italiana del corso di laurea in scienze della formazione: ci sono esami di didattica delle lingue straniere (qual è l’inglese per esempio, anche se meglio sarebbe chiamarlo “lingua comunitaria”), il programma di esame del relativo laboratorio, perfino un esame di didattica della lingua madre, ma neanche l’ombra almeno di un laboratorio sulla didattica di L2, cioè della seconda lingua di un territorio in cui due lingue sono di uso corrente e non una straniera all’altra.Gli insegnanti che si laureano in Scienze della formazione a Bolzano/Bressanone sono pienamente abilitati ad insegnare sia in prima che in seconda lingua, ma nella loro formazione iniziale la didattica della seconda lingua non viene considerata, non vale neanche un credito.

Tutta un’altra cosa all’Universita’ della Calabria, dove l’insegnamento di contenuti in lingua veicolare interessa direttamente le diverse facoltà scientifiche.

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Una cattedra di multilinguismo

di enrico - 1 December 2007
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Leonard Orban inaugura a Barcelona la prima cattedra di multilinguismo

Leonard Orban, rumeno e commissario europeo per il multilinguismo ha partecipato ieri alla cerimonia di inaugurazione della prima cattedra di multilinguismo in Catalogna, tenendo parte del suo discorso in catalano. Trovo la notizia sul notiziario on line in catalano e-noticias.
La traccia del discorso introduttivo di Orban, redatta in inglese, può essere letta qui:

Inaugurazione cattedra di Multilinguiso a Barcelona - traccia discorso introduttivo di Leonard Orban The Added value of Multilingualism.

La cattedra di multilinguismo non è un semplice posto di insegnamento, ma un vero e proprio Istituto, con tanto di Presidente e Consiglio direttivo. A Barcelona la cattedra è stata costituita da due enti: l’istituzione governativa Linguamón - Casa delle Lingue e la Universitat Oberta de Catalunya (l’università virtuale catalana).

La Cattedra Linguamón–UOC di Multilinguismo promuove attività di ricerca, formazione, informazione e documentazione sul multilinguismo come mezzo di sviluppo sociale ed economico e per raggiungere questi obiettivi si presenta come spazio di riflessione ed analisi interdisciplinare sul ruolo delle lingue e del multilinguismo nel processo di mondializzazione della società.
Al tempo stesso, aspira ad essere un’istituzione in grado di generare e diffondere la conoscenza e di fornire strumenti che amplifichino i vantaggi del multilinguismo; uno strumento per stimolare la collaborazione tra ricercatori di alto livello e prestigio internazionale, docenti universitari e rappresentanti di altri organismi.

La creazione della cattedra segue il nuovo quadro strategico per il multilinguismo proposto dalla Commissione Europea [COM (2005) 596 finale], documento che richiede ai governi statali, regionali e locali di prendere misure a favore del multilinguismo e tra gli altri interventi propone la creazione di studi sul multilinguismo secondo un modello di cattedre sulla diversità linguistica.

Un invito della Commissione che ci si augura possa in futuro vedere attiva anche la Libera Università e il Governo della Provincia autonoma di Bolzano.

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Codardia civile

di enrico - 28 September 2007
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Rita Franceschini, rettrice della Libera Università di Bolzano

“Codardia civile” non é termine usato di frequente. Si tratta dell’opposto di “coraggio civile”. Ritrovo l’espressione sul quotidiano Alto Adige in un commento su Rita Franceschini, magnifica rettrice della Libera Università di Bolzano.

Il fatto: il 17 settembre Rita Franceschini ha parlato al congresso internazionale Multilingualism in Early Childhood, (Saarbruecken 17 e 18 settembre 2007). Il suo intervento ha il titolo:”Early Language Acquisition and Early Learning: how do we take advantage of the opportunities?”.
A parte il mio dispiacere personale di non essere potuto andare a Saarbruecken in quei giorni, visto il programma e la qualità dei relatori, di questo intervento e del documento finale approvato dai congressisti ha dato breve notizia a Bolzano il quotidiano Alto Adige. Trovo il gli articoli proprio sul sito dell’università di Bolzano.

Il commentatore del quotidiano così si esprime:

Lub (=Libera Università di Bolzano (ndr)) protagonista del convegno sul bilinguismo di Saarbrücken, che si è concluso con la bocciatura dei corsi di intensivi di lingua per i bambini immigrati, e con la conferma che nel cervello infantile c’è posto per più lingue e che questo aiuta e non ostacola le capacità comunicative. Esattamente il contrario di quello che la Svp predica. E infatti abbiamo i centri linguistici per i bimbi immigrati e il bilinguismo precoce è il diavolo. Forse perchè appena varcata la soglia di casa la Lub tace. Abbiamo chiesto a Rita Franceschini un’intervista su questi temi, ha detto no. Forse però la rettrice potrà rispondere ad alcuni semplici quesiti. Dove corre il confine tra prudenza dottrinale e codardia civile? E quello tra rispetto dei ruoli e servilismo? Perchè, se la signora Franceschini tace, la politica della scuola la fa l’onorevole Zeller. (m.f.)

Sembra di capire che mentre in giro per l’Europa si condivide l’idea di favorire uno sviluppo plurilingue della personalità, chi lavora a Bolzano deve astenersi dal dirlo, per paura.

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Forum all’Università di Bolzano

di enrico - 9 December 2006
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In piazza Sernesi a Bolzano, il 7 dicembre 2006, si è tenuto il primo degli incontri progettati tra cittadini , Universita’ e mondo della stampa, con una impostazione della discussione decisamente “dal basso”.
Organizzatore dell’evento il quotidiano “Il Corriere dell’Alto Adige”.

La sede principale della Libera Università di Bolzano

L’incontro aveva lo scopo di individuare alcuni argomenti forti, da proporre all’Università di Bolzano come temi di ricerca. Non è mancato il tema dell’immersione linguistica, intesa come un modo di organizzare la scuola per renderla efficace anche dal punto di vista dell’insegnameto delle lingue. Cosa che oggi non è.

L’“immersione linguistica” suscita sentimenti contrastanti a Bolzano: è considerata chiave di volta dell’apprendimento linguistico per qualcuno, pericolo di commistione e di perdita di identità per altri.

Proprio per questo il termine “Immersione Linguistica” è stato quasi sempre sostituito nei progetti ufficiali con il termine “Uso Veicolare delle Lingue”. L’idea di fondo, in entrambi i casi, è che l’insegnamento delle lingue come materie a se stanti è superata.

Insegnare una lingua in quanto lingua è probabilmente una perdita di tempo. Bisogna invece cercare di fare apprendere le lingue ai ragazzi, usandole nelle varie discipline, in modo che l’interesse per i contenuti veicolino lingua.

La proposta è semplice e affascinante: un insegnante di matematica o di scienze in inglese - o in tedesco - nelle scuole italiane, riuscirebbe a fare due cose insieme, veicolare contenuti e fare apprendere le lingue. Lo stesso potrebbe succedere nelle scuole tedesche, se intendessero tentare.

Questo principio dell’insegnare insieme lingue e contenuti è applicato in molte parti d’Europa. Tuttavia solo a Bolzano l’immersione linguistica stenta ad affermarsi. Il punto è, naturalmente: quale contributo puo’ dare l’Università alla Città e alla Provincia di Bolzano?

Quasi sempre si sente dire che l’Univeristà di Bolzano è giovane, perché esiste solo da una decina di anni. La mia impressione è che dieci anni siano un periodo di tempo sufficiente per qualificare una struttura accademica come matura. Per questo penso sia giunto il momento che anche l’Università di Bolzano si confronti con il tema dell’immersione linguistica.
Ma di quale compito potrebbe farsi carico l’Università su questo versante?

Probabilmente dovrebbe porsi come obiettivo quello di fornire una salda consapevolezza teorica ai progettisti e agli operatori scolastici in genere. Infatti, spesso, si legge in dettaglio di tecniche innovative messe a punto per l’insegnamento delle lingue, ma non sempre è spiegato con altrettanta chiarezza cosa significa veicolare insieme contenuti e lingue.

A questo si lega la necessità di approfondire il tema del rapporto fra lingua e cultura. Alla base dei progetti di immersione c’e’ l’idea che ogni lingua è idonea a veicolare i contenuti di ogni cultura, quindi che una lingua non è depositaria in senso originario di una propria specifica cultura. Il tema va quindi approfondito soprattutto sul piano filosofico.

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Un cervello e più lingue

di enrico - 14 March 2006
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Cordula Nitsch, medico e docente di anatomia all’ Università di Basel, specialista di neuroanatomia funzionale, ha illustrato come funziona il cervello dal punto di vista della acquisizione di più lingue nell’ambito della conferenza pubblica “Ein Gehirn und mehrere Sprachen:wie funktioniert das?”. La conferenza à stata organizzata della Libera Università di Bolzano e si è tenuta a Bolzano il 14 marzo 2006.

Cordula Nitsch, che fa parte dello staff del Centro di ricerca lingue della stessa Università di Bolzano, ha lavorato al progetto multidisciplinare “Multilingualbrain” , una ricerca dettagliata sulle basi neuronali che consentono al cervello di processare le lingue. Multilingualbrain ha il pregio di avere sempre cercato di collegare i risultati delle neuroscienze con quelli della ricerca linguistica.

Ma come può essere raffigurato un cervello multilingue? Le immagini che Cordula Nitsch ha proposto per illustrare come si attivano le aree del cervello multilingue sono quelle colorate in rosso e arancione:

lingua 1    Attivazione di L2    Attivazione di L3
Attivazione L1        Attivazione L2        Attivazione L3

I risultati delle indagini mostrano poi, ha spiegato Cordula Nitsch, che nei parlanti plurilingui precoci le aree di attivazione delle zone deputate nel cervello a processare le lingue si sovrappongono molto piu’ che nei parlanti plurilingui tardivi.

Sembra essere un bel vantaggio per chi impara più lingue fin da molto piccolo.
Anche se questo non è il solo parametro su cui concentrarsi: Cordula Nitsch ha spiegato che il focus della ricerca è sul modo di acquisizione delle lingue, spontaneo o scolastico, simultaneo o successivo.

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