Convegno della Consulta genitori: “Plurilinguismo in Alto Adige”

di enrico - 10 February 2017
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logo del convegno

La Consulta provinciale dei genitori organizza sabato 18 febbraio, alle ore 9, nella sala conferenze dell’EURAC, in viale Druso,1 a Bolzano la propria conferenza invernale incentrata sul tema

“Plurilinguismo in Alto Adige. Quali possibilità?”.

Il convegno è rivolto a genitori, studenti, docenti interessati ed a chiunque lavori nell’ambito educativo e dell’istruzione. Nel corso del pomeriggio si svolgerà una discussione alla quale prenderà parte anche l’assessore provinciale alla scuola e cultura di lingua tedesca, Philipp Achammer.

Ecco il programma dettagliato della manifestazione

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Mozione su scuola e bilinguismo in Consiglio provinciale a Bolzano

di enrico - 6 October 2011
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Elena Artioli, Consigliera provinciale a Bolzano

(da un comunicato dell’Ufficio stampa del Consiglio provinciale di Bolzano del 5/10/2011)

La mozione n. 230/10, presentata dalla consigliera Elena Artioli, vuole incentivare la realizzazione di sezione tedesche nelle scuole italiane. Una proposta, come ha spiegato la consigliera della Lega Nord, che nasce dalla constatazione che i figli delle coppie italiane e mistilingue che vengono inviati nelle scuole di madrelingua tedesca per imparare la lingua, si trovano isolati in un ambiente culturale diverso dal loro. Con la creazione di sezione di lingua tedesca all’interno delle scuole italiane e di sezioni italiane all’interno delle scuole di lunga tedesca, potrebbe risolvere il problema. Veronika Stirner Brantsch si è dichiarata favorevole alla parte della premessa, spiegando che è necessario fare un passo in avanti, anche concentrando l’insegnamento in modo che si possano esprimere all’esterno della scuola più che sugli autori del passato. Pur non condividendo il dispositivo, la consigliera Stirner ha quindi manifestato la necessità di intervenire nel settore. D’accordo con lei, Pius Leitner, che ha invece parlato della necessità di incrementare i fondi per la formazione degli insegnanti di seconda lingua. Hans Heiss ha quindi proposto di trovare nuove strade per incentivare la conoscenza delle lingue parlate nel territorio, anche attraverso sperimentazioni, mentre oggi molti giovani scelgono invece di studiare meglio altre lingue, come l’inglese o il francese, tralasciando ed imparando male invece il tedesco e l’italiano.

Per la consigliera Ulli Mair l’insegnamento il problema è anche come viene insegnata la lingua: molti giovani, secondo la consigliera Mair, anche di madrelingua tedesca, dovrebbero imparare meglio la propria lingua. Anche per Sven Knoll il problema è rappresentato in parte dall’insegnamento, ma c’è da considerare che spesso nelle periferie è più facile imparare l’inglese seguendo la moda. Molti giovani, secondo Knoll, hanno problemi a scrivere a mano anche nella propria lingua, troppo abituati a lavorare con il computer. Scoprire dov’è il problema è una priorità per Elmar Pichler Rolle, che ha ribadito soprattutto la necessità di cambiare il metodo di insegnamento della lingua ed ha invitato gli insegnanti ad insegnare come si parla tutti i giorni, poiché in media gli insegnanti hanno 1300 ore di insegnamento nel corso della carriera di un alunno.

Andreas Pöder ha dato in parte ragione a Rolle, sostenendo la necessità di riformare l’insegnamento, ed ha parlato di progetti sperimentali che funzionano.

Sigmanr Stocker ha invece ricordato che per imparare una lingua occorre anche la volontà di impararla ed è questo che mancherebbe negli studenti italiani. Stocker ha anche invitato il quotidiano Alto Adige a pubblicare anche gli aspetti positivi della Provincia di Bolzano, e non solo di evidenziare problemi che creano distanze.

Contrario al dispositivo anche il consigliere Riccardo Dello Sbarba, che ha spiegato come con questa soluzione vi sarebbero delle situazioni difficili all’interno delle scuole italiane. La soluzione per Dello Sbarba potrebbe essere quella di una scuola europea, che nasce e pensa plurilingue, dove l’educazione plurilinguistica diventa l’elemento fondamentale.

Per il consigliere Thomas Egger i figli degli italiani che entrano nelle scuole materne tedesche non dovrebbero parlare italiano per poter imparare davvero la lingua e realizzare un vero bilinguismo. Nella replica dell’assessore Christian Tommasini, c’è aria di cambiamento, perché oggi c’è una maggiore volontà da parte dei cittadini stessi a voler imparare l’altra lingua. Tommasini si è dichiarato anche d’accordo con Elmar Pichler Rolle ed altri, sul fatto che non solo è questione del numero delle ore, ma anche della qualità delle ore, ma ha sostenuto il miglioramento delle condizioni generali ed il successo delle diverse iniziative sperimentali che vengono condotte sul territorio. “La novità in aula”, ha quindi detto la Consigliera Artioli nella replica, è che l’assessore Tommasini ha bocciato un’idea del presidente Luis Durnwalder, visto che questa mozione nasce da una sua idea del 2005”.

La mozione è stata quindi bocciata. Rinviata dopo la lettura, la mozione n.231/10.

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Il bilinguismo sulla stampa

di Chiara Vettori - 27 November 2009
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Leggi l’articolo completo del quotidiano Alto Adige

Ho tra la mia documentazione l’articolo pubblicato mercoledì 25 dal quotidiano Alto Adige sui risultati del progetto Kolipsi a cui ho lavorato in questi ultimi tre anni insieme alle colleghe dell’Eurac e dell’università di Trento. “Risultati drammatici” e “studio shock” sono le espressioni con cui viene etichettato il nostro studio che viene impropriamente ridotto a una simulazione dell’esame di bilinguismo. In realtà, come abbiamo avuto modo di spiegare a chi ci ha voluto ascoltare, Kolipsi è stato ben altro. Nella ricerca, infatti, non ci siamo limitati solamente a sottoporre agli studenti italiani e tedeschi iscritti in quarta superiore una delle due prove scritte dell’esame di bilinguismo di livello A/B ma abbiamo raccolto un tema in classe e somministrato un test creato ad hoc e che ci ha permesso di descrivere, attraverso il livelli del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, in quale misura gli studenti sono in grado di partecipare attivamente alla quotidianità locale nella loro rispettiva seconda lingua. Accanto all’indagine linguistica poi, per la prima volta nella nostra provincia, abbiamo indagato tutti quegli aspetti di tipo psicosociale che influenzano l’apprendimento e l’uso stesso della seconda lingua in Alto Adige, interrogando studenti, genitori e insegnanti attraverso dei questionari. Di tutto questo e dei numerosi spunti che abbiamo suggerito per un nuovo approccio alla seconda lingua non vedo che una pallida traccia. Nelle nostre intenzioni, Kolipsi non è stato concepito solamente come un progetto scientifico ma anche e soprattutto come un’occasione per verificare e mettere nero su bianco intuizioni che molti di noi hanno già avuto e per muovere, da lì, proposte concrete per valorizzare ciò che di buono già esiste e per migliorare ciò che va migliorato. Intendiamoci, non c’è buonismo né indulgenza nelle mie parole: è vero che molti ragazzi di lingua italiana mostrano, dopo dodici anni di insegnamento del tedesco, molte difficoltà nell’esprimersi nella seconda lingua ed è altrettanto vero che occorre colmare questa lacuna e il divario che esiste fra licei e istituti tecnici, anche nella scuola tedesca. Tuttavia, il nostro studio ha chiaramente evidenziato come l’insistenza circa l’”obiettivo patentino” – che rientra in quella che si definisce motivazione strumentale ovvero “studio la seconda lingua per superare l’esame di bilinguismo/per avere più occasioni di lavoro in provincia di Bolzano” - non produca quel miglioramento delle competenze linguistiche che tutti auspicano. Al contrario, abbiamo chiarito che è la motivazione integrativa (“studio la seconda lingua per avere più amici dell’altro gruppo”) a smuovere coscienze e lingua dei ragazzi che, attraverso il contatto con l’altro di lingua tedesca, si sentono più motivati ad apprendere la seconda lingua. Mentalità dura a morire quella di cui i media, anche in questa occasione, si fanno portavoce nonostante il messaggio finale della nostra presentazione fosse rivolto proprio a loro. Se è vero, infatti, che proporre esempi di contatto positivo fra gruppi diversi attraverso televisione, radio e carta stampata può incidere positivamente sugli atteggiamenti di chi ne fruisce, è altrettanto vero che essi possono contribuire a trasmettere messaggi che mettano in moto meccanismi diversi e più positivi. Può anche darsi che i nostri risultati fossero “già noti” come qualcuno, telegiornali inclusi, ha fatto notare: evidentemente se ci troviamo ancora una volta a parlare negli stessi termini di sempre delle stesse tematiche dopo anni, se non decenni di polemiche, significa che nessuna iniziativa è stata sufficientemente incisiva da cambiare le cose. Voglio credere che questa sia la volta buona.

Chiara Vettori

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Kolipsi

di enrico - 26 November 2009
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Kolipsi

Queste due grandi tabelle grafiche, che sembrano assomigliarsi  (ma in realtà sono abissalmente distanti l’una dall’altra) sono state illustrate all’EURAC  in occasione della presentazione dei risultati della ricerca KOLIPSI, Gli studenti altoatesini e la seconda lingua: indagine linguistica e psicosociale“.
Si tratta di una indagine di tutto rilievo che, come sottolineato dal presidente EURAC  Werner Stuflesser, ” fornisce alla Provincia informazioni utili per una politica delle lingue innovativa e orientata al futuro ”. Condotta su un campione di 1200 studenti del quarto anno di scuola superiore equamente distribuiti tra scuole italiane e tedesche, la ricerca, nella sua parte condotta con una analisi di tipo linguistico, ha classificato le competenze nella seconda lingua secondo i criteri del quadro comune di riferimento europeo per le lingue (ecco qui la descrizione della scala delle competenze comuni).

I grafici si riferiscono appunto ai risultati delle prove scritte somministrate ai 1200 studenti e ci danno una informazione neutrale rispetto alle forme di accertmento linguistico che risentono del contesto locale (quali i certificati di patentino di bilinguismo).

La grande differenza, evidenziata dai grafici, fra gli studenti delle scuole italiane e gli studenti delle scuole tedesche nella conoscenza della rispettiva seconda lingua tedesca e italiana sta nel fatto che il livello di bilinguismo degli studenti tedeschi è B1/B2, mentre per gli studenti italiani il livello è nettamente piu’ arretrato a A2/B1.

La seconda parte, quella di tipo sociolinguistico della ricerca, ci fornisce poi un altro dato importante che documenta l’uso prevalente delle lingue nei gruppi e nell’ intragruppo:

  • nei gruppi misti italiani e tedeschi si usa prevalentemente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei italiani si usa prevalentamente la lingua italiana;
  • nei gruppi omogenei tedeschi si usa prevalentemente il dialetto sudtirolese.

Quello che sembra mancare quindi è un contesto d’uso del tedesco standard, rispetto al quale comunque gli studenti italiani hanno competenze linguistiche non adeguate. “I risultati sottolineano come per molti studenti, soprattutto di lingua italiana (28%), la partecipazione attiva alla quotidianità altoatesina nella seconda lingua sia resa difficoltosa da una competenza linguistica ancora di livello elementare“, ha chiarito la ricercatrice Andrea Abel.
In realtà il livello di competenza comune capace di attivare di una buona comunicazione nella vita di tutti i giorni tra ragazzi italiani e tedeschi è il B2, e questo livello è molto basso proprio fra gli studenti italiani.

Le politiche che puntano sull’apprendimento linguistico  fuori dalla scuola sono dunque avvisate: senza un certo livello comune di competenza i ragazzi probabilmente non riusciranno a parlarsi proprio fuori dalla scuola. Questo livello di competenza di base (B1/B2), che gli studenti tedeschi già possiedono, la scuola dovrebbe darlo anche agli studenti italiani che oggi sono attestati al piu’ basso livello A2/B1. Pensare che la scuola non possa fare piu’ di quello che già fa per gli studenti italiani sembra un po’ giocare al ribasso.

La ricerca Kolipsi nel suo complesso ha evidenziato con una certa chiarezza che una delle questioni  centrali è il contesto d’uso delle lingue. Possiamo ipotizzare che  per gli studenti italiani la scuola potrebbe essere un grande contesto d’uso del tedesco, se si pianificasse una didattica ad immersione linguistica in cui una grande parte delle materie fosse trattate direttamente nella seconda lingua (che è difficile usare fuori) e se questo fosse fatto fin dai primi anni di scuola. Una scuola del genere potrebbe portare studenti italiani e tedeschi a pari livello.

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Stichwort: Gemischtsprachige Kindergärten und Schulen

di enrico - 14 October 2008
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Su STOL si possono leggere le dichiarazioni programmatiche di un certo numero di candidati alle elezioni provinciali rispetto ad alcune questioni-chiave. Per esempio attorno a questa questione-chiave:

Stichwort: Gemischtsprachige Kindergärten und Schulen

Naturalmente si tratta di una Stichwort non formulata in modo tecnico ma è interessante leggere alcune delle prese di posizione che appaiono sul sito. Se cominciamo con le dichiarazioni dei candidati SVP, scopriamo, a sorpresa, che ci sono risposte che si assomigliano come gocce d’acqua.
Ecco la trascrizione esatta delle prese di posizione di tre candidati individuati a caso:

Martina Ladurner
Das Recht auf muttersprachlichen Unterricht muss unbedingt gewahrt bleiben. Es bildet die Grundlage für den Fortbestand der deutschen und ladinischen Minderheiten.

Luis Durnwalder
Das Recht auf muttersprachlichen Unterricht muss unbedingt gewahrt bleiben. Es bildet die Grundlage für den Fortbestand der deutschen und ladinsichen Minderheiten.

Elmar Pichler Rolle
Das Recht auf muttersprachlichen Unterricht muss unbedingt gewahrt bleiben. Es bildet die Grundlage für den Fortbestand der deutschen und ladinsichen Minderheiten.

Si tratta di prese di posizione identiche parola per parola. Quelle di Durnwalder e di Pichler Rolle, poi, presentano uno stesso errore di battitura (ladinsichen invece che ladinischen): i due devono avere fatto taglia e incolla dallo stesso file, cosi sembra abbiano funzionato le cose tra di loro.

Ma vediamo come si sono espressi altri candidati SVP , che ho selezionato tra quelli che già hanno ricoperto cariche nel partito o in Giunta provinciale nel settore della scuola e della cultura:

Sabina Kasslatter Mur
keine Angabe

Florian Mussner
keine Angabe

Martha Stocker
keine Angabe

Dunque i politici SVP oggi impegnati nel settore scolastico-culturale evitano accuratamente il taglia e incolla ma in cambio approdano ad un significativo “no comment”.

Ci sono pero’ altri candidati SVP che mi sembra vogliano rappresentare una posizione propria, talvolta originale o sfumata:

Julia Unterberger
Das Recht auf muttersprachlichen Unterricht muss gewahrt bleiben. Trotzdem kann das Erlernen der zweiten Sprache schon von frühester Kindheit an gefördert werden.

Veronika Stirner Brantsch
Das Recht auf muttersprachlichen Unterricht darf nicht in Frage gestellt werden. Ich bin deshalb keine Befürworterin von gemischtsprachigen Kindergärten und Schulen. Ich stelle aber immer wieder fest, dass die Zweitsprachenkenntnisse bei den verschiedenen Sprachgruppen in Südtirol zu wünschen übrig lassen. Es braucht deshalb Projekte (ev. außerschulische), die ein besseres Erlernen der zweiten Sprache ermöglichen.

Manfred Schweigkofler:
Um eines klar zu stellen: Sprache lernen oder nicht ist eine Frage des Willens und nicht der Gesetzgebung. Wir können alle Modelle der Welt versuchen, wenn der Wille nicht vorhanden ist, nützt alles nix!. Wenn ich eine aserbaidschanische Freundin habe, die ich liebe, lerne ich in drei Monaten aserbaidschanisch. Hey, jeder Gastarbeiter, der hier bei uns ist, lernt schneller deutsch als die Italiener nach 13 Jahren Pflichtschule! Das kann´s doch nicht sein. Dies vorausgeschickt sage ich: das Erziehungsrecht liegt bei den Eltern! Das dürfen wir nie vergessen. Und die Politik sollte eigentlich jene Voraussetzungen zulassen, die sich die Eltern wünschen. Wenn sich die Eltern also wünschen, dass es gemischtsprachige Kindergärten und Schulen gibt, warum soll ihnen die Politik das verbieten oder unmöglich machen? Ich verstehe aber, dass dies eine grundsätzliche Frage ist, da das Autonomiestatut den Unterricht in der Muttersprache vorsieht.

Il mio voto da sostenitore della scuola plurilingue, espresso in decimi (come fa tendenza oggi nella scuola italiana), sarebbe dunque:

Manfred Schweigkofler: 8
Veronika Stirner Brantsch: 7
Julia Unterberger: 6

Martina Ladurner: 5
Luis Durnwalder: 5
Elmar Pichler Rolle: 5

Martha Stocker: 2
Florian Mussner: 2
Sabina Kasslatter Mur: 2

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Integrazione, bilinguismo, economia

di enrico - 10 June 2008
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Riporto brevemente alcune dichiarazioni del presidente uscente, Walter Amort, all’assemblea annuale del Wirtschaftsring, tenutasi a Bolzano il 9 giugno 2008:

«L’importanza dell’integrazione degli stranieri in questi anni è stata sottovalutata. Si poteva fare di più, anche perché la nostra economia ha bisogno degli stranieri, senza di loro non resta in piedi. La nostra società è destinata a diventare sempre più multiculturale e dobbiamo accettarlo. Non possiamo pensare di chiuderci a quello che viene da fuori, mantenere la propria lingua e le proprie tradizioni non significa dire no a tutto quello che viene dall’esterno».

E poi:

«Viviamo in una terra bilingue, ma ci sono troppo pochi altoatesini che parlano bene l’italiano e il tedesco. Su questo bisogna assolutamente migliorare, serve l’impegno di scuola e famiglie».

Le dichiarazioni sono riprese dal quotidiano Alto Adige .

Aggiornamento alle ore 19.00 del 10 giugno 2008

In Consiglio provinciale a Bolzano è stata discussa oggi una mozione di Pius Leitner, la 514/07-XIII, le cui conclusioni sono esattamente l’opposto di quelle di Walter Amort. Riprendo qui dalle News del Consiglio provinciale i punti salienti delle argomentazioni di Pius Leitner:

“Il principio della madrelingua va tutelato, opponendosi a progetti di immersione: ne è convinto il consigliere Pius Leitner (Die Freiheitlichen) che ha presentato sul tema una mozione segnalando come per aumentare le ore di italiano nelle scuole tedesche si debba diminuire le ore di tedesco o aumentare il monte ore complessivo, soluzioni entrambe impraticabili senza danneggiare i bambini. Inoltre, secondo Leitner si ignora il problema della sempre maggior presenza di bambini stranieri, il che rende fondamentale un corretto insegnamento del tedesco. L’immersione comporterebbe poi una perdita di identità. Per questo, egli ha chiesto di impegnare la Giunta provinciale a prendere le distanze da qualsiasi forma di immersione nelle scuole dell’Alto Adige, tutelare il principio della madrelingua ed adottare misure contro l’impoverimento della lingua tedesca. “Per una minoranza”, ha detto Leitner, “è fondamentale mantenere la propria identità. Non dobbiamo dimenticare che i meccanismi di tutela sono necessari proprio perché non siamo italiani, bensì tedeschi e ladini: i nostri giovani devono poter studiare bene il tedesco. Le lingue straniere sono importanti, tuttavia il principio della madrelingua non deve cadere”. Secondo il consigliere, la reclamata scuola unitaria interetnica rientrerebbe nel progetto di chi vuole l’assimilazione, ed è quindi da contrastare.” (Consiglio - 10.06.2008 12:02 (MC))

Secondo aggiornamento alle ore 20.30 dell’ 11 giugno 2008

Devo necessariamente aggiungere questa ulteriore esternazione di Pius Leitner, in Consiglio provinciale oggi, che potremmo titolare: “Il principio del bilinguismo è superato” o, in alternativa: “Sezioni pluriingue? No grazie, troppo costose”. La fonte è sempre in una news del Consiglio:

“ha preso parola anche Pius Leitner (Die Freiheitlichen), dubitando che siano sempre di più le famiglie che considerano importante il bilinguismo: “Il principio del bilinguismo è superato. Agli altoatesini di lingua tedesca, la conoscenza dell’inglese sarà più utile di quella dell’italiano: non significa che non dobbiamo imparare l’italiano, ma è evidente che nelle valli sono pochi i sudtirolesi che usano l’italiano. Io sono contrario alle sperimentazioni ed all’immersione, che ritengo un cavallo di Troia, ma non all’apprendimento delle lingue: soltanto, non bisogna dimenticare le esigenze di tutela della minoranza”. Leitner ha inoltre invitato a riflettere sui costi che comporterebbe l’istituzione di sezioni plurilingui, e per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, ha sollecitato a non farne scuole di lingue. (MC)

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