Leonard Orban a Bolzano

di enrico - 15 Giugno 2009
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In una lezione magistrale, tenuta oggi all’università di Bolzano, Leonard Orban, commissario europeo per il multilinguismo, non ha esitato a collocare il multilinguismo direttamente al centro del progetto europeo: “le lingue riflettono le nostre diverse culture e identità e, al tempo stesso, consentono di comprenderci a vicenda” – ha affermato Orban – sottolineando che i cittadini europei che parlano più lingue possono integrarsi più facilmente nei diversi paesi, se vi soggiornano per motivi di studio o per lavoro. Una prospettiva quella di Orban che lega strettamente il multilinguismo al pieno ed effettivo godimento dei diritti della cittadinanza europea. Detto da un’aula della libera Università, tutto questo non può che stimolare Bolzano ad intraprendere azioni positive nel campo dell’educazione linguistica. La prospettiva anche in Alto Adige è proprio quella delineata da Orban e cioè che il plurilinguismo consente di rendere effettivio e completo il godimento dei diritti di cittadinanza di ogni sudtirolese oltre che in Europa anche nella nella propria  provincia di origine.

Un punto di partenza basilare per una azione efficace sull’apprendimento delle lingue consiste nel definire un modello di scuola che sia realmente capace, a differenza di quanto succede oggi, di fornire a ogni studente una conoscenza adeguata di tutte le lingue parlate sul territorio. Da questo punto di vista è del tutto opportuno e positivo l’invito di questi giorni di Florian Mussner, Assessore alla scuola ladina, a studiare il modello scolastico plurilingue ladino, in modo che tutte le scuole della provincia ne possano trarre elementi di miglioramento sul piano della didattica delle lingue.  Florian Mussner parla la stessa lingua di Orban e punta molto a un approccio che privilegi in primo luogo l’incontro e la conoscenze delle diverse culture.

Mussner tuttavia non mette in secondo piano il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola, spezza una lancia a favore della scuola ladina e lancia un invito che dovrebbe essere raccolto da tutti con una certa urgenza. Come conciliare dunque il modello ladino di scuola plurilingue con il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola? Probabilmente la risposta sta all’interno delle diverse strutture scolastiche, italiane e tedesche, che dovrebbero attivare una serie di scambi e contatti che porti ogni alunno a frequentare i diversi ambienti linguistici e a conoscere in prima persona le scuole vicine. Anche una azione di conoscenza personale maggiore degli insegnanti delle scuole di lingua diversa potrebbe essere utile e positiva.  Essenziale è però in primo luogo pianificare lezioni da svolgere direttamente in seconda lingua o in lingua straniera, cosi’ come fa la libera Università nei suoi corsi di laurea a Bolzano, secondo il principio dell’uso veicolare delle lingue. Si tratta in definitiva di progettare insegnamenti in una lingua diversa da quella della scuola in modo che siano i contenuti delle materie a veicolare la lingua. Serve sempre meno studiare le lingue come materie a se stanti e sempre piu’ studiare le lingue attraverso le materie non linguistiche.

Questo punto di vista si sta diffondendo progressivamente in tutta Europa e trova riscontro positivo anche in Italia. Proprio nelle scorse settimane – e questa è una novità importante - uno schema di decreto del Ministro dell’istruzione Gelmini sulla formazione iniziale degli insegnanti ha incluso in uno specifico articolo la figura professionale dell’ insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.

Questo significa che a Roma si sta già pensando per tutta Italia alla formazione di insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola. Bolzano dovrebbe fare lo stesso, e potrebbe farlo in tempi rapidi proprio guardando all’ esperienza della scuola multilingue ladina. Quando lo schema di decreto del ministro Gelmini sarà approvato in via definitiva, Bolzano dovrebbe essere pronta a recepirlo senza indugio, almeno per la parte che prevede insegnamenti di discipline non linguistiche in lingua straniera, vale a dire, facendo propria la prospettiva europea di questo decreto.

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Delegazione francese e germanica in visita alle scuole materne ladine

di enrico - 2 Aprile 2009
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Una delegazione composta da una trentina di esperti pedagogisti provenienti dall’intera Germania, oltre che dalla regione francese dell’Alsazia, sono stati ospitati oggi (2 aprile) dalla scuola materna “Surëdl” di Selva di Val Gardena. Scopo della visita, quello di studiare il modello scolastico plurilingue delle vallate ladine.

La delegazione accompagnata dalla direttrice Edith Ploner
La delegazione accompagnata dalla direttrice Edith Ploner

Il modello di apprendimento linguistico delle scuole materne delle vallate ladine, dove è previsto l’utilizzo di ladino, italiano e tedesco, è da diversi anni al centro di studi e indagini a livello europeo. Questa volta, per cercare di approfondire la conoscenza di questo innovativo sistema didattico, sono giunti alla scuola materna “Surëdl” di Selva di Val Gardena una trentina di esperti pedagogisti provenienti dall’intera Germania, oltre che dalla regione francese dell’Alsazia.

A catturare la loro attenzione è stato innanzitutto la soluzione scelta per non far perdere ai bambini “l’orientamento linguistico”. “Ogni lingua viene contraddistinta da un colore - spiega la direttrice delle scuole materne ladine Edith Ploner - il giallo per l’italiano, il verde per il ladino e il rosso per il tedesco. Grazie a questo sistema completamente innovativo, le nostre collaboratrici hanno potuto elaborare e sviluppare dei nuovi materiali didattici.

Un aspetto molto importante del nostro approccio linguistico è la flessibilità: “”Uns geht es nicht darum, Kinder mit fremden Kulturen zu konfrontieren, sondern ihnen die bereits vorhandenen drei Kulturen und Sprachen näherzubringen und diese zu ordnen”, chiarisce la direttrice.

La delegazione franco-germanica in visita alla scuola materna di Selva di Val Gardena è rimasta impressionata da come il sistema non funzioni solo in linea teorica, ma anche, e soprattutto, nella pratica. Ancora una volta, dunque, il sistema didattico e scolastico delle vallate ladine si presenta come un modello di riferimento per quei territori caratterizzati da una forte multiculturalità.

Sul tema “lingue a colori” vedi anche questo intervento sul blog.

Vedi anche il testo del comunicato stampa della provincia di Bolzano sull’incontro.

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Progetti innovativi di insegnamento delle lingue

di enrico - 14 Giugno 2008
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Il Consiglio provinciale di Bolzano ha approvato ieri, in sede di esame del disegno di legge provinciale n 147, Obiettivi formativi generali ed ordinamento della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione un articolo (l’articolo 14) centrale dal punto di vista dell’innovazione didattica nel campo dell’insegnamento delle lingue:

Il quinto comma dell’articolo approvato, infatti , recita:

5. Data la particolare situazione linguistica in provincia di Bolzano, il primo ciclo di istruzione assicura lo studio della madrelingua tedesca o italiana, della seconda lingua nonché l’apprendimento di nozioni fondamentali della lingua inglese. Al fine di migliorare le conoscenze plurilingui delle alunne e degli alunni, le scuole possono avviare progetti innovativi di insegnamento delle lingue nel rispetto dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia e con le indicazioni della Giunta provinciale. Nelle scuole delle località ladine vengono rafforzate e approfondite, nel quadro delle disposizioni dell’ordinamento paritetico, le competenze nelle lingue ladino, tedesco, italiano e le nozioni fondamentali nella lingua inglese.

Un report sulla discussione in aula di questo articolo si trova nelle news del Consiglio provinciale.

La discussione del disegno di legge in realtà è cominciata già mercoledi’ 11 giugno, con l’esame preliminare di alcuni ordini del giorno. Significativo, per il dibattito che ha innescato, l’ODG proposto dal gruppo Verde in Consiglio provinciale (VEDI) che intendeva impegnare la Giunta provinciale :

1. a riconoscere ampia autonomia di sperimentazione linguistica a tutte le scuole della provincia, consentendo e sostenendo i metodi di apprendimento linguistico liberamente scelti da istituti e genitori, compreso l’uso veicolare delle lingue e l’apprendimento precoce in forma ludica della seconda lingua;
2. a rendersi disponibile all’istituzione di sezioni plurilingue sul modello ladino anche al di fuori delle valli ladine ove ne sia fatta libera richiesta da parte dei genitori;
3. a creare tutti i presupposti operativi, in stretta collaborazione con le tre intendenze scolastiche e con l’università, affinché le sperimentazioni di cui ai punti 1 e 2 siano coronate da successo e vengano accompagnate da un costante sostegno operativo e scientifico.

Respinto a maggioranza, l’ordine del giorno ha visto i Verdi da soli solo sul punto 2, quello che prevedeva la possibilità di istituzione di sezioni plurilingue orientate al modello ladino in tutte le scuole della provincia. Un resoconto del dibattito e delle diverse posizione sull’odg puo’ essere visto qua.

Letto assieme al comma 5 dell’articolo 14 del DLP 147 (sopra riportato e approvato a maggioranza), quanto avvenuto probabilmente significa che le innovazioni, per le quali è previsto l’intervento della Giunta provinciale, non assomiglieranno a un sorta di estensione del modello ladino, con sezioni plurilingue per ragazzi indistintamente anche di diversa madrelingua. L’idea condivisa da tutti (con la solitaria eccezione dei Verdi) è che l’innovazione sarà un forte potenziamento dell’insegnamento delle lingue, comunque svolto all’interno delle diverse scuole monolingui.

Diverrà centrale dunque a Bolzano lo sviluppo di una fitta rete di relazioni tra le diverse scuole. La progettazione di un modello di scuola plurilingue per l’Alto Adige dovrà probabilmente evitare il ricorso a termini, come “interetnico” o “interetnicità”, ridefinendone piuttosto il significato attraverso una progettazione capace di prefigurare forti interconnessioni fra le scuole esistenti.

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Lezioni in italiano, tedesco e ladino

di enrico - 17 Gennaio 2008
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L’ufficio Stampa della Provinci autonoma di Bolzano ha pubblicato un breve resoconto dei lavori dell’assemblea della Consulta provinciale degli studenti di lingua tedesca, tenutasi nei giorni scorsi presso il Liceo Scientifico di lingua tedesca di Bolzano e alla quale ha preso parte una quarantina di delegati.
Il comunicato stampa è consultabile qui.

Uno spazio di approfondimento i ragazzi lo hanno voluto dedicare al modello dell’immersione linguistica, presentato con una relazione
dell’ispettore dell’Intendenza scolastica italiana, Walter Cristofoletti.

L'ispettore per il tedesco seconda lingua Walter Cristofoletti
Walter Cristofoletti

A tale proposito la Consulta degli studenti si è espressa a favore dell’intensificazione delle lezioni nelle due principali lingue provinciali ed ha criticato il fatto che nelle scuole di lingua italiana e tedesca non vengano tenute lezioni di lingua ladina, proponendo senz’altro l’istituzione di ore di lezione facoltative di lingua ladina da tenersi nelle ore pomeridiane.

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Lingue a colori

di enrico - 23 Novembre 2007
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L’insegnamento in più lingue a scuola è uno dei temi forti di Futurum 2007, la fiera della formazione dell’Alto Adige, quest’anno al suo esordio. Decisamente interessante l’approccio “a colori” delle scuole dell’infanzia ladine di Gardena e Badia.
Tutte le attivita’ in queste scuole sono marcate attraverso contrassegni colorati che indicano la lingua in cui il lavoro viene svolto.

lingue a colori

Se l’attività viene svolta in italiano il colore prescelto e’ il giallo, se la stessa (o un’altra) attivita’ è svolta in tedesco il colore di riferimento e’ il rosso, se la lingua è il ladino, il colore e’ il verde.

Questi colori accompagnano i bambini lungo tutto l’arco della scuola dell’infanzia, consentendo di usare piu’ lingue e avendo sempre ben chiaro quale lingua si stia parlando in un preciso momento.
Anche i pupazzi nelle drammatizzazioni indossano un abito linguistico (rosso, giallo o verde).

Lingue a colori

Nelle scuole dell’infanzia ladine e’ generalmente una stessa insegnante ad usare di volta in volta le diverse lingue.
I colori associati agli oggetti e ai luoghi sono la marcatura semantica, il “tag” usato nelle attivià’ di tutti i giorni.
Probabilmente e’ proprio questo approccio a consentire alle scuole ladine di prescindere dal principio “una persona una lingua“, di solito considerato attentamente nell’insegnamento precoce delle lingue. Nelle scuole ladine la marcatura della lingua continua ad essere molto forte, ma si sposta dalla persona dell’insegnante alla costruzione degli oggetti.

(post pubblicato anche sul blog di Scuola3d)

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