L’immersione è il metodo giusto

di enrico - 27 Febbraio 2011
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Il presidente della provincia di Bolzano Durwalder

Nel forum tenutosi nella redazione del quotidiano Alto Adige, il presidente della provincia di Bolzano Durnwalder è ritornato sul concetto che l’immersione linguistica non sarebbe il metodo giusto per imparare la seconda lingua, perché, a suo avviso, formerebbe studenti che non conoscono né l’una né l’altra lingua. A riprova Durnwalder cita, a sorpresa, la situazione linguistica delle valli ladine, che invece, in genere, viene richiamata per dimostrare l’esatto opposto: è straordinario, infatti, sentire sia in Gardena che in Badia ragazzi che non sono né di madrelingua tedesca, né di lingua italiana, parlare fluentemente sia l’italiano che il tedesco, supportati da una scuola bilingue, il cui unico aspetto debole, se proprio lo si volesse trovare, è di insegnare troppo poco la madrelingua ladina.

Il punto è che se si vuole innovare davvero l’insegnamento delle lingue occorre cominciare a insegnare le materie in un’altra lingua: è cosi’ che si comincia a fare in tutta Europa e o si fa cosi’ o non si innova. In Italia è la riforma delle scuole superiori a prevedere l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica in un gran numero di situazioni. In Trentino, in stretto contatto con il Tirolo del Nord, il cavallo di battaglia è il CLIL, che rappresenta un insegnamento ad immersione pianificato su un numero ridotto di materie.

Dunque l’insegnamento in piu’ lingue sembra essere considerato dai piu’ il metodo giusto, mentre l’idea che si possa perdere qualcosa della propria lingua madre e della propria cultura di origine a causa dell’insegnamento bilingue, non sfiora quasi nessuno né in Europa né in Italia, né altrove.

La scuola ad immersione, inoltre, è particolarmente adatta a situazioni in cui si fa oggettivamente uno scarso uso della seconda lingua sul territorio. In quelle situazioni una scuola in cui vi siano materie trattate in diverse lingue può essere  uno straordinario contesto d’uso della seconda lingua. I contatti e gli scambi fra scuole inoltre, vengono del tutto agevolati da una scuola ad immersione.

L’idea di una appartenenza culturale univoca, che trova un limite piuttosto che un arricchimento nel rapporto con le altre culture, sta probabilmente alla base delle prese di posizione dei detrattori della scuola ad immersione. Anche in questo caso l’idea che si sta affermando in Europa e in Italia sembra essere quella opposta, perché viene sempre più sottolineato il valore della contaminazione nella costruzione dell’identità, in contrapposizione all’idea di una identità statica e rigidamente predeterminata.

Infine, osserviamo che il potenziamento dell’insegnamento in lingua non materna impone un profondo rinnovamento metodologico e organizzativo non ai soli insegnanti di seconda lingua ma a tutto il sistema scuola. Trattare discipline non linguistiche in seconda lingua, infatti,  mette in discussione il metodo degli insegnanti di tutte le materie e il ruolo stesso delle famiglie sul piano del supporto e della motivazione. In definitiva l’immersione linguistica   produce un rinnovamento globale dell’intera scuola, che ne guadagna efficacia su tutti i versanti.

Una politica scolastica che punti al miglioramento della scuola nel suo complesso non dovrebbe quindi trascurare questo beneficio complessivo che l’insegnamento plurilingue comporta e che ricade direttamente sulla qualità del sistema.

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ViolAzioni

di enrico - 29 Novembre 2009
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Un ottimo commento quello di Romano Viola nella sua rubrica ViolAzioni sul quotidiano Alto Adige di oggi. Il titolo del commento è: La catastrofe del tedesco e nessun si muove.

Viola parte dalle prese di posizione dei politici di Bolzano sui risultati della ricerca Kolipsi dell’Eurac. Nonostante l’evidenza dello scarso livello di conoscenza della seconda lingua fra gli studenti del quarto anno delle scuole superiori i politici a suo avviso hanno reagito con dichiarazioni generiche ed estemporanee, cosi’ come farebbe un osservatore esterno, non toccato direttamente dal problema..

“Eppure, afferma Viola, i politici avrebbero avuto molti elementi su cui riflettere” e propone due esempi: “Da destra e da sinistra si è proposto per anni di riconoscere automaticamente il patentino di tipo B a tutti gli studenti che superano gli esami di maturità. La ricerca dell’Eurac -continua l’ex Assessore provinciale - dimostra ora tutta la superficialità e la demagogia della richiesta: non più del trenta per cento degli studenti (di lingua italiana e tedesca) riesce a superare un test che riproduce la prova scritta del patentino B” e “nessun politico si è sentito in dovere di riconoscere di aver fatto per anni una proposta indecente“.

“La ricerca dell’Eurac - continua Viola - ha rivelato inoltre che solo il cinque per cento degli studenti italiani (contro il 67 per cento dei tedeschi) usa la seconda lingua negli incontri con i coetanei dell’altro gruppo. Anche se non imprevedibile, questo dato è davvero impressionante. Mostra che per quasi tutti gli studenti italiani la lingua tedesca è poco più che una lingua morta. Serve a scuola per rispondere alle domande dell’insegnante di tedesco. Serve per superare l’odiato patentino. Ma non serve nella vita: nemmeno per parlare con i ragazzi tedeschi della stessa età!”

“Di fronte a tale catastrofe - conclude Viola - non si dovrebbero suonare le campane a martello?”

Cosi’ Viola lancia la sua proposta: “Non dovrebbe la Giunta provinciale chiudersi in clausura (coi telefonini spenti) per un mese intero, assieme ai migliori specialisti del mondo, per trovare rimedi? E non dovrebbe mobilitarsi anche tutta la società civile: scuola, sindacati, imprenditori, parrocchie, associazionismo culturale e sportivo? Schützen, Bauernbund, pompieri volontari e gruppi femministi compresi?”

Una richiesta di corresponsabilità a tutti i livelli quella di Romano Viola, che nessuno dovrebbe sottovalutare. Romano Viola, per sua storia personale e per il suo impegno costante su questo tema è sicuramente un osservatore privilegiato, una persona da ascoltare con grande attenzione, dunque, nel campo del plurilinguismo.

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Il bilinguismo sulla stampa

di Chiara Vettori - 27 Novembre 2009
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Leggi l’articolo completo del quotidiano Alto Adige

Ho tra la mia documentazione l’articolo pubblicato mercoledì 25 dal quotidiano Alto Adige sui risultati del progetto Kolipsi a cui ho lavorato in questi ultimi tre anni insieme alle colleghe dell’Eurac e dell’università di Trento. “Risultati drammatici” e “studio shock” sono le espressioni con cui viene etichettato il nostro studio che viene impropriamente ridotto a una simulazione dell’esame di bilinguismo. In realtà, come abbiamo avuto modo di spiegare a chi ci ha voluto ascoltare, Kolipsi è stato ben altro. Nella ricerca, infatti, non ci siamo limitati solamente a sottoporre agli studenti italiani e tedeschi iscritti in quarta superiore una delle due prove scritte dell’esame di bilinguismo di livello A/B ma abbiamo raccolto un tema in classe e somministrato un test creato ad hoc e che ci ha permesso di descrivere, attraverso il livelli del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, in quale misura gli studenti sono in grado di partecipare attivamente alla quotidianità locale nella loro rispettiva seconda lingua. Accanto all’indagine linguistica poi, per la prima volta nella nostra provincia, abbiamo indagato tutti quegli aspetti di tipo psicosociale che influenzano l’apprendimento e l’uso stesso della seconda lingua in Alto Adige, interrogando studenti, genitori e insegnanti attraverso dei questionari. Di tutto questo e dei numerosi spunti che abbiamo suggerito per un nuovo approccio alla seconda lingua non vedo che una pallida traccia. Nelle nostre intenzioni, Kolipsi non è stato concepito solamente come un progetto scientifico ma anche e soprattutto come un’occasione per verificare e mettere nero su bianco intuizioni che molti di noi hanno già avuto e per muovere, da lì, proposte concrete per valorizzare ciò che di buono già esiste e per migliorare ciò che va migliorato. Intendiamoci, non c’è buonismo né indulgenza nelle mie parole: è vero che molti ragazzi di lingua italiana mostrano, dopo dodici anni di insegnamento del tedesco, molte difficoltà nell’esprimersi nella seconda lingua ed è altrettanto vero che occorre colmare questa lacuna e il divario che esiste fra licei e istituti tecnici, anche nella scuola tedesca. Tuttavia, il nostro studio ha chiaramente evidenziato come l’insistenza circa l’”obiettivo patentino” – che rientra in quella che si definisce motivazione strumentale ovvero “studio la seconda lingua per superare l’esame di bilinguismo/per avere più occasioni di lavoro in provincia di Bolzano” - non produca quel miglioramento delle competenze linguistiche che tutti auspicano. Al contrario, abbiamo chiarito che è la motivazione integrativa (“studio la seconda lingua per avere più amici dell’altro gruppo”) a smuovere coscienze e lingua dei ragazzi che, attraverso il contatto con l’altro di lingua tedesca, si sentono più motivati ad apprendere la seconda lingua. Mentalità dura a morire quella di cui i media, anche in questa occasione, si fanno portavoce nonostante il messaggio finale della nostra presentazione fosse rivolto proprio a loro. Se è vero, infatti, che proporre esempi di contatto positivo fra gruppi diversi attraverso televisione, radio e carta stampata può incidere positivamente sugli atteggiamenti di chi ne fruisce, è altrettanto vero che essi possono contribuire a trasmettere messaggi che mettano in moto meccanismi diversi e più positivi. Può anche darsi che i nostri risultati fossero “già noti” come qualcuno, telegiornali inclusi, ha fatto notare: evidentemente se ci troviamo ancora una volta a parlare negli stessi termini di sempre delle stesse tematiche dopo anni, se non decenni di polemiche, significa che nessuna iniziativa è stata sufficientemente incisiva da cambiare le cose. Voglio credere che questa sia la volta buona.

Chiara Vettori

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Erasmus School Frankfurt

di enrico - 26 Novembre 2009
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Erasmus School Frankfurt - School Uniform

The Erasmus School Frankfurt is a private, non-profit, multilingual day school for children from kindergarten through grade 4.

The school was launched in 2006 as part of a parent initiative and the Lehrerkooperative e.V., a 330-member-strong organization operating more than 40 international day care facilities and language training programs in the city.

The school’s intercultural curriculum incorporates Montessori pedagogy and immersion method teaching to achieve language acquisition.

The three languages currently taught at the school are English, German and Spanish.

The school currently has about 60 children in kindergarten and 175 in grades 1 to 4.
Classroom instruction takes place from 8:30 am to 2 pm and is followed by afternoon language learning activities from 2 to 4 pm.
Child-care services begin at 7:30 am and extend until 6 pm. School tuition is approximately 490 euros a month.

www.erasmus-schule.eu

The Concept of Erasmus Schule

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Leonard Orban a Bolzano

di enrico - 15 Giugno 2009
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In una lezione magistrale, tenuta oggi all’università di Bolzano, Leonard Orban, commissario europeo per il multilinguismo, non ha esitato a collocare il multilinguismo direttamente al centro del progetto europeo: “le lingue riflettono le nostre diverse culture e identità e, al tempo stesso, consentono di comprenderci a vicenda” – ha affermato Orban – sottolineando che i cittadini europei che parlano più lingue possono integrarsi più facilmente nei diversi paesi, se vi soggiornano per motivi di studio o per lavoro. Una prospettiva quella di Orban che lega strettamente il multilinguismo al pieno ed effettivo godimento dei diritti della cittadinanza europea. Detto da un’aula della libera Università, tutto questo non può che stimolare Bolzano ad intraprendere azioni positive nel campo dell’educazione linguistica. La prospettiva anche in Alto Adige è proprio quella delineata da Orban e cioè che il plurilinguismo consente di rendere effettivio e completo il godimento dei diritti di cittadinanza di ogni sudtirolese oltre che in Europa anche nella nella propria  provincia di origine.

Un punto di partenza basilare per una azione efficace sull’apprendimento delle lingue consiste nel definire un modello di scuola che sia realmente capace, a differenza di quanto succede oggi, di fornire a ogni studente una conoscenza adeguata di tutte le lingue parlate sul territorio. Da questo punto di vista è del tutto opportuno e positivo l’invito di questi giorni di Florian Mussner, Assessore alla scuola ladina, a studiare il modello scolastico plurilingue ladino, in modo che tutte le scuole della provincia ne possano trarre elementi di miglioramento sul piano della didattica delle lingue.  Florian Mussner parla la stessa lingua di Orban e punta molto a un approccio che privilegi in primo luogo l’incontro e la conoscenze delle diverse culture.

Mussner tuttavia non mette in secondo piano il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola, spezza una lancia a favore della scuola ladina e lancia un invito che dovrebbe essere raccolto da tutti con una certa urgenza. Come conciliare dunque il modello ladino di scuola plurilingue con il diritto di ogni gruppo linguistico ad una propria scuola? Probabilmente la risposta sta all’interno delle diverse strutture scolastiche, italiane e tedesche, che dovrebbero attivare una serie di scambi e contatti che porti ogni alunno a frequentare i diversi ambienti linguistici e a conoscere in prima persona le scuole vicine. Anche una azione di conoscenza personale maggiore degli insegnanti delle scuole di lingua diversa potrebbe essere utile e positiva.  Essenziale è però in primo luogo pianificare lezioni da svolgere direttamente in seconda lingua o in lingua straniera, cosi’ come fa la libera Università nei suoi corsi di laurea a Bolzano, secondo il principio dell’uso veicolare delle lingue. Si tratta in definitiva di progettare insegnamenti in una lingua diversa da quella della scuola in modo che siano i contenuti delle materie a veicolare la lingua. Serve sempre meno studiare le lingue come materie a se stanti e sempre piu’ studiare le lingue attraverso le materie non linguistiche.

Questo punto di vista si sta diffondendo progressivamente in tutta Europa e trova riscontro positivo anche in Italia. Proprio nelle scorse settimane – e questa è una novità importante - uno schema di decreto del Ministro dell’istruzione Gelmini sulla formazione iniziale degli insegnanti ha incluso in uno specifico articolo la figura professionale dell’ insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.

Questo significa che a Roma si sta già pensando per tutta Italia alla formazione di insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola. Bolzano dovrebbe fare lo stesso, e potrebbe farlo in tempi rapidi proprio guardando all’ esperienza della scuola multilingue ladina. Quando lo schema di decreto del ministro Gelmini sarà approvato in via definitiva, Bolzano dovrebbe essere pronta a recepirlo senza indugio, almeno per la parte che prevede insegnamenti di discipline non linguistiche in lingua straniera, vale a dire, facendo propria la prospettiva europea di questo decreto.

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Delegazione francese e germanica in visita alle scuole materne ladine

di enrico - 2 Aprile 2009
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Una delegazione composta da una trentina di esperti pedagogisti provenienti dall’intera Germania, oltre che dalla regione francese dell’Alsazia, sono stati ospitati oggi (2 aprile) dalla scuola materna “Surëdl” di Selva di Val Gardena. Scopo della visita, quello di studiare il modello scolastico plurilingue delle vallate ladine.

La delegazione accompagnata dalla direttrice Edith Ploner
La delegazione accompagnata dalla direttrice Edith Ploner

Il modello di apprendimento linguistico delle scuole materne delle vallate ladine, dove è previsto l’utilizzo di ladino, italiano e tedesco, è da diversi anni al centro di studi e indagini a livello europeo. Questa volta, per cercare di approfondire la conoscenza di questo innovativo sistema didattico, sono giunti alla scuola materna “Surëdl” di Selva di Val Gardena una trentina di esperti pedagogisti provenienti dall’intera Germania, oltre che dalla regione francese dell’Alsazia.

A catturare la loro attenzione è stato innanzitutto la soluzione scelta per non far perdere ai bambini “l’orientamento linguistico”. “Ogni lingua viene contraddistinta da un colore - spiega la direttrice delle scuole materne ladine Edith Ploner - il giallo per l’italiano, il verde per il ladino e il rosso per il tedesco. Grazie a questo sistema completamente innovativo, le nostre collaboratrici hanno potuto elaborare e sviluppare dei nuovi materiali didattici.

Un aspetto molto importante del nostro approccio linguistico è la flessibilità: “”Uns geht es nicht darum, Kinder mit fremden Kulturen zu konfrontieren, sondern ihnen die bereits vorhandenen drei Kulturen und Sprachen näherzubringen und diese zu ordnen”, chiarisce la direttrice.

La delegazione franco-germanica in visita alla scuola materna di Selva di Val Gardena è rimasta impressionata da come il sistema non funzioni solo in linea teorica, ma anche, e soprattutto, nella pratica. Ancora una volta, dunque, il sistema didattico e scolastico delle vallate ladine si presenta come un modello di riferimento per quei territori caratterizzati da una forte multiculturalità.

Sul tema “lingue a colori” vedi anche questo intervento sul blog.

Vedi anche il testo del comunicato stampa della provincia di Bolzano sull’incontro.

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Il liceo di Francoforte

di enrico - 22 Novembre 2008
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Sul quotidiano “Alto Adige” del 22 ottobre 2008 un articolo di Carla Spiller nella pagina della cultura sul liceo bilingue tedesco-italiano di Frankfurt am Main «Freiherr vom Stein», dove insegna l’altoatesino Luigi D’ambrosio. Di particolare interesse è il fatto che una sezione della scuola consentirà agli alunni di ottenere un doppia maturità, una maturità italiana ed una maturità tedesca, titolo di studio  riconosciuto sia nell’ordinamento scolastico italiano che nell’ordinamento scolastico germanico a titolo originario.

Vedi anche

http://freiherr-vom-stein.de/contenido-4.6.8.4/cms/front_content.php?idcat=128&idart=772 

http://www.fr-online.de/frankfurt_und_hessen/nachrichten/frankfurt/1601777_Italienisches-Abitur-ab-2010.html
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In Alto Adige, malgrado il grande fermento sui temi dell’insegnamento, la scuola bilingue rimane un obiettivo lontano. Non si sa ancora, nonostante le pressioni, se e quando vedrà la luce un progetto di scuola autenticamente bilingue. Nel frattempo abbiamo chiesto un’opinione a chi questa esperienza la sta vivendo concretamente.  L’altoatesino Luigi D’ambrosio, docente di ruolo di italiano seconda lingua (L2) della scuola in lingua tedesca, insegna da circa un anno al liceo bilingue tedesco-italiano di Francoforte «Freiherr vom Stein», dopo aver superato una selezione a Roma. A lui abbiamo posto alcune domande. Com’è strutturata la scuola dove insegna, il liceo bilingue Freiherr vom Stein di Francoforte?  «Si tratta di un ginnasio che parte con la quinta classe e arriva fino alla tredicesima, ma dall’anno prossimo la maturità si effettuerà al termine della dodicesima classe. È composta di tre sezioni ed una sezione permette ai ragazzi di ottenere un doppio titolo di studio italiano-tedesco, cioè una maturità italiana ed una maturità tedesca, con eguale voto, con materie di esame che vengono discusse in queste settimane da due commissioni che si occupano di definire gli aspetti tecnici dell’esame. Le materie di maturità saranno probabilmente italiano e storia in italiano, oltre a tutte le materie in tedesco». Come è organizzato nella pratica l’insegnamento nelle due lingue?  «È organizzato in modo molto interessante. Nelle materie linguistiche di L1 (lingua uno) italiano e tedesco vengono svolte lezioni sia da insegnanti da soli sia da insegnanti in «Doppelbesetzung» (compresenza), che definiscono gli ambiti del loro intervento educativo, concordano i programmi da svolgere nell’una e nell’altra lingua e programmano insieme le verifiche. Ognuno dei due insegnanti parla nella sua lingua durante la lezione, nel corso della quale non si creano particolari problemi di confusione e sovrapposizione. I ragazzi sono particolarmente soddisfatti di questo tipo di lezione. Anche la storia viene insegnata con il sistema della co-presenza. Ci abbiamo provato l’anno scorso e l’esperimento è andato abbastanza bene. Altre materie vengono svolte o in italiano o in tedesco: la geografia ad esempio o semestralmente in italiano e in tedesco o annualmente in una delle due lingue». E i programmi come sono?  «I programmi sono per certe materie quelli del Land Essen, per altre, come l’italiano ed il tedesco, abbiamo un percorso didattico che viene aggiornato costantemente da noi insegnanti della scuola, naturalmente con l’«imprimatur» del Land Essen e dell’Italia. Favoriamo in ogni modo il tandem ed il lavoro di gruppo, affinchè ragazzi di livello linguistico diverso si esercitino il più possibile». Che tipo di utenza frequenta il Liceo «Freiherr vom Stein»?  «Naturalmente ci sono figli di genitori con cittadinanza italiana, quasi tutti di terza generazione che a casa parlano soprattutto il tedesco, figli di italiani arrivati da poco e figli di coppie plurilingui - chiamarli mistilingui non mi sembra simpatico - all’interno delle quali un genitore ha la cittadinanza italiana e l’altro la cittadinanza tedesca. La nostra scuola è comunque frequentata anche da ragazzi con genitori entrambi di madrelingua tedesca. Infine ci sono molti ragazzi stranieri che vengono dall’Africa, dall’Oriente, dal Giappone. Un’utenza variegata in una scuola che raccoglie la gran parte delle nazionalità del mondo, considerando che Francoforte è una città in cui oltre la metà della popolazione non è tedesca». Il modello di scuola plurilingue di Francoforte sarebbe importabile in Alto Adige?  «Secondo me sì, soprattutto perché in Alto Adige non ci sarebbero i problemi e le differenze che esistono in Germania riguardo alla formazione di base degli insegnanti. L’Italia paga tre insegnanti nel ginnasio e cinque nella scuola elementare «Freiherr vom Stein», che possiedono naturalmente una formazione culturale, linguistica, pedagogica e didattica diversa rispetto ai colleghi tedeschi. In provincia di Bolzano, malgrado molti insegnanti di made lingua tedesca si siano formati in università estere, esistono valori contenutistici più compatibili. E poi l’aspetto linguistico non è secondario: i miei colleghi della scuola tedesca in Alto Adige parlano l’italiano meglio mediamente di quanto non lo parlino i miei colleghi di tedesco in Germania. Lo stesso discorso vale anche per i colleghi italiani qui e in Germania. Inoltre a Bolzano i soldi e le strutture non mancano, la flessibilità che viene data dall’autonomia permetterebbe anche di creare dei programmi ad hoc per ogni singola scuola». Quali potrebbero essere le controindicazioni?  «Francamente non vedo particolari controindicazioni. Naturalmente, ed è l’elemento più importante, le due lingue devono essere considerate a livello paritario, non ci può essere una lingua che è superiore o più importante dell’altra. Chi pensa di mandare i propri figli in una scuola bilingue perché diventino tedeschi, dovrebbe mandarli in una scuola tedesca tradizionale. Alla stessa maniera dovrebbero comportarsi coloro che vorrebbero educare la propria prole «all’italiana». È una scuola che dovrebbe frequentare chi ci crede, chi è convinto, solo allora funzionerebbe». Quali sono le conseguenze di una formazione plurilingue sullo sviluppo e la crescita psicologica e intellettuale dei ragazzi ai quali viene impartita?  «Innanzitutto io direi che sono ragazzi come tutti gli altri, non c’è una particolare differenza. Alcuni colleghi conservatori li definiscono particolarmente vivaci anche dal punto di vista del comportamento. In realtà, in base a quello che sento anche da mia figlia, che frequenta la scuola dove io lavoro, non è così. Hanno una discreta flessibilità, riescono ad orientarsi e a muoversi nel mondo in modo molto più autonomo rispetto ai coetanei che vivono in ambienti culturalmente stagni. I risultati che abbiamo sono positivi: sono ragazzi flessibili, dinamici e aperti al mondo. Sicuramente nelle mie classi non ho mai sentito discorsi strani su razza, cultura, educazione, xenofobia. Per loro l’identità è un fatto particolare: si sentono cittadini del mondo, sanno di possedere due-tre lingue e cercano di realizzare nella loro vita quotidiana un’esistenza che sia il più possibile rispettosa degli altri». Come si inserisce questa struttura didattica nella più generale organizzazione del sistema scolastico tedesco?  «Ci sono vari esperimenti bilingui in Germania. Ma l’unica scuola in cui l’italiano assume il ruolo di lingua madre al pari della lingua tedesca e che ha come punto di approdo una maturità in due lingue, è il ginnasio «Freiherr vom Stein». Non ci sono altre strutture del genere in Germania. Noi siamo dei pionieri, navighiamo in un mondo didattico in cui non abbiamo tanti confronti. Li abbiamo per altri esperimenti, per altre lingue, ma la nostra scuola è un modello unico. Cerchiamo di diffondere l’interesse per la nostra scuola anche all’interno del mondo scientifico tedesco, facendo in modo che venga conosciuta il più possibile, attraverso articoli, tesi di laurea e dottorati di ricerca».

Carla Spiller

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Si’ all’immersione nelle scuole italiane

di enrico - 28 Marzo 2008
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Siegfried Brugger
Siegfried Brugger - foto tratta dall’archivio SVP

In un’intervista al quotidiano Alto Adige, consultabile integralmente qui, l’onorevole Siegfried Brugger della SVP ha affermato di considerare possibile per la scuola italiana della provincia di Bolzano una qualche forma di sperimentazione di scuola bilingue, di tipo immersivo.

I punti centrali del suo ragionamento sono i seguenti:

1) La scuola in lingua tedesca e’ una scuola per la minoranza linguistica che ha come compito principale l’insegnamento della madrelingua e non va modificata.

2) Troppi studenti di lingua madre diversa nelle scuole tedesche (per esempio un terzo di italiani e un terzo di stranieri) snaturerebbero la scuola tedesca stessa rispetto al suo compito di insegnare la madrelingua alla minoranza.

3) Quindi è auspicabile che il problema dell’apprendimento del tedesco venga risolto dalla scuola italiana consentendole libertà di azione sperimentale.

4) Politicamente questo toglierebbe l’alibi che il mancato apprendimento del tedesco da parte degli italiani di Bolzano sia causato da una chiusura dell’SVP.

5) Una buona scuola italiana, sperimentalmente plurilingue, sarebbe inoltre uno stimolo “di mercato” all’innalzamento della qualita’ della stessa scuola tedesca.

Cinque punti in sequenza, quelli di Brugger, che hanno alla base una semplice considerazione: il sistema delle scuole separate per gruppo linguistico sta implodendo perchè le iscrizioni degli italiani nelle scuole tedesche sono fuori controllo (l’allarme era gia’ stato lanciato da Ellecosta nelle scorse settimane).
Il solo modo per difendere il sistema delle scuole separate da un collasso interno è concedere l’immersione linguistica alle scuole italiane.
Non farlo oggi significa mettere in difficolta’ la scuola tedesca nella sua funzione di scuola di madrelingua per la minoranza sudtirolese.
Farlo significa stimolare la scuola tedesca a specializzarsi sempre di piu’ come scuola di madrelingua.

L’intervista a Brugger sul quotidiano Alto Adige integra alcune dichiarazioni rilasciate al quotidiano Dolomiten di ieri (27/3/2008) da Brugger stesso, e da altri esponeti SVP, fra i quali l’oppositore Zeller, che continua a proporre una interpretazione letterale dell’articolo 19 dello Statuto di autonomia secondo la quale ogni forma di insegnamento veicolare delle lingue sarebbe espressamente vietato (per approfondire la posizione di Zeller, si veda una sua intervista del quotidiano Alto Adige del 22/9/2007).

Tra le prime reazioni politiche, quelle dei partiti del Centro destra, visibili qui.
Un commento al modo in cui l’informazione e’ stata data dal quotidiano Dolomiten si trova qui.

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Gruppi linguistici

di enrico - 25 Gennaio 2008
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Elena Artioli

Qualche settimana fa Elena Artioli, consigliere comunale di Bolzano eletta nelle liste della SVP, ha appreso dal suo partito di non potersi candidare alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale, perchè in occasione del censimento si era dichiarata italiana. E soltanto un candidato appartenente al gruppo tedesco puo’ trovare posto nelle liste elettorali provinciali SVP, anche per motivi legati al calcolo della proporzionale nell’ impiego pubblico. Elena Artioli ha prontamente replicato di essere “mistilingue” e quindi di sentirsi tanto italiana (come è suo padre) quanto tedesca (come è sua madre). Quindi per lei non sarebbe stato un problema modificare la dichiarazione di appartenenza linguistica da italiana a tedesca, se questo era richiesto. Il partito prontamente ha messo allo studio una proposta di modifica della legge elettorale per consentire il cambio di dichiarazione.

Ne è nato un dibattito, tuttora in corso, tra favorevoli e contrari. Rilevante un faccia a faccia televisivo che ha contrapposto Elena Artioli a Franz Pahl, anche lui esponente della SVP. Da questo “Pro und Contra” possono essere tratti spunti di riflessione, per esempio si comprende con chiarezza quanto il sistema Alto Adige ha bisogno dei suoi “gruppi linguistici” per definirsi, a costo di tenerli in piedi convenzionalmente.

Il modello autonomistico dell’ Alto Adige, infatti, è stato costruito prevedendo la distribuzione delle risorse proprio in relazione alla consistenza dei gruppi linguistici. Cosi’ l’accesso al pubblico impiego ha quote riservate ai singoli gruppi e lo stesso vale per le agevolazioni in materia di edilizia abitativa, per i contributi finanziari dell’ente pubblico e via dicendo. Il concetto di “gruppo linguistico” gioca quindi un ruolo centrale. Senza una chiara determinazione di quali sono i gruppi linguistici sul territorio e di quante e quali sono le persone appartenenti ai singoli gruppi il modello autonomistico di Bolzano non sembra funzionare.

L’idea che l’intera realtà sociale debba essere letta sempre secondo il metro dei gruppi linguistici si e’ di conseguenza radicata in Alto Adige tanto da aver reso i gruppi linguistici una sorta di realtà oggettiva, un oggetto sociale considerato naturalmente dato e in qualche modo fisicamente connotato.
Anche gli oppositori storci del modello sottolineavano in passsato questa fisicità usanto il termine negativo “gabbie etniche”, parola che in piu’ aggiunge l’idea di arbitrarietà e di costrizione.

Il problema evidenziato dagli oppositori e’ che soltanto i gruppi linguistici esplicitamente previsti e descritti nello Statuto dell’ Alto Adige hanno rilevanza mentre le posizioni intermedie, come quella rappresentata da Elena Artioli al di fuori o al di sopra dei gruppi linguistici, sono negate. Il gruppo dei mistilingue (e anche questo si desume dal Pro und Contra Artioli/Pahl) non ha status a Bolzano, almeno non nel senso proprio dei gruppi italiano, tedesco e ladino.

In ogni caso, il salto da un gruppo all’altro ipotizzato per la ”mistilingue” Artioli dal suo partito è una strategia che cerca di salvare il modello Alto Adige ma lo fa al prezzo di rendere piu’ “convenzionali” e meno “reali” i gruppi linguistici. Una finzione giuridica per salvare una classificazione del mondo che probabilemente ha sempre meno a che fare con la realtà.

Elena Artioli, al di là del suo impegno in politica ha comunque aperto un club online per l’Alto Adige plurilingue che ha chiamato Supertoll. Sul sito è possibile visionare la registrazione del suo “Pro und Contra” con Franz Pahl.

Altri interventi rilevanti nei su Elena Artioli:

segnavia.wordpress.com
www.claudiodegasperi.net
www.stol.it
www.altoadige.it

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Integration of the Majority Population

di enrico - 8 Gennaio 2008
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Il Presidente della FUEV, Hans Heinrich Hansen, accompagnato dalla vicepresidente Martha Stocker, ha incontrato a Bolzano il 7 gennaio 2008 il presidente della Provincia Luis Durnwalder e si è informato della situazione locale della minoranza tedesca e di quella ladina, in maniera particolare per ciò che riguarda la tutela dell’uso della propria madrelingua (Vedi comunicato stampa della Provincia).

L'incontro fra Hansen e Durnwalder (foto Ufficio Stampa provinci adi Bolzano)
L’incontro fra Hansen e Durnwalder

La Fuev (in Ingese Fuen: Federal Union of European Nationalities) è una organizzazione che così descrive i propri obiettivi nel proprio Statuto :

The object of the FUEN is to preserve national and regional characteristics, languages, cultures and the rights of ethnic groups as a whole and their members in particular, and also to create an internationally recognised code of rights of these ethnic groups.

Nonostante in passato si siano registrate critiche anche feroci nei confronti di questa organizzazione ( si veda per esempio: Zendron e la Interrogazione 5764/97 in Consiglio Provinciale a Bolzano, la Regione Trentino Alto Adige sostiene anche finanziariamente la Fuev con una quota di 30.000 Euro all’anno (vedi la relativa delibera del 2006).

Sfogliando la documentazione in rete, ho comunque trovato un testo decisamente interessante dal titolo: The Right to Education for the Autochthonous, National Minorities in Europe. Si tratta di una serie di punti discussi e poi approvati al termine del 52esimo congresso annuale Fuen, che si è tenuto a Tallin, in Estonia, dal 16 al 20 maggio 2007. Riporto il paragrafo secondo me più rilevante:

INTEGRATION OF THE MAJORITY POPULATION

To comply with one of the education objectives from the legal documents – stimulating tolerance, dialogue and understanding – it is necessary in the education systems not only to teach knowledge about the culture, language, history, religion and traditions
amongst the minority, but also amongst the majority population. The application of the right to education thus includes both the minority as well as the majority population.

1. The education system of a state must teach knowledge about the minorities that live in this state also to the majority population, in particular through the subjects of history, economics/politics, art, music and literature.

2. E Education systems must comply with the requirements of the society of today. The intercultural perspective in the curricula is required to create interaction between persons belonging to minority and majority and to stimulate the development of the own identity and to ensure understanding for other identities.

3. The learning of the minority language by the majority population living in the area of settlement of a minority must be aimed at, so that the majority also can use the advantages of early bi- and multilingualism.

4. A condition for this is an appropriate language policy, which encourages to learn the minority language.

In definitiva, ci dice la Fuen, la tutela delle minoranze in Europa passa anche attraverso azioni di integrazione linguistica delle maggioranze, attraverso l’adozione di una prospettiva multiculturale, lo sviluppo del bi-multilinguismo precoce e la messa a punto di adeguate politiche linguistiche.

Tutte cose che in Sudtirolo sembrano essere tiepidamente considerate, se non a volte addirittura ostacolate. Peraltro a Bolzano manca del tutto l’idea che il multilinguismo possa essere sostenuto attraverso l’adozione di strategie linguistiche consapevoli, definite sul piano della progettazione politica. Molto, dice spesso lo stesso Durnwalder, dipende dalla buona volontà dei cittadini, mostrando così un chiaro atteggiamento prepolitico su tale argomento.

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