Risposte al bisogno di bi e trilinguismo

di enrico - 17 May 2008
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Sulla presa di posizione di Rita Franceschini, mi giunge un comunicato dell’Ufficio stampa provinciale di Alleanza Nazionale, testo che ha il pregio di delineare con chiarezza i caratteri dell’insegnamento veicolare delle lingue.

Alessandro Urzi' al convegno

Alessandro Urzi’ con l’ospite Verena Debiasi il 2 marzo 2006 alla tavola rotonda Il bilinguismo reale fra Scuola e Società


“Plauso alla rettrice dell’Università di Bolzano Rita Franceschini e sostegno aperto ed incondizionato da parte di Alleanza nazionale all’avvio di una profonda rivoluzione del sistema scolastico provinciale con la possibilità di istituire, nell’ambito di una autonomia delle Istituzioni scolastiche che deve essere ancora riempita di contenuti e opportunità, sezioni trilingue (in italiano, tedesco e inglese) sul modello della stessa Università di Bolzano.

Lo sostiene il presidente provinciale di Alleanza nazionale Alessandro Urzì ricordando come il Centrodestra sostiene da anni la necessità di segnare un momento di rottura con lo schema rigido della formazione scolastica (includendo nel processo formativo anche il ciclo delle scuole materne) monolingue.

Il bilinguismo reale delle giovani generazioni deve essere considerato in provincia di Bolzano come lo strumento necessario e più importante per i ragazzi di oggi di affrontare le sfide nel mercato del lavoro, nella pubblica amministrazione, nell’economia, nelle relazioni sociali.

Un bilinguismo, sostiene Urzì, che può essere realizzato solo con strumenti che rendano naturale l’apprendimento della seconda lingua (non con lo strumento antico della didattica che considera la seconda lingua come una materia qualsiasi, con cui i ragazzi si confrontano solo per ottenere la sufficienza). Ciò può essere realizzato solo con quella che senza più alcun tabù può essere definita, aggiunge Urzì, una sorta di “immersione” (uso veicolare della seconda lingua) per cui materie come la geografia, la chimica, la storia o altre possano essere insegnate direttamente in lingua tedesca ed inglese (con gli opportuni ausili grammaticali), rendendole naturale strumento di comunicazione.

La società altoatesina non solo è matura, conclude il presidente provinciale di An Urzì, ma avverte come non più rinviabile il momento della creazione di questi percorsi scolastici (che nella prima fase potrebbero conoscere l’avvio in modo sistemico nell’ambito della struttura della scuola in lingua italiana, rispondendo ad una esigenza spiccatamente matura proprio in questa parte della popolazione).

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L’immersione linguistica in Alto Adige

di enrico - 9 March 2006
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Progettare scuole ad immersione linguistica in provincia di Bolzano non significa mettere in discussione il sistema scolastico disegnato dall’articolo 19 dello Statuto di Autonomia.

L’Alto Adige prevede tre tipi di scuole distinti, le scuole in lingua italiana, quelle in lingua tedesca e le scuole paritetiche delle località ladine.
Solo nelle località ladine è previsto un insegnamento equamente suddiviso in italiano e tedesco, le altre scuole prescrivono un insegnamento nella lingua materna degli alunni , impartito da docenti per i quali tale lingua è  quella materna. Naturalmente, l’insegnamento della seconda lingua è obbligatorio.

Cosi’ concepito, a Bolzano, l’insegnamento della seconda lingua occupa il tempo di una materia.

Ma che dire se si progettasse di veicolare le materie proprio in seconda lingua? Il tempo aumenterebbe considerevolmente.

In questa direzione va il progetto CLIL denominato “Scuola trilingue”, presentato in dettaglio da Rosetta Fronza alla tavola rotonda organizzata dall’Osservatorio parlamentare altoatesino il 2 marzo 2006 a Bolzano.
Il CLIL rappresenta un buon approccio, ma naturalmente il tempo  per la seconda lingua puo’ aumentare ancora, semplicemente estendendo il progetto a un vero e proprio percorso di immersione linguistica.

Il sistema scolastico dell'Alto adige nella prospettiva dell'immersione linguistica

Il vantaggio dell’immersione linguistica sta nel fatto che, in questo modo, la scuola puo’ ricreare al proprio interno un contesto d’uso della seconda lingua, là dove socialmente questo uso non c’e’.
I risultati deludenti degli studenti italiani dell’Alto Adige, indicati dallo studio di Chiara Vettori, fanno pensare che l’immersione linguistica sia la migliore soluzione per l’apprendimento delle lingue nelle scuole italiane in Alto Adige.

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Quattro soggetti per una scuola ad immersione

di enrico - 8 March 2006
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La mia proposta per rendere efficace l’insegnamento del tedesco-seconda lingua nelle scuole italiane della provincia di Bolzano è l’immersione linguistica.
L’immersione prevede di sostituire all’insegnamento della seconda lingua come oggetto di studio la trattazione in seconda lingua di materie o di parti di materie. Un esempio: geografia, storia, matematica, scienze, educazione fisica potrebbero essere svolte tutte in tedesco all’interno delle scuole italiane. Ma è solo un esempio.
Con l’immersione la seconda lingua, da oggetto di studio diventa, dunque, veicolo di apprendimento.

Perchè una proposta di innovazione tanto radicale, alla tavola rotonda “Il bilinguismo reale fra scuola e società”, organizzato dall’osservatorio parlamentare altoatesino?  Direi proprio perchè la ricerca ha mostrato che il problema di Bolzano è la mancanza di un contesto d’uso della seconda lingua. Ognuno legittimamente parla la lingua propria in Alto Adige, ma quando ci si incontra fra italiani e tedeschi, in genere, si finisce con il parlare sempre italiano. Questo è un fatto, un dato sociolinguistico generale, non un dato soggettivo e non è indice di maggiore o minore disponibilità.

Dove le cose funzionano in questo modo, una buona soluzione consiste nel creare un contesto d’uso della seconda lingua direttamente nella scuola, proprio considerando che la società non lo offre. Trattando le materie in seconda lingua, la scuola italiana proporrebbe una grande occasione per usare davvero il tedesco e  potrebbe aiutare la società a modificare determinati comportamenti. Alla società resta il compito di modificare determinati atteggiamenti della politica.

4 soggetti

Tutto questo esemplifica un tipo di interrelazione fra scuola e società  ma anche con il mondo della ricerca e il mondo della politica. Solo se tutti i quattro soggetti - società, scuola, ricerca e politica -  lavoreranno su una base comune e troveranno un accordo, la scuola ad immersione potrà essere realizzata a Bolzano.
Determinanti in questo processo saranno comunque i genitori e le loro richieste convinte.

Enrico Hell

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Il bilinguismo reale fra Scuola e Società

di enrico - 7 March 2006
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La tavola rotonda Il bilinguismo reale fra Scuola e Società, è il primo dei dibattiti annunciati dopo che sono stati pubblicati i risultati delle ricerche dell’ASTAT e di Chiara Vettori. L’incontro del 2 marzo 2006 è stato organizzato dall’Osservatorio Parlamentare Altoatesino in collaborazione con l’associazione Area, con l’intervento di:

  • Alessandro Urzì, membro della I Commissione legislativa provinciale “Scuola e Cultura” e consigliere provinciale di An;
  • Franco Kettmeir, dell’associazione “Convivia”;
  • Enrico Hell, già presidente della associazione “Genitori per il bilinguismo”
  • Rosetta Infelise Fronza, responsabile del “Progetto Scuola Trilingue” dell’Istituto pedagogico in lingua italiana;
  • Verena Debiasi, ricercatrice II lingua della Sovrintendenza scolastica italiana,

Moderatirice è stata Antonella Biancofiore, dirigente dell’Istituto paritario “Marcelline” di Bolzano.

Il tavolo dei relatori

Il confronto è partito dalla considerazione che il deficit di bilinguismo della popolazione di lingua italiana della provincia di Bolzano permane, nonostante lo sviluppo di sperimentazioni nell’ambito della scuola. Le sperimentazioni, infatti, sembrano non trovare terreno fertile nella società, dove la rigida separazione fra i gruppi non favorisce la crescita di una cultura del plurilinguismo e della dialettica interculturale. Società, scuola, politica e mondo della ricerca mostrano dunque anche qui la loro interdipendenza.

Le domande di fondo, su cui si è discusso a lungo, sono riconducibili alle seguenti:

  • Quali limiti ha dettato la politica allo sviluppo della società plurilingue?
  • quali i limiti della scuola?
  • quali i confini che la società pone alla crescita di un sentimento di interculturalità in provincia di Bolzano?

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