Europa e certificazioni linguistiche

di enrico - 26 August 2008
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La Giunta provinciale di Bolzano ha reagito ieri all’ inerzia del governo sull’emanazione della norma di attuazione volta ad equiparare le certificazoni linguistiche europee agli esami di “patentino linguistico” oggi previsti in provincia di Bolzano.

Ecco il testo del comunicato dell’Ufficio Stampa della Provincia del 25 agosto 2008:

Commissione per il bilinguismo: Da più parti viene contestata l’esclusività dell’operato della Commissione provinciale per l’accertamento del blinguismo e per il rilascio del relativo attestato e sono stati presentati ricorsi presso la Corte di giustizia europea. La Commissione dei Sei ha già predisposto una bozza di norma di attuazione per ovviare alla situazione, ma il Governo non l’ha ancora approvata. La Giunta provinciale oggi ha incaricato il presidente Durnwalder di intervenire presso il Governo affinché approvi il testo della Commissione dei Sei o affinché provveda a nominare sollecitamente i nuovi componenti della Commissione dei Sei. Durnwalder aveva già sollecitato tale nomina in occasione del recente incontro a Falzes con il ministro per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli.”

Ministro competente per la questione è Raffaele Fitto

Il MInistro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto

Della proposta della Commissione dei Sei, che risale al mese di aprile 2008, abbiamo riferito qui da fonte giornalistica. Il testo completo della proposta di norma di attuazione non è rintracciabile in rete.

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Certificazioni linguistiche

di enrico - 25 April 2008
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Di oggi la notizia che la Comissione dei Sei ha licenziato la norma di attuazione in materia di equiparazione delle certificazioni europee ai vari gradi di patentino. Si tratta di un risultato importante, soprattutto perché a Bolzano si introducono criteri efficaci nell’ accertamento linguistico.

Corrispondenza patentino - certificazioni europee
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Il patentino in uso a Bolzano è meno attendibile come certificazione linguistica rispetto agli esami condotti secondo il quadro europeo delle lingue.

Tentando un un sommario confronto tra i due tipi di esame vediamo che il patentino di Bolzano prevede due prove scritte e una prova orale. Nelle prove scritte i candidati devono rispondere in italiano a sei domande formulate in tedesco e relative a un testo in lingua tedesca, e in tedesco a sei domande formulate in italiano e relative a un testo in lingua italiana. Nella prova orale i candidati devono dimostrare la propria capacità comunicativa in conversazioni di tipo quotidiano e professionale. Il tutto diversificato a seconda delle varie carriere (A,B,C,D).
Molto piu’ elevato invece il livello di un esame condotto secondo le direttive europee. Per esempio l’esame corrispondente al patentino A (l’europeo C1) si articola cosi’: il candidato deve comprendere un’ampia gamma di testi complessi e lunghi sapendone riconoscere il significato implicito; deve esprimersi con scioltezza e naturalezza; deve usare la lingua in modo flessibile ed efficace per scopi sociali, professionali e accademici; deve riuscire a produrre testi chiari, ben costruiti, dettagliati su argomenti complessi, mostrando un sicuro controllo della struttura testuale, dei connettori e degli elementi di coesione.
Si vede anche solo da questo breve confronto che negli esami europei vengono testate tutte le abilità linguistiche, quelle ricettive, di ascolto e lettura, e quelle produttive, orali e scritte. Si tratta dunque di esami completi ed efficaci dal punto di vista della certificazione. Nel patentino in uso a Bolzano questo non accade. Piuttosto il candidato deve dimostrare una sola abilità fondamentale, quella di comprendere un testo in una lingua e renderne conto in un’altra.
Alla base del patentino a Bolzano sta l’idea che il bilinguismo sia capacità di tradurre, alla base delle certificazioni europee stanno invece tutte le abilità in una lingua.

Questa sarebbe di per sé una considerazione sufficiente a mandare tranquillamente in pensione il vecchio patentino, che si dimostra obsoleto. Invece il vecchio sistema resta ad affiancare il nuovo.

Difficilissimo da superare, estremamente selettivo, vero scoglio (talora incubo) per i cittadini dell’Alto Adige da decenni, il patentino di Bolzano mostra, se confrontato con il sistema europeo di prossima adozione in provincia, di essere inidoneo ad accertare le reali competenze linguistiche. Nel contempo si rivela causa dell’effetto opposto, cioè del demotivare le persone attraverso continue e ripetute bocciature, vere e proprie dichiarazioni di inadeguatezza. L’idea di un bilinguismo irraggiungibile si è diffusa a Bolzano anche come effetto di un patentino dal carattere punitivo e irreale.

In ogni caso sul piano politico c’e’ chi lamenta che la norma di attuazione della Commissione dei sei avrebbe omesso il vero punto della questione e cioè l’assolvimento del patentino attraverso l’esame di maturità.

Su questo sono in totale disaccordo, soprattutto perché l’insegnamento delle lingue a scuola oggi non dà alcuna garanzia di una adeguata conoscenza delle lingue stesse dal punto di vista della futura professione. Si potrebbe ipotizzare una corrispondenza del genere solo al termine di una scuola bilingue, oggi forse solo dopo aver frequentato le scuole delle località ladine e, un domani, dopo aver frequentato una vera scuola ad “immersione”.

Tuttavia le scuole possono dare egualmente un contributo concreto anche da subito.

Una scuola, in rete con altre scuole, potrebbe ad esempio diventare sede di certificazione internazionale, offrendo agli studenti ed anche agli adulti la possibilità di sostenere tutte le prove di certificazione linguistica europea, valutate da commissioni esterne. A supporto, la scuola potrebbe offrire percorsi extrascolastici e opzionali di preparazione all’esame aperti anche agli adulti, operando in questo senso nel campo dell’educazione permanente.
L’idea che l’apprendimento linguistico sia soprattutto una questione di apprendimento lungo tutto l’arco della vita è stata finora del tutto trascurata Bolzano. Il vecchio patentino è stato costruito avendo in mente una sorta di “bilinguismo puntuale”, secondo il quale a un certo punto della propria vita il cittadino, superando un esame difficile, diventerebbe bilingue e lo resterebbe per sempre. Questo è pura utopia. Quasi nulla, di conseguenza, è stato fatto negli ambienti di lavoro per mantenere o incrementare il bilinguismo interno, non si sono quasi mai incentivate ditte o amministrazioni o realtà produttive in tal senso e si è considerata la questione del bilinguismo questione da definirsi, appunto, solo in termini di patentino “una tantum”. A questo punto il sistema delle certificazioni flessibili introdotto dalla Comissione dei sei potrà avere ricadute importanti anche su iniziative di bilinguismo diffuso e pensato lungo tutto l’arco della vita, iniziative tutte da progettare e che rappresentano la vera svolta e la sfida implicite nella norma di attuazione. In definitiva togliere alla provincia il monopolio della certificazione linguistica, puo’ portare a una migliore politica linguistica.

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Patentino

di enrico - 11 November 2007
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A Roma, in queste settimane la Commissione dei Sei sta lavorando ad una norma di attuazione dello Statuto speciale di autonomia per il Trentino Alto Adige con la quale individuare le certificazioni linguistiche equivalenti al patentino di bilinguismo, previsto a Bolzano per l’accesso al pubblico impiego ai vari livelli. Questo perché le regole comunitarie sulla libera circolazione impongono che le certificazioni linguistiche internazionali vengano prese in considerazione in ogni parte d’Europa in modo da non discriminare i cittadini, limitando l’accesso al lavoro.

La mia impressione pero’ e’ che in tutta la vicenda riaffiorino vecchi sospetti e riserve mentali sul bilinguismo.

Nella pratica politica dell’Alto Adige, da quando lo Statuto di autonomia esiste, il bilinguismo non è quasi mai stato considerato un valore, piuttosto è stato inteso, in negativo, come tributo del cittadino all’assetto autonomistico, una sorta di impropria tassa individuale (e anticipata) sul lavoro a carico del singolo.
Dico questo, perché la Provincia di Bolzano non ha mai messo in atto politiche convincenti a favore del bilinguismo, anzi ha costantemente frenato e ostacolato le iniziative piu’ avanzate in questo campo.

Vediamo alcuni esempi:

Nelle scuole dell’Alto Adige la seconda lingua viene ancora insegnata come materia a se stante e non attraverso le materie, come sarebbe normale, con risultati deludenti e di crescente disaffezione degli studenti.

Le sperimentazioni di scuola bilingue a Bolzano vengono bollate come incompatibili con lo Statuto di autonomia, precisamente con l’articolo 19, articolo invecchiato, scritto ai tempi in cui di Europa neanche si parlava.

L’Università di Bolzano offre corsi di laurea trilingue in tutti i campi, con la significativa eccezione della facoltà di Scienze della formazione, quella che forma i nostri insegnanti, rigorosamente divisa per lingua. In tale facoltà, oltre alla insufficiente attenzione per la didattica della seconda lingua, non c’è alcun corso di didattica delle materie in altra lingua.

L’ultimo contratto provinciale ha tolto agli insegnanti l’indennità di bilinguismo per la carriera inferiore, che consentiva di incentivare un percorso graduale verso il bilinguismo e nessun altro incentivo o rimborso spese per corsi di lingua viene concesso.

L’idea del bilinguismo come “tassa sul cittadino” e non come risorsa da incentivare è anche alla base del rifiuto della Provincia di equiparare l’esame di maturità, che comprende la seconda lingua come materia di esame, al patentino di bilinguismo. La cosa potrebbe essere anche comprensibile, considerando lo stato disastroso dei risultati in termini di conoscenza della seconda lingua al termine delle scuole superiori, ma qualche istituto scolastico ha già in mente di attivarsi, offrendo in autonomia agli studenti la possibilità aggiuntiva di conseguire una certificazione linguistica internazionale nell’altra lingua, proprio quel tipo di certificazione che in questi giorni la Commissione dei Sei intende equiparare al patentino.

Dunque è del tutto evidente l’importanza di una equiparazione corretta, perché una norma di attuazione con standard impossibili non consentirebbe alle scuole di fare nulla per i nostri ragazzi. Forse accontenterebbe Bruxelles sul piano formale, ma a Bolzano lascerebbe le cose esattamente some sono.

Del problema dell’equivalenza delle certificazioni internazionali si è occupata un paio di anni fa l’Accademia Europea di Bolzano, con uno studio che sembra rimasto chiuso nei cassetti del committente, la stessa Provincia Autonoma di Bolzano.
Probabilmente questo dipende dal fatto che secondo gli esperti dell’Accademia il patentino più alto previsto a Bolzano (patentino A) (scritto e orale) non corrisponde affatto al più alto certificato di livello europeo (denominato C2) ma equivale a stento a un certificato di due livelli inferiore (certificato B2). Vuol dire, al di là dei tecnicismi, che ha Bolzano la Provincia non si è mai post al’obiettivo di un bilinguismo perfetto, nonostante la estrema selettività dell’esame di patentino.
In altri termini, il tasso di non superamento dell’esame di bilinguismo a Bolzano e’ molto alto, ma, nonostante la fatica di questo esame il suo livello resta basso.

Naturalmente se la Commissione dei Sei vorrà lavorare consapevolmente, non potrà prescindere dagli studi specialistici.
Il patentino accerta simultaneamente un certo livello di conoscenza di due lingue passando dall’una all’altra nel corso dell’esame stesso e un tale tipo di test cross-linguistico non è previsto da alcuna certificazione internazionale. Non esistono quindi tabelle di equivalenza oggettive a cui riferirsi: è necessaria una comparazione puntuale delle caratteristiche dei vari tipi di esame, esattamente il lavoro che l’Accademia Europea ha già svolto.

Se i politici decideranno di continuare ad intendere il bilinguismo come “tassa sul cittadino”, evidentemente cercheranno di farla pagare alta, ma se intenderanno il bilinguismo come “risorsa”, allora dovranno dare il giusto peso agli studi scientifici. In questo senso anche una norma di attuazione (apparentemente) tecnica come quella in discussione in questa settimane può segnare una svolta nella direzione di un bilinguismo realizzabile.

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