L’immersione è il metodo giusto

di enrico - 27 Febbraio 2011
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Il presidente della provincia di Bolzano Durwalder

Nel forum tenutosi nella redazione del quotidiano Alto Adige, il presidente della provincia di Bolzano Durnwalder è ritornato sul concetto che l’immersione linguistica non sarebbe il metodo giusto per imparare la seconda lingua, perché, a suo avviso, formerebbe studenti che non conoscono né l’una né l’altra lingua. A riprova Durnwalder cita, a sorpresa, la situazione linguistica delle valli ladine, che invece, in genere, viene richiamata per dimostrare l’esatto opposto: è straordinario, infatti, sentire sia in Gardena che in Badia ragazzi che non sono né di madrelingua tedesca, né di lingua italiana, parlare fluentemente sia l’italiano che il tedesco, supportati da una scuola bilingue, il cui unico aspetto debole, se proprio lo si volesse trovare, è di insegnare troppo poco la madrelingua ladina.

Il punto è che se si vuole innovare davvero l’insegnamento delle lingue occorre cominciare a insegnare le materie in un’altra lingua: è cosi’ che si comincia a fare in tutta Europa e o si fa cosi’ o non si innova. In Italia è la riforma delle scuole superiori a prevedere l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica in un gran numero di situazioni. In Trentino, in stretto contatto con il Tirolo del Nord, il cavallo di battaglia è il CLIL, che rappresenta un insegnamento ad immersione pianificato su un numero ridotto di materie.

Dunque l’insegnamento in piu’ lingue sembra essere considerato dai piu’ il metodo giusto, mentre l’idea che si possa perdere qualcosa della propria lingua madre e della propria cultura di origine a causa dell’insegnamento bilingue, non sfiora quasi nessuno né in Europa né in Italia, né altrove.

La scuola ad immersione, inoltre, è particolarmente adatta a situazioni in cui si fa oggettivamente uno scarso uso della seconda lingua sul territorio. In quelle situazioni una scuola in cui vi siano materie trattate in diverse lingue può essere  uno straordinario contesto d’uso della seconda lingua. I contatti e gli scambi fra scuole inoltre, vengono del tutto agevolati da una scuola ad immersione.

L’idea di una appartenenza culturale univoca, che trova un limite piuttosto che un arricchimento nel rapporto con le altre culture, sta probabilmente alla base delle prese di posizione dei detrattori della scuola ad immersione. Anche in questo caso l’idea che si sta affermando in Europa e in Italia sembra essere quella opposta, perché viene sempre più sottolineato il valore della contaminazione nella costruzione dell’identità, in contrapposizione all’idea di una identità statica e rigidamente predeterminata.

Infine, osserviamo che il potenziamento dell’insegnamento in lingua non materna impone un profondo rinnovamento metodologico e organizzativo non ai soli insegnanti di seconda lingua ma a tutto il sistema scuola. Trattare discipline non linguistiche in seconda lingua, infatti,  mette in discussione il metodo degli insegnanti di tutte le materie e il ruolo stesso delle famiglie sul piano del supporto e della motivazione. In definitiva l’immersione linguistica   produce un rinnovamento globale dell’intera scuola, che ne guadagna efficacia su tutti i versanti.

Una politica scolastica che punti al miglioramento della scuola nel suo complesso non dovrebbe quindi trascurare questo beneficio complessivo che l’insegnamento plurilingue comporta e che ricade direttamente sulla qualità del sistema.

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Certificazioni linguistiche a Bolzano: percorsi di studio

di enrico - 29 Giugno 2010
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Sul sito della provincia autonoma di Bolzano sono comparse oggi alcune pagine dettagliate di spiegazione di come funzionerà la nuova norma di attuazione sulle certificazioni linguistiche in Alto Adige.

Una delle novità è la possibilità di ottenere un attestato di bilinguismo di livello A (il massimo) senza ulteriori esami di accertamento linguistico:

Spiega il Servizio per gli esami di bi- e trilinguismo della provincia:

“Un’alternativa all’esame tradizionale per il cosiddetto “patentino A” è data dalla combinazione tra il diploma di maturità conseguito in una lingua e la laurea conseguita nell’altra. A chi ad esempio è in possesso del diploma di scuola superiore in lingua italiana e ha completato gli studi universitari in lingua tedesca può essere rilasciato l’attestato di bilinguismo della carriera A. La condizione necessaria è che lo studio universitario sia stato svolto prevalentemente in lingua tedesca. Questo significa tra l’altro che il titolo conseguito dopo lo studio trilingue alla Libera Università di Bolzano o lo studio bilingue alla Scuola superiore di sanità “Claudiana” non viene riconosciuto equipollente all’attestato di bilinguismo in quanto manca il requisito di prevalenza di una delle due lingue, italiana o tedesca.”

Certificazione semplificata per chi ha frequentato le scuole fino alla maturità in italiano e l’univeristà in tedesco e vice versa, male però per chì ha frequentato l’università di Bolzano o Istituti universitari plurilingui, perchè quei percorsi accademici non vengono per nulla presi in considerazione ai fini dell’ esonero dell’ accertamento linguistico.

Peggio ancora per i diplomi di maturità conseguiti nelle scuole delle località ladine della provincia di Bolzano. Si tratta di scuole in cui l’insegnamento è impartito su base paritetica di orario sia in italiano che in tedesco, ma la nuova norma non le prende in considerazione.
La nuova norma, insomma, aborrisce qualsiasi forma di istruzione plurilingue, sia essa universitaria che preuniversitaria. L’università trilingue di Bolzano e la scuola paritetica delle località ladine sono, a detta di tutti, i fiori all’occhiello del sistema di istruzione di Bolzano, ma i certificatori delle competenze linguistiche dovranno comportarsi come se queste istituzioni non esistessero.

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Alunni in calo?

di enrico - 16 Gennaio 2010
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Il quotidiano Alto adige di ieri ha pubblicato un articolo sulla presa di posizione del PDL sui dati ASTAT sulla scuola provinciale nell’anno 2008-2009. Il PDL evidenzia una divergenza fra la consistenza complessiva della popolazione italiana della provincia di Bolzano (26,47%) e la popolazione scolastica nelle scuole elementari italiane (circa il 21%, che si riduce al 19% se non si conteggiano gli alunni stranieri). Lamenta poi uno spopolamento scolastico delle scuole italiane della periferia ( i dati di riferimento non sono rintracciabili nell’articolo). La soluzione per riportare la quota degli studenti italiani dal 19/21% al 26% della consistenza del gruppo linguistico sarebbe sfruttare le potenzialità della scuola italiana per una didattica veicolare, ha dichiarato Urzì. Vale a dire sezioni ad immersione linguistica, di cui francamente si sente il bisogno, anche indiipendentemente dai numeri.

Ecco il link all’articolo del quotidiano Alto Adige del 15/1/2010

http://www.gebi.bz.it/infobz/files/blog/AA_2010_01_15.jpg

Questa la prima discussione che ho messo sul nuovo gruppo “Genitori per il Bilinguismo” di facebook.

Al di là dei nomi, probabilmente riattualizzare le battaglie passate dei genitori è il solo modo per sbloccare la questione dell’apprendimento delle lingue in provincia di Bolzano. Genitori a scuola, infatti, è sinonimo di “cittadini” e la battaglia per l’immersione linguistica è una battaglia di cittadinanza.

Il link sul gruppo di facebook è:

http://www.facebook.com/board.php?status=256&uid=425383160306#/group.php?gid=425383160306

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Obiettivo Bilinguismo

di enrico - 18 Luglio 2009
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L’immersione linguistica in Catalogna, in un documento filmato del 1996.

Catalogna

Obiettivo bilinguismo

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L’insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera

di enrico - 6 Giugno 2009
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Giorgio Israel, coordinatore del gruppo di lavoro sulla formazione degli insegnanti

Lo schema di decreto del Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, sulla formazione iniziale del personale docente all’articolo 15 prevede una nuova specializzazione, quella di “Insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.
Ecco il testo dell’articolo:

ART. 15
(Percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera)
1. Fino all’introduzione di specifiche classi di abilitazione e dei relativi percorsi di laurea, la formazione dei docenti per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera è di esclusiva competenza delle università.
2. Le università, nei propri regolamenti didattici di ateneo, disciplinano corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Ai predetti corsi accedono gli insegnanti abilitati.
3. I percorsi formativi di cui al comma 2 sono articolati per la scuola secondaria di secondo grado e prevedono l’acquisizione di almeno 60 crediti formativi comprensivi di un tirocinio di almeno 300 ore pari a 12 crediti formativi
universitari.
4. Per garantire uniformità tra i predetti corsi, le università si adeguano ai criteri stabiliti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.
5. A conclusione del corso, al candidato che supera con esito favorevole l’esame finale è rilasciato il certificato attestante le acquisite competenze per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera.

Tutto questo significa che al Ministero stanno pensando ad insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola, mentre a Bolzano sono almeno quindici anni che Durnwalder e la sua Giunta provinciale si oppongono a una tale idea di insegnamento. Se lo schema di decreto diventerà definitivamente decreto, cosa metterà in campo la Provincia di Bolzano? Si opporrà? Farà resistenza ad oltranza perchè non sia così?

A Bolzano in questi mesi sembra che il solo problema della scuola italiana sia quello degli assetti ai vertici. Invece i problemi sono molti e la questione primaria è la progettazione di una scuola capace di fare apprendere le lingue attraverso insegnamenti non linguistici. Questo è quello che il Ministero si appresta a fare e da cui la provincia di Bolzano è ancora lontana.

Lo schema di decreto sulla formazione iniziale si basa sui documenti del gruppo di lavoro per la formazione degli insegnanti coordinato da Giorgio Israel.
Ecco il link al suo blog: http://gisrael.blogspot.com/

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Delegazione francese e germanica in visita alle scuole materne ladine

di enrico - 2 Aprile 2009
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Una delegazione composta da una trentina di esperti pedagogisti provenienti dall’intera Germania, oltre che dalla regione francese dell’Alsazia, sono stati ospitati oggi (2 aprile) dalla scuola materna “Surëdl” di Selva di Val Gardena. Scopo della visita, quello di studiare il modello scolastico plurilingue delle vallate ladine.

La delegazione accompagnata dalla direttrice Edith Ploner
La delegazione accompagnata dalla direttrice Edith Ploner

Il modello di apprendimento linguistico delle scuole materne delle vallate ladine, dove è previsto l’utilizzo di ladino, italiano e tedesco, è da diversi anni al centro di studi e indagini a livello europeo. Questa volta, per cercare di approfondire la conoscenza di questo innovativo sistema didattico, sono giunti alla scuola materna “Surëdl” di Selva di Val Gardena una trentina di esperti pedagogisti provenienti dall’intera Germania, oltre che dalla regione francese dell’Alsazia.

A catturare la loro attenzione è stato innanzitutto la soluzione scelta per non far perdere ai bambini “l’orientamento linguistico”. “Ogni lingua viene contraddistinta da un colore - spiega la direttrice delle scuole materne ladine Edith Ploner - il giallo per l’italiano, il verde per il ladino e il rosso per il tedesco. Grazie a questo sistema completamente innovativo, le nostre collaboratrici hanno potuto elaborare e sviluppare dei nuovi materiali didattici.

Un aspetto molto importante del nostro approccio linguistico è la flessibilità: “”Uns geht es nicht darum, Kinder mit fremden Kulturen zu konfrontieren, sondern ihnen die bereits vorhandenen drei Kulturen und Sprachen näherzubringen und diese zu ordnen”, chiarisce la direttrice.

La delegazione franco-germanica in visita alla scuola materna di Selva di Val Gardena è rimasta impressionata da come il sistema non funzioni solo in linea teorica, ma anche, e soprattutto, nella pratica. Ancora una volta, dunque, il sistema didattico e scolastico delle vallate ladine si presenta come un modello di riferimento per quei territori caratterizzati da una forte multiculturalità.

Sul tema “lingue a colori” vedi anche questo intervento sul blog.

Vedi anche il testo del comunicato stampa della provincia di Bolzano sull’incontro.

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Scuole bilingui nel Trentino

di enrico - 27 Marzo 2009
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Il consigliere provinciale di Trento Mattia Civico

Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento ha approvato all’unanimità una mozione proposta dla consigliere Mattia Civico, sul tema delle scuole plurilingui in Trentino.

Ecco la notizia data dall’Ufficio stampa della provincia di Trento:

“Per la promozione del plurilinguismo nelle scuole primarie e secondarie del Trentino, il Consiglio provinciale ha approvato oggi all’unanimità la proposta di ordine del giorno di Mattia Civico del Pd, in merito al disegno di legge 12 relativo alle norme di semplificazione e anticongiunturali di accompagnamento alla manovra finanziaria provinciale di assestamento per l’anno 2009.

La proposta, firmata anche dai colleghi di gruppo Zeni, Cogo, Dorigatti, Ferrari e Nardelli, parte dalla considerazione che “è sempre più evidente che la conoscenza delle lingue è uno strumento indispensabile per l’accesso alla conoscenza: la maggiore possibilità di viaggiare, di spostarsi, di effettuare esperienze di studio o lavorative all’estero, la maggiore facilità nel reperire o scambiare informazioni mediante l’utilizzo di strumenti multimediali apre ed avvicina spazi importanti alla conoscenza. La chiave di accesso a questo sapere è però in molti casi la padronanza delle lingue straniere.

È noto a tutti che l’Italia è fra gli ultimi Paesi europei in quanto ad apprendimento delle lingue straniere: sarà per una innata capacità a farsi capire in tutte le lingue del mondo con il gestuale e la mimica facciale, sarà perché i maggiori successi li registriamo in altri campi, ma è un dato di fatto che non può registrare un atteggiamento arrendevole. Al contrario deve vederci sempre più impegnati nel colmare questa lacuna.

È una responsabilità che dobbiamo cogliere proprio in quanto territorio di confine e quindi maggiormente chiamato alla conoscenza di ciò che c’è oltre.
Nell’anno scolastico 2005/06 hanno preso avvio due esperienze di “inglese/tedesco diffuso” presso la scuola primaria Sanzio (Istituto Comprensivo Trento 5) e la scuola primaria Comenius di Cognola (Istituto Comprensivo Trento 2). Si introduce la veicolarità (apprendimento di una materia e della lingua straniera attraverso un processo integrato) su alcune discipline del curricolo (geografia / scienze / arte / motoria / musica, oppure in sostituzione, civiltà inglese o tedesca, informatica nelle classi prime per circa un terzo dello stesso); ci si avvale della presenza attiva di un docente di madrelingua in compresenza con l’insegnante titolare della materia (la scuola di Cognola ha effettuato un scambio di docenti con il Land Tirol).

I risultati positivi delle prime due esperienze hanno fatto propendere per l’espansione del progetto, coinvolgendo ad oggi complessivamente 12 Istituti Comprensivi.

Nel maggio 2008 il Dipartimento Istruzione della P.A.T., in collaborazione con l’IPRASE, ha avviato un azione di monitoraggio su tutte le classi seconde delle scuole primarie coinvolte nel progetto.

Dall’analisi dei dati è emerso che all’età di 7 anni i bambini che fanno un uso veicolare della seconda lingua raggiungono livelli di competenza quasi sempre superiori a quelli di bambini di 8, 9 e 10 anni che fanno uno studio tradizionale della lingua.

Si ritiene necessario valorizzare questa esperienza che sta crescendo, che coinvolge insegnanti, bambini con le loro famiglie, per verificare e valorizzare le “buone prassi”, per sostenere e diffondere tali esperienze in maniera omogenea sul territorio provinciale, per elaborare ipotesi progettuali condivise circa il proseguo di tali modalità anche oltre le scuole primarie.

La legge di accompagnamento alla manovra finanziaria provinciale di assestamento per l’anno 2009, contiene una serie di modifiche e integrazioni alla legge provinciale n. 5 del 2006 (legge provinciale sulla scuola), finalizzate a semplificarne e ad agevolarne l’applicazione, sotto vari profili.

Si offre quindi l’occasione per dare alcuni indirizzi alla Giunta provinciale perché, in occasione dell’elaborazione dei programmi e dei progetti formativi vengano adottati idonei interventi per valorizzare la diffusione del bilinguismo, anche sotto il profilo sperimentale.

Per queste ragioni con l’ordine del giorno il Consiglio ha impegnato la Giunta provinciale a

1. a sostenere la diffusione del bilinguismo in tutti gli Istituti Comprensivi della Provincia;

2. a favorire coinvolgimento e sinergie tra i diversi Assessorati al fine di promuovere il multilinguismo sul territorio;

3. a favorire il proseguo della sperimentazione sull’insegnamento della lingua “veicolare” anche oltre la scuola primaria;

4. a proseguire nelle azioni di monitoraggio già attivate, raccogliendo le migliori prassi e favorendo il confronto fra i diversi Istituti attualmente attivi, coinvolgendo opportunamente le famiglie;

5. a supportare azioni destinate al reperimento ed alla formazione in servizio di figure idonee ad una didattica di tipo veicolare;

6. a promuovere un momento pubblico di riflessione e restituzione sulle esperienze in corso;

7. a coinvolgere in ogni fase (progettuale, di verifica in itinere e di restituzione) anche le famiglie;

8. a favorire, nell’ambito delle sperimentazioni sul bilinguismo, esperienze di scambio e gemellaggio fra scuole e famiglie di diverse nazionalità.”

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Il Rauzi-pensiero

di enrico - 7 Gennaio 2009
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Bruna Rauzi, ex Sovrintendente Scolastica di Bolzano, in pensione da oggi, non ha mancato di esternare il proprio pensiero in una intervista al quotidiano Alto Adige. Ecco i punti salienti del Rauzi-pensiero, per quanto riguarda la scuola bilingue:

“Sovrintendente Rauzi, com’è cambiata la scuola altoatesina in questi anni?
Ci sono stati almeno due momenti storici. Il primo è quello del 1996, con il passaggio delle competenze sulla scuola alla Provincia. Oltre a portare qui le competenze, abbiamo creato una scuola autonoma, precorrendo i tempi sul federalismo. Poi c’è stato il 2000, con la legge sull’autonomia della scuola e dei singoli istituti.
Un’autonomia che secondo alcuni permetterebbe alle singole scuole di partire con l’immersione…
L’apprendimento della seconda lingua è sempre stato il nostro grande problema. Abbiamo continuato a lavorarci. Nel 1994 abbiamo rivisto i programmi di insegnamento che risalivano ancora al 1978. Nel 1996 abbiamo approvato la norma di attuazione. Poi c’è stato l’intermezzo della scuola trilingue. Oggi sono convinta che le ore di seconda lingua nelle scuole elementari e nelle medie sono più che sufficienti. Quello su cui dobbiamo davvero puntare è il bilinguismo precoce. Lo studio sui dieci anni di sperimentazione del bilinguismo precoce negli asili italiani è stato pubblicato proprio in queste settimane e certifica che il metodo funziona. E allora perché non estenderlo a tutte le scuole dell’infanzia?
E l’immersione o, come si dice oggi, l’uso veicolare della seconda lingua?
Le lingue si imparano attraverso le emozioni e le esperienze di vita, non attraverso le materie. Per questo dico che è fondamentale puntare sul bilinguismo precoce, è l’infanzia il periodo chiave per l’apprendimento. Però la scuola non può fare tutto da sola: devono muoversi anche i genitori.”

Sconcertante, in questa intervista, l’idea - tutta di Bruna Rauzi - che sia inessenziale puntare sull’ insegnamento veicolare delle lingue attraverso le materie (CLIL), come oggi si accinge a fare tutta l’Europa, ma che la vera innovazione consista nel lavorare in maniera innovativa soltanto nelle sole scuole dell’infanzia. Se questo è stato il filo conduttore dell’azione di Bruna Rauzi nei sedici anni in cui è stata a capo della scuola italina della provincia di Bolzano, allora si comprende perchè a tutt’oggi non esista ancora a Bolzano una vera scuola bilingue. I divieti della politica sono probabilmente un’alibi, in realtà è il mondo della scuola di Bolzano che non ha voluto l’innovazione linguistica.

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La scuola bilingue nei programmi di Giunta

di enrico - 4 Dicembre 2008
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Dopo le elezioni a Bolzano si lavora per la formazione della Giunta provinciale che governerà la provincia per i prossimi cinque anni.

In un articolo del quotidiano Ato Adige di lunedì 1 dicembre 2008 trovo un interessante spunto sull’importanza della definizione di un programma di coalizione chiaro e trasparente.

Sul tema del bilinguismo e della scuola nelle ultime tre legislature i programmi di Giunta sono stati sempre del tutto generici e di difficile letttura. Di conseguenza poi nessuno è riuscito a realizzare molto.

L’auspicio di Elena Artioli, neoletta consigliere provinciale a Bolzano, ad un programma chiaro su questa tematica è quindi del tutto appropriato.

Elena Artioli
BOLZANO. «La Svp vorrebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, ma noi non ci stiamo. Se come pare ormai chiaro Durnwalder preferisce fare la giunta con il Pd, noi potremmo accettare la vicepresidenza del consiglio provinciale, però sia chiaro che non siamo disposti a firmare alcun accordo. Vogliamo avere le mani libere». Elena Artioli, consigliere della Lega, non si fa illusioni: le trattative per la nuova giunta continuano, ma i giochi, a suo dire, sono già fatti.
In realtà, sia il presidente Luis Durnwalder che l’Obmann della Volkspartei Elmar Pichler Rolle prendono tempo e assicurano che non c’è ancora nulla di deciso. «La partita - dice Durnwalder - è più che mai aperta: domani (oggi, ndr) alle 14.30 abbiamo in agenda un incontro con il Pdl; poi c’è il direttivo della Svp in via Brennero. Nel frattempo continua la trattativa con Pd e Lega: con entrambi i partiti ci sono delle visioni comuni».
Anche l’Obmann Pichler Rolle insiste su questo aspetto: «Sia la Lega che il Pd dicono di essere interessati a fare la giunta con la Svp e per noi vale lo stesso discorso: il problema è che loro non vogliono saperne di entrare assieme nella stessa coalizione. Comunque, non abbiamo ancora abbandonato tutte le speranze, anche perché a noi interesserebbe avere un collegamento forte con il governo di Roma».
Dopo un mese di trattative il nodo insormontabile resta quello iniziale rappresentato dai veti reciproci.
«Però forse - spera l’Obmann - qualche spiraglio c’è ancora, visto che dobbiamo cominciare a discutere di programma».
Invece per Elena Artioli, quando si parlerà di programma, di possibilità ce ne saranno ancora meno.
Lei, l’ex consigliera comunale della Svp, paladina delle istanze dei mistilingue, l’aveva detto subito dopo l’elezione che ci teneva ad entrare in giunta e aveva già le idee chiare sulle competenze: la scuola. «L’ho ripetuto anche a Durnwalder che però non volendo una rompiscatole in giunta, ha già deciso di imbarcare i due consiglieri del Pd. Ovviamente, le trattative continuano e noi non rinunciamo certo a fare la nostra parte, ma sappiamo che non ci sono spazi».
Rimpianti?
«All’inizio sì, adesso no».
Perché cos’è cambiato?
«Non è cambiato nulla - spiega la consigliera leghista - semplicemente, vedendo cosa contiene la prima bozza di programma messa a punto dalla Svp, sono contenta di non entrare in giunta. C’è la toponomastica e neppure un accenno all’apprendimento linguistico né, tanto meno, al tema dei mistilingue. A questo punto è meglio che in giunta vadano i consiglieri del Pd, per me che ho fatto di quei temi i miei cavalli di battaglia sarebbe un suicidio politico».
Salvo colpi di scena dell’ultima ora, la cosa più probabile è che Artioli diventi vicepresidente del consiglio provinciale, carica ricoperta pro tempore dalla consigliera del Pd Barbara Repetto.
Durnwalder però, non potendo avere in giunta il Carroccio, vorrebbe che la rappresentante leghista non si limitasse ad interpretare quel ruolo solo in chiave istituzionale. Per questo punta ad ottenere dalla Lega un appoggio esterno da sancire con un accordo ad hoc, sottoscritto dalle parti.
Ma la consigliera risponde picche. «O entriamo in giunta o stiamo fuori e ricopriamo la carica di vicepresidente senza però impegnarsi in alcun modo. Noi non firmiamo nulla e di volta in volta decideremo se votare a favore o contro. Ma non possiamo assolutamente legarci le mani per far piacere a Durnwalder che, a mio avviso sbagliando, riproporrà una giunta fotocopia per quel che riguarda la Svp e poi imbarcherà i due consiglieri del Pd. Lo ripeto: si tratta ancora ma i giochi ormai sono fatti. Durnwalder ha deciso».
Gli incontri, iniziati dopo le elezioni di fine novembre, continuano dunque ancora, però giunti a questo punto, in casa Svp c’è la volontà di stringere i tempi: «L’obiettivo è fare la giunta prima di Natale - promette Durnwalder -: il consiglio potrebbe riunirsi il 16 dicembre per votare la squadra che governerà la Provincia per i prossimi cinque anni».

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Il liceo di Francoforte

di enrico - 22 Novembre 2008
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Sul quotidiano “Alto Adige” del 22 ottobre 2008 un articolo di Carla Spiller nella pagina della cultura sul liceo bilingue tedesco-italiano di Frankfurt am Main «Freiherr vom Stein», dove insegna l’altoatesino Luigi D’ambrosio. Di particolare interesse è il fatto che una sezione della scuola consentirà agli alunni di ottenere un doppia maturità, una maturità italiana ed una maturità tedesca, titolo di studio  riconosciuto sia nell’ordinamento scolastico italiano che nell’ordinamento scolastico germanico a titolo originario.

Vedi anche

http://freiherr-vom-stein.de/contenido-4.6.8.4/cms/front_content.php?idcat=128&idart=772 

http://www.fr-online.de/frankfurt_und_hessen/nachrichten/frankfurt/1601777_Italienisches-Abitur-ab-2010.html
______________
In Alto Adige, malgrado il grande fermento sui temi dell’insegnamento, la scuola bilingue rimane un obiettivo lontano. Non si sa ancora, nonostante le pressioni, se e quando vedrà la luce un progetto di scuola autenticamente bilingue. Nel frattempo abbiamo chiesto un’opinione a chi questa esperienza la sta vivendo concretamente.  L’altoatesino Luigi D’ambrosio, docente di ruolo di italiano seconda lingua (L2) della scuola in lingua tedesca, insegna da circa un anno al liceo bilingue tedesco-italiano di Francoforte «Freiherr vom Stein», dopo aver superato una selezione a Roma. A lui abbiamo posto alcune domande. Com’è strutturata la scuola dove insegna, il liceo bilingue Freiherr vom Stein di Francoforte?  «Si tratta di un ginnasio che parte con la quinta classe e arriva fino alla tredicesima, ma dall’anno prossimo la maturità si effettuerà al termine della dodicesima classe. È composta di tre sezioni ed una sezione permette ai ragazzi di ottenere un doppio titolo di studio italiano-tedesco, cioè una maturità italiana ed una maturità tedesca, con eguale voto, con materie di esame che vengono discusse in queste settimane da due commissioni che si occupano di definire gli aspetti tecnici dell’esame. Le materie di maturità saranno probabilmente italiano e storia in italiano, oltre a tutte le materie in tedesco». Come è organizzato nella pratica l’insegnamento nelle due lingue?  «È organizzato in modo molto interessante. Nelle materie linguistiche di L1 (lingua uno) italiano e tedesco vengono svolte lezioni sia da insegnanti da soli sia da insegnanti in «Doppelbesetzung» (compresenza), che definiscono gli ambiti del loro intervento educativo, concordano i programmi da svolgere nell’una e nell’altra lingua e programmano insieme le verifiche. Ognuno dei due insegnanti parla nella sua lingua durante la lezione, nel corso della quale non si creano particolari problemi di confusione e sovrapposizione. I ragazzi sono particolarmente soddisfatti di questo tipo di lezione. Anche la storia viene insegnata con il sistema della co-presenza. Ci abbiamo provato l’anno scorso e l’esperimento è andato abbastanza bene. Altre materie vengono svolte o in italiano o in tedesco: la geografia ad esempio o semestralmente in italiano e in tedesco o annualmente in una delle due lingue». E i programmi come sono?  «I programmi sono per certe materie quelli del Land Essen, per altre, come l’italiano ed il tedesco, abbiamo un percorso didattico che viene aggiornato costantemente da noi insegnanti della scuola, naturalmente con l’«imprimatur» del Land Essen e dell’Italia. Favoriamo in ogni modo il tandem ed il lavoro di gruppo, affinchè ragazzi di livello linguistico diverso si esercitino il più possibile». Che tipo di utenza frequenta il Liceo «Freiherr vom Stein»?  «Naturalmente ci sono figli di genitori con cittadinanza italiana, quasi tutti di terza generazione che a casa parlano soprattutto il tedesco, figli di italiani arrivati da poco e figli di coppie plurilingui - chiamarli mistilingui non mi sembra simpatico - all’interno delle quali un genitore ha la cittadinanza italiana e l’altro la cittadinanza tedesca. La nostra scuola è comunque frequentata anche da ragazzi con genitori entrambi di madrelingua tedesca. Infine ci sono molti ragazzi stranieri che vengono dall’Africa, dall’Oriente, dal Giappone. Un’utenza variegata in una scuola che raccoglie la gran parte delle nazionalità del mondo, considerando che Francoforte è una città in cui oltre la metà della popolazione non è tedesca». Il modello di scuola plurilingue di Francoforte sarebbe importabile in Alto Adige?  «Secondo me sì, soprattutto perché in Alto Adige non ci sarebbero i problemi e le differenze che esistono in Germania riguardo alla formazione di base degli insegnanti. L’Italia paga tre insegnanti nel ginnasio e cinque nella scuola elementare «Freiherr vom Stein», che possiedono naturalmente una formazione culturale, linguistica, pedagogica e didattica diversa rispetto ai colleghi tedeschi. In provincia di Bolzano, malgrado molti insegnanti di made lingua tedesca si siano formati in università estere, esistono valori contenutistici più compatibili. E poi l’aspetto linguistico non è secondario: i miei colleghi della scuola tedesca in Alto Adige parlano l’italiano meglio mediamente di quanto non lo parlino i miei colleghi di tedesco in Germania. Lo stesso discorso vale anche per i colleghi italiani qui e in Germania. Inoltre a Bolzano i soldi e le strutture non mancano, la flessibilità che viene data dall’autonomia permetterebbe anche di creare dei programmi ad hoc per ogni singola scuola». Quali potrebbero essere le controindicazioni?  «Francamente non vedo particolari controindicazioni. Naturalmente, ed è l’elemento più importante, le due lingue devono essere considerate a livello paritario, non ci può essere una lingua che è superiore o più importante dell’altra. Chi pensa di mandare i propri figli in una scuola bilingue perché diventino tedeschi, dovrebbe mandarli in una scuola tedesca tradizionale. Alla stessa maniera dovrebbero comportarsi coloro che vorrebbero educare la propria prole «all’italiana». È una scuola che dovrebbe frequentare chi ci crede, chi è convinto, solo allora funzionerebbe». Quali sono le conseguenze di una formazione plurilingue sullo sviluppo e la crescita psicologica e intellettuale dei ragazzi ai quali viene impartita?  «Innanzitutto io direi che sono ragazzi come tutti gli altri, non c’è una particolare differenza. Alcuni colleghi conservatori li definiscono particolarmente vivaci anche dal punto di vista del comportamento. In realtà, in base a quello che sento anche da mia figlia, che frequenta la scuola dove io lavoro, non è così. Hanno una discreta flessibilità, riescono ad orientarsi e a muoversi nel mondo in modo molto più autonomo rispetto ai coetanei che vivono in ambienti culturalmente stagni. I risultati che abbiamo sono positivi: sono ragazzi flessibili, dinamici e aperti al mondo. Sicuramente nelle mie classi non ho mai sentito discorsi strani su razza, cultura, educazione, xenofobia. Per loro l’identità è un fatto particolare: si sentono cittadini del mondo, sanno di possedere due-tre lingue e cercano di realizzare nella loro vita quotidiana un’esistenza che sia il più possibile rispettosa degli altri». Come si inserisce questa struttura didattica nella più generale organizzazione del sistema scolastico tedesco?  «Ci sono vari esperimenti bilingui in Germania. Ma l’unica scuola in cui l’italiano assume il ruolo di lingua madre al pari della lingua tedesca e che ha come punto di approdo una maturità in due lingue, è il ginnasio «Freiherr vom Stein». Non ci sono altre strutture del genere in Germania. Noi siamo dei pionieri, navighiamo in un mondo didattico in cui non abbiamo tanti confronti. Li abbiamo per altri esperimenti, per altre lingue, ma la nostra scuola è un modello unico. Cerchiamo di diffondere l’interesse per la nostra scuola anche all’interno del mondo scientifico tedesco, facendo in modo che venga conosciuta il più possibile, attraverso articoli, tesi di laurea e dottorati di ricerca».

Carla Spiller

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