Scuola paritetica per tutti

di enrico - 20 February 2017
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Francesco Palermo a Bolzano alla conferenza stampa di presentazione del ddl costituzionale

Il senatore Francesco Palermo ha presentato in Senato un disegno di legge costituzionale di modifica dello Statuto di Autonomia del Trentino Alto Adige, che prevede esplicitamente l’attivazione , a richiesta dei genitori, di classi con insegnamento paritetico in lingua italiana e in lingua tedesca in tutte le scuole della provincia di Bolzano.
Ecco il testo:

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.
(Modifica allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol)

1.  Dopo  il  comma  1  dell’articolo  19  del  testo  unico  delle  leggi  costituzionali  concernenti  lo Statuto  speciale  per  il  Trentino-Alto  Adige,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  31 agosto 1972, n. 670, è aggiunto il seguente:
1-bis.  «Presso tutte le istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione, di cui al primo comma del presente articolo, qualora vi sia la domanda di almeno 15 iscritti, sono attivate classi con insegnamento - su base paritetica di ore e di esito finale - in lingua tedesca e in lingua italiana. La Provincia, nel rispetto dell’autonomia delle Istituzioni scolastiche, con propria legge ne disciplina l’ordinamento. Spetta alle istituzioni scolastiche, nell’ambito della propria autonomia e nel  rispetto  del  principio  di  pariteticità,   stabilire  in  quale  lingua  impartire  le  diverse  discipline.
L’insegnamento  è  impartito  da  docenti  in  possesso  delle  prescritte  qualificazioni  accademiche  e professionali, per i quali la lingua di insegnamento - tedesca o italiana - è anche madrelingua. Le classi così attivate proseguono fino al completamento del rispettivo ciclo di istruzione.»

Testo completo con relazione accompagnatoria

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Convegno della Consulta genitori: “Plurilinguismo in Alto Adige”

di enrico - 10 February 2017
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logo del convegno

La Consulta provinciale dei genitori organizza sabato 18 febbraio, alle ore 9, nella sala conferenze dell’EURAC, in viale Druso,1 a Bolzano la propria conferenza invernale incentrata sul tema

“Plurilinguismo in Alto Adige. Quali possibilità?”.

Il convegno è rivolto a genitori, studenti, docenti interessati ed a chiunque lavori nell’ambito educativo e dell’istruzione. Nel corso del pomeriggio si svolgerà una discussione alla quale prenderà parte anche l’assessore provinciale alla scuola e cultura di lingua tedesca, Philipp Achammer.

Ecco il programma dettagliato della manifestazione

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L’immersione è il metodo giusto

di enrico - 27 February 2011
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Il presidente della provincia di Bolzano Durwalder

Nel forum tenutosi nella redazione del quotidiano Alto Adige, il presidente della provincia di Bolzano Durnwalder è ritornato sul concetto che l’immersione linguistica non sarebbe il metodo giusto per imparare la seconda lingua, perché, a suo avviso, formerebbe studenti che non conoscono né l’una né l’altra lingua. A riprova Durnwalder cita, a sorpresa, la situazione linguistica delle valli ladine, che invece, in genere, viene richiamata per dimostrare l’esatto opposto: è straordinario, infatti, sentire sia in Gardena che in Badia ragazzi che non sono né di madrelingua tedesca, né di lingua italiana, parlare fluentemente sia l’italiano che il tedesco, supportati da una scuola bilingue, il cui unico aspetto debole, se proprio lo si volesse trovare, è di insegnare troppo poco la madrelingua ladina.

Il punto è che se si vuole innovare davvero l’insegnamento delle lingue occorre cominciare a insegnare le materie in un’altra lingua: è cosi’ che si comincia a fare in tutta Europa e o si fa cosi’ o non si innova. In Italia è la riforma delle scuole superiori a prevedere l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica in un gran numero di situazioni. In Trentino, in stretto contatto con il Tirolo del Nord, il cavallo di battaglia è il CLIL, che rappresenta un insegnamento ad immersione pianificato su un numero ridotto di materie.

Dunque l’insegnamento in piu’ lingue sembra essere considerato dai piu’ il metodo giusto, mentre l’idea che si possa perdere qualcosa della propria lingua madre e della propria cultura di origine a causa dell’insegnamento bilingue, non sfiora quasi nessuno né in Europa né in Italia, né altrove.

La scuola ad immersione, inoltre, è particolarmente adatta a situazioni in cui si fa oggettivamente uno scarso uso della seconda lingua sul territorio. In quelle situazioni una scuola in cui vi siano materie trattate in diverse lingue può essere  uno straordinario contesto d’uso della seconda lingua. I contatti e gli scambi fra scuole inoltre, vengono del tutto agevolati da una scuola ad immersione.

L’idea di una appartenenza culturale univoca, che trova un limite piuttosto che un arricchimento nel rapporto con le altre culture, sta probabilmente alla base delle prese di posizione dei detrattori della scuola ad immersione. Anche in questo caso l’idea che si sta affermando in Europa e in Italia sembra essere quella opposta, perché viene sempre più sottolineato il valore della contaminazione nella costruzione dell’identità, in contrapposizione all’idea di una identità statica e rigidamente predeterminata.

Infine, osserviamo che il potenziamento dell’insegnamento in lingua non materna impone un profondo rinnovamento metodologico e organizzativo non ai soli insegnanti di seconda lingua ma a tutto il sistema scuola. Trattare discipline non linguistiche in seconda lingua, infatti,  mette in discussione il metodo degli insegnanti di tutte le materie e il ruolo stesso delle famiglie sul piano del supporto e della motivazione. In definitiva l’immersione linguistica   produce un rinnovamento globale dell’intera scuola, che ne guadagna efficacia su tutti i versanti.

Una politica scolastica che punti al miglioramento della scuola nel suo complesso non dovrebbe quindi trascurare questo beneficio complessivo che l’insegnamento plurilingue comporta e che ricade direttamente sulla qualità del sistema.

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Certificazioni linguistiche a Bolzano: percorsi di studio

di enrico - 29 June 2010
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Sul sito della provincia autonoma di Bolzano sono comparse oggi alcune pagine dettagliate di spiegazione di come funzionerà la nuova norma di attuazione sulle certificazioni linguistiche in Alto Adige.

Una delle novità è la possibilità di ottenere un attestato di bilinguismo di livello A (il massimo) senza ulteriori esami di accertamento linguistico:

Spiega il Servizio per gli esami di bi- e trilinguismo della provincia:

“Un’alternativa all’esame tradizionale per il cosiddetto “patentino A” è data dalla combinazione tra il diploma di maturità conseguito in una lingua e la laurea conseguita nell’altra. A chi ad esempio è in possesso del diploma di scuola superiore in lingua italiana e ha completato gli studi universitari in lingua tedesca può essere rilasciato l’attestato di bilinguismo della carriera A. La condizione necessaria è che lo studio universitario sia stato svolto prevalentemente in lingua tedesca. Questo significa tra l’altro che il titolo conseguito dopo lo studio trilingue alla Libera Università di Bolzano o lo studio bilingue alla Scuola superiore di sanità “Claudiana” non viene riconosciuto equipollente all’attestato di bilinguismo in quanto manca il requisito di prevalenza di una delle due lingue, italiana o tedesca.”

Certificazione semplificata per chi ha frequentato le scuole fino alla maturità in italiano e l’univeristà in tedesco e vice versa, male però per chì ha frequentato l’università di Bolzano o Istituti universitari plurilingui, perchè quei percorsi accademici non vengono per nulla presi in considerazione ai fini dell’ esonero dell’ accertamento linguistico.

Peggio ancora per i diplomi di maturità conseguiti nelle scuole delle località ladine della provincia di Bolzano. Si tratta di scuole in cui l’insegnamento è impartito su base paritetica di orario sia in italiano che in tedesco, ma la nuova norma non le prende in considerazione.
La nuova norma, insomma, aborrisce qualsiasi forma di istruzione plurilingue, sia essa universitaria che preuniversitaria. L’università trilingue di Bolzano e la scuola paritetica delle località ladine sono, a detta di tutti, i fiori all’occhiello del sistema di istruzione di Bolzano, ma i certificatori delle competenze linguistiche dovranno comportarsi come se queste istituzioni non esistessero.

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Alunni in calo?

di enrico - 16 January 2010
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Il quotidiano Alto adige di ieri ha pubblicato un articolo sulla presa di posizione del PDL sui dati ASTAT sulla scuola provinciale nell’anno 2008-2009. Il PDL evidenzia una divergenza fra la consistenza complessiva della popolazione italiana della provincia di Bolzano (26,47%) e la popolazione scolastica nelle scuole elementari italiane (circa il 21%, che si riduce al 19% se non si conteggiano gli alunni stranieri). Lamenta poi uno spopolamento scolastico delle scuole italiane della periferia ( i dati di riferimento non sono rintracciabili nell’articolo). La soluzione per riportare la quota degli studenti italiani dal 19/21% al 26% della consistenza del gruppo linguistico sarebbe sfruttare le potenzialità della scuola italiana per una didattica veicolare, ha dichiarato Urzì. Vale a dire sezioni ad immersione linguistica, di cui francamente si sente il bisogno, anche indiipendentemente dai numeri.

Ecco il link all’articolo del quotidiano Alto Adige del 15/1/2010

http://www.gebi.bz.it/infobz/files/blog/AA_2010_01_15.jpg

Questa la prima discussione che ho messo sul nuovo gruppo “Genitori per il Bilinguismo” di facebook.

Al di là dei nomi, probabilmente riattualizzare le battaglie passate dei genitori è il solo modo per sbloccare la questione dell’apprendimento delle lingue in provincia di Bolzano. Genitori a scuola, infatti, è sinonimo di “cittadini” e la battaglia per l’immersione linguistica è una battaglia di cittadinanza.

Il link sul gruppo di facebook è:

http://www.facebook.com/board.php?status=256&uid=425383160306#/group.php?gid=425383160306

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Obiettivo Bilinguismo

di enrico - 18 July 2009
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L’immersione linguistica in Catalogna, in un documento filmato del 1996.

Catalogna

Obiettivo bilinguismo

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L’insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera

di enrico - 6 June 2009
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Giorgio Israel, coordinatore del gruppo di lavoro sulla formazione degli insegnanti

Lo schema di decreto del Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, sulla formazione iniziale del personale docente all’articolo 15 prevede una nuova specializzazione, quella di “Insegnante di una disciplina non linguistica in lingua straniera”.
Ecco il testo dell’articolo:

ART. 15
(Percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera)
1. Fino all’introduzione di specifiche classi di abilitazione e dei relativi percorsi di laurea, la formazione dei docenti per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera è di esclusiva competenza delle università.
2. Le università, nei propri regolamenti didattici di ateneo, disciplinano corsi di perfezionamento per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera. Ai predetti corsi accedono gli insegnanti abilitati.
3. I percorsi formativi di cui al comma 2 sono articolati per la scuola secondaria di secondo grado e prevedono l’acquisizione di almeno 60 crediti formativi comprensivi di un tirocinio di almeno 300 ore pari a 12 crediti formativi
universitari.
4. Per garantire uniformità tra i predetti corsi, le università si adeguano ai criteri stabiliti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.
5. A conclusione del corso, al candidato che supera con esito favorevole l’esame finale è rilasciato il certificato attestante le acquisite competenze per l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera.

Tutto questo significa che al Ministero stanno pensando ad insegnanti capaci di insegnare le loro materie in una lingua diversa da quella della scuola, mentre a Bolzano sono almeno quindici anni che Durnwalder e la sua Giunta provinciale si oppongono a una tale idea di insegnamento. Se lo schema di decreto diventerà definitivamente decreto, cosa metterà in campo la Provincia di Bolzano? Si opporrà? Farà resistenza ad oltranza perchè non sia così?

A Bolzano in questi mesi sembra che il solo problema della scuola italiana sia quello degli assetti ai vertici. Invece i problemi sono molti e la questione primaria è la progettazione di una scuola capace di fare apprendere le lingue attraverso insegnamenti non linguistici. Questo è quello che il Ministero si appresta a fare e da cui la provincia di Bolzano è ancora lontana.

Lo schema di decreto sulla formazione iniziale si basa sui documenti del gruppo di lavoro per la formazione degli insegnanti coordinato da Giorgio Israel.
Ecco il link al suo blog: http://gisrael.blogspot.com/

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Delegazione francese e germanica in visita alle scuole materne ladine

di enrico - 2 April 2009
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Una delegazione composta da una trentina di esperti pedagogisti provenienti dall’intera Germania, oltre che dalla regione francese dell’Alsazia, sono stati ospitati oggi (2 aprile) dalla scuola materna “Surëdl” di Selva di Val Gardena. Scopo della visita, quello di studiare il modello scolastico plurilingue delle vallate ladine.

La delegazione accompagnata dalla direttrice Edith Ploner
La delegazione accompagnata dalla direttrice Edith Ploner

Il modello di apprendimento linguistico delle scuole materne delle vallate ladine, dove è previsto l’utilizzo di ladino, italiano e tedesco, è da diversi anni al centro di studi e indagini a livello europeo. Questa volta, per cercare di approfondire la conoscenza di questo innovativo sistema didattico, sono giunti alla scuola materna “Surëdl” di Selva di Val Gardena una trentina di esperti pedagogisti provenienti dall’intera Germania, oltre che dalla regione francese dell’Alsazia.

A catturare la loro attenzione è stato innanzitutto la soluzione scelta per non far perdere ai bambini “l’orientamento linguistico”. “Ogni lingua viene contraddistinta da un colore - spiega la direttrice delle scuole materne ladine Edith Ploner - il giallo per l’italiano, il verde per il ladino e il rosso per il tedesco. Grazie a questo sistema completamente innovativo, le nostre collaboratrici hanno potuto elaborare e sviluppare dei nuovi materiali didattici.

Un aspetto molto importante del nostro approccio linguistico è la flessibilità: “”Uns geht es nicht darum, Kinder mit fremden Kulturen zu konfrontieren, sondern ihnen die bereits vorhandenen drei Kulturen und Sprachen näherzubringen und diese zu ordnen”, chiarisce la direttrice.

La delegazione franco-germanica in visita alla scuola materna di Selva di Val Gardena è rimasta impressionata da come il sistema non funzioni solo in linea teorica, ma anche, e soprattutto, nella pratica. Ancora una volta, dunque, il sistema didattico e scolastico delle vallate ladine si presenta come un modello di riferimento per quei territori caratterizzati da una forte multiculturalità.

Sul tema “lingue a colori” vedi anche questo intervento sul blog.

Vedi anche il testo del comunicato stampa della provincia di Bolzano sull’incontro.

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Scuole bilingui nel Trentino

di enrico - 27 March 2009
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Il consigliere provinciale di Trento Mattia Civico

Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento ha approvato all’unanimità una mozione proposta dla consigliere Mattia Civico, sul tema delle scuole plurilingui in Trentino.

Ecco la notizia data dall’Ufficio stampa della provincia di Trento:

“Per la promozione del plurilinguismo nelle scuole primarie e secondarie del Trentino, il Consiglio provinciale ha approvato oggi all’unanimità la proposta di ordine del giorno di Mattia Civico del Pd, in merito al disegno di legge 12 relativo alle norme di semplificazione e anticongiunturali di accompagnamento alla manovra finanziaria provinciale di assestamento per l’anno 2009.

La proposta, firmata anche dai colleghi di gruppo Zeni, Cogo, Dorigatti, Ferrari e Nardelli, parte dalla considerazione che “è sempre più evidente che la conoscenza delle lingue è uno strumento indispensabile per l’accesso alla conoscenza: la maggiore possibilità di viaggiare, di spostarsi, di effettuare esperienze di studio o lavorative all’estero, la maggiore facilità nel reperire o scambiare informazioni mediante l’utilizzo di strumenti multimediali apre ed avvicina spazi importanti alla conoscenza. La chiave di accesso a questo sapere è però in molti casi la padronanza delle lingue straniere.

È noto a tutti che l’Italia è fra gli ultimi Paesi europei in quanto ad apprendimento delle lingue straniere: sarà per una innata capacità a farsi capire in tutte le lingue del mondo con il gestuale e la mimica facciale, sarà perché i maggiori successi li registriamo in altri campi, ma è un dato di fatto che non può registrare un atteggiamento arrendevole. Al contrario deve vederci sempre più impegnati nel colmare questa lacuna.

È una responsabilità che dobbiamo cogliere proprio in quanto territorio di confine e quindi maggiormente chiamato alla conoscenza di ciò che c’è oltre.
Nell’anno scolastico 2005/06 hanno preso avvio due esperienze di “inglese/tedesco diffuso” presso la scuola primaria Sanzio (Istituto Comprensivo Trento 5) e la scuola primaria Comenius di Cognola (Istituto Comprensivo Trento 2). Si introduce la veicolarità (apprendimento di una materia e della lingua straniera attraverso un processo integrato) su alcune discipline del curricolo (geografia / scienze / arte / motoria / musica, oppure in sostituzione, civiltà inglese o tedesca, informatica nelle classi prime per circa un terzo dello stesso); ci si avvale della presenza attiva di un docente di madrelingua in compresenza con l’insegnante titolare della materia (la scuola di Cognola ha effettuato un scambio di docenti con il Land Tirol).

I risultati positivi delle prime due esperienze hanno fatto propendere per l’espansione del progetto, coinvolgendo ad oggi complessivamente 12 Istituti Comprensivi.

Nel maggio 2008 il Dipartimento Istruzione della P.A.T., in collaborazione con l’IPRASE, ha avviato un azione di monitoraggio su tutte le classi seconde delle scuole primarie coinvolte nel progetto.

Dall’analisi dei dati è emerso che all’età di 7 anni i bambini che fanno un uso veicolare della seconda lingua raggiungono livelli di competenza quasi sempre superiori a quelli di bambini di 8, 9 e 10 anni che fanno uno studio tradizionale della lingua.

Si ritiene necessario valorizzare questa esperienza che sta crescendo, che coinvolge insegnanti, bambini con le loro famiglie, per verificare e valorizzare le “buone prassi”, per sostenere e diffondere tali esperienze in maniera omogenea sul territorio provinciale, per elaborare ipotesi progettuali condivise circa il proseguo di tali modalità anche oltre le scuole primarie.

La legge di accompagnamento alla manovra finanziaria provinciale di assestamento per l’anno 2009, contiene una serie di modifiche e integrazioni alla legge provinciale n. 5 del 2006 (legge provinciale sulla scuola), finalizzate a semplificarne e ad agevolarne l’applicazione, sotto vari profili.

Si offre quindi l’occasione per dare alcuni indirizzi alla Giunta provinciale perché, in occasione dell’elaborazione dei programmi e dei progetti formativi vengano adottati idonei interventi per valorizzare la diffusione del bilinguismo, anche sotto il profilo sperimentale.

Per queste ragioni con l’ordine del giorno il Consiglio ha impegnato la Giunta provinciale a

1. a sostenere la diffusione del bilinguismo in tutti gli Istituti Comprensivi della Provincia;

2. a favorire coinvolgimento e sinergie tra i diversi Assessorati al fine di promuovere il multilinguismo sul territorio;

3. a favorire il proseguo della sperimentazione sull’insegnamento della lingua “veicolare” anche oltre la scuola primaria;

4. a proseguire nelle azioni di monitoraggio già attivate, raccogliendo le migliori prassi e favorendo il confronto fra i diversi Istituti attualmente attivi, coinvolgendo opportunamente le famiglie;

5. a supportare azioni destinate al reperimento ed alla formazione in servizio di figure idonee ad una didattica di tipo veicolare;

6. a promuovere un momento pubblico di riflessione e restituzione sulle esperienze in corso;

7. a coinvolgere in ogni fase (progettuale, di verifica in itinere e di restituzione) anche le famiglie;

8. a favorire, nell’ambito delle sperimentazioni sul bilinguismo, esperienze di scambio e gemellaggio fra scuole e famiglie di diverse nazionalità.”

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Il Rauzi-pensiero

di enrico - 7 January 2009
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Bruna Rauzi, ex Sovrintendente Scolastica di Bolzano, in pensione da oggi, non ha mancato di esternare il proprio pensiero in una intervista al quotidiano Alto Adige. Ecco i punti salienti del Rauzi-pensiero, per quanto riguarda la scuola bilingue:

“Sovrintendente Rauzi, com’è cambiata la scuola altoatesina in questi anni?
Ci sono stati almeno due momenti storici. Il primo è quello del 1996, con il passaggio delle competenze sulla scuola alla Provincia. Oltre a portare qui le competenze, abbiamo creato una scuola autonoma, precorrendo i tempi sul federalismo. Poi c’è stato il 2000, con la legge sull’autonomia della scuola e dei singoli istituti.
Un’autonomia che secondo alcuni permetterebbe alle singole scuole di partire con l’immersione…
L’apprendimento della seconda lingua è sempre stato il nostro grande problema. Abbiamo continuato a lavorarci. Nel 1994 abbiamo rivisto i programmi di insegnamento che risalivano ancora al 1978. Nel 1996 abbiamo approvato la norma di attuazione. Poi c’è stato l’intermezzo della scuola trilingue. Oggi sono convinta che le ore di seconda lingua nelle scuole elementari e nelle medie sono più che sufficienti. Quello su cui dobbiamo davvero puntare è il bilinguismo precoce. Lo studio sui dieci anni di sperimentazione del bilinguismo precoce negli asili italiani è stato pubblicato proprio in queste settimane e certifica che il metodo funziona. E allora perché non estenderlo a tutte le scuole dell’infanzia?
E l’immersione o, come si dice oggi, l’uso veicolare della seconda lingua?
Le lingue si imparano attraverso le emozioni e le esperienze di vita, non attraverso le materie. Per questo dico che è fondamentale puntare sul bilinguismo precoce, è l’infanzia il periodo chiave per l’apprendimento. Però la scuola non può fare tutto da sola: devono muoversi anche i genitori.”

Sconcertante, in questa intervista, l’idea - tutta di Bruna Rauzi - che sia inessenziale puntare sull’ insegnamento veicolare delle lingue attraverso le materie (CLIL), come oggi si accinge a fare tutta l’Europa, ma che la vera innovazione consista nel lavorare in maniera innovativa soltanto nelle sole scuole dell’infanzia. Se questo è stato il filo conduttore dell’azione di Bruna Rauzi nei sedici anni in cui è stata a capo della scuola italina della provincia di Bolzano, allora si comprende perchè a tutt’oggi non esista ancora a Bolzano una vera scuola bilingue. I divieti della politica sono probabilmente un’alibi, in realtà è il mondo della scuola di Bolzano che non ha voluto l’innovazione linguistica.

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